Partita doppia

5 agosto 2016
Pubblicato da

di Nicola Fanizza

Maurilio Riva Partita doppia, ed. Lettere animate , euro 15

Pochi sanno che il verbo legere in origine indicava l’atto del raccogliere e il termine pagina, a sua volta, designava il tralcio della vite. Allo stesso modo in cui la nostra mano va incontro al tralcio della vite per raccogliere i grappoli d’uva, il nostro sguardo si muove, «passeggia» sulla pagina per raccogliere i caratteri della scrittura. Per di più – per esperienza diretta – so che quando si raccoglie l’uva da vino, l’uva buona e matura, accade spesso che alcuni acini siano già in fermentazione e pertanto una piccola quantità di zucchero sfugge alla misurazione mediante il mostimetro. Quella quantità di zucchero «nascosto», però, ricompare come alcol nel momento in cui il mosto si è trasformato in vino. Pertanto, quando leggiamo i libri, dobbiamo essere attenti non solo a quello che c’è, ma anche e, soprattutto, agli indizi che rimandano a un pensiero che deve essere ancora sviluppato, dobbiamo cogliere quelle situazioni che nel testo sono, per l’appunto, in fermentazione, ossia ciò che è stato nascosto oppure ciò che l’autore ha pensato solo in parte.

Di tutto ciò ne era ben consapevole Remo, il protagonista dell’ultimo romanzo di Maurilo Riva, che ha per titolo Partita doppia. Un bilancio esistenziale. Remo, infatti, era solito sottolineare le righe del testo con la matita, e a volte trasferiva i pezzi in fermentazione in «un quadernetto a righe per memorizzarli e mantenerli in evidenza. Quel quadernetto, quello che ne restava, l’aveva conservato. Era rimasto tra le sue carte, nei suoi cassetti. (…) . Evidenziare a matita era un modo per raccontarsi e per lasciare indizi. Per altri occhi. Attuali e futuri».

A partire dalle prime pagine del romanzo, apprendiamo che Remo sente che la sua vita sta per finire e, pertanto, si rende conto di non avere più tempo per rappresentare con la scrittura il suo vissuto. Da qui il suo invito rivolto al suo amico scrittore di ricostruire, mischiando documenti veri e falsi, gli snodi principali della sua esistenza.

Il titolo del libro è intrinsecamente motivato, poiché la storia si svolge su due piani diversi e, insieme, giustapposti. Attraverso il diario del protagonista, l’autore parla del suo rapporto con le dinamiche della politica, con il suo portato di illusioni e delusioni. E, in modo coestensivo, sempre sulla scorta del filo della sua memoria, ricostruisce il tessuto sfilacciato dei suoi rapporti affettivi col mondo femminile. Il tutto preceduto dai ricordi inerenti alla sua adolescenza, vissuta tra viaggi, sogni e i primi disincanti.

Così veniamo a sapere che Remo appartiene alla generazione del ’68, a una generazione che credeva di poter creare un mondo meno ingiusto e comunque meno opaco di quello in cui viviamo adesso. Il protagonista di Partita doppia è un operaio che, come tanti, allora, per la prima volta nella storia, prendeva la parola. E’ impegnato nel sindacato e sente l’obbligo di aiutare i suoi compagni di lavoro e tutti quelli che vivono in una condizione di sofferenza. E tuttavia non riesce ad affrancarsi dai comandi che gli impone il Grillo parlante. La voce del «Super io» censura i suoi desideri, lo stimola ad adeguarsi a ciò che la società si aspetta da lui e, pertanto, gli preclude a volte la stessa possibilità di essere felice. E quando ciò accade, Remo apre il suo «quadernetto» per parlare dei suoi sogni, delle sue storie in movimento, del non ancora …

Riva ci fa rivivere gli snodi più rilevanti inerenti alla storia degli ultimi sessant’anni e, in particolare, ritengo che sia oltremodo pertinente la sua rievocazione della guerra del 1979 tra la Cina popolare e il Vietnam. Quella guerra colpì al cuore non solo il mito del comunismo terzomondista, bensì anche la convinzione, radicata nella coscienza dei militanti dei movimenti e dei partiti di sinistra, che non fosse possibile in alcun modo una guerra fra paesi socialisti. Venne meno allora l’alone romantico che avvolgeva la rivoluzione culturale e nel contempo cominciò a venir meno la fiducia nell’avvenire.

D’altra parte, Remo ricostruisce le dinamiche che investivano la vita sindacale negli anni settanta/ottanta. Allude alla presenza di esponenti delle Brigate Rosse nelle fabbriche e nelle stesse strutture sindacali. Una presenza inquietante che contribuiva a creare e a mantenere un clima di conflittualità permanente, nel quale trovavano posto gli atti di violenza e di intimidazione nei confronti dei dirigenti e degli stessi esponenti del sindacato. Da qui la rievocazione del sogno in cui Remo viene ucciso dai brigatisti rossi!

Remo ricorda in particolare quando Bruno Trentin fu eletto segretario della CGIL e le speranze che quell’elezione aveva suscitato nei quadri sindacali, maggiormente attenti alle istanze dei lavoratori.

Ricorda, altresì, di aver incontrato Pietro Marcenaro, una singolare figura di sindacalista, che aveva sperimentato volontariamente per alcuni anni il lavoro in fabbrica per rendersi conto, personalmente, della condizione operaia.

Con Partita doppia Riva costruisce un prezioso spaccato della modernità più tragica: ossia di uomini che ne hanno subito le tragedie senza poter lasciare una traccia del loro passaggio.

Non è un caso che Remo ci teneva tanto a non essere dimenticato e, sicuramente, aveva delle buone ragioni per conservare il suo «quadernetto», in cui lasciare indizi, pezzi di testo in fermentazione. Per altri occhi!

 

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