Abracadabra

19 gennaio 2016
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Nciola Ponzio Abracadabradi Nicola Ponzio

 

I

Infliggere ai due Gobbi tre frustate

Accoltellare Dotto al basso ventre

Molestare la Fata Turchina per tutta l’estate

Squarciare di netto la gola alla Strega dell’Est

 

Tormentare la Bella e la Bestia con vero diletto

Colpire ai testicoli il povero Cicco Petrillo

Fuorviare l’intelletto al papà di Vassilissa

Danneggiare la Radura Incantata con nafta e diossine

Amputare le mani e le orecchie al vecchio Rink Rank

Vessare metodicamente i Tre Porcellini

Scannare l’oca Mårten con la ronca

 

Mitragliare i Sette corvi con la raffica a ventaglio

Punzecchiare nel vivo il Principe Canarino

Sfigurare la vergine Malvina tenendola al guinzaglio

 

IV

 

Impalare senza pena il papà di Pelle d’asino

Svaligiare la casetta dei Tre Orsi

Incaprettare il nano ingrato sotto un pino

Costringere il Re di Brobdingnag ad impiccarsi

 

Angosciare la Strega di Hansel e Gretel

Diffamare a mezzo stampa la ragazza mela

Malmenare per spasso i Musicanti di Brema

Confinare su Fhobos il Borgomastro di Hamelin

 

Frodare Bill la Lucertola e il Bruco Blu

Asfissiare l’Usignolo con il Sarin

Legnare sui denti anche Madre Sambuco

 

Comandare a bacchetta la fata Berylune

Sciupare di proposito le Scarpette Rosse

Contagiare con l’ebola la Bella Addormentata

 

VII

 

Sbeffeggiare di gusto Jorinda e Joringhello

Separare per sempre Pancopinco e Pincopanco

Accoppare con un martello la Principessa sul pisello

Infierire con ferocia sul Cavaliere Bianco

 

Braccare per sport i Folletti dei boschi

Menare gli abitanti della Terra Blu dei Munchkins

Inchiappettare Zezolla da mattina a sera

Circuire tra le risa il Re di Macchia

 

Strangolare nel sonno il Cappellaio Matto

Vituperare con passione il papà di Biancaneve

Estraniare dal mondo anche Mastro Geppetto

 

Denigrare la Storia della Falsa Tartaruga

Eviscerare Humpty Dumpty col falcetto

Giustiziare Giufà con la Culla di Giuda

 

 

XVI

 

Atterrire per noia la nonna di Gerda

Murare in una torre il Re delle Scimmie Alate

Schiaffeggiare il grande Claus per un nonnulla

Reprimere il guardiano dei porci a randellate

 

Illudere Sole, Luna e Talia

Lacerare le alucce alla Regina delle api

 

Liquidare Pollicino con l’aconito napello

Annullare il potere agli Oggetti Fatati

 

Azzoppare Prezzemolina a bella posta

Bombardare a tappeto il paese di Acchiappacitrulli

Trafugare la Palla d’oro di nascosto

 

Strozzare le Sorellastre con una calza di seta

Turlupinare Wendy e i suoi fratelli

Gassare il Mago di Oz col Zyklon B

 

 

XVII

 

Bruciare la Selva degli Elfi col fosforo bianco

Intossicare con l’arsenico il Cavaliere Nero

Affamare la nonna di Cappuccetto Rosso

Scuoiare lo Spaventapasseri vestito di blu

 

Abbindolare il serpente del Piccolo Principe

Incatenare ad una rupe Amore e Psiche

Incendiare l’Uccello d’oro col fuoco greco

Avvilire Rosmarina per ripicca

 

Dilaniare col C4 i piedini di Mammolo

Plagiare la Regina dei topi campagnoli

Negare il dolore del Brutto Anatroccolo

 

Razziare l’asteroide B 612

Infilzare Pinocchio con un chiodo arrugginito

Cavare l’occhio destro al Principe Ranocchio

 

 

Dalla postfazione di Renata Morresi

 

Molti scenari vengono manipolati e mescolati in questo piccolo libro esplosivo. Ecco la prima, evidente, miscela deflagrante: la poesia, coi ritmi e le armoniche che celebrano la lingua, si combina all’anti-poesia, o meglio, alla critica del discorso poetico, con la sfida ai suoi facili ornamenti, alle sue ovvie bontà. I protagonisti dell’inaspettata sintesi sono quanto mai dissimili: le creature della letteratura fantastica, delle fiabe di magia e del folclore tradizionali, che affondano in rituali di rigenerazione antichissimi e il mondo ideale dell’infanzia ci fanno vagheggiare, e insieme ad essi, opportunamente predisposte, le pratiche più efferate di crudeltà e sterminio, usate per farli fuori e soggiogarli. Da una parte, infatti, sono evocate le tante storie favolose con cui gli umani nei secoli hanno cercato di venire a patti con il caso, l’ingiusto e il cattivo, sospinti dalla propria caparbia voglia di sopravvivere e godere. Dall’altra parte è offerto un elenco di istruzioni criminose: per ogni personaggio ed oggetto fiabico l’autore suggerisce una precisa tecnica delittuosa – dai supplizi ‘classici’ come stupri, pugnalate, scuoiamenti e mutilazioni, alle specialità chimiche più moderne (fosforo bianco, napalm, Ziklon B, antrace, Tabun, ecc.), agli strumenti di comprovato successo come ghigliottina, garrotta, Desert Eagle o falcetto, ai vibrioni del colera, fino a metodi più subdoli, quali bandire, molestare, inquinare, pervertire, e così via. Cosa anima questa inaudita profanazione dei mondi fiabeschi? Bizzarra quanto spassosa, intendiamoci. E poi di nuovo tremenda. Senza particolare enfasi, senza grandiosa malvagità. Quali discorsi mobilita questa strana fusione di immaginari? E a quale coscienzioso collettore dobbiamo la lista di imperativi di questi versi, legati in apparenza alla forma del sonetto e fedeli, in modo progressivamente inquietante, al canto? (…)

 

Nicola Ponzio, Abracadabra, 2015, Arcipelago itaca Edizioni, Collana Lacustrine diretta da Renata Morresi, con 7 tavole dell’autore, postfazione di Renata Morresi, pagg 48.

Il libro puo’ essere ordinato qui.

 

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3 Responses to Abracadabra

  1. Liberante il 20 gennaio 2016 alle 03:25

    Non sono un critico ma lettrice di poesia sì. E dico: mediocre, stravista e di cattivo gusto; già la canzone dei Nomadi analoga era bruttina.

    Barthelme mai sentito?

    • rmorresi il 28 gennaio 2016 alle 15:53

      Mi dispiace che la lettrice non abbia apprezzato questa anticipazione; naturalmente sono consapevole dei motivi per cui la scrittura di Abracadabra possa dividere, e persino respingere. Vorrei notare solo, allora, che il riferimento a Barthelme è improprio : i testi di Ponzio non sono riscritture postmoderne delle favole, sono i verbali di una ricerca : (quasi) tutte le belle fiabe alle prese con (quasi) tutte le opere malvagie. Perché? Come ci si può divertire davanti a questo massacro? Cosa c’è imparare da questa ripetizione? Chi sono tutti questi semi-sconosciuti? ecc. (e gli altri quesiti del caso che potremmo, peraltro, chiederci ogni giorno).
      Il valore del verbale, alla fine, dipende dalle domande che riesce a provocare.

  2. Abracadabra | ARCIPELAGO ITACA il 20 febbraio 2016 alle 10:31

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