Minchiababba e Babbannacchia 2.0

31 ottobre 2016
Pubblicato da

di Antonio Sparzani

Il 19 agosto 2005 ero appena entrato in Nazione Indiana e non sapevo ancora bene, io, un fisico piombato in un mondo di letterati e poeti, cosa avrei potuto e saputo fare, ovvero pubblicare. Ma in quei giorni del luglio avevo appena conosciuto la poesia di Jolanda Insana e ne ero entusiasta, come del resto rimango tuttora, così che per tutto l’agosto pubblicai suoi testi, il primo qui.
Jolanda Insana (Messina 1937) ci ha lasciati il 27 ottobre scorso.
Per cui ripubblico qui con grande dolore la prima poesia (che dà il titolo a questo post) che avevo allora pubblicato, e poi un’altra di vari anni dopo. Notizie sulla poetessa si possono trovare qui e più diffusamente qui, ma il meglio è ovviamente leggere le sue varie raccolte.
1
non dovea pigliare latte
ma restare con la bocca secca
avvoltolata in spine santare
2
m’avventai con la zapponella
per farti glinglòn
ma eri della cosca
e io finii coglibosca
3
nericata e smorfiosa
rùmmicarùmmica
continua camorrìa
sarà un modo nuovo di fare
poesia
4
malanova pigli e quagli il sangue
all’orba d’una minchiona
che chiamata in aiuto
apri gli occhi e m’atterri
5
culoperciato
ho la legna a malo
passo
e il fiato grosso
6
per non dare sazio a quella rompina
rompigliona rompiculo d’una morte
la vita se ne va
con gli occhi aperti
7
che scanto
quando la minchiababba e babbannacchia
ci prende per stanchezza con il fiato di fuori
8
faccia di sticchiozuccheràto
non aspettarti gioie
da minchiapassoluta

[da Sciarra amara, nell’antologia di poeti Guanda 1977]

L’offerta
la smania di dire i mesi e i giorni
quando la macchia è più odorosa e annoda le parole
e poi è la casa dello scontro dove disfatto il nodo
tre volte sigillato resta il nome
nell’offerta del sonno e del sorriso
ma la mano getta sale e spezzando l’incanto
spezza la schiena
e così scopro che i ruscelli vanno dov’è
il loro cammino
davanti a sé
e non contenta acchiappo il primo piccone che trovo
per segnare la traccia del letto e però sbaglio
e scavo una cateratta
dove saltare o non saltare è questione di acqua

attratta dal suo fuoco tambura e ramazza
nel varco costruito togliendo

attiva l’aria bianca e nel poco rampollare
gran piacere sentono le piante e a ogni animale
chiedono conto del loro sangue e della vita
per non lasciarsi né sfasciare né sfaldellare

dove potrebbe tramontare la luna
se non ci fossero montagne
e non ci fossi tu a credere che le montagne esistono
perché la luna possa tramontare
dopo il turbamento dell’alveare

si sbarazza della spoglia e ridiventa giovane
l’anima prima gelata e rannicchiata
e non è per meraviglia di un momento
che pernotta in orazione

per banchettare alle mense del sole
ho abbandonato il nero nadìr e l’insulto
e fattami una nella mano e nel cuore
ho perso la doppia vista

il meglio che ho perduto fu la lama del coltello
soperchiata per lusinga più che per minaccia

e incontro a sì bella sorte
uscita da una via oscura e addormentata
vado a cogliere anemoni azzurri in buone terre
leggere e non sassose
dimenticando la lama e ogni ferimento
poiché non c’è nessuna colpa nella raccolta

disse una parola
e ne fui bruciata
perché non c’è nulla di nascosto e tutto è rivelato
[da Medicina carnale, Il Nuovo Specchio Mondadori, 1994]

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2 Responses to Minchiababba e Babbannacchia 2.0

  1. Stefi il 1 novembre 2016 alle 10:41

    Grazie per avermi fatta conoscere questa immensa poetessa, @Antonio Spanzani. Anch’io sono appena entrata a dare un’occhiata OGGI a NI, ma soltanto dopo aver letto @Francesco Borrasso e la sua LA BAMBINA CELESTE, che pare abbia mosso i primi passi letterari proprio qui. Non so ancora bene come funzioni il tutto, ma direi che leggerti e leggere @Jolanda Insana è stata una splendida iniziazione, per me scrittrice e prima ancora lettrice.

  2. sergio garufi il 4 novembre 2016 alle 22:18

    “Il 19 agosto 2005 ero appena entrato in Nazione Indiana”

    bei tempi quelli

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