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	Commenti a: Morten Søndergaard: il poeta della metamorfosi e della musica.	</title>
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		Di: Lorenzo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Feb 2016 14:30:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi scuso per la confusione della forma con cui ho licenziato il commento, l&#039;ho inviato per errore, prima di averlo rivisto.]]></description>
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		Di: Lorenzo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Feb 2016 14:20:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nella lettura, alle ultime battute, ho fatto provvidenzialmente confusione circa gli aspetti che sono inscindibili in Orfeo - la morte e la poesia, anziché la musica e la poesia. Infatti non si può condurre la poesia oltre la morte - come a dire, indirettamente, girare &quot;a sinistra al grande albero&quot;. Nella mia ingenuità ho pensato una volta che la poesia, per la sua impossibilità ad allontanarsi dalla vita, e in un certo senso dall&#039;&quot;interesse&quot; - biologico, ancorché razionale -, fosse per se stessa imputabile di pervicacia metafisica non meno che le altre attività umane. E pensavo che anche la poesia, come altre cose, non fosse lo strumento adatto a indicare la realtà nella sua verità. Ma il punto, è piuttosto questo che segue: 
    La verità non va pensata come punto focale, cui tenersi abbarbicati al punto che non dovrebbe esserci alcuna parola se non legittimata con rigore veritativo. Il reale non va scavalcato
-se: &quot;Dire equivale sempre a stabilire relazioni di senso tra le cose e tra noi e le cose stesse. Passare dal Caos al Kosmos&quot;; 
se, con Heidegger, &quot;Solo da quando il «tempo che travolge» (reißende Zeit) è svolto (aufgerissen) in presente, passato e futuro, c’è la possibilità di trovarsi uniti su qualcosa di stabile&quot;; 
se &quot;Un colloquio, noi lo siamo dal tempo in cui «vi è il tempo»” (La poesia di Hölderlin, tr. it. di L. Amoroso, Adelphi, Milano, 2013, p.48), e se questa stabilità e istituita dal linguaggio (che secondo logica si svolge in una sequenzialità, che per traslato può intendersi anche come temporale, estatica). 
    Infatti, scrive Iandolo: &quot;Abolire la distanza, ogni distanza tra soggetto e oggetto. Essere paesaggio e non più guardarlo, perché se lo si guarda abbastanza sarà il paesaggio a catturarci.&quot; Sembra starvi sotto l&#039;implicita accusa a una visione categoriale dello spazio, come prodotta da Heidegger in &quot;Essere e tempo&quot;. La poesia sembra attestarsi su un&#039;equazione, oramai: Uomo = Mondo. La poesia, è quella che si fa dell&#039;esistente, di cui abbiamo sempre presente la non-esistenza in termini metafisici; come a dire: il movimento c&#039;è proprio dove non esiste. 
Un bellissimo articolo. Da un&#039;ottima professoressa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella lettura, alle ultime battute, ho fatto provvidenzialmente confusione circa gli aspetti che sono inscindibili in Orfeo &#8211; la morte e la poesia, anziché la musica e la poesia. Infatti non si può condurre la poesia oltre la morte &#8211; come a dire, indirettamente, girare &#8220;a sinistra al grande albero&#8221;. Nella mia ingenuità ho pensato una volta che la poesia, per la sua impossibilità ad allontanarsi dalla vita, e in un certo senso dall'&#8221;interesse&#8221; &#8211; biologico, ancorché razionale -, fosse per se stessa imputabile di pervicacia metafisica non meno che le altre attività umane. E pensavo che anche la poesia, come altre cose, non fosse lo strumento adatto a indicare la realtà nella sua verità. Ma il punto, è piuttosto questo che segue:<br />
    La verità non va pensata come punto focale, cui tenersi abbarbicati al punto che non dovrebbe esserci alcuna parola se non legittimata con rigore veritativo. Il reale non va scavalcato<br />
-se: &#8220;Dire equivale sempre a stabilire relazioni di senso tra le cose e tra noi e le cose stesse. Passare dal Caos al Kosmos&#8221;;<br />
se, con Heidegger, &#8220;Solo da quando il «tempo che travolge» (reißende Zeit) è svolto (aufgerissen) in presente, passato e futuro, c’è la possibilità di trovarsi uniti su qualcosa di stabile&#8221;;<br />
se &#8220;Un colloquio, noi lo siamo dal tempo in cui «vi è il tempo»” (La poesia di Hölderlin, tr. it. di L. Amoroso, Adelphi, Milano, 2013, p.48), e se questa stabilità e istituita dal linguaggio (che secondo logica si svolge in una sequenzialità, che per traslato può intendersi anche come temporale, estatica).<br />
    Infatti, scrive Iandolo: &#8220;Abolire la distanza, ogni distanza tra soggetto e oggetto. Essere paesaggio e non più guardarlo, perché se lo si guarda abbastanza sarà il paesaggio a catturarci.&#8221; Sembra starvi sotto l&#8217;implicita accusa a una visione categoriale dello spazio, come prodotta da Heidegger in &#8220;Essere e tempo&#8221;. La poesia sembra attestarsi su un&#8217;equazione, oramai: Uomo = Mondo. La poesia, è quella che si fa dell&#8217;esistente, di cui abbiamo sempre presente la non-esistenza in termini metafisici; come a dire: il movimento c&#8217;è proprio dove non esiste.<br />
Un bellissimo articolo. Da un&#8217;ottima professoressa.</p>
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		Di: Eclaro		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2016/01/25/morten-sondergaard-poeta-della-metamorfosi-della-musica/#comment-286576</link>

		<dc:creator><![CDATA[Eclaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jan 2016 15:18:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Qualcuno, mi sembra, già disse (e scrisse): &quot;tutta la storia è storia della fonè&quot;.
Molto bene, e da leggere e rileggere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualcuno, mi sembra, già disse (e scrisse): &#8220;tutta la storia è storia della fonè&#8221;.<br />
Molto bene, e da leggere e rileggere.</p>
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