Auto-antologie-4. Eugenio Lucrezi

5 maggio 2016
Pubblicato da

di Eugenio Lucrezi

Arboraria, 1978

I

aeriam radicem dicebant sorbere aerentem

caeco caelo: et in obscuritatem arbori umores

convehere: ubi spatium simile tempori, cum homines

vivunt vitaque excedunt: supra et supter

 

1

che la radice nel cielo veniva

raccontata: scheletrica a

suggere dalla cieca luce: che poi

portava l’umore alla pianta (è il contrario?)

nel buio: dove lo spazio

assomigliava al tempo: e dico dell’uomo,

che vive e poi muore: sopra-sotto

 

2

che mi capisse: dove

foresta di copule tra il nero e l’azzurro

esprimeva: quando non c’era tempo: quando

dita spiegate delle più varie piante:

dove c’era respiro, e noi no:

che poi:

 

3

che fosse

  • da quel punto –

un verde strano:

infinito di sotto e sopra piano

 

4

che i sessi dell’albero erano troppi

( io ne ho uno, ma corro )

 

5

che fosse – nei sogni – più mobile:

come a somigliarlo a chi:

perché l’albero è

accelerabile da

rallentabile ma

annerato in linea di chi

( misteriato )

come se noia capisse, come

se segni, pappa e noleggio, all’albero:

come se chi, e l’albero:

albero e dita sue

( lingue feroci )

lontano è l’albero

( curvo chi intanto )

 

 

Copiae.l., Arboraria, inchiostro, tempera e gesso su cartone, 2015

  Arboraria, inchiostro, gesso e tempera  su cartone, 2015

 

 

Nature morte, paesaggi. Poesie per Paul Klee, 1978

 

3

Der Schrank

Rappresentare una porta

che si apre e si chiude

è come dire alla propria anima:

tu mi devi lasciare.

Ma se la porta è chiusa

toccare i paesaggi di fuori

con il legno rugoso

che dall’interno non vedo.

 

6

Se tutte le linee di questo percorso

corrono l’una verso l’altra

l’incontro si annoda e si aggruma.

Così io apro queste ali di inchiostro

e questa poesia continua,

domani, a colare muta

dentro tutte le altre.

 

7

Paul Klee è un insegnante severo:

racconta che non è mai nato,

e che morirà presto:

ordina a tutti i discepoli, sbigottiti,

di essere altrettanto brevi,

reggendo le code lunghissime

ed attorcigliate

con la mano libera.

 

8

Keimend

 

Se una distesa d’orizzonte

o di terra umida

mi preme la testa,

la bucherò nascendo:

ma una nascita è troppo,

se ogni mia morte la racconta.

 

 

 

(da “Arboraria”, edizioni Altri termini, Cuma 1989)

 

 

Il cavaliere del secchio, 1995

il cielo, uno scudo proteso

contro chi ad esso si rivolga

 

Kafka, Il cavaliere del secchio

 

Stanotte ‘a veco e ‘un ‘a veco,

‘mmiez’ a ‘sti lluce ‘mbrugliòse, ‘a faccia toja,

ccà ddint’ ‘a sento e ‘un ‘a sento,

‘mmiez’ a ‘sti suone ‘mpicciòse, ‘a vocia toja,

mò s’è appicciato e se sta già stutànno

‘o ggenio ‘e sta’ cu’ tte,

me vaco a ffa’ na passiata cca ffôre,

‘o friddo fa’ pe’ mme.

 

Llà ‘ncoppa tremma e nun  trema,

aret’ ‘o  ‘mbruoglio d’ ‘e nnuvole, ‘a luna ‘iànca,

ccà ffore canta e nun canta,

‘int’ a ‘sta neve scura, na voce ‘e notte,

mò acchiapp’ ‘o sicchio, ‘o zompo ‘ncuoll’ a cavallo,

faccio nu giro,

vaco a cercà chi me venne ‘o ccarbone

pe’ me scarfà.

 

Ccà ‘ncopp’ ‘o friddo se sente,

nisciùno sente ‘e lamiente e ‘e ghiastemme,

‘a notte è grande e carogna,

e gira e riggira nun c’esce niente,

‘a giacchetella è liggièra

e nun me pare overo ‘e turnà,

ma chi c’ ‘o ddice a ‘stu sicchio

‘e avutà ‘a capa  ô cavallo

e atterrà?

 

(da “L’air”, edizioni Anterem, Verona, 2001)

 

Copiae.l., Pinup-ameba, omaggio a Franco Cavallo, tempera e gesso su cartone, 2006

Pinup-ameba, omaggio a Franco Cavallo, 2005

(da Incroci, n°16, aprile 2006)

 

Viola di morte (landolfiana), 2006 – 2012

 

2

(viola)

 

Viola che vai centrifuga

Come sole abbrunato:

 

Congedi ogni tuo braccio

Come fosse mai nato.

 

Fenomeno autoerotico

Al cuore ti precipiti:

 

Petalo malinconico

Ti curvi e ti gratifichi.

 

Prurito intergalattico

Frughi nel buco nero:

 

In un cosmo sintattico

Non ne violi il mistero.

 

4

(ghost tale)

 

Sulla collina della sanità

Nottetempo gli Spiriti Floridi

Nel lucore del latte discettano

Sulle miserie delle pulci umane.

L’uno con l’altro si guardano le mani,

Divertiti si palpano le vene

Morte col sangue appena trombizzato,

Spingendo tra le dita trasparenti

Giocano col trenino dei coaguli.

Poi se ne vanno, e gli Spiriti Stenti,

Salendo sul cocuzzolo, rimpiazzano

Quelle memorie fresche e risentite

Col pietrisco di voci senza eco.

Capire che si dicono è questione

Degna delle morene a fondovalle.

Laggiù l’orecchio ascolta

Periodi millenari, intercalare

Che somigliano a ere. Sospensioni

Pazienti, vene come

Schisti taglienti, sul lato volare

Degli avambracci, sulle stente mani

Che smagrano nel latte della notte.

 

7

 

Perché lo sai che ce ne andiamo tutti

Dai pontili distrutti

Dell’alba, al freddo, ansiosi di vedere

L’incerta rima dei flutti e delle stelle,

Dei porti in lontananza, delle spiagge

Che non attingeremo, con le mele

Marcite nel barile, e le borracce

Vuote da tempo, vinti dall’arsura,

Tu ci accogli benevola all’attracco,

O notte.

 

Come Properzio, 2009

 

Progredimur facillime inter minas,

rubescere non licet, si fas

procedere quasi viventes, nefas,

nocte lucentia astra mirantes,

vitam fingere ― si pia

somnia veniunt, pondus habent.

Ea nec tu sperne, spider of Mars.

 

(da “mimetiche”, edizioni oèdipus, salerno-milano 2013)

 

Copie.l., signa de rerum jattura vociferantur, inchiostro e gesso su cartone, da KROWTEN, omaggio ad Alfio Fiorentino, Offerta Speciale, Torino 2014

Signa de rerum jattura vociferantur, inchiostro e gesso su carta, 2014

 

(da KROWTEN, omaggio ad Alfio Fiorentino, catalogo,  edizioni Offerta Speciale, Torino 2014)

 

 

e.l., Mankind is superior, collage, 2016

Mankind is superior, collage, 2016 (inedito)

 

Stile

Lo stile è stato, per secoli, il fattore umano dell’arte, la sintesi ideale tra esigenze espressive dell’individuo e consapevolezza partecipe del divenire storico di un gusto comune. Poi l’arte ha smesso di raccontare la realtà in maniera univoca, e l’opera ha preso a rappresentare la complessità della visione, moltiplicando le prospettive fino alla disgregazione dell’identità stessa dell’artefice. Il grimaldello di quanti oggi, in questa maniera, si provano a riscrivere artisticamente la storia collettiva non può essere, pertanto, che l’abbandono dello stile. Al suo posto, l’inciampo, l’interruzione e il ricominciamento permettono ai più audaci di sperimentare una pluralità di materiali e di forme nella più grande libertà, ma a prezzo di una svalutazione d’intenti e di una perenne precarietà di risultati.

                                                                                                                                                    (e.l.)

Il brano è tratto dall’articolo intitolato E le arti, moltiplicandosi, si fecero madri di biciclette, in Diario, anno XII – numero 2/3, 19 Gennaio 2007.


 

Bio-bibliografia

Eugenio Lucrezi (1952) è di famiglia leccese e vive a Napoli. Ha pubblicato quattro libri di poesia: Arboraria, Altri termini, Napoli 1989; L’air, Anterem, Verona 2001; Cantacaruso : Lenonosong (con Marzio Pieri), libro + CD musicale, La finestra, Lavis 2008; Mimetiche, Oèdipus, Salerno-Milano 2013; e i libri d’artista Freak & Boecklin (con Marzio Pieri), Morra-Socrate, Napoli 2006, Nimbus,  Eureka, Corato 2015 e Sapìa, Il laboratorio di Nola, 2016. Ha pubblicato il romanzo Quel dì finiva in due, Manni, Lecce 2000. Suona nel quartetto “Serpente nero blues band”, il cui ultimo disco, intitolato Frieda e altre storie, è uscito nel 2013. Già redattore della rivista di letteratura Altri termini, diretta da Franco Cavallo, è attualmente direttore della rivista di poesia e arte Levania.


 

Auto-antologie prosegue con Eugenio Lucrezi  e il suo percorso poetico. Appartengono alla stessa rubrica gli spazi dedicati a Francesco Tomada , a Vincenzo Frungillo , a Francesco Filìa  e a Viola Amarelli. Sul lavoro di Eugenio Lucrezi è possibile leggere un mio intervento qui   B.C.]

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