Glenn Gould e l’Idea del Nord

9 novembre 2016
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di Roberto Lana

Glenn Gould da sempre ha suscitato una grande attenzione da parte di studiosi, biografi, musicologi, ma anche di semplici appassionati che hanno trovato nel pianista canadese la combinazione ideale di eccellenza interpretativa ed eccentricità. La vecchia, ma sempre efficace, accoppiata genio e sregolatezza.

La maggior parte delle pubblicazioni a lui dedicate si concentrano sulla peculiarità del suo repertorio pianistico, sulla postura, sulla sua prodigiosa memoria o sulla spasmodica ricerca del pianoforte perfetto1. Poco, troppo poco, sulla sua attività di autore radiofonico.

È giunto quindi il momento di mettere in luce la qualità della sua produzione radiofonica, in particolare del primo episodio della Trilogia della Solitudine 2The Idea of North, trasmesso il 28 dicembre 1967 dal secondo canale della Canadian Broadcasting Company, in occasione del primo centenario della Confederazione Canadese.

Il programma presenta caratteristiche formali innovative, sintetizzabili nella formula del contrappunto radiofonico, che segnerà la successiva produzione radiofonica di Gould. Si tratta di un docudramma sulla regione settentrionale del Canada: quattro personaggi in viaggio per Fort Churchill, la località canadese più a nord raggiungibile in treno, si confrontano sulla loro esperienza nel grande Nord. Un quinto personaggio Wally McLean – realmente conosciuto da Gould proprio su quel treno qualche anno prima – ha la funzione di narratore e di sintesi.

The Idea of North è un’occasione per riflettere sull’idea di solitudine, che non è un’esclusività del Nord, né la prerogativa di coloro che vi si trasferiscono, ma che accomuna chiunque decida di vivere isolato. Si tratta di un’idea astratta del Nord realizzata raccontando le esperienze di vita di quattro personaggi reali che per ragioni differenti hanno deciso di spendere parte della loro vita nel Nord, con aspettative e reazioni diverse.

Il programma radiofonico di Gould è una vera e propria opera musicale, in cui gli interlocutori costituiscono le voci di una complessa tessitura che sembra raccogliere l’eredità della Sprechstimme del Pierrot Lunaire di Schoenberg e del contrappunto, realizzando così una forma originale di composizione.

In fondo Gould poteva davvero definirsi «uno scrittore, compositore e produttore radiotelevisivo che suona il piano nei ritagli di tempo». Un compositore.

La genesi
Nel giugno del 1965, abbandonata la vita da concertista3, Gould si concesse un viaggio di oltre mille miglia, da Winnipeg e Churchill, nel Manitoba, sulla riva sud-ovest della Baia di Hudson. Il viaggio fu una vera fonte di ispirazione. Tornò a Toronto con un entusiasmo per il Nord che lo aiutò ad «attraversare un altro detestabile inverno di vita cittadina»4, cominciò a documentarsi sulla regione del Nord del Canada e a considerare come poter utilizzare gli spunti e le idee frutto del viaggio in una forma artistica, qualunque essa fosse.

Nel 1967, anno del centesimo anniversario della Confederazione Canadese, la CBC ebbe a disposizione un budget straordinario per la produzione di programmi celebrativi dedicati al Canada.

All’inizio dell’anno, la produttrice del programma, Janet Somerville, chiamò Gould ed egli immediatamente le suggerì il titolo del programma: The Idea of North. Gould passò buona parte dell’anno a concepire il programma e a selezionare le persone da intervistare. L’intero programma era già concepito nei minimi dettagli. Glenn Gould intendeva realizzare un’opera di «stati d’animo» con gli interventi di un gruppo di persone che, per scelta o per necessità, avessero vissuto l’esperienza del Nord e sperimentato diversi livelli di solitudine.

Dopo aver pensato a un numero maggiore di interlocutori, la scelta si limitò a quattro personaggi più un narratore, simulando delle conversazioni nella carrozza ristorante del treno diretto a Churchill. L’ascoltatore avrebbe svolto il ruolo del cameriere, passando accanto ai viaggiatori, cogliendo brani di conversazioni, a volte sovrapposte, a seconda della distanza dai tavoli.

La sovrapposizione delle voci è l’aspetto che caratterizza maggiormente i documentari di Gould e il percorso che porta il compositore a una scelta così singolare è ancora oggi poco chiaro. Gould pensava di dividere il programma in cinque episodi, uno per personaggio, senza dubbio una «cattiva eredità dei modelli ascoltati in gioventù»5 e raccontare cinque storie servendosi ogni volta di un personaggio, mentre gli altri quattro avrebbero avuto diritto a una battuta o poco più. Era quindi già prevista una certa dose di contrappunto, ma ancora troppo legata a un andamento monofonico e lineare.

Poco più di un mese prima del termine dei lavori Gould si accorse di essere lontano da ciò che intendeva realizzare e di non riuscire a differenziare sufficientemente i personaggi né a creare situazioni drammatiche all’interno della forma documentaria.

Dopo un primo e intenso lavoro di montaggio si trovò di fronte a circa ottanta minuti di trasmissione, mentre il programma ne prevedeva solo sessanta. Si rendeva necessario eliminare una scena, ma nessuna sembrava essere sacrificabile; l’idea di far parlare simultaneamente due o più personaggi fu quindi dettata tanto dalla necessità di contenere i tempi di trasmissione quanto dall’esperienza musicale e sensoriale di Gould, capace di comprendere distintamente più stimoli acustici simultanei. Ma anche lo spettatore medio sarebbe in grado di assimilare informazioni complesse, comprenderle e di reagire di conseguenza: la fiducia di Gould nelle capacità critiche del pubblico è riscontrabile anche nei celebri articoli relativi al processo di registrazione e di montaggio pubblicati sulla rivista «High Fidelity»6. Egli pensava che si potesse lavorare con le voci dei narratori come se corrispondessero alle singole linee vocali di un componimento contrappuntistico, tanto da poterle distinguere, anche nei momenti di sovrapposizione.

La sfida era quella di lavorare sulle prospettive, sul senso dello spazio e della prossimità. The Idea of North era registrato ancora in mono e non era quindi possibile assegnare una posizione nel panorama stereofonico ai singoli personaggi. Gould volle creare invece una serie di caratteri drammatici, utilizzando una serie di accorgimenti per dare rilievo alle voci in modo dinamico e renderle comprensibili anche in caso di sovrapposizione.

Per realizzare ciò fu indispensabile la collaborazione con il tecnico del suono Lorne Tulk. La loro collaborazione al tempo di North fu estremamente intensa: lavorarono al missaggio per circa tre settimane, spesso fino all’alba, ad un ritmo insostenibile ben oltre le ore previste dal contratto. Tulk nutriva una totale devozione per Gould e, guardandoli lavorare fianco a fianco, Janet Somerville non poteva fare a meno di pensare a Don Chisciotte e Sancho Panza.

La loro sfida contro i mulini a vento era appena cominciata.

I personaggi
L’intera idea narrativa di North ruota attorno al numero cinque. Cinque scene, cinque personaggi, cinque punti di vista differenti sul Nord. Vi è inoltre un sesto personaggio che resta in scena per tutta la durata della trasmissione: si tratta del suono del treno che, a guisa di basso continuo, accompagna le conversazioni dei personaggi, dando loro un forte senso di continuità. Gould riteneva che questo aspetto costante dei suoi documentari radiofonici (in North è il treno, in The Latecomers è il rumore del mare, in The Quiet in the Land, la funzione religiosa dei Mennoniti) fosse derivata dalla sua esperienza di organista, dal conforto e dalla stabilità che i bassi organistici consentono7.

Per la stesura della sceneggiatura del documentario Gould utilizzò i personaggi nello stesso modo in cui si scrive una pièce teatrale. Voleva poter disporre di punti di vista differenti: un entusiasta, un cinico, un funzionario preposto al controllo del bilancio e un disilluso dal Nord. Voleva inoltre qualcuno la cui esperienza potesse racchiudere le posizioni di tutti gli altri personaggi. Naturalmente la voce di questo narratore sarebbe stata quella di Wally McLean, i cui discorsi sul treno avevano ispirato la sceneggiatura di The Idea of North.

 

La partitura

La partitura

Gould trovò dei personaggi particolarmente espressivi e rappresentativi di ciascun punto di vista: un’infermiera, un geografo, un antropologo e un funzionario governativo.

Nessuno dei personaggi si incontrò durante la produzione della trasmissione: furono intervistati e registrati separatamente. McLean per primo, nel fine settimana del giorno del Ringraziamento, a Winnipeg; in seguito vennero intervistati gli altri quattro, tra Toronto e Ottawa, con un Ampex 350 mono, allora utilizzato presso gli studi della CBC.

La prima voce a prendere la parola in North è quella di Marianne Schroeder, l’infermiera che incarna la disillusione di chi va al Nord alla ricerca del proprio avvenire. Schroeder inizia il suo intervento dichiarando di essere affascinata dal Nord; si nota un entusiasmo quasi puerile nei confronti del paesaggio nordico e la rassicurante ricerca di luoghi comuni come la presenza di orsi polari o foche. Nell’arco di poco più di un minuto, però affiorano le prime avvisaglie del disincanto che accompagnerà sempre più il suo racconto. Marianne ha l’impressione di addentrarsi nel nulla e più avanzava verso il Nord, più il paesaggio le appare monotono.

Nella terza scena Marianne Schroeder riconosce il fallimento della propria permanenza nel Nord.

L’apice della sua disperazione viene toccato nel punto centrale del movimento di Rondò della terza scena. Schroeder è sempre più insicura, non sa più quale sia il suo scopo e si interroga se, andando al Nord, abbia effettivamente compiuto la scelta migliore.

In quanto donna è molto attenta alla condizione e alla funzione femminile nella società del Nord. Osserva con amarezza che la donna occupa un ruolo marginale nella società degli Eskimo – dove la nascita di una figlia femmina è vista come una disgrazia, tale da essere chiamata Karmala, “parassita” –, comprendendo a fondo la loro ostilità nei confronti del sesso femminile, soprattutto della donna bianca e con una carica autorevole.

Frank Vallee è il secondo personaggio in ordine di apparizione in The Idea of North. È un sociologo incaricato del governo federale nell’Artico Centrale che, a parte un breve intervento nel prologo, occupa solo la parte centrale dell’opera.

Il Nord gli sembra irritante e si mostra insofferente nei confronti delle idee romantiche dei suoi interlocutori. Si sente a disagio nei grandi spazi del Nord, soffre di una sorta di agorafobia e trova nell’immensità dei paesaggi del Nord il concreto pericolo di perdersi.

Vallee ha un’idea assolutamente anti-romantica dell’impegno al Nord. Lo paragona a una brutta fidanzata della quale tutti vedono i difetti tranne lo sposo, che dopo poco ne rimarrà profondamente deluso. L’innamoramento nei confronti del Nord dura poco ed è frutto di una visione idealizzata e romantica, che svanisce al primo contatto.

Il terzo interlocutore a prendere la parola è Bob Phillips, un funzionario federale e membro del Consiglio della corona. Ha un atteggiamento decisamente pragmatico ed è convinto che il governo possa contribuire a migliorare le condizioni di vita della popolazione attraverso l’istituzione degli insediamenti e la politica di sviluppo del Nord.

Il pragmatismo di Phillips si manifesta in tutta la sua forza quando riconosce che tutte le idee romantiche che si trovano sui libri di scuola sono vecchie illusioni. La vera integrazione e il vero successo del programma di sviluppo del Nord sarà raggiunto quando il primo Eskimo si alzerà per difendere la propria identità, piuttosto che farsene attribuire una gradita ai bianchi.

Gould, nella quinta scena, assegna a Phillips un lunghissimo intervento che la occupa quasi per intero. Ha una visione decisamente realistica del futuro dei territori del Nord. Li immagina – con estrema soddisfazione – simili al resto del Canada e alle periferie delle grandi città, soprattutto per gli aspetti deteriori.

Jim Lotz è un geografo e antropologo inglese, docente presso l’università di St. Paul a Ottawa. È l’ultimo dei personaggi a prendere la parola. Il suo è un atteggiamento entusiasta, utopico e a tratti ingenuo nei confronti del Nord. In un paese dove la possibilità di sfruttamento agricolo è pari a zero, la (r)esistenza dell’uomo nel Nord per lui è quasi grottesca.

Nel 1960 partecipò per il Ministero del Nord ad una ricerca sugli squatters di Whitehorse nello Yukon, riuscendo a dimostrare che non si trattava di delinquenti, ma semplicemente di persone con un differente punto di vista sul mondo.

Il Nord non è semplicemente un luogo, ancorché eccezionale. È uno stato mentale, un processo. Come per i cercatori d’oro: non si tratta di possedere il prezioso metallo, la sfida è la ricerca stessa. L’esperienza di vita nel Nord è questo. Una ricerca.

Lotz si scontra con la posizione di Phillips, vede nel Nord la grande potenzialità di diventare un laboratorio all’aria aperta dove gli studenti potranno sperimentare la biologia, la botanica e studiare complessi problemi di cambiamento sociale.

Il personaggio più emblematico e in buona sostanza il responsabile dell’ispirazione di Gould nella stesura di North è Wally McLean, l’unico tra gli interlocutori del programma che si trovava realmente sul Muskeg Express con Gould nel viaggio dell’estate 1965.

McLean ha una posizione di spicco rispetto agli altri personaggi. Nonostante non sia il primo a prendere la parola, è colui che apre effettivamente l’opera: il prologo ha la stessa funzione dell’ouverture in un’opera lirica, ci suggerisce il tema, qualche motivo, nel caso specifico la particolarità della forma del contrappunto radiofonico; l’introduzione di Gould, poco più di un paio di minuti, ha una funzione di mera presentazione e di contestualizzazione al pubblico radiofonico.

Possiamo così affermare che l’intera opera viene aperta e chiusa da McLean. È la cornice, il fondamento e il coronamento di North. Non è difficile quindi trovare nella persona di McLean l’alter ego di Gould.

L’idea del Nord per McLean è come un viaggio, un lungo viaggio che costringe a confrontarsi con sé stessi. E la monotonia del viaggio e dello stesso paesaggio è parte del sentimento di infinito che caratterizza il Nord e le sensazioni di chi vi si confronta.

L’epilogo è completamente occupato da un lungo e intenso intervento di McLean, sottolineato dall’ultimo movimento della Quinta Sinfonia di Sibelius. È una lunga riflessione sul profondo significato del Nord, una sintesi che rappresenta pienamente il pensiero di Gould.

Lettura della traduzione italiana del prologo di North in occasione della presentazione del graphic-novel Glenn Gould, una vita fuori tempo di Sandrine Revel

La struttura
I documentari di Gould richiedevano un tipo di ascoltatore esperto, molto diverso dal pubblico dei notiziari e dei programmi di intrattenimento della CBC. Ciò è vero soprattutto per North, che fu il primo esempio di contrappunto radiofonico e che, di conseguenza, generò il più profondo smarrimento tra gli ascoltatori8.

Egli era profondamente consapevole e orgoglioso di ciò che aveva realizzato con i suoi documentari radiofonici, tanto da dichiarare, nel programma televisivo The well-tempered listener,9 che riteneva irrealistico non considerare il lavoro di montaggio radiofonico una vera e propria composizione musicale.

Già Marshall McLuhan, in un’intervista con Gould, aveva espresso il profondo convincimento che la parola è sempre musica, è una forma di canto e che, d’altra parte, nell’esperienza della musica concreta e aleatoria ogni elemento acustico ha dignità di materia musicale. Non era solo Gould, quindi, a essere pronto per un’esperienza così innovativa. Janet Somerville, la produttrice della serie radiofonica Ideas, dichiarò che North era vera musica, una «Finlandia» per il Canada. Nientemeno.

L’opera si divide in cinque sezioni, anticipate da un prologo – una forma di sonata-trio – della durata di circa tre minuti e da una breve introduzione dell’autore, con la presentazione dei personaggi e del contenuto, seguite da un epilogo di nove minuti, in cui – unico caso in tutta la trasmissione – è presente un brano di musica convenzionale: il terzo movimento della Quinta Sinfonia di Sibelius, diretta da Von Karajan.

Qui Wally McLean riassume magistralmente i temi toccati nel programma e propone un’originale sintesi, che possiamo considerare come la posizione dello stesso Gould.

Prospettive
La messa in onda di North provocò lo sconcerto di molti ascoltatori, ma anche l’unanime consenso da parte dei critici, che ne apprezzarono la tecnica estremamente raffinata e la coraggiosa innovazione formale.

Il documentario radiofonico tradizionale era stato completamente reinventato. I critici se ne accorsero immediatamente e Barbara Frum, nelle pagine del «Toronto Daily Star»10 mise in guardia sul pericolo di un’imitazione puramente formale del nuovo linguaggio, relativamente facile da ottenere, ma con ogni probabilità priva del senso di equilibrio e della raffinatezza di cui solo Gould era stato capace. Egli passò gli ultimi anni della sua vita diviso tra le incisioni pianistiche e la realizzazione di questo nuovo tipo di composizione musicale, del quale poteva a ragione considerarsi il precursore.

Oltre a North Gould portò a compimento, dal 1967 al 1977, altri due documentari radiofonici legati al concetto di solitudine e riguardanti territori e popolazioni del Canada, come l’isola di Terranova a cui dedicò The Latecomers e la comunità dei Mennoniti, protagonista dell’ultimo episodio della trilogia della solitudine, The Quiet in the Land.

La lungimirante volontà di incidere i documentari radiofonici su disco11 ha facilitato la loro diffusione e la possibilità di farne materia di studio e di ispirazione. Gould aveva ridefinito la forma del documentario radiofonico, creando un docudramma, una sintesi di tre discipline: documentario, teatro e musica, con una potenziale influenza su ciascuna di queste arti12.

La notorietà di Gould scrittore, saggista, compositore e produttore radio-televisivo non è paragonabile alla sua fama di pianista. Tuttavia Gould era tutto questo e la sua complessa personalità artistica non può prescindere da nessuno di questi aspetti che si influenzano profondamente l’un l’altro13. L’intera sua produzione esecutiva, compositiva e musicologica presenta ancora oggi una visione estremamente personale e innovativa su repertori e musicisti a volte trascurati.

In particolare, l’eredità dei documentari radiofonici di Gould è ancora lungi dall’essere esaurita e l’originalità delle idee formali e delle riflessioni contenute nelle sue trasmissioni è estremamente attuale, sebbene poco indagata. A più di trent’anni dalla morte del compositore, il contrappunto radiofonico deve ancora rompere il muro della diffidenza di coloro che faticano a considerarlo musica a tutti gli effetti. Musica la cui forza ci ispira e sorprende ancora oggi e chissà per quanto tempo ancora.

In occasione della presentazione del recente graphic-novel Glenn Gould, una vita fuori tempo di Sandrine Revel, gli attori Massimiliano Grazioli, Alberto Branca e Francesca Grisenti hanno dato vita alla lettura del prologo di Nord davanti ad un ammirato Bruno Monsaingeon. La reazione di attento stupore del pubblico presente ha dato prova evidente della vitalità dell’opera di Gould.

(Questo articolo è la riduzione e adattamento di un testo precedentemente pubblicato sulla «Nuova Rivista Musicale Italiana», n. 4/2012. Ringraziamo Giacomo Verri per averlo segnalato a Nazione Indiana)

  1. A tale proposito rimando all’esauriente testo di Katie Hafner, Glenn Gould e la ricerca del pianoforte perfetto, edito da Einaudi, 2009 []
  2. The Solitude Trilogy comprende The Idea of North 1967, The Latecomers 1969 e The Quiet in the Land 1977 []
  3. Gould diede l’ultimo concerto il 10 aprile 1964 presso il Wilshire Ebell Theatre a Los Angeles []
  4. G. Gould, Lettere, a cura di J. Roberts e G. Guertin, Milano, Rosellina Archinto, 1993, p. 72. []
  5. J. Jessop, Quando la radio diventa musica, in No, non sono un eccentrico, a cura di Bruno Monsaingeon, Torino, EDT, 1989, pag. 78. []
  6. G. Gould, The prospects of Recordings, in «High Fidelity», aprile 1966 e The grass is always greener in the outtakes, in «High Fidelity», agosto 1975. []
  7. J. Jessop, cit. []
  8. Dopo la trasmissione, la sera del 28 dicembre 1967, decine di ascoltatori telefonarono alla CBC, lamentando quello che credevano essere un problema di ricezione radiofonica. []
  9. Programma televisivo della CBC-NET trasmesso il 18 febbraio 1970. []
  10. Barbara Frum, Gould documentary the best of Ideas, in «Toronto Daily Star», 30 dicembre 1967. []
  11. La registrazione dei documentari, alla quale si rimanda per l’ascolto completo dell’opera, si trova in The Solitude Trilogy, CBC records, PSCD 2003-3 e sulle più diffuse piattaforme per il download digitale. []
  12. Il regista e attore Benoit Giros ha realizzato lo spettacolo teatrale L’idée du Nord, messo in scena presso il Théâtre National de Strasbourg, nel novembre 2010. []
  13. Richard Kostelanetz, The Art of Radio in North America, Archae Editions, Ridgewood-soHo, NY, 2011. []

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3 Responses to Glenn Gould e l’Idea del Nord

  1. orsola puecher il 9 novembre 2016 alle 09:13

    Bellissimo articolo. Grazie.

    Bellissimo anche il documentario filmato del 1970 scritto da Gould e realizzato da Judith Pearlman su The idea of North

    The Idea of North is part filmed docudrama, part fantasy, part forerunner of music television. Based on the radio play by Glenn Gould, North’s montage of words, images and music tells a universal story of the quest for our last frontier. A young man boards a train going North. It is a real train on a scheduled run, yet also a train of mind and mythology. As the journey unfolds, he chats with a seasoned guide, and passes his time in reading, watching the rugged landscape and speculating about his fellow travelers. He encounters four of them in his imagination, sharing their memories and the challenges that transformed their lives in the North. Together, they describe the final playing-out of man’s two dreams: Eldorado and Utopia, both unattainable. At the journey’s end, he descends to meet his future, walking away from the camera until he disappears into the North, perhaps forever.
     
    [Written by Judith Pearlman]

     

     
    Questa la trascrizione integrale:
     
    https://docs.google.com/viewer?a=v&pid=sites&srcid=ZGVmYXVsdGRvbWFpbnxnZ2ZtaW5vcnxneDo1MDE2OGIxNjRkYjYyODkw
     
    ,\\’

    • Lilian Lotichius il 13 novembre 2016 alle 21:09

      Grazie per l’analisi fantastica della produzione radiofonica di Glenn Gould. La spiegazione chiara del contrappunto mi ha aiutato a capire il modo in cui il pianista strutturò l’elemento audio innovativo del suo documentario, che non ancora conoscevo. Nel film mi ha toccato il più il discorso di un interlocutore sul rumore della civiltà: se non possiamo selezionare, capire e usare quello che sentiamo, infatti siamo perduti, non solo come ascoltatori ma come esseri umani.
      Nonostante per me personalmente l’artisticità geniale di Glenn Gould come pianista sia completamente perfetta, pura e autentica, anche la sua creatività filmica mi è piaciuta. Lilian Lotichius, una pianista olandese

      • Roberto il 15 novembre 2016 alle 12:47

        Mille grazie per l’apprezzamento.
        Roberto Lana

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