Da prose brevi inedite

29 gennaio 2016
Pubblicato da

di Jacopo Ramonda

 

NICOLÒ (#1)

Nicolò si è finalmente deciso a cambiare la disposizione dei mobili in salotto, immutata dai tempi in cui sua madre era ancora viva e autosufficiente. Con la nuova sistemazione, la stanza gli sembra più grande e addirittura più luminosa. Ad un primo sguardo non sembra trattarsi semplicemente di una versione rimaneggiata della quotidianità, ma – come per effetto di un’illusione ottica – di un’altra stanza, del tutto nuova. Inoltre la novità non gli procura quello spiacevole effetto di disorientamento provato pochi giorni fa, svegliandosi nel letto di sempre; ma che aveva spostato da un lato all’altro della sua camera prima di andare a dormire, per poi riportarlo nella posizione originaria già la sera dopo, appena rientrato dall’ufficio.

Nicolò osserva il salotto, godendosi il senso di rinnovamento; fino a quando nota i segni dei piedini dei mobili rimasti sulla moquette e i leggeri aloni lasciati dai quadri sulla carta da parati. Coordinate del passato, probabilmente indelebili; una mappa sbiadita che documenta la geografia originaria del salotto, prima della deriva dei suoi continenti.

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NICOLÒ (#2)

Nicolò cammina lungo il marciapiede, senza una meta precisa, quando passa davanti ad un piccolo mobiliere del centro. Il suo sguardo viene catturato dalla vetrina principale, in cui è presentata una zona notte completa, composta da una cassettiera, un letto matrimoniale con una coppia di stampe appese al di sopra della testiera, comodini, abat-jour e tappeti scendiletto. Sul comodino di sinistra, sono disposti alcuni libri, ordinatamente impilati l’uno sull’altro; su quello di destra, una sveglia e un piccolo portafoto vuoto. I colori dei mobili e della biancheria sono perfettamente coordinati tra loro; Nicolò, dopo essersi fermato ad osservare ogni dettaglio, non può fare a meno di notare – con un’irritazione ingiustificata, di cui si stupisce – quanto quell’eccessiva perfezione risulti inverosimile e incapace di rendere l’idea di un ambiente abitato. Nicolò attraversa la strada, ma poi si ferma e si volta ad osservare nuovamente la vetrina, come a distanza di sicurezza. Anche da un punto d’osservazione meno ravvicinato, la sua conclusione si conferma corretta, pur rivelandosi per ciò che è: un pretesto finalizzato a distogliere lo sguardo il più in fretta possibile, tentando di dissimulare il misto di attrazione e repulsione che prova. Come un sipario che si apre, lascia Nicolò totalmente inerme davanti allo spaccato di una camera da letto in cui tutto è pensato per due. Dopo aver sempre vissuto con sua madre, badando a lei fino alla fine, ad un tratto si sente incapace di controbattere a quell’immagine, e si trova costretto ad arrendersi di fronte all’evidenza: due è il numero naturale. Trovarsi al cospetto di un suo inevitabile rimpianto – con il quale ha sempre saputo convivere – esibito in pieno centro come una sorta di installazione, lo fa sentire nudo, lo mette a disagio. Nicolò si sofferma ancora per qualche istante sui suoi pensieri, tentando di restare a galla, mentre osserva la camera da letto in vetrina, da cui lo separa soltanto il flusso irregolare di passanti, probabilmente diretti verso casa; forse verso una stanza di quel tipo.

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TOMMASO (#1)

Nel corso della sua carriera di dermatologo, Tommaso ha esaminato la pelle di migliaia di sconosciuti. Durante le visite, quasi tutti i pazienti si comportano nello stesso modo, con una particolare formalità e un certo distacco, reagendo alla propria nudità con freddezza. Tommaso presta servizio in ospedale e in due studi privati, in cui lavorano vari medici, con diverse specializzazioni. La maggior parte dei clienti arriva in leggero anticipo rispetto all’ora dell’appuntamento. Citofonano e pronunciano il proprio nome; la segretaria apre la porta, dicendo a che piano salire. Le persone in sala d’attesa sollevano spesso lo sguardo dai cellulari o dalle riviste che stanno sfogliando, per osservarsi tra loro con rapide occhiate, che non si incrociano mai per più di un istante. Poco dopo la visita appena conclusa, arriva il turno del paziente successivo, che viene chiamato ad entrare nello studio. Se si tratta di una prima visita, lui e Tommaso si presentano, anche se ognuno conosce già il cognome dell’altro. Nel caso di un controllo generale dei nei, il paziente si spoglia e si stende sul lettino, di solito dando la schiena a Tommaso. Le possibili patologie sono riconducibili ad un numero finito di variabili. I corpi invece sono estremamente diversi l’uno dall’altro, alla vista e al tatto. Da un punto d’osservazione ravvicinato, l’anatomia umana sembra soggetta a variazioni illimitate. A volte Tommaso si chiede se abbia mai visitato due sosia. Sebbene non possa escluderlo con assoluta certezza, le probabilità sono minime.

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TOMMASO (#2)

Normalmente a Tommaso non piace visitare persone che conosce al di fuori del lavoro, anche se solo di vista. In realtà, coincidenze di questo tipo non gli capitano di frequente. Il caso di questo pomeriggio rappresenta quindi una doppia eccezione, fatto ancora più raro. Anche se lui e S. non si erano mai rivolti la parola prima che lei entrasse nel suo studio, Tommaso l’ha riconosciuta all’istante. Sono trascorsi circa quattro mesi dall’unica volta che lei ha messo piede in casa sua, alla festa per i diciassette anni di sua figlia V.. Tommaso è molto fisionomista; raramente dimentica un volto che lo ha colpito. Durante la visita, S. non ha fatto alcun riferimento a V.: probabilmente non sono altro che conoscenti, e S. non ha collegato il suo cognome a quello di sua figlia. Fino a poco fa lui non sapeva nemmeno come si chiamasse, e di sicuro il suo non è un nome che V. cita abitualmente. È possibile che S. abbia partecipato alla festa per via di amici in comune. Tommaso ha controllato i suoi nei uno ad uno, osservando il suo corpo da vicino e appoggiando i polpastrelli su di esso. Per un attimo ha considerato la possibilità che lei stesse solamente fingendo di non conoscerlo, ma l’ha scartata subito, essendo un uomo razionale.

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TOMMASO (#3)

Di tanto in tanto, Tommaso attraversa periodi in cui soffre di una leggera insonnia. A volte, però, il disturbo si acutizza, in modo improvviso, apparentemente senza ragione. A Tommaso capita di svegliarsi in piena notte e di non riuscire a riaddormentarsi fino all’alba, quando diventa facile preda di incubi mattutini vividi, che gli restano impressi nella memoria, nonostante non sia solito ricordare i suoi sogni. In quei casi, almeno inizialmente, cerca di restare a letto, imponendosi di non guardare continuamente l’ora e tentando di abbandonarsi al torpore che ancora lo avvolge. Quando gli sembra evidente che non riuscirà a riprendere sonno, si arrende e si alza, facendo attenzione a non svegliare F.. Senza accendere la luce, esce a tentoni dalla camera da letto, si chiude la porta alle spalle e vaga per casa, guardando il buio fuori dalle finestre; poi fuma una sigaretta in cucina e legge fino a quando non sente gli occhi abbastanza pesanti per provare a riaddormentarsi.

Ieri mattina ha sognato la visita a S.. Diversamente da quanto accaduto pochi giorni fa, nel sogno era inverno e la finestra dello studio era aperta, nonostante fuori nevicasse. S. indossava vari strati di vestiti pesanti, che si sfilava di dosso uno ad uno, lasciandoli cadere sul pavimento in modo dimesso, fino a spogliarsi completamente. Il suo corpo era avvolto da un esoscheletro scuro, lucido, cosparso di venature, come quello di un insetto. S. si sdraiava sul lettino, con lo sguardo rivolto al soffitto, e lui le sfiorava l’esoscheletro inerte con le dita, cercando delle fenditure tra le placche.

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TOMMASO (#4)

Il nipote di Tommaso si ferma lungo il sentiero e richiama a gran voce l’attenzione del nonno, dicendogli di venire a vedere cosa ha trovato. Tommaso gli spiega che si tratta dell’esoscheletro di un insetto, abbandonato dopo la muta. Un artropode in sviluppo si libera periodicamente della cuticola che lo avvolge, come se si trattasse di un vestito ormai troppo stretto, concentrando la sua crescita corporea nelle fasi di muta. L’episodio gli richiama alla memoria un sogno vecchio di anni, che all’improvviso ricorda perfettamente, in ogni minimo dettaglio.

 

 

 

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