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	Commenti a: Critica progressista e comunità d’ascolto	</title>
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		<title>
		Di: Nicola Esposito		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2017/01/25/critica-progressista-comunita-dascolto/#comment-289133</link>

		<dc:creator><![CDATA[Nicola Esposito]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Feb 2017 12:06:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie per la risposta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie per la risposta.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Andrea Inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2017/01/25/critica-progressista-comunita-dascolto/#comment-289073</link>

		<dc:creator><![CDATA[Andrea Inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Jan 2017 23:35:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2017/01/25/critica-progressista-comunita-dascolto/#comment-289059&quot;&gt;Nicola Esposito&lt;/a&gt;.

grazie nicola per le domande impegnative; ci provo essendo succinto.

Il rapporto tra opera e mondo è il critico a evidenziarlo a partire dal contesto ovviamente in cui lui si trova come lettore.

Nel mio pezzo, quel patto è implicito, e l&#039;ho espliciatato in un pezzo che verteva non sulle opere ma sul lavoro specifico del critico.

La condivisione è necessaria solo per la critica che in qualche modo è anche interessata al rapporto tra letteratura e ideologia, e più in generale a una possibilità di una critica dell&#039;ideologia. Qui non si tratta di predicare ai convertiti, ma di fare dell&#039;esegesi a partire da alcuni presupposti comuni su testi ogni volta nuovi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/01/25/critica-progressista-comunita-dascolto/#comment-289059">Nicola Esposito</a>.</p>
<p>grazie nicola per le domande impegnative; ci provo essendo succinto.</p>
<p>Il rapporto tra opera e mondo è il critico a evidenziarlo a partire dal contesto ovviamente in cui lui si trova come lettore.</p>
<p>Nel mio pezzo, quel patto è implicito, e l&#8217;ho espliciatato in un pezzo che verteva non sulle opere ma sul lavoro specifico del critico.</p>
<p>La condivisione è necessaria solo per la critica che in qualche modo è anche interessata al rapporto tra letteratura e ideologia, e più in generale a una possibilità di una critica dell&#8217;ideologia. Qui non si tratta di predicare ai convertiti, ma di fare dell&#8217;esegesi a partire da alcuni presupposti comuni su testi ogni volta nuovi.</p>
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		<title>
		Di: Nicola Esposito		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2017/01/25/critica-progressista-comunita-dascolto/#comment-289059</link>

		<dc:creator><![CDATA[Nicola Esposito]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Jan 2017 22:15:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un pezzo d’opinione interessante, ricco di spunti, ma non sempre di facile comprensione ;-)

Se capisco correttamente, l’idea di critica cui lei si riferisce ha come scopo il mettere in evidenza le relazioni (a più livelli) che sussistono tra opera e “mondo”, che qui indica un contesto sociale e storico. Ma il contesto di chi? Dell’autore, dell’opera alla sua pubblicazione, del critico, del pubblico cui si rivolge il critico?  

Nel suo pezzo si parla poco dopo della necessità di un patto tra critica ed il suo uditorio, patto che sancisce la condivisione di tre presupposti, che qui riporto: 

&lt;blockquote&gt;1) la società tende a mentire a se stessa, 2) questa menzogna è interessata (procura vantaggi agli uni e svantaggi agli altri), 3) le opere letterarie contribuiscono a lottare contro questa menzogna&lt;blockquote&gt;

Non mi è chiaro perché una tale condivisione sia necessaria: forse che lo scopo della critica è quello di predicare ai convertiti?&lt;/blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un pezzo d’opinione interessante, ricco di spunti, ma non sempre di facile comprensione ;-)</p>
<p>Se capisco correttamente, l’idea di critica cui lei si riferisce ha come scopo il mettere in evidenza le relazioni (a più livelli) che sussistono tra opera e “mondo”, che qui indica un contesto sociale e storico. Ma il contesto di chi? Dell’autore, dell’opera alla sua pubblicazione, del critico, del pubblico cui si rivolge il critico?  </p>
<p>Nel suo pezzo si parla poco dopo della necessità di un patto tra critica ed il suo uditorio, patto che sancisce la condivisione di tre presupposti, che qui riporto: </p>
<blockquote><p>1) la società tende a mentire a se stessa, 2) questa menzogna è interessata (procura vantaggi agli uni e svantaggi agli altri), 3) le opere letterarie contribuiscono a lottare contro questa menzogna</p>
<blockquote>
<p>Non mi è chiaro perché una tale condivisione sia necessaria: forse che lo scopo della critica è quello di predicare ai convertiti?</p></blockquote>
</blockquote>
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		<title>
		Di: vincenzo frungillo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2017/01/25/critica-progressista-comunita-dascolto/#comment-289055</link>

		<dc:creator><![CDATA[vincenzo frungillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Jan 2017 14:35:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2017/01/25/critica-progressista-comunita-dascolto/#comment-289045&quot;&gt;Andrea Inglese&lt;/a&gt;.

Mi riferivo a poetiche e visioni del mondo che alludono ad una perdita di spazio per l&#039;ascolto della parola, non certo alla tua lettura, che, come ho scritto, mi sembra per niente deterministica o apocalittica. Mi permetto di copiare qui il link ad un mio breve intervento su questa questione comparso proprio su NI.

https://www.nazioneindiana.com/2014/12/11/considerazioni-circa-una-poetica-della-relazione/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/01/25/critica-progressista-comunita-dascolto/#comment-289045">Andrea Inglese</a>.</p>
<p>Mi riferivo a poetiche e visioni del mondo che alludono ad una perdita di spazio per l&#8217;ascolto della parola, non certo alla tua lettura, che, come ho scritto, mi sembra per niente deterministica o apocalittica. Mi permetto di copiare qui il link ad un mio breve intervento su questa questione comparso proprio su NI.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2014/12/11/considerazioni-circa-una-poetica-della-relazione/" rel="nofollow ugc">https://www.nazioneindiana.com/2014/12/11/considerazioni-circa-una-poetica-della-relazione/</a></p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Andrea Inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2017/01/25/critica-progressista-comunita-dascolto/#comment-289045</link>

		<dc:creator><![CDATA[Andrea Inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Jan 2017 13:51:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2017/01/25/critica-progressista-comunita-dascolto/#comment-289024&quot;&gt;Vincenzo Frungillo&lt;/a&gt;.

Perché pensi a &quot;una comunità senza parola&quot;, Vincenzo?  Non mi sembra di aver sostenuto un&#039;idea tale, anche perché - son ben d&#039;accordo - non avrebbe interesse una comunità che ascolta senza interpretare. Il punto qui è la comunità di ascolto per persone che svolgono un certo tipo d&#039;interpretazione (quella che chiamo &quot;critica progressista&quot;) dei testi. Quello che muta secondo me sono le coordinate sociali di legittimazione di questa comunità d&#039;interpretanti-lettori, oltre che le nuove pratiche che già si sono affiancate alle precedenti, e che non si conformano alla realtà del libro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/01/25/critica-progressista-comunita-dascolto/#comment-289024">Vincenzo Frungillo</a>.</p>
<p>Perché pensi a &#8220;una comunità senza parola&#8221;, Vincenzo?  Non mi sembra di aver sostenuto un&#8217;idea tale, anche perché &#8211; son ben d&#8217;accordo &#8211; non avrebbe interesse una comunità che ascolta senza interpretare. Il punto qui è la comunità di ascolto per persone che svolgono un certo tipo d&#8217;interpretazione (quella che chiamo &#8220;critica progressista&#8221;) dei testi. Quello che muta secondo me sono le coordinate sociali di legittimazione di questa comunità d&#8217;interpretanti-lettori, oltre che le nuove pratiche che già si sono affiancate alle precedenti, e che non si conformano alla realtà del libro.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Andrea Inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2017/01/25/critica-progressista-comunita-dascolto/#comment-289044</link>

		<dc:creator><![CDATA[Andrea Inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Jan 2017 13:45:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2017/01/25/critica-progressista-comunita-dascolto/#comment-289026&quot;&gt;adriano&lt;/a&gt;.

Grazie Adriano delle citazioni. Quest&#039;ultima poi mi sembra decisiva e particolarmente pertinente per la questione che ho tentato di abbordare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/01/25/critica-progressista-comunita-dascolto/#comment-289026">adriano</a>.</p>
<p>Grazie Adriano delle citazioni. Quest&#8217;ultima poi mi sembra decisiva e particolarmente pertinente per la questione che ho tentato di abbordare.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: adriano		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2017/01/25/critica-progressista-comunita-dascolto/#comment-289026</link>

		<dc:creator><![CDATA[adriano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Jan 2017 16:09:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[“ 11 giugno 1985 - « Si sa che la nascita del cinema ha modificato lo statuto della letteratura appropriandosi di certe sue funzioni ma anche prestandole alcuni dei suoi mezzi. Una trasformazione che evidentemente è soltanto agli inizi. Come sopravviverà la letteratura allo sviluppo degli altri mezzi di comunicazione? Noi non crediamo più, come si è fatto da Aristotele a La Harpe, che l’arte sia un’imitazione della natura, e là dove i classici vedevano innanzitutto una bella somiglianza noi cerchiamo invece una originalità radicale e una creazione assoluta. Il giorno che il libro avrà cessato di essere il principale veicolo del sapere, la letteratura avrà forse di nuovo cambiato di significato. Può darsi che noi stiamo semplicemente vivendo gli ultimi giorni del libro. Questa &lt;strong&gt;avventura&lt;/strong&gt; in via di svolgimento dovrebbe renderci più attenti agli episodi passati: non possiamo continuare a parlare all’infinito della letteratura come se la sua esistenza fosse scontata, come se i suoi rapporti col mondo e con gli uomini non fossero mai mutati. Ci manca ad esempio una storia della lettura. Storia intellettuale, sociale e persino fisica. Se crediamo a Sant’Agostino, il suo maestro Ambrogio sarebbe stato il primo uomo dell’antichità a leggere con gli occhi, senza articolare il testo ad alta voce. La vera storia è fatta di questi grandi momenti silenziosi. E il valore di un metodo sta forse nella sua attitudine a scoprire, sotto ogni silenzio, un interrogativo. » (Gerard Genette, Strutturalismo e critica letteraria in Situations I, 1966) “.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“ 11 giugno 1985 &#8211; « Si sa che la nascita del cinema ha modificato lo statuto della letteratura appropriandosi di certe sue funzioni ma anche prestandole alcuni dei suoi mezzi. Una trasformazione che evidentemente è soltanto agli inizi. Come sopravviverà la letteratura allo sviluppo degli altri mezzi di comunicazione? Noi non crediamo più, come si è fatto da Aristotele a La Harpe, che l’arte sia un’imitazione della natura, e là dove i classici vedevano innanzitutto una bella somiglianza noi cerchiamo invece una originalità radicale e una creazione assoluta. Il giorno che il libro avrà cessato di essere il principale veicolo del sapere, la letteratura avrà forse di nuovo cambiato di significato. Può darsi che noi stiamo semplicemente vivendo gli ultimi giorni del libro. Questa <strong>avventura</strong> in via di svolgimento dovrebbe renderci più attenti agli episodi passati: non possiamo continuare a parlare all’infinito della letteratura come se la sua esistenza fosse scontata, come se i suoi rapporti col mondo e con gli uomini non fossero mai mutati. Ci manca ad esempio una storia della lettura. Storia intellettuale, sociale e persino fisica. Se crediamo a Sant’Agostino, il suo maestro Ambrogio sarebbe stato il primo uomo dell’antichità a leggere con gli occhi, senza articolare il testo ad alta voce. La vera storia è fatta di questi grandi momenti silenziosi. E il valore di un metodo sta forse nella sua attitudine a scoprire, sotto ogni silenzio, un interrogativo. » (Gerard Genette, Strutturalismo e critica letteraria in Situations I, 1966) “.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Vincenzo Frungillo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2017/01/25/critica-progressista-comunita-dascolto/#comment-289024</link>

		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Frungillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Jan 2017 10:33:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2017/01/25/critica-progressista-comunita-dascolto/#comment-289014&quot;&gt;Andrea Inglese&lt;/a&gt;.

Questo è logico, ma anche la previsione di una comunità senza parola è in un certo senso una prospettiva ideologica, o meglio fuori dalla realtà dei fatti. Se si discute in base a condizioni proprie dell&#039;umano come lettore, nel senso ampio, lo sforzo interpretativo, di traduzione dei fenomeni letterari è cosa costitutiva.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/01/25/critica-progressista-comunita-dascolto/#comment-289014">Andrea Inglese</a>.</p>
<p>Questo è logico, ma anche la previsione di una comunità senza parola è in un certo senso una prospettiva ideologica, o meglio fuori dalla realtà dei fatti. Se si discute in base a condizioni proprie dell&#8217;umano come lettore, nel senso ampio, lo sforzo interpretativo, di traduzione dei fenomeni letterari è cosa costitutiva.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Andrea Inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2017/01/25/critica-progressista-comunita-dascolto/#comment-289014</link>

		<dc:creator><![CDATA[Andrea Inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Jan 2017 00:21:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2017/01/25/critica-progressista-comunita-dascolto/#comment-288992&quot;&gt;vincenzo frungillo&lt;/a&gt;.

Si Vincenzo, ma parleranno a chi saprà ascltarle, fuori da uno spazio di ascolto, fuori da una comunità ermeneutica - come dici tu giustamente - non ci sono che testi silenziosi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/01/25/critica-progressista-comunita-dascolto/#comment-288992">vincenzo frungillo</a>.</p>
<p>Si Vincenzo, ma parleranno a chi saprà ascltarle, fuori da uno spazio di ascolto, fuori da una comunità ermeneutica &#8211; come dici tu giustamente &#8211; non ci sono che testi silenziosi.</p>
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		<item>
		<title>
		Di: adriano		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2017/01/25/critica-progressista-comunita-dascolto/#comment-289002</link>

		<dc:creator><![CDATA[adriano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Jan 2017 12:09:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[“ 4 aprile 1994 - « Gli Hypomnemata potevano essere, in senso tecnico, dei libri di conto, dei registri pubblici, dei diari individuali usati come promemoria. Il loro impiego come libro di vita, guida di condotta, sembra essere divenuto cosa corrente in tutto un pubblico colto. Vi si annotavano delle citazioni, dei frammenti di opere, degli esempi e delle azioni di cui si era stati testimoni o dei quali si era letto il racconto, delle riflessioni o dei ragionamenti uditi o venuti allo spirito. Costituivano una &lt;strong&gt;memoria&lt;/strong&gt; materiale delle cose lette, sentite o pensate; essi le offrivano, come un tesoro accumulato, alla rilettura e alla meditazione ulteriore. Formavano anche una materia prima per la stesura di trattati più sistematici, nei quali venivano forniti gli argomenti e i mezzi per lottare contro il tal vizio (come la collera, l’invidia, la chiacchiera, la lusinga) o per superare la tal circostanza difficile (un lutto, un esilio, la rovina, la sventura). » (Michel Foucault, La scrittura di sé, in «Aut aut», 195/196, 1983) “.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“ 4 aprile 1994 &#8211; « Gli Hypomnemata potevano essere, in senso tecnico, dei libri di conto, dei registri pubblici, dei diari individuali usati come promemoria. Il loro impiego come libro di vita, guida di condotta, sembra essere divenuto cosa corrente in tutto un pubblico colto. Vi si annotavano delle citazioni, dei frammenti di opere, degli esempi e delle azioni di cui si era stati testimoni o dei quali si era letto il racconto, delle riflessioni o dei ragionamenti uditi o venuti allo spirito. Costituivano una <strong>memoria</strong> materiale delle cose lette, sentite o pensate; essi le offrivano, come un tesoro accumulato, alla rilettura e alla meditazione ulteriore. Formavano anche una materia prima per la stesura di trattati più sistematici, nei quali venivano forniti gli argomenti e i mezzi per lottare contro il tal vizio (come la collera, l’invidia, la chiacchiera, la lusinga) o per superare la tal circostanza difficile (un lutto, un esilio, la rovina, la sventura). » (Michel Foucault, La scrittura di sé, in «Aut aut», 195/196, 1983) “.</p>
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