Le cose possibili

11 dicembre 2016
Pubblicato da

lecosepossibili_copdi Martina Germani Riccardi

uno, uno, uno.
provo a pensare solo uno

e passano i primi venticinque metri.

due, due
neanche metto la testa fuori,
neanche la giro:
voglio restare qui sotto
né per difesa né per fiato, solo per
stare con me.

tre, tre

ogni tanto ci prova, qualche parola, a venire su

tre, quattro

non le lascio spazio.
le braccia vanno come se dovessero tirare giù il
mondo:

posso guardare curvarsi la schiena della terra:
qui sotto

cinque
posso nuotarci sopra
cinque

entro piangendo, invece la fatica
mi educa il fiato
e mi costringe
sei 
a calmarmi
sei

non prima di aver urlato
tutto quello che avevo da dire
a te
a me

sette

non prima cioè di aver dato l’impressione
che un pesce invisibile stia intonando un canto,
mentre nuotiamo e invece è la mia voce
che grida

otto

non prima
di aver mescolato
la mia acqua interna con quella esterna 
s
enza essere vista

otto, nove

sbuffo. la prima volta dopo dieci
dieci

dieci volte che ricomincio

sempre da me

 

non ho più il cuore di
fare senza

 

stare esattamente dove si è.

stare esattamente dove
si intreccia un filo del discorso:

uno che sia uno. invece di
esserne orfani

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