Overbooking: Luigi Sardiello

30 maggio 2016
Pubblicato da

IlPcheNconosco

Un Tango à trois temps

di

Francesco Forlani

«Che cos’è?» chiese Carmen. Alonso si avvicinò ancora. Si piegò verso la pianta e involontariamente sfiorò Carmen. Quando lei lo guardò in viso, le parve che quel piegarsi e quello sfiorarla portassero con sé il bagaglio di dolore di Alonso, un dolore che all’improvviso lo aveva trafitto. «È un cappero» le disse Alonso. «Un cappero? Non l’ho mai visto». «Eccolo qui». «Ma non è una pianta argentina» insistè Carmen. Alonso non replicò. Si spostò verso il cappero, carezzando i filamenti della pianta come per cullare il proprio dolore e rigirando il piccolo frutto tra le dita come si rigira una lama affilata. Carmen attese per un po’ la risposta, poi le fu sufficiente leggerla nella muta scrittura degli occhi di lui. Si rialzarono insieme. Lui disse: «È una pianta bellissima. È forte. Può crescere dappertutto. Ha solo bisogno di sole». E finalmente tornò a sorriderle.

Comincia così Il punto che non conosco, il romanzo di Luigi Sardiello, con una scena limpida, cristallina, dove al di là dei personaggi messi in campo e perfino dello stesso campo, l’Argentina, in cui per lo più la storia si svolge, vero protagonista è “le je ne sais quoi”, il non so che, alla base di ogni autentica Enquête, la non so cosa che si sta cercando e su cui ci s’imbatte d’improvviso ; come un prologo, la scena descritta ci sta dicendo, che senza immaginazione non sarà possibile cogliere la verità delle cose, che in un mondo dominato dalla incerta geometria solo l’esattezza della fantasia potrà permettere di arrivare fino in fondo. Con una straordinaria delicatezza Luigi Sardiello, dalle prime battute porge la mano della protagonista, Carmen, al lettore, come a stabilire un patto senza il quale arrivare fino alla fine della storia potrebbe non valere neppure la pena.  

Fantasia. Per ben diciannove volte ritroviamo questa parola, perfino in uno dei titoli dei capitoli. Immediatamente pensiamo al suo significato più ricorrente, ovvero di cose che non stanno né in cielo né in terra, e si considerano Frutto di fantasia, cose del tutto prive di fondamento. Però c’è un’altro senso possibile da dare a una parola così complessa ed è quella della fantasticheria, della rêverie, del sogno a occhi aperti, sola percezione in grado di far vedere le cose sotto una luce diversa, deviando dai percorsi segnati, rinunciando ai piani stabiliti, accedendo così, come per un’esperienza mistica al senso del proprio viaggio. Il viaggio di Carmen\Gezia è un Tango à trois temps. Certo, il tango generalmente è a due o quattro tempi, ma nel caso di Carmen saranno proprio tre i tempi in cui i suoi passi risuoneranno nello spazio mentale dell’unico uomo, Valter Ossuni, a cui tenterà di ridare vita. I tre tempi, parti, sono: la fuga, la ferita, progetto. Nella prima parte solo la frivolezza dell’attrazione tra un uomo e una donna scardina un pericoloso dispositivo piazzato in una società di comunicazione, nel suo comparto più sensibile, quello delle risorse umane, con lo scopo di scatenare una guerra tra impiegati. Solo il timido amore appena confessato. filtrato da un telefono, mette colore alla grigia esistenza di funzionari presi nel vivo di quella trasformazione del privato nel pubblico, del partito azienza nell’azienda partito, rivoluzione che negli anni novanta ha la sua capitale, Milano, e il suo leader. Un colpo di scena chiude l’avventura di Valter in società e un altrettanto colpo di scena la storia con Gezia.

Cambia lo spazio, il tempo, e nel secondo e terzo tempo, altri personaggi , e altri registri stilistici, raccolgono il testimone con un continuo gioco di specchi in cui le storie si inseguono, tra verità e menzogna, storie grandi, più dei protagonisti, con una costante, sempre lei la fantasia, e un fiore imprendibile, quello del cappero. E chi potrà cogliere quel fiore se non gli italiani d’Argentina?

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Scrive lo scrittore Valerio Evangelisti: Luigi Sardiello è uno stilista. Non una parola fuori posto, un aggettivo ridondante, una frase che non sia tersa e necessaria. Ma l’eleganza non esaurisce i meriti di questo romanzo, che non somiglia a nessun altro. Si passa tra diverse situazioni geografiche e temporali guidati dalle psicologie – credibili, solide, raffinate – che sovrastano i paesaggi e guidano nei loro labirinti. E c’è profondità persino nella sconcertante ultima parte, onirico-fantascientifica, dove la critica sociale sembra prevalere. In realtà prevale la maestria del narratore, che ha creato una storia inclassificabile. Dal mio punto di vista, il più grande dei complimenti.

Martedì 31 maggio alle ore 19, presenteremo il libro di Luigi Sardiello alla Libreria Trebisonda  in via S. Anselmo 22, Torino. Interveniamo da lettori, amici e compagni della Nazionale Scrittori: Emiliano Audisio, Francesco Forlani, Fabio Geda, Carlo Grande, Enrico Remmert, Paolo Sollier.

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