Il tardo-moderno (1989-2050?) -parallelismi necessari

20 luglio 2016
Pubblicato da

di Daniele Ventre

 

Caratteristiche essenziali della tarda antichità:

sul piano sociale, incapacità di gestire i flussi migratori crescenti delle popolazioni barbariche, incapacità di integrare stabilmente i barbari nella società, permanenza e ingravescenza di atteggiamenti elitari razzistici, che portano all’eliminazione di personalità chiave, come Stilicone, vincolismo delle caste sclerotizzate e fine degli ascensori sociali che avevano caratterizzato l’alto impero, azzeramento del potere contrattuale dei lavoratori, diffusione dell’analfabetismo e restrizione dell’accesso all’istruzione, regressione della parziale emancipazione femminile che aveva caratterizzato l’età tardo-repubblicana e l’età imperiale fino ai Severi, dilagare della criminalità;

sul piano militare, l’espansionismo incontrollato a oriente ai danni dei Parti determina il crollo di questi ultimi, che vengono sostituiti, a partire dal 224 a.C., dai persiani Sasanidi, una teocrazia aggressiva; in contemporanea, si assiste alla pressione montante dei barbari, si riscontrano porosità delle linee di difesa, costi crescenti e invadenza dell’esercito, che è più inefficiente;

sul piano politico, moltiplicazione dei centri di potere (governo di più augusti) e dei costi collegati, crescente instabilità, progressiva recessione del controllo territoriale, perdita di credibilità della classe politica, capace solo di vuoti proclami;

sul piano economico, crisi produttiva, crisi monetaria, effetto della crescente instabilità politico-militare, iperfiscalismo, diffusione della disoccupazione, crollo del potere d’acquisto dei salari, conio di monete forti in pro dei grandi patrimoni e a svantaggio dei piccoli risparmiatori (il solidus aureus di Costantino);

sul piano sanitario, oltre alla sempre più diffusa insicurezza alimentare e alle sue conseguenze, si riscontra la comparsa di nuove malattie epidemiche legate alla crisi delle città e occasionate da un’espansione militare senza accurata pianificazione (l’ingresso in occidente del vaiolo, portato dalle truppe di Marco Aurelio e Lucio Vero dopo la campagna partica);

sul piano culturale, declino della conoscenza scientifica e abbandono della tecnologia, stigmatizzazione sociale della conoscenza razionale, crisi del politeismo civile, dilagare di religioni fanatiche (cristianesimo, manicheismo), di sette religiose con connotati criminali, di esoterismi truffaldini, porosità delle filosofie e delle visioni del mondo, persecuzione della diversità culturale e religiosa (persecuzione dei cristiani da parte delle autorità politeiste; poi assassinio ed emarginazione di intellettuali politeisti da parte dei fanatici cristiani venuti al potere), abbandono delle politiche di sostegno alla cultura -a fronte dell’indifferenza crescente della classe dirigente romana, se ne fanno occasionalmente carico personalità eccezionali di origine barbarica (Stilicone con Claudiano).

Caratteristiche essenziali della tarda modernità:

sul piano sociale, incapacità di gestire i flussi migratori crescenti delle popolazioni extra-comunitarie in Europa, asiatiche in Australia e sudamericane negli USA, incapacità di integrare stabilmente i migranti nella società, permanenza e ingravescenza di atteggiamenti elitari razzistici, creazione di caste chiuse e crisi degli ascensori sociali, criminalizzazione o delegittimazione del dissenso e delle ideologie di riscatto sociale che avevano caratterizzato i secc. XIX e XX, messa in discussione dell’emancipazione femminile, azzeramento del potere contrattuale dei lavoratori, diffusione dell’analfabetismo funzionale e abbassamento progressivo della qualità dell’istruzione pubblica;

sul piano militare, crescenti problemi nelle aree di confine e di marginalità sociale, in cui dominano mafie e organizzazioni terroristiche transnazionali, porosità delle linee di difesa, costi crescenti e invadenza degli apparati di controllo, che sono sempre meno adatti ad arginare la marea montante del terrorismo; inoltre, una strategia egemonica avventuristica in medio-oriente determina come contraccolpo il nascere di movimenti politici e dittature improntati al fanatismo integralista;

sul piano politico, moltiplicazione dei centri di potere e dei costi collegati, crescente instabilità, progressiva recessione del controllo territoriale, perdita di credibilità della classe politica, capace solo di vuoti proclami, azzeramento della sovranità e del primato della politica, in presenza di poteri economici transnazionali fuori controllo;

sul piano economico, crisi di iper-produttività, crisi finanziaria, causa e poi anche effetto della crescente instabilità politica, prevalenza dell’economia virtuale e del formalismo gestionale sull’economia reale, effetti devastanti dell’iperfiscalismo, diffusione della disoccupazione, crollo del potere d’acquisto dei salari, conio di monete forti in pro dei grandi capitali e a svantaggio dei piccoli risparmiatori (l’euro);

sul piano sanitario, oltre alla sempre più diffusa insicurezza alimentare e alle sue conseguenze, si riscontra la comparsa di nuove malattie epidemiche legate a un’espansione demografica incontrollata e a una distruzione cieca delle foreste pluviali, senza alcun rispetto per gli equilibri ambientali;

sul piano culturale, declino della conoscenza scientifica e stigmatizzazione sociale della conoscenza razionale, a fronte della centralità fattuale della tecnica (tecnicismo acritico), compromissione del politeismo culturale dei valori (definizione di Popper -e peraltro l’occidente è figlio di un politeismo pratico, imperfetto), dilagare di varianti fanatiche delle religioni tradizionali, di sette religiose con connotati criminali, di esoterismi truffaldini, porosità delle filosofie e delle visioni del mondo, persecuzione della diversità culturale e religiosa (persecuzione dei cristiani e dei musulmani dissidenti da parte delle autorità di molti paesi islamici; emarginazione ideologica o economica di masse di islamici -migranti allocati nelle periferie urbane- da parte dei populismi venuti al potere o dei regimi iperliberisti in occidente), abbandono delle politiche di sostegno alla cultura e alla ricerca scientifica.

Ecco perché questa è la tarda modernità. Non la modernità liquida, non l’ipermodernità, non la postmodernità: semplicemente, la tarda modernità*.

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* Paradossalmente, l’unica vera differenza sostanziale fra il tardo-antico e il tardo-moderno è data dal fatto che la civiltà tardo-antica era molto più esposta ai cambiamenti climatici naturali che connotarono i secoli III e IV, di quanto non siamo esposti noi ai cambiamenti climatici di origine antropica che connotano il secolo XXI. Nella tarda antichità, i nemici primari erano la natura e le invasioni; nella tarda modernità il peso che schiaccia la civiltà è da riconoscersi essenzialmente nelle tare culturali e politiche di una élite politico-finanziaria intimamente immobilista, autoritaria e timorosa del cambiamento.

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