The Vanishing Twin

9 maggio 2016
Pubblicato da

di Arben Dedja

 

 

Amore e morte

Stava appoggiato al muro
vicino ai rifiuti il materasso
(buttato in così buone condizioni)
che noi lentamente trascinammo
per il suo lato lungo
la scia delle lumache rifletteva
il plenilunio ci mostrava la via
per il campus per la nostra calda stanza
dove lo mettemmo sul pavimento
ci serviva per fare all’amore
anche se ci era morto qualcuno.

 

 

Il nonno

Quando russava
dalla bocca aperta
sbirciavo
le verità inconfessabili
che a me solo
aveva raccontato.

In fondo al suo baule
ho scovato
una rivoltella
che imparai a
smontare.

 

 

Frammento di vita

Ah, questo porcaio d’esistenza, che guscio
per i sogni in questa stanza in affitto
solo letto e bidet. In proporzione
diretta con i seni che vanno giù calano i prezzi.
Ormai tosto il pane
con il phon sull’antenna
dei vicini appendo mutandine.

Fragment jete. Ah thinija e ekzistencës, ç’zhguall ǀ për ëndrrat te kjo dhomë me qira ǀ vetëm shtrat e bidè. Në përpjestim ǀ të drejtë me rënien e sisëve bien cmimet. ǀ Tani bukën thek ǀ me phon tek antenna ǀ e fqinjëve ndër breçkat.

 

 

[La casa era divisa]

La casa era divisa
con un muro
dal cimitero di notte
sentivamo fruscii
passi sospetti ululati
strozzati il giorno dopo
qualcuno se ne andò
in albergo ma a me
piaceva questa promiscuità
con i morti anzi proposi
di aprire una finestra
sul muro comune
cosa che non si avverò
per inghippi burocratici.

 

 

[La nostra idea del sesso]

 

La nostra idea del sesso
era atavica animistica
credevamo per esempio
che certe donne
dopo il dovuto allenamento
potessero schiacciare
noci con la vulva
che altre ancora
riuscissero perfino a fischiare
non ricordo bene
se con o senza dita.

 

 

Taglialegna

Masi scure
ha spaccato
il nocciolo del legno.

Siamo scomparsi
per questo
malinteso della scure.

Perché come
in amore
servono solo
mazza e cunei.

Tu lo sai, o Picchio…

 

 

Il raccoglitore di ferro

Con lo scalpello tu stacchi lo scalpo al Bunker
con il martello tu spacchi il cranio al Bunker.

Quando lo scalpello scotta, si fa incandescente
strizzi gli occhi:
i tuoi sogni – schegge di metallo nel corpo tenero.

Le tue dita sono pali
per il touch screen delle nostre signorine.

O silicio folle
o nudo ferro!

Che tu non possa mai arrugginire
ragazzo con mani da uomo:
dischiudici il teschio strappa il Bunker dentro noi.

 

 

*

 

Fiera del Libro, Torino

Domenica, 15 maggio, ore 10.30

Spazio Babel – Libreria Internazionale

La Scrittura come passaPorto: oltrepassare le porte del proprio paese, oltrepassare le porte di se stesso tramite la scrittura.

Intervengono:

Carmine Abate, scrittore italiano

Visar Zhiti, scrittore albanese

Arben Dedja, scrittore albanese

Tag: , ,



indiani