“Antologia di Spoon River”, la riedizione

21 novembre 2016
Pubblicato da

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di Edgar Lee Masters

traduzione di Luigi Ballerini

[Come alcuni classici letti troppo presto, letti con troppa foga, Antologia di Spoon River è stata per alcuni di noi una lettura distratta, sorvolante. Le nuove edizioni, che includono come in questo caso una nuova traduzione, con tanto di saggio critico, biografia e note del traduttore, hanno anche questo prezioso compito: scuotere una memoria intorpidita e pregiudiziale, sollecitare una nuova lettura, più consapevole, agguerrita. Luigi Ballerini non poteva essere curatore e traduttore più adatto, per ridare all’opera di Edgar Lee Masters l’impatto di un classico fronteggiato a contropelo, in grado di giungere a noi come un contemporaneo. (E si potrà ora avvicinare all’Antologia di Spoon River del 1915 un altro straordinario libro del Novecento nordamericano, Testimony di Charles Reznikoff, apparso cinquant’anni dopo. Nelle biografie di entrambi gli autori hanno contato, seppure con un peso diverso, gli studi di legge e il mestiere di avvocato.) Una parola di gratitudine, infine, per Ballerini che, da La rosa disabitata. Poesia trascendentale americana (Feltrinelli 1981, curata con Richard Milazzo), passando per l’antologia delle poesia di Gertrude Stein (Marsilio, 1999) e giungendo al lavoro con Paul Vangelisti sulla Nuova poesia americana (Mondadori, 2005, 2006, 2009), ci ha offerto l’opportunità di conoscere un numero importante di autori statunitensi poco o mai tradotti in Italia. E lo ha fatto, conciliando l’erudizione dell’accademico e la passione partigiana del poeta che anche è. a. i.]

.

FRANKLIN JONES

 

Fossi vissuto un anno di più

Avrei terminato la mia macchina volante.

Sarei diventato ricco e famoso.

È giustissimo pertanto che il marmista

cercando di scolpire per me una colomba

ne abbia fatta una che assomiglia a una gallina.

Che altro succede al mondo se non questo

uscire dal guscio e correre su e giù per l’aia

fino al giorno che ti mozzano la testa?

L’uomo però ha il cervello di un angelo

e della scure si accorge fin dall’inizio!

 

*

 

AMOS SIBLEY

 

Non avevo temperamento, né forza d’animo, né pazienza,

doti che invece la gente del paese mi attribuiva, vedendo

che sopportavo mia moglie e che, predicando, continuavo

a fare il mestiere per cui Dio mi aveva scelto. Ma io

aborrivo quella megera, quella libertina.

Mi erano noti i suoi adulteri, uno per uno.

Ma anche così, se avessi chiesto il divorzio avrei

dovuto rinunciare al ministero religioso.

Sicché per continuare a svolgere il lavoro di Dio e poterne

poi godere i frutti, la sopportavo!

Ho dunque mentito a me stesso!

E a tutta Spoon River!

Intanto però ho tenuto conferenze, mi sono candidato

al consiglio regionale, ho fatto il promotore di libri, sempre

con un’idea fissa in testa: se faccio abbastanza soldi, divorzio.

 

*

 

JULIA MILLER

 

Quella mattina avevamo litigato.

Capirete: lui sessantacinque anni e io trenta.

E poi avevo i nervi a fior di pelle per il bimbo

che avevo in grembo e mi spaventava l’idea

di metterlo al mondo. Ho ripensato all’ultima lettera

ricevuta da quell’anima smarrita

il cui abbandono avevo coperto

facendomi sposare da un vecchio.

Poi ho preso della morfina e mi sono messa a leggere.

Attraverso il buio che mi ha oscurato la vista

Vedo ancora il baluginio di queste parole:

“E Gesù gli rispose, In verità

Io ti dico: oggi tu sarai

Con me nel paradiso”.

 

*

 

ANDY LA GUARDIANA NOTTURNA

 

Con la mia zimarra spagnola,

il mio vecchio cappellaccio,

le calosce di feltro,

e Tyke, il mio cane fedele,

con un bastone di noce, tutto nodi,

e una lanterna a oblò,

saltellavo in piazza di porta

in porta sotto le stelle orbitanti, a mezzanotte,

mentre, mossa dal vento,

la campana bisbigliava dalla torre;

e i passi strascicati del vecchio dottor Hill

risuonavano come quelli di un sonnambulo;

poi, lontano, il canto del gallo.

Adesso qualcun altro veglia su Spoon River

Come altri l’hanno vegliata prima di me.

E noi ce ne stiamo qui, il dottor Hill e io,

dove nessun ladro forza serrature,

e non c’è bisogno di sorvegliare più niente.

 

*

 

JOHN M. CHURCH

 

Ero il legale delle Ferrovie “Q”

e della Società di Assicurazioni che aveva

come clienti i proprietari della miniera.

Ho manovrato giudici e giurati,

e magistrati, per respingere le querele

degli sciancati, delle vedove e degli orfani,

e in tal modo ho messo insieme una fortuna.

In un discorso magniloquente l’associazione

Degli avvocati ha tessuto l’elogio delle mie virtù.

Moltissimi anche gli omaggi floreali –

ma i topi mi hanno divorato il cuore

e un serpente si è annidato nel mio cranio!

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3 Responses to “Antologia di Spoon River”, la riedizione

  1. adriano il 21 novembre 2016 alle 09:19

    “ Martedì 5 ottobre 1999 – A proposito di cadaveri, penso che questo diario nella migliore delle ipotesi è un cimitero. Un cimitero all’inglese, di quelli che piacevano alla mamma, con molto verde fra le tombe, anzi anche troppo. Perché è tutto pieno di erbacce, è mal curato, più che un giardino è un intrico, un labirinto, un grande casino. E le tombe poi: si leggono appena i nomi dei morti, e delle scritte sulle lapidi quasi più niente. Così i cari estinti non solo non si vedono, ma non si sentono quasi più. Non è un’Antologia di Spoon River – che piaceva alla mamma, ma a me non tanto -, anzi non è nemmeno letteratura. È una specie di fossa comune, di carnaio, di ammucchiata fetida. Un disastro orribile, uno scempio infinito. È un giornale, insomma. E nemmeno mi pagano. “.

  2. diamonds il 21 novembre 2016 alle 12:35

    come sempre in queste occasioni, quando si tratta di tradurre nuovamente dei classici, mi chiedo quanto ci sia di valido in queste operazioni. Poi vado alla sostanza delle cose e spesso sono felice di riscontare che il mio era solo un pregiudizio un po snob (e comunque onore al lavoro oscuro di tutti i traduttori)

    Bisticciammo quella mattina,
    perchè lui aveva sessantacinque anni, e io trenta,
    ed ero nervosa e greve del bimbo
    la cui nascita mi atterriva.
    Io pensavo all’ultima lettera scrittami
    da quella giovane anima straniata
    il cui abbandono nascosi
    sposando quel vecchio.
    Poi presi la morfina e sedetti a leggere.
    Attraverso l’oscurità che mi scese sugli occhi
    io vedo ancora la luce vacillante di queste parole:
    “E Gesù gli disse: In verità
    io ti dico, Oggi tu
    sarai con me in paradiso”.

  3. carlo carlucci il 21 novembre 2016 alle 21:33

    Si tratta di un classico della lett. americana. Incarnato, scolpito nella sua lingua. Dunque imperfettibile. La lingua che trans-duce non é omologa (salvo rarissimi casi) all’originale. E dunque tale lingua invecchia nel giro di qualche decennio. Va fuori corso. E dunque si ritraduce piú o meno bene.La nuova traduzione sembra scorrere salvo….’promotore di libri’….’scrittami’ che non rispetta l’andamento colloquiale….idem l’imperfetto ‘le querele degli orfani…’

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