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	Commenti a: Avanzi di natale: la colpevolezza del poeta	</title>
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		Di: two		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2016/01/03/avanzi-di-natale-la-colpevolezza-del-poeta/#comment-286345</link>

		<dc:creator><![CDATA[two]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Jan 2016 14:02:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[credo che non si debba confondere l&#039;autoreferenzialità della poesia con l&#039;autopromozione che è richiesta al giorno d&#039;oggi all&#039;uomo e quindi, ahimé, al poeta..... che hai presente essere un poeta e dover scrivere un curriculum su linkedin?
Spero di sbagliarmi e di essere compresa come una fottutissima adolescente]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>credo che non si debba confondere l&#8217;autoreferenzialità della poesia con l&#8217;autopromozione che è richiesta al giorno d&#8217;oggi all&#8217;uomo e quindi, ahimé, al poeta&#8230;.. che hai presente essere un poeta e dover scrivere un curriculum su linkedin?<br />
Spero di sbagliarmi e di essere compresa come una fottutissima adolescente</p>
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		Di: Maurizio Giudice		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2016/01/03/avanzi-di-natale-la-colpevolezza-del-poeta/#comment-286344</link>

		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Giudice]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Jan 2016 12:01:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2016/01/03/avanzi-di-natale-la-colpevolezza-del-poeta/#comment-286334&quot;&gt;Rossella&lt;/a&gt;.

Ieri parlavo con un mio amico proprio della difficoltà della poesia contemporanea di farsi leggere da persone anche con una cultura umanistica molto ampia. Lui è un regista teatrale e nel suo campo ci sono più o meno gli stessi problemi. Rossella ha ragione a spingere a una autocritica i poeti, a una responsabilità (che ovviamente non è tutta dei poeti, ma poco importa in questo caso). Da qui si potrebbe cominciare a individuare i problemi e tentare nuove strategie (estetiche, di marketing).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2016/01/03/avanzi-di-natale-la-colpevolezza-del-poeta/#comment-286334">Rossella</a>.</p>
<p>Ieri parlavo con un mio amico proprio della difficoltà della poesia contemporanea di farsi leggere da persone anche con una cultura umanistica molto ampia. Lui è un regista teatrale e nel suo campo ci sono più o meno gli stessi problemi. Rossella ha ragione a spingere a una autocritica i poeti, a una responsabilità (che ovviamente non è tutta dei poeti, ma poco importa in questo caso). Da qui si potrebbe cominciare a individuare i problemi e tentare nuove strategie (estetiche, di marketing).</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Rossella		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2016/01/03/avanzi-di-natale-la-colpevolezza-del-poeta/#comment-286334</link>

		<dc:creator><![CDATA[Rossella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jan 2016 18:50:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2016/01/03/avanzi-di-natale-la-colpevolezza-del-poeta/#comment-286333&quot;&gt;Isak Borg&lt;/a&gt;.

Ma alcuni epiteti si usano in modo affettuoso e non per dileggio, cosa che hai interpretato te liberamente, chissà perché sempre in malafede.

Ma io su FB condivido un sacco di cose, gattini inclusi! E cmq se la sezione commenti di NI è uno spazio per monologhi e non dialoghi, ovvero ognuno viene e fa i propri proclami senza soluzione di continuità, fuggo. Piuttosto vado a litigare con qualcuno sotto un post a caso del Guardian, così per tenermi allenata, che a venir qui a monologare, parlando per parlare ho già dato in adolescenza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2016/01/03/avanzi-di-natale-la-colpevolezza-del-poeta/#comment-286333">Isak Borg</a>.</p>
<p>Ma alcuni epiteti si usano in modo affettuoso e non per dileggio, cosa che hai interpretato te liberamente, chissà perché sempre in malafede.</p>
<p>Ma io su FB condivido un sacco di cose, gattini inclusi! E cmq se la sezione commenti di NI è uno spazio per monologhi e non dialoghi, ovvero ognuno viene e fa i propri proclami senza soluzione di continuità, fuggo. Piuttosto vado a litigare con qualcuno sotto un post a caso del Guardian, così per tenermi allenata, che a venir qui a monologare, parlando per parlare ho già dato in adolescenza.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Isak Borg		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2016/01/03/avanzi-di-natale-la-colpevolezza-del-poeta/#comment-286333</link>

		<dc:creator><![CDATA[Isak Borg]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jan 2016 18:29:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Vedete, io rispondo a volte SOLO collateralmente a una questione come questa. Rossella ha torto quando dice che ho *cannato* perché il punto che interessa me è aver potuto scrivere qualcosa, una cosa qualsiasi (anche se per caso era attinente all&#039;argomento) e solo per poter soddisfare me di me stesso e dal tipo di scrittura a cui giungo.
Questo mio non è affatto un proclama di un solitario o narcisista compiaciuto, è solo più *ironicamente* ingenuo, perché qualsiasi scrittore (buono scrittore, ed è inutile tirare sempre il luogo comune *come si fa a dire chi è un buono scrittore ecc ecc*, beh, si fa, si sente, si avverte, si trema, si prova quel brivido che fa dire *oh, c***o, che meraviglia, e io che non saprei fare di meglio) sa di esserlo, se non altro per le parole che riceve da persone che non alzano scudi ma piano piano, con umiltà saprebbero distinguere la differenza che passa tra certi brani e altri.
Rossella (non credo di sbagliare, altrimenti mi corregga) deve aver colto già questa distinzione se spulciando tra questi commenti ha avuto la felice idea di condividere il mio post indicato qui e nato su Facebook a proposito della critica vacua che leggo ovunque. E se ha voglia di spingersi un po&#039; più oltre, può leggere ancora altro e rilevare tra le mie parole quello che sto tentando di indicare qui, in modo meno attento. I nomi di Eliot, Rilke, Yeats ecc ecc NON dovrebbero essere messi sotto spirito con un cartellino e una data, altrimenti non si è capito molto della lezione che proviene dall&#039;Arte. Indicherei nomi più vicini a me anagraficamente ma si sa che non basta accoppiarsi per generare una nuova sensibilità poetica. Io dico da molto tempo che la mia è una di quelle e ripeto che nel pronunciarlo sono allineato a tante altre affermazioni del genere, perentorie perché provate. Ho indicato il pensiero di Leopardi per devozione, potevo esporne uno mio, tra i miei rimuginamenti a proposito dell&#039;arte poetica e del suo destino in mezzo a una civiltà di annoiati che sentendo il puzzo di putrefazione di un genere (avete notato quanta *putrefazione e dolore e cupezza e disgrazie e autoanalisi di solitudine e orrore e noia e abbandono snocciolano poeti e poetesse in questi tempi? ma che due p***e!) credono che sia un destino comune di chi scrive. A voler dire qualcosa di conclusivo, il fatto poi che ci sia ancora chi chiama (prendendo per il culo) Leopardi come Mr. Mainagioa, non ha molto credito come lettore/-trice del mio collega Giacomino, non ultimo il fatto che si è creduto che il mio esempio sia stato estrapolato da una pagina dedicata a lui come se fossi un copia-incollatore di citazioni vaganti in rete e non invece uno scrittore che ha letto e goduto fin quasi al sesso (praticandolo ovviamente in parallelo) quasi tutto ciò che Leopardi ha scritto e da cui si riesce persino a concludere che il soggetto in questione invece se la spassava alla grande, se paragonato al tipo di vita che sente e fa chi scrive le cose tristi che ho menzionato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vedete, io rispondo a volte SOLO collateralmente a una questione come questa. Rossella ha torto quando dice che ho *cannato* perché il punto che interessa me è aver potuto scrivere qualcosa, una cosa qualsiasi (anche se per caso era attinente all&#8217;argomento) e solo per poter soddisfare me di me stesso e dal tipo di scrittura a cui giungo.<br />
Questo mio non è affatto un proclama di un solitario o narcisista compiaciuto, è solo più *ironicamente* ingenuo, perché qualsiasi scrittore (buono scrittore, ed è inutile tirare sempre il luogo comune *come si fa a dire chi è un buono scrittore ecc ecc*, beh, si fa, si sente, si avverte, si trema, si prova quel brivido che fa dire *oh, c***o, che meraviglia, e io che non saprei fare di meglio) sa di esserlo, se non altro per le parole che riceve da persone che non alzano scudi ma piano piano, con umiltà saprebbero distinguere la differenza che passa tra certi brani e altri.<br />
Rossella (non credo di sbagliare, altrimenti mi corregga) deve aver colto già questa distinzione se spulciando tra questi commenti ha avuto la felice idea di condividere il mio post indicato qui e nato su Facebook a proposito della critica vacua che leggo ovunque. E se ha voglia di spingersi un po&#8217; più oltre, può leggere ancora altro e rilevare tra le mie parole quello che sto tentando di indicare qui, in modo meno attento. I nomi di Eliot, Rilke, Yeats ecc ecc NON dovrebbero essere messi sotto spirito con un cartellino e una data, altrimenti non si è capito molto della lezione che proviene dall&#8217;Arte. Indicherei nomi più vicini a me anagraficamente ma si sa che non basta accoppiarsi per generare una nuova sensibilità poetica. Io dico da molto tempo che la mia è una di quelle e ripeto che nel pronunciarlo sono allineato a tante altre affermazioni del genere, perentorie perché provate. Ho indicato il pensiero di Leopardi per devozione, potevo esporne uno mio, tra i miei rimuginamenti a proposito dell&#8217;arte poetica e del suo destino in mezzo a una civiltà di annoiati che sentendo il puzzo di putrefazione di un genere (avete notato quanta *putrefazione e dolore e cupezza e disgrazie e autoanalisi di solitudine e orrore e noia e abbandono snocciolano poeti e poetesse in questi tempi? ma che due p***e!) credono che sia un destino comune di chi scrive. A voler dire qualcosa di conclusivo, il fatto poi che ci sia ancora chi chiama (prendendo per il culo) Leopardi come Mr. Mainagioa, non ha molto credito come lettore/-trice del mio collega Giacomino, non ultimo il fatto che si è creduto che il mio esempio sia stato estrapolato da una pagina dedicata a lui come se fossi un copia-incollatore di citazioni vaganti in rete e non invece uno scrittore che ha letto e goduto fin quasi al sesso (praticandolo ovviamente in parallelo) quasi tutto ciò che Leopardi ha scritto e da cui si riesce persino a concludere che il soggetto in questione invece se la spassava alla grande, se paragonato al tipo di vita che sente e fa chi scrive le cose tristi che ho menzionato.</p>
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		<title>
		Di: Rossella		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2016/01/03/avanzi-di-natale-la-colpevolezza-del-poeta/#comment-286331</link>

		<dc:creator><![CDATA[Rossella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jan 2016 14:30:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2016/01/03/avanzi-di-natale-la-colpevolezza-del-poeta/#comment-286317&quot;&gt;Andrea Inglese&lt;/a&gt;.

Paradossalmente questa profusione di &quot;oggetti culturali&quot; non ha prodotto l&#039;effetto del rafforzamento del ruolo del critico, visto e considerato che orientarsi nella giunga delle nuove proposte è diventato davvero problematico. Evidentemente la cultura non segue le logiche deterministiche; anzi questa profusione di &quot;oggetti&quot; ha sommerso anche la critica, la quale - un po&#039; come i vecchi che guardano con nostalgia la propria giovinezza in tempi di guerra - non è in grado di dare ordine al presente e capirci qualcosa. E vale un po&#039; per tutti gli &quot;oggetti&quot;. Se prima per ascoltare qualcosa di decente dovevo leggermi tutto Blow up, oggi mi ascolto la playlist di spotify profilata sul mio account. E&#039; cambiato ogni elemento della filiera: gli artisti bypassano la stampa con i social network, la distribuzione col print on demand, la pubblicità con lo streaming etc. etc. Di conseguenza, cambiata la fruizione cambiano anche gli artisti, meno esseri mitologici, sempre meno maschere e sempre più comuni mortali. Sarà per questo motivo che da 5 anni gli artisti virano su una poetica sempre più intimista, del quotidiano? Bah

In tutte le cose culturali lo scouting resta fondamentale, il problema è riconoscere il talento e scommetterci su. Non come Guccini, il quale ultimamente intervistato ha detto che nel panorama italiano si salva solo Capossela. E&#039; in ritardo di 20 anni. Spero che Capossela tra 20 anni non dica lo stesso di Jacopo Incani ma lo dica adesso, per dignità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2016/01/03/avanzi-di-natale-la-colpevolezza-del-poeta/#comment-286317">Andrea Inglese</a>.</p>
<p>Paradossalmente questa profusione di &#8220;oggetti culturali&#8221; non ha prodotto l&#8217;effetto del rafforzamento del ruolo del critico, visto e considerato che orientarsi nella giunga delle nuove proposte è diventato davvero problematico. Evidentemente la cultura non segue le logiche deterministiche; anzi questa profusione di &#8220;oggetti&#8221; ha sommerso anche la critica, la quale &#8211; un po&#8217; come i vecchi che guardano con nostalgia la propria giovinezza in tempi di guerra &#8211; non è in grado di dare ordine al presente e capirci qualcosa. E vale un po&#8217; per tutti gli &#8220;oggetti&#8221;. Se prima per ascoltare qualcosa di decente dovevo leggermi tutto Blow up, oggi mi ascolto la playlist di spotify profilata sul mio account. E&#8217; cambiato ogni elemento della filiera: gli artisti bypassano la stampa con i social network, la distribuzione col print on demand, la pubblicità con lo streaming etc. etc. Di conseguenza, cambiata la fruizione cambiano anche gli artisti, meno esseri mitologici, sempre meno maschere e sempre più comuni mortali. Sarà per questo motivo che da 5 anni gli artisti virano su una poetica sempre più intimista, del quotidiano? Bah</p>
<p>In tutte le cose culturali lo scouting resta fondamentale, il problema è riconoscere il talento e scommetterci su. Non come Guccini, il quale ultimamente intervistato ha detto che nel panorama italiano si salva solo Capossela. E&#8217; in ritardo di 20 anni. Spero che Capossela tra 20 anni non dica lo stesso di Jacopo Incani ma lo dica adesso, per dignità.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2016/01/03/avanzi-di-natale-la-colpevolezza-del-poeta/#comment-286329</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jan 2016 13:07:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[a Sandra:
&quot;L’unica cosa che credo possa e debba farsi da parte degli “. addetti ai lavori” sia praticare l’onestà intellettuale che è fatta di gesti di ammirazione e promozione, laddove ce ne siano le possibilità, di quei talenti VERI, indiscutibili che a volte si leggono ma che purtroppo si ignorano spesso per paura di svelare la propria pochezza.&quot;

E&#039; esattamente questo lo scenario usuale del campo poetico. Prendiamo un blog come NI. Cosa fanno i redattori di NI che sono &quot;addetti ai lavori&quot; di poesia? Oltre a pubblicare i loro testi poetici, pubblicano testi di autori che ammirano, che credono essere talenti veri, o pubblicano recensioni o interventi critici sui autori che ammirano ecc. 

Certo, non esiste ovviamente uno scenario omogeneo, dove il vero talento sia riconosciuto indiscutibilmente da tutti. Se esiste una certa ricchezza nel campo poetico, cio&#039; dipende dal fatto che TUTTI difendono il vero talento, ma NON TUTTI sono d&#039;accordo su quale sia il vero talento. Bisogna dire che è anche un po&#039; il bello della faccenda, questo mancata unanimità di giudizio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>a Sandra:<br />
&#8220;L’unica cosa che credo possa e debba farsi da parte degli “. addetti ai lavori” sia praticare l’onestà intellettuale che è fatta di gesti di ammirazione e promozione, laddove ce ne siano le possibilità, di quei talenti VERI, indiscutibili che a volte si leggono ma che purtroppo si ignorano spesso per paura di svelare la propria pochezza.&#8221;</p>
<p>E&#8217; esattamente questo lo scenario usuale del campo poetico. Prendiamo un blog come NI. Cosa fanno i redattori di NI che sono &#8220;addetti ai lavori&#8221; di poesia? Oltre a pubblicare i loro testi poetici, pubblicano testi di autori che ammirano, che credono essere talenti veri, o pubblicano recensioni o interventi critici sui autori che ammirano ecc. </p>
<p>Certo, non esiste ovviamente uno scenario omogeneo, dove il vero talento sia riconosciuto indiscutibilmente da tutti. Se esiste una certa ricchezza nel campo poetico, cio&#8217; dipende dal fatto che TUTTI difendono il vero talento, ma NON TUTTI sono d&#8217;accordo su quale sia il vero talento. Bisogna dire che è anche un po&#8217; il bello della faccenda, questo mancata unanimità di giudizio.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Sandra		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2016/01/03/avanzi-di-natale-la-colpevolezza-del-poeta/#comment-286318</link>

		<dc:creator><![CDATA[Sandra]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jan 2016 09:31:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2016/01/03/avanzi-di-natale-la-colpevolezza-del-poeta/#comment-286314&quot;&gt;Rossella&lt;/a&gt;.

La poesia NON è mai stata come un &quot;genitore&quot; e non potrebbe assolutamente mai esserlo se non rinnegandosi. È stata semmai una guida e un tramite &quot; da seguire&quot; oramai abbandonata. E perché? Perché è sempre stata il più soggettivo ed egocentrico dei generi letterari. Ha sempre un elemento narcisistico dentro che disturba il narcisismo altrui perché ignora i luoghi comuni grazie ai quali le persone comunicano. Il vero gesto poetico è pieno di sè e se poi incontra il gradimento di 10, 1000 o più persone è una cosa bella ma non un fatto necessario.
È una bellissima cosa assolutamente &quot;inutile&quot; e che non rientra negli interessi dei produttori di mercanzie per fortuna e i tentativi vani di fare mercato o tendenza da parte di chi pensa che si possa fare bella poesia balbettando, riproducendo versi di animali, reinventando punteggiature assurde quanto ridicole dimostrano quale  rispetto ci sia per la Poesia da parte dei poeti stessi. 
L&#039;unica cosa che credo possa e debba farsi da parte degli &quot;. addetti ai lavori&quot; sia praticare l&#039;onestà intellettuale che è fatta di gesti di ammirazione e promozione, laddove ce ne siano le possibilità, di quei talenti VERI, indiscutibili che a volte si leggono ma che purtroppo si ignorano spesso per paura di svelare la propria pochezza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2016/01/03/avanzi-di-natale-la-colpevolezza-del-poeta/#comment-286314">Rossella</a>.</p>
<p>La poesia NON è mai stata come un &#8220;genitore&#8221; e non potrebbe assolutamente mai esserlo se non rinnegandosi. È stata semmai una guida e un tramite &#8221; da seguire&#8221; oramai abbandonata. E perché? Perché è sempre stata il più soggettivo ed egocentrico dei generi letterari. Ha sempre un elemento narcisistico dentro che disturba il narcisismo altrui perché ignora i luoghi comuni grazie ai quali le persone comunicano. Il vero gesto poetico è pieno di sè e se poi incontra il gradimento di 10, 1000 o più persone è una cosa bella ma non un fatto necessario.<br />
È una bellissima cosa assolutamente &#8220;inutile&#8221; e che non rientra negli interessi dei produttori di mercanzie per fortuna e i tentativi vani di fare mercato o tendenza da parte di chi pensa che si possa fare bella poesia balbettando, riproducendo versi di animali, reinventando punteggiature assurde quanto ridicole dimostrano quale  rispetto ci sia per la Poesia da parte dei poeti stessi.<br />
L&#8217;unica cosa che credo possa e debba farsi da parte degli &#8220;. addetti ai lavori&#8221; sia praticare l&#8217;onestà intellettuale che è fatta di gesti di ammirazione e promozione, laddove ce ne siano le possibilità, di quei talenti VERI, indiscutibili che a volte si leggono ma che purtroppo si ignorano spesso per paura di svelare la propria pochezza.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Andrea Inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2016/01/03/avanzi-di-natale-la-colpevolezza-del-poeta/#comment-286317</link>

		<dc:creator><![CDATA[Andrea Inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jan 2016 08:42:05 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=59025#comment-286317</guid>

					<description><![CDATA[C&#039;è questo argomento, che è già stato anticipato nel dialoghetto. Ma forse il problema non è solo quello di leggere &quot;poesia&quot;, ma proprio quello di &quot;leggere&quot; con una certa cura qualsiasi cosa...

Sandra:
&quot;C’è una tale quantità di lavori bassi e bassissimi che diventa difficile poi scorgere il vero talento.&quot;
Isak:
&quot;quello che la poesia riesce a dare oggi – praticamente poco o nulla – visti i tentativi e i risultati e le connivenze che permettono a certe schifezze (eufemismo) di circolare.&quot;

E&#039; un argomento che mi diverte, perché parrebbe dimenticare che viviamo in un mondo dove esistono industrie culturali, che producono merci culturali di massa (film, telefilm, dischi, romanzi, ecc.), ossia circolano ovunque una gran quantità di &quot;creazioni&quot;. E questo riguarda innanzitutto generi &quot;pop&quot; piuttosto che la poesia. Quindi uno dovrebbe innanzitutto dire: ci sono centinaia, migliaia, di romanzi, dischi, film, telefilm schifezze/bassissimi. (Chi puo&#039; negarlo.) Dopodiché dovrebbe aggiungere: è per questo motivo che io non ascolto più musica, non seguo più il cinema, i telefilm, non leggo mai più un romanzo.

Strano comportamento. Anch&#039;io constato che in poesia, e nel resto dell&#039;universo culturale, si producono valanghe di cose brutte, e NELLO STESSO TEMPO sono costantemente in ritardo rispetto alla quantità di creazioni valide che rischiano di sfuggirmi e che mi sfuggono. Vorrei avere 34 ore al giorno per poter leggermi tutte le cose valide che ci sono, vedermele, ascoltarmele.

Da dove viene questa paura del brutto. O forse bisognerebbe dire questo FACILE SCORAGGIAMENTO da brutti prodotti. Come un avventore a cui capita di mangiare male un po&#039; di volte di fila e che decide allora di lasciarsi morire di fame, perché è rimasto offeso dal cibo cattivo.

Isak:
&quot;Eliot, Pound, Rilke, Yeats, Auden, Dylan Thomas, Ungaretti, Montale, Sereni, Luzi, Caproni&quot;

Si diciamo che siamo di fronte a un canone novecentesco sufficientemente assodato e generico (Luzi nato nel 1914, Sereni 1913, Caproni 1912, Montale 1896...).
Ma Isak non ti capita mai di fare scoperte in ambito culturale? Per me è una delle cose più affascinanti, scoprire un autore che magari non è nei manuali di letteratura delle scuole medie...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è questo argomento, che è già stato anticipato nel dialoghetto. Ma forse il problema non è solo quello di leggere &#8220;poesia&#8221;, ma proprio quello di &#8220;leggere&#8221; con una certa cura qualsiasi cosa&#8230;</p>
<p>Sandra:<br />
&#8220;C’è una tale quantità di lavori bassi e bassissimi che diventa difficile poi scorgere il vero talento.&#8221;<br />
Isak:<br />
&#8220;quello che la poesia riesce a dare oggi – praticamente poco o nulla – visti i tentativi e i risultati e le connivenze che permettono a certe schifezze (eufemismo) di circolare.&#8221;</p>
<p>E&#8217; un argomento che mi diverte, perché parrebbe dimenticare che viviamo in un mondo dove esistono industrie culturali, che producono merci culturali di massa (film, telefilm, dischi, romanzi, ecc.), ossia circolano ovunque una gran quantità di &#8220;creazioni&#8221;. E questo riguarda innanzitutto generi &#8220;pop&#8221; piuttosto che la poesia. Quindi uno dovrebbe innanzitutto dire: ci sono centinaia, migliaia, di romanzi, dischi, film, telefilm schifezze/bassissimi. (Chi puo&#8217; negarlo.) Dopodiché dovrebbe aggiungere: è per questo motivo che io non ascolto più musica, non seguo più il cinema, i telefilm, non leggo mai più un romanzo.</p>
<p>Strano comportamento. Anch&#8217;io constato che in poesia, e nel resto dell&#8217;universo culturale, si producono valanghe di cose brutte, e NELLO STESSO TEMPO sono costantemente in ritardo rispetto alla quantità di creazioni valide che rischiano di sfuggirmi e che mi sfuggono. Vorrei avere 34 ore al giorno per poter leggermi tutte le cose valide che ci sono, vedermele, ascoltarmele.</p>
<p>Da dove viene questa paura del brutto. O forse bisognerebbe dire questo FACILE SCORAGGIAMENTO da brutti prodotti. Come un avventore a cui capita di mangiare male un po&#8217; di volte di fila e che decide allora di lasciarsi morire di fame, perché è rimasto offeso dal cibo cattivo.</p>
<p>Isak:<br />
&#8220;Eliot, Pound, Rilke, Yeats, Auden, Dylan Thomas, Ungaretti, Montale, Sereni, Luzi, Caproni&#8221;</p>
<p>Si diciamo che siamo di fronte a un canone novecentesco sufficientemente assodato e generico (Luzi nato nel 1914, Sereni 1913, Caproni 1912, Montale 1896&#8230;).<br />
Ma Isak non ti capita mai di fare scoperte in ambito culturale? Per me è una delle cose più affascinanti, scoprire un autore che magari non è nei manuali di letteratura delle scuole medie&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Rossella		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2016/01/03/avanzi-di-natale-la-colpevolezza-del-poeta/#comment-286314</link>

		<dc:creator><![CDATA[Rossella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Jan 2016 22:18:17 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=59025#comment-286314</guid>

					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2016/01/03/avanzi-di-natale-la-colpevolezza-del-poeta/#comment-286303&quot;&gt;Isak Borg&lt;/a&gt;.

Aspetta, stiamo tirando su un polverone che neanche negli armadi durante il cambio di stagione. Non è che sono insensibile al testo poetico, se capita sottomano per sbaglio o per cultura non è che lo evito perché ho l&#039;intolleranza nei confronti di esso quindi preferisco 2 etti di narrativa al più. No. Del resto siamo stati anche educati nel corso di studi a &quot;saper leggere&quot; dal punto di vista della comprensione e non declamazione. OK? Hai cannato il punto. Il punto è la diffusione di questa arte che langue chissà dove, mentre siamo costretti a sciropparci l&#039;ennesimo &quot;nuovo&quot; film su Macbeth. Ma se non la provochi una sensibilità come la sviluppi? Come sai di possederla? La poesia non è che è morta, sta peggio, è assente. Come un buon genitore fedifrago che abbandona i suoi figli per una nuova famiglia.

Starà in crisi nera la poesia come tutte le arti post rivoluzione tecnologica. Però mentre la maggior parte di queste ha provato a farsene una ragione, cercando di farsela amica sta benedetta tecnologia che pure ha fatto fuori case editrici, case discografiche e tutte le logiche di promozione ante guerra, la poesia pare ancora ferma al palo indecisa sul da farsi. Che faremo? Meta discorsi per rimuginare e non agire. 

Ah, l&#039;estratto di Leopardi lo lessi già sulla pagina facebook di Mr. Maiunagioia. Avere già una rassegna poetica sui &quot;5 titoli di questa settimana&quot; non sarebbe male. Fatevi una startup, fatevi finanziare da Sviluppo Italia e vedete come va.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2016/01/03/avanzi-di-natale-la-colpevolezza-del-poeta/#comment-286303">Isak Borg</a>.</p>
<p>Aspetta, stiamo tirando su un polverone che neanche negli armadi durante il cambio di stagione. Non è che sono insensibile al testo poetico, se capita sottomano per sbaglio o per cultura non è che lo evito perché ho l&#8217;intolleranza nei confronti di esso quindi preferisco 2 etti di narrativa al più. No. Del resto siamo stati anche educati nel corso di studi a &#8220;saper leggere&#8221; dal punto di vista della comprensione e non declamazione. OK? Hai cannato il punto. Il punto è la diffusione di questa arte che langue chissà dove, mentre siamo costretti a sciropparci l&#8217;ennesimo &#8220;nuovo&#8221; film su Macbeth. Ma se non la provochi una sensibilità come la sviluppi? Come sai di possederla? La poesia non è che è morta, sta peggio, è assente. Come un buon genitore fedifrago che abbandona i suoi figli per una nuova famiglia.</p>
<p>Starà in crisi nera la poesia come tutte le arti post rivoluzione tecnologica. Però mentre la maggior parte di queste ha provato a farsene una ragione, cercando di farsela amica sta benedetta tecnologia che pure ha fatto fuori case editrici, case discografiche e tutte le logiche di promozione ante guerra, la poesia pare ancora ferma al palo indecisa sul da farsi. Che faremo? Meta discorsi per rimuginare e non agire. </p>
<p>Ah, l&#8217;estratto di Leopardi lo lessi già sulla pagina facebook di Mr. Maiunagioia. Avere già una rassegna poetica sui &#8220;5 titoli di questa settimana&#8221; non sarebbe male. Fatevi una startup, fatevi finanziare da Sviluppo Italia e vedete come va.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Isak Borg		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2016/01/03/avanzi-di-natale-la-colpevolezza-del-poeta/#comment-286303</link>

		<dc:creator><![CDATA[Isak Borg]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Jan 2016 10:55:09 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=59025#comment-286303</guid>

					<description><![CDATA[Il punto di vista (forse meglio, di osservazione panoramica) di Rossella è giustificato ed è la postazione alla quale tutti (io compreso) abbiamo finito per ritirarci in relazione a quello che la poesia riesce a dare oggi - praticamente poco o nulla - visti i tentativi e i risultati e le connivenze che permettono a certe schifezze (eufemismo) di circolare. Perciò avviene *statisticamente* che il chiudere gli occhi di fronte alla poesia (la tradizionale mistura di parola, suono, immagine, senso, costruzione e presentazione di un mondo) fa evitare quasi sempre un incontro spiacevole o noioso o risaputo o sciatto con quella che - nella definizione di Schiller data della poesia - è la &quot;massima espressione raggiungibile dall&#039;umanità&quot;. Se Rossella è indifferente alla poesia di un Eliot, Pound, Rilke, Yeats, Auden, Dylan Thomas, Ungaretti, Montale, Sereni, Luzi, Caproni (a vario titolo di indagine) allora è LEI ad aver tagliato i ponti con la forma letteraria in questione. E ho citato questi nomi perché, seppure autoreferenziali (cosa c&#039;è di più autoreferenziale della poesia, cioè un messaggio che rimugina sul messaggio?) bisogna aggiungere che si tratta di una autoreferenza che lascia le crepe o incrinature o squarci attraverso cui il poeta STA modificando percezioni psichiche incrostate, sedimentate e sta cercando insomma di dire: queste cose sono SOLO mie, nate nel chiuso, nel ritiro ecc ecc ma grazie ad esse vi voglio immettere in una costruzione *nuova*, ri-nata, risolta, quella famosa sorta di egoismo di cui parlava Munch (pittore, vale a dire *poeta dell&#039;immagine sulla tela*) che aiuti altri a vedere più chiaro.
Dunque, Rossella fa benissimo ad evitare quella poesia vuota, vacua e afissiante ma solo dopo aver vagliato con se stessa se lo stesso effetto lo riceve dall&#039;altissima poesia dei nopmi che ho citato (un piccolo esempio) perché se resta sorda alla loro parola dovrebbe cercare IN LEI qualcosa che non risuona con la Bellezza al suo massimo grado e precisione ed energia.

Per raccoglimento può valere un pensiero estratto dalla Zibaldone, in cui Leopardi lamenta proprio questa sorta di difficoltà data a due sensibilità di incrociarsi e incontrarsi nel punto di contatto tra lavoro poetico e resa realistica, nella vita:
-
Gl’illetterati che leggono qualche celebrato autore, non ne provano diletto, non solo perché mancano delle qualità necessarie a gustar quel piacere ch’essi possono dare, ma anche perché si aspettano un piacere impossibile, una bellezza, un’altezza di perfezione di cui le cose umane sono incapaci. Non trovando questo, disprezzano l’autore, si ridono della sua fama, e lo considerano come un uomo ordinario, persuadendosi di aver fatto essi questa scoperta per la prima volta. Così accadeva a me nella prima giovanezza leggendo Virgilio, Omero ec. 25. Sett. 1821
*
Zibaldone [1789]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il punto di vista (forse meglio, di osservazione panoramica) di Rossella è giustificato ed è la postazione alla quale tutti (io compreso) abbiamo finito per ritirarci in relazione a quello che la poesia riesce a dare oggi &#8211; praticamente poco o nulla &#8211; visti i tentativi e i risultati e le connivenze che permettono a certe schifezze (eufemismo) di circolare. Perciò avviene *statisticamente* che il chiudere gli occhi di fronte alla poesia (la tradizionale mistura di parola, suono, immagine, senso, costruzione e presentazione di un mondo) fa evitare quasi sempre un incontro spiacevole o noioso o risaputo o sciatto con quella che &#8211; nella definizione di Schiller data della poesia &#8211; è la &#8220;massima espressione raggiungibile dall&#8217;umanità&#8221;. Se Rossella è indifferente alla poesia di un Eliot, Pound, Rilke, Yeats, Auden, Dylan Thomas, Ungaretti, Montale, Sereni, Luzi, Caproni (a vario titolo di indagine) allora è LEI ad aver tagliato i ponti con la forma letteraria in questione. E ho citato questi nomi perché, seppure autoreferenziali (cosa c&#8217;è di più autoreferenziale della poesia, cioè un messaggio che rimugina sul messaggio?) bisogna aggiungere che si tratta di una autoreferenza che lascia le crepe o incrinature o squarci attraverso cui il poeta STA modificando percezioni psichiche incrostate, sedimentate e sta cercando insomma di dire: queste cose sono SOLO mie, nate nel chiuso, nel ritiro ecc ecc ma grazie ad esse vi voglio immettere in una costruzione *nuova*, ri-nata, risolta, quella famosa sorta di egoismo di cui parlava Munch (pittore, vale a dire *poeta dell&#8217;immagine sulla tela*) che aiuti altri a vedere più chiaro.<br />
Dunque, Rossella fa benissimo ad evitare quella poesia vuota, vacua e afissiante ma solo dopo aver vagliato con se stessa se lo stesso effetto lo riceve dall&#8217;altissima poesia dei nopmi che ho citato (un piccolo esempio) perché se resta sorda alla loro parola dovrebbe cercare IN LEI qualcosa che non risuona con la Bellezza al suo massimo grado e precisione ed energia.</p>
<p>Per raccoglimento può valere un pensiero estratto dalla Zibaldone, in cui Leopardi lamenta proprio questa sorta di difficoltà data a due sensibilità di incrociarsi e incontrarsi nel punto di contatto tra lavoro poetico e resa realistica, nella vita:<br />
&#8211;<br />
Gl’illetterati che leggono qualche celebrato autore, non ne provano diletto, non solo perché mancano delle qualità necessarie a gustar quel piacere ch’essi possono dare, ma anche perché si aspettano un piacere impossibile, una bellezza, un’altezza di perfezione di cui le cose umane sono incapaci. Non trovando questo, disprezzano l’autore, si ridono della sua fama, e lo considerano come un uomo ordinario, persuadendosi di aver fatto essi questa scoperta per la prima volta. Così accadeva a me nella prima giovanezza leggendo Virgilio, Omero ec. 25. Sett. 1821<br />
*<br />
Zibaldone [1789]</p>
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