Da “La sposa nera”

21 agosto 2016
Pubblicato da

di Ilaria Seclì  

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                                   andando via dal tempio velatevi il capo,

                                   slacciatevi le vesti e alle spalle gettate le ossa della grande madre

Ovidio, Metamorfosi, Libro I

 

la palude ha voce, annega

l’albero ammaestra la frusta

metallo di collana nel sangue

il pastore in fumi fiamminghi riparerà

nella casa i piedi e la pupilla nel paiolo.

la stalla pure c’è e dà silenzio

ingannatore. trittico del fieno

riposo dei rospi, angeli ribelli

morte certa all’avidità

curiosità di chi ne mangia, morte

certa. cervi storpi asini. il prestigiatore

coscienza dell’Ognitempo, da un respiro

ritornata strega, pozzo di chiostro

donna di denari, fiammiferaia.

Lei, tra i vicoli di Delft preparerà per te

una minestra.

partiamo per Narragonien

 

Sibilla

 

***

 

Il mondo fece credere inadatto il Principe di Perfezione. Bucò l’acqua della sua Sapienza Dolce per dividerla nei terreni paludosi e farne cibo per i molti.

Lei nel sonno di bambina, dita al pianoforte, silenzi e solitudini delle lunghe estati.

I codici aprivano. Preparavano i giorni senza calendario, novilunio taciturno.

Notti bianche e corte, la distanza delle stelle. I numeri dell’Acqua.

Calmo il suo tormento al mondo, così poco indaffarato e scalzo: pioggia di cuori, offerta sacra, prima negazione.

Altri anni e luoghi paralleli li sapevano gemelli, integri nello spazio delle larve, voci

morte. Lei non venuta al mondo, alga espansa, contorni incerti per l’ordine dei tempi. Lui incarnata volontà di ciò che è vivo nelle cose morte.

Ritornerà a me, ritornerà nel lago di Silenzio.

Non ho cantato che per la fresca e splendida mattina che tutto ha preceduto

 

***

 

Paul

 

Tieni, prendi. Tabacco da fiuto

fata verde, fino a che sarà buona

l’acqua della Senna. Licenzia

la bestia, andiamo oltre.

Tienila stretta questa tregua,

dai pace al respiro, ferma le foglie

impazzite, la ressa il getto nero.

Ammutolisci i numeri le sottrazioni

l’infamia. Taci. Uno due tre.

Taci. Dimentica il sonno indotto,

l’insulina, la vita cancellata e non

dalla gomma dei bambini. Vieni,

accucciati, fatti accarezzare.

Resta

 

***

 

La finestra non ha casa. La finestra

è verde. Hai detto: lascio polvere

e ruggine, anche loro hanno chiesto di te.

Verde veleno, inchiostro e miniature

mortai boccali medicamenti alambicchi.

O onesto speziale, il tuo veleno è rapido

come Ofelia prepara la sua culla

quel colore minerale dentro cui resterà

nel sempre di un Principio senza tregua

povero angelo, povera bambina.

Mani di uomo che fuma, donna acqua

e oro. La finestra non ha casa,

la finestra è verde, il legno mangiato.

Chissà cosa vedranno gli ospiti

quando apriranno il suo gancio

gli ospiti che apriranno la finestra.

Se vedranno la luce di tremenda maestà

trasparente come ambra. La finestra

non ha casa. La finestra è verde.

La casa splende

 

*

[Dal libro La sposa nera, I libri dell’Arca, Edizioni Joker, Novi Ligure, 2016]

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