Una breve e affettuosa risposta a Giuliano Pisapia

10 giugno 2016
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penna d'oca(due giorni fa sul Corriere della Sera ho risposto ad una intervista di Elisabetta Soglio,  sul tema delle elezioni amministrative a Milano. Ieri il sindaco Giuliano Pisapia ha inviato una lettera, sempre al Corriere, a me indirizzata. Ho scritto una veloce replica ma per questioni redazionali il giornale non la ha pubblicata. Quindi la condivido qui.)

di Gianni Biondillo

Caro Pisapia,

alla domanda posta ad una assessore della giunta che ti ha preceduto – “come pensa di attrarre giovani costruendo appartamenti da 10 mila euro al metro quadro?” – la risposta fu illuminante: “esistono anche giovani ricchi!” È così che si perdono le elezioni amministrative. Il mio cuore batte a sinistra, dalla giunta Moratti non mi aspettavo nulla. L’ho avversata con tutte le mie forze. Le cose da voi fatte e che tu elenchi nella tua lettera garbata sono buone, “di sinistra”, e le ho apprezzate anche pubblicamente. Ma, perdona il vecchio linguaggio, sono sovrastrutturali.

Mi consigli di andare a chiedere al parroco di Baggio… be’, sai, dato che a questa tornata elettorale la zona ha votato per il candidato del centro destra, sono io a chiederti di andare da lui per avere delucidazioni sul voto. Tutti ingrati?

Diecimila appartamenti di proprietà pubblica vuoti, in buona parte del Comune, cioè diecimila famiglie che potrebbero avere una casa e non ce l’hanno, questo, invece, è strutturale. Così si perdono le elezioni. Lasciando campo libero ai populisti razzisti che si trovano nelle condizioni ideali di fomentare la guerra dei poveri (chiedi al parroco…).

Sull’accusa d’ignavia: era tuo diritto decidere di uscire di scena dopo una legislatura. Il tuo dovere, invece, era quello di creare una strategia d’uscita che capitalizzasse il lavoro fatto. Insomma, chiudersi in una stanza e dire alla giunta: non si esce da qui fin quando non troviamo un nome condiviso (magari evitando nel frattempo di pubblicare libri dove ti toglievi sassolini dalle scarpe, bruciando naturali candidati in pectore). Perché, sai, Beppe Sala, per quanto vincitore delle primarie, si porta addosso il peso di chi l’ha candidato. I milanesi non amano le imposizioni romane. Gli auguro di cuore di scrollarsi di dosso questa sgradevole sensazione, in fretta, e dimostrare di essere il sindaco di cui abbiamo bisogno. Con idee concrete e realizzabili.

Vivo in via Padova, ho familiari e amici al Giambellino, in Barona, a Baggio, a Crescenzago, ho la mamma a Quarto Oggiaro. Credo di avere una vaga idea della situazione di questi quartieri. So cosa significa sentirsi abbandonati (chiedi… chiedi al parroco…).

Ti faccio un esempio. Mia madre è invalida al 100% con grossi problemi di mobilità. Vive in una casa popolare del Comune (ex IACP. Dove sono cresciuto, insomma). Ha richiesto anni addietro, prima all’ALER poi a MM, di poter sostituire la vasca a sedere con un piatto doccia. Ha telefonato, è andata negli uffici preposti, ha spedito email, lettere, raccomandate con ricevute di ritorno. Niente, neppure una risposta. Poi, durante un consesso politico a Palazzo Marino, due mesi fa, stufo, l’ho raccontato pubblicamente. Dieci giorni dopo mia madre aveva il piatto doccia nuovo di zecca. Sono felice per lei. Ma triste per chi non ha un figlio scrittore che può permettersi di alzare la voce. Queste cose non devono più accadere. Chiunque sarà il sindaco.

con affetto, Gianni Biondillo

 

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10 Responses to Una breve e affettuosa risposta a Giuliano Pisapia

  1. diamonds il 10 giugno 2016 alle 14:14

    Non sono piu` tornato e non ho mai avuto modo di verificare di persona ma credo di ricordare di aver letto che una delle prime mosse del sindaco fu quella di raddoppiare il prezzo dei biglietti della Metro. Nel caso fossi stato bene informato potrei capire tutto il malcontento di una citta` operaia e partigiana col cuore sicuramente a sinistra(e avrei aggiunto pure un nuovo tassello sulla mia erudizione in tema di radical chic)

    • Nicola il 10 giugno 2016 alle 15:31

      è assolutamente vero che ilbiglietto atm fu portato a 1,50 euro da 1 ….peccato che fosse una delibera della Moratti che entrava in vigore 6 mesi dopo ( per altro in ottemperanza di indicazioni non proprio “milanesi” ) come , per altro , era già successo a Roma, Palermo ed in altre le grandi città. Vedi per riassunto http://www.z3xmi.it/pagina.phtml?_id_articolo=95-ATM.-Aumento-del-biglietto.-Perche.html#.V1rAYNKLQTM

      • diamonds il 10 giugno 2016 alle 18:42

        beh, almeno non era una sua idea, in ogni caso una pessima idea per almeno due ordini di motivi; primo perchè disincentiva l’uso del mezzo pubblico, che anzi andrebbe visto come quei film in perdita per ringraziare gli utenti(cfr il F. S. Fitzgerald degli ultimi fuochi), e poi perchè se uno ha avuto modo di salirci almeno tre volte capirà che chi li usa di solito non è una persona che possa buttare i quattrini. Per quanto concerne il numero degli appartamenti di proprietà del comune penso che 10000 sia una cifra molto più che realistica dal momento che il patrimonio di cagliari ne ha 3400, e un decimo degli abitanti

  2. enrico dignani il 10 giugno 2016 alle 15:34

    i poveri sono funzionali al sistema, sono tanti e sanno soffrire, subire, non si sa con cos’altro sostituirli.

  3. jan il 10 giugno 2016 alle 16:05

    Il titolo della risposta di Pisapia (titolo deciso solitamente dalla redazione) suonava un po’ come “vai a suonare l’organo a Baggio!”

    Per i non milanesi, un invito agli stolti.

  4. lele il 10 giugno 2016 alle 16:25

    Però, caro Biondillo, non si può essere così approssimativi sui numeri: le case di proprietà pubblica vuote sono circa 6800 e non diecimila, solo 2000 delle quali del Comune ( e non “in buona parte”).
    Gravissimo eh, però se c’è un ente che ha lavorato per debellare questa vergogna è stato proprio il Comune, con i bandi per le assegnazioni allo stato di fatto e le ristrutturazioni cominciate anche prima del passaggio di gestione del patrimonio comunale da ALER a MM.

    • Anpi Medicina il 11 giugno 2016 alle 03:17

      Lele, se chiedi precisione devi essere preciso a tua volta:
      le case popolari vuote sono, ufficialmente, tra 9.500 e 10.000 (Biondillo non ha sbagliato di molto),
      il Comune di Milano ha fatto un solo bando per le assegnazioni nello stato di fatto: in totale 50 appartamenti, 5 anni!
      le ristrutturazioni spettavano al Comune di Milano (per la parte di sua proprietà) anche quando il gestore era ALER.

      • lele il 11 giugno 2016 alle 11:20

        Sul numero di case popolari vuote, direi, fuori le fonti (ma non quelle che danno in numeri un tanto al chilo).
        Qui (http://francomirabelli.it/htm/attivita-senato/interrogazioni-senato/376-interrogazione-su-case-popolari-aler-milano) si parla di:
        – 4.218 unità abitative di proprietà di A.L.E.R.
        – 2.264 di proprietà del Comune di Milano
        per un ammontare totale di 6.482, ed é un dato del 2014.
        E la percentuale del patrimonio sfitto non non é “in buona parte” comunale come ha scritto Biondillo.
        Sulle assegnazioni allo stato di fatto hai ragione che è improprio parlare di bandi al plurale, dato che è stato solo uno. Però il Comune non è stato con le mani in mano su questo fronte (vedi bandi anche recenti per assegnazioni di alloggi vuoti a gestori sociali).
        Aler neanche: svende il proprio patrimonio, che poi è patrimonio di tutti.

        • pino scotti il 11 giugno 2016 alle 18:23

          Al di la del balletto dei numeri che io non posso valutare non avendo gli elementi, più di un terzo di appartamenti vuoti è una “buona parte”. Non di certo una “minima parte”. E infatti biondillo non ha scritto “in gran parte” o “la maggior parte”. Quindi non ha scritto sbagliato.

          • Roberto il 12 giugno 2016 alle 16:43

            E’ il 33,08%, a essere pignoli, cioè una percentuale che, fosse un risultato elettorale, farebbe gridare al successo. Quindi direi che sì, possiamo considerarla “una buona parte”. Se le case popolari fossero state 10mila corrisponderebbe a 3.308 appartamenti, il che non cambia la sostanza di “buona parte”.



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