Essi vivono

24 novembre 2016
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[Nell’ambito del Primo Festival di DeriveApprodi 25/26/27 novembre, Nanni Balestrini, Maria Teresa Carbone, Andrea Cortellessa, presentano presso il Nuovo Cinema Palazzo “L’invasione aliena”, il nuovo almanacco di Alfabeta2, coedito insieme a DeriveApprodi Editore. Presento qui il mio testo incluso nel volume. Indicazioni sugli autori e i materiali raccolti, in coda al post. a. i.]
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di Andrea Inglese

Essi vivono malgrado i nostri tentativi di reperimento per pattugliamenti celesti e radiocronache degli spazi profondi, essi vivono oltre i nostri sforzi d’immaginarli in formato cinematografico, essi vivono nonostante l’incontro ravvicinato, l’ospitalità ipocrita, la pugnalata alla schiena, essi vivono pur nel cruccio nostro di studiarne le forme di commercio e di circolazione sanguigna, essi vivono malgrado i nostri servizi d’anatomia e antropologia comparata, passati indenni attraverso le visite coatte, le reclusioni in quarantena, i test cognitivi, le alleanze politiche, la colonizzazione economica, essi vivono anche se gli abbiamo fatto cattiva pubblicità, e hanno subito diversi gradi di diffamazione planetaria, essi vivono pur essendo stati messi al bando, ed avendo perso tutto, persino la voce, essi vivono con la schiuma dei nostri sputi freschi sul dorso, con gli abiti da cerimonia inzuppati dal nostro piscio, essi vivono come l’ultima nostra speranza, puramente regressiva, puerile, di uscire da noi stessi, di punirci in altre spoglie, di trovare l’occasione buona per liberarci di noi.

Essi sono giunti, forse per contagio chimico, o semplice infiltrazione fisica, o per sentito dire, come cosa mentale, senza spessore e consistenza, ma sono ora imparentati, con le madri prima di tutto, le nostre, e diventeranno fratellastri, sono anche impiantati su tutta la superficie, con radici orizzontali moltiplicate, e germogliano, sono qui da noi, nei pressi, come le ombre e le correnti d’aria, si posano e scivolano oltre, entrano ed escono, sono dentro di noi, e sono come noi, hanno caratteristiche simili, ci assomigliano straordinariamente, non sono mai distinguibili, sono la stessa cosa, siamo noi e loro, in una lunga, irresoluta incertezza, e non si sa mai chi sta parlando o scrivendo, se noi o loro, che poi è lo stesso, sono semplicemente noi, lo giurano sulla loro madre, perché li abbiamo assimilati così bene, così a forza, oppure noi tutti siamo diventati come loro, per semplice mimetismo psico-fisico o alienazione spontanea, quindi siamo alieni puri, sempre migliorati, più extraumani, extravivi, siamo fuori dal pianeta alfine, pencolando vani.

Essi hanno strane abitudini alimentari, non toccano cibo per mesi, ma divorano cose non commestibili spesso solo con lo sguardo, ungono tutto quello che mangiano, ma ciò che mangiano non entra mai, non è mai assimilato, integrato, è un’intenzione, un’ipotesi, si muovono con tutti questi cibi addosso, sono coperti di cibi, ingranditi da essi, corazzati, tanto che quasi stanno fermi, come se il cibo e l’abitazione fossero una stessa cosa, una zona di lenta fermentazione, non riescono a consumarlo, in realtà, ma cresce intorno a loro, lo conservano e cumulano con maestria, sono molto avanti in questo, per anni non ne fanno nulla, attendono l’attimo propizio per un pasto risolutivo, decennale, in mezzo a quell’immondezzaio, a quella catasta di cose rotte, inservibili, umettate con cura, da quella saliva loro, ma non trovando mai un organo mandibolare e inghiottitore, nulla che mastichi, che deglutisca, ci navigano dentro, si scavano un angolo, un rifugio, non è come finire sotto terra, ben tumulati, loro da sotto, spalle al suolo, se lo guardano il cibo, come sepolti sotto una piramide gelatinosa, putrefatta, perché con la fame verrà un giorno anche la maturazione dei sistemi digerenti e ingerenti, loro ci credono nel cibo, hanno fede nel pasto finale, sboccerà un giorno, non si sa come, una bocca autentica, sulla loro compatta epidermide.

Essi non ammazzano quasi mai, hanno un profondissimo rispetto per la vita altrui, e anche evitano, fintantoché è possibile, lo spostamento di cose inanimate, alla carezza preferiscono uno sguardo lontano, e considerano le conversazioni di strada o di condominio delle elementari forme d’intrusione e manipolazione, amano le languidezze asiatiche, la meditazione durante il sonno, l’oblio durante gli svenimenti, ma fanno molto uso di sostanze che ammorbidiscono l’udito e la vista, e che divaricano pericolosamente il cervello, organo che hanno molto sviluppato, ma disfunzionante per un lungo periodo della loro esistenza, durante la quale si lasciano quasi morire, ma inquinando con i loro residui corporei l’intera catena alimentare, e prima di cominciare a disintossicarsi, riacquistando il pieno uso della loro mente brillante, hanno fatto terra bruciata intorno, avvelenato le falde, contaminato l’aria, sfigurato le specie amiche e circostanti.

Essi hanno un rapporto non facile con il denaro, alla carta-moneta preferiscono in genere forsennate dimostrazioni di comunismo carnale, durante le quali non sanno distinguere gli organi appropriati da quelli ostruzionistici, età propizie o meno, generi sessuali tra loro commisurati secondo natura o semplice arbitrio, e dentro gli orifizi soffiano infinite note per sinfonie sorde, ma appena hanno un minuto libero dal fottimento indiscriminato subito si mettono seduti a fare i conti, si procurano scrivanie e seggiole da ufficio, per contabilizzare, assegnando una cifra, ossia un valore economico assoluto, ad ogni piccolo contributo mentale o fisico alla loro esistenza, si chiudono saldamente nella privatezza dei calcoli, non dividono né spese né profitti, capitalizzano anche i battiti di ciglia e gli starnuti, e soprattutto sono enormemente tesi, e quei minuti di contabilità crescono, si dilatano, diventano settimane, intere stagioni, dove non trovano più la via dei cazzi e dei culi, delle bocche e delle fighe, e sono lì a contarsi le macchie sulla pelle, le mosche dentro la camera, i semi nella fetta di cocomero, guardandosi tutti in cagnesco, ognuno riparato, accartocciato, sulla seggiolina girevole, dietro la sua scrivania triste.

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L’invasione aliena

A cura di Nanni Balestrini, Maria Teresa Carbone, Andrea Cortellessa

Contributi di Andrea Cortellessa, Franco Berardi Bifo, Alberto Burgio, Letizia Paolozzi, Maria Teresa Carbone, Lucia Tozzi, Furio Colombo, Fabrizio Tonello, Giovanni Battista Zorzoli, Andrea Grignolio, Antonella Moscati, Paolo Godani, Franca Cavagnoli, Valentina Parisi, Daniele Cianfriglia e Chiara Veltri. Testi di Nanni Balestrini, Gherardo Bortolotti, Alessandra Carnaroli, Gabriele Frasca, Marco Giovenale, Andrea Inglese, Guido Mazzoni e Laura Pugno. Con immagini e una intervista a Luigi Ontani.

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L’almanacco. Cronaca di un anno

Una selezione di materiali da www.alfabeta2.it (settembre 2015-agosto 2016). Fra gli autori Giancarlo Alfano, Daniele Balicco, Mario Barenghi, Cecilia Bello Minciacchi, Franco Berardi, Dalila D’Amico, Lelio Demichelis, Valerio De Simone, Michele Emmer, Lorenzo Esposito, Francesco Fiorentino, Gianfranco Franchi, Federico Francucci, Andrea Fumagalli, Mario Gamba, Lisa Ginzburg, Angelo Guglielmi, Francesca Lazzarato, Michele Mezza, Paolo Morelli, Giulia Niccolai, Tommaso Ottonieri, Gabriele Pedullà, Maria Concetta Petrollo, Maria Cristina Reggio, Gigi Roggero, Enrico Testa, Antonello Tolve, Valentina Valentini, Riccardo Venturi e Paolo Zublena. Immagini da WAW

Women Artist of the World, a cura di Manuela Gandini e Francesca Pasini.

In apertura, Paolo Fabbri ricorda Umberto Eco.

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