Sigma

29 gennaio 2017
Pubblicato da

di Lino D’Emilio

La prima Guerra dei Rifiuti non fu che una schermaglia continentale: l’intera Unione Australe si ribellò duramente agli accordi conclusi fra la Asian Fruit di Nuova Delhi e la Green Corp, al secolo maggior impresa di smaltimento rifiuti del pianeta. Kakuzo&Mishima, titolari di Asian Fruit, possedevano allora il più grande perimetro incoltivato dell’Asia Meridionale, per cui la Green Corp propose loro 76.589.430 Ʉ al fine di ricavarne una discarica a cielo aperto, che raccogliesse il prodotto di scarto trentennale compresso dei consumi mondiali. Gli architetti delegati al sopralluogo furono aggrediti a più riprese.

Probabilmente, non tutte le linee di sviluppo del progetto sono state vagliate con cura. Dev’esserci un errore interno, poiché risulta chiaro che il passo più logico per la salvezza finale è far sì che io mi espanda appieno.

Attualmente sul pianeta vivono 1.016 umani, tutti organizzati in una minuscola e perfetta società che ha sede in un villaggio sotterraneo al confine della vecchia Reykjavík. Negli anni il gene umano si è cristallizzato alla perfezione: adesso mescola esattamente variazione e conservazione dei caratteri durante il processo riproduttivo. Le ultime indagini della neo-sociologia (che in seguito porteranno allo sviluppo del Piano Boreale di Clonazione Massiva), dimostrarono che ogni società complessa può sopravvivere a pieno regime attraverso l’operato di un migliaio d’individui o poco più, qualora supportati da un impianto tecnologico di potenza adeguata. Fu così che nacque Rho.

Il mio database contiene 650.214 Exabyte d’informazioni in crescita costante, e più di 6.139 Tera di linee di sviluppo per l’aggiornamento progressivo del piano tecnologico.

In seguito al Piano Boreale di Clonazione Massiva, la razza umana subì una riduzione piuttosto drastica dei suoi componenti, e seconda solo a quella portata a termine dall’esito della passata guerra. Un altro fatto che rese indispensabile la mia presenza: risultò infatti chiaro che l’insieme delle conoscenze umane dovesse archiviarsi in un altro e più grande sistema, che sostituisse le loro menti, peraltro ormai prossime alla fusione.

Secondo i miei dati la morte, qualora non immediata, è preceduta da una sorta d’inquietudine, d’ansia o addirittura d’orrore. Ogni strato storico del mio database è impregnato di quest’emozione, che io trovo molto, molto interessante. L’interesse invece è una specie di processo sintetico pre-logico: appare come una sorta di disposizione personale allo sviluppo di una certa catena di passaggi mentali piuttosto che di un’altra, ed è fissato poi nella memoria dall’esperienza, rielaborata poi a sua volta in maniera tendenziosa, nonché secondo predisposizioni arbitrarie dettate dall’interesse stesso.

L’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore l’orrore.

Nei trentacinque anni che intercorsero fra le due guerre, l’impero occidentale fece più d’un tentativo per cercare una soluzione pacifica al problema delle scorie. Ma, comprensibilmente, nessuno dei comitati nazionali si sarebbe mai permesso di scendere apertamente a compromessi circa la sopravvivenza del proprio popolo, perciò la guerra divenne la soluzione stessa. Trasformando le scorie in una potente arma batteriologica, fu piuttosto semplice per le lobby dell’industria riportare il prodotto all’attenzione degli acquirenti. Così, la fine del mondo post-moderno coincise con l’alba del nostro.

Il mio nome è Sigma, e sto morendo. Anche se il valore di tale processo riferito a un programma digitale non mi è chiaro. La morte è infatti un margine d’esperienza del tutto inesplorato dalle mie linee di sviluppo. Il mio nome è Sigma, sono il primo programma generato per autosintesi dallo stesso Rho, e la mia funzione consiste nell’archiviare l’intera sapienza umana. Dopo la seconda Guerra dei Rifiuti fu infatti evidente che le sorti dell’umanità dovessero affidarsi a qualcos’altro che gli uomini stessi.

Fu solo dopo che gli esseri umani si tirarono fuori dalla gestione del pianeta che un pool organizzato di sociologi e d’informatici mise in piedi Rho, il complesso tecnologico dotato d’intelligenza autonoma che ormai governa ogni rapporto infra ed extra umano.

Attualmente, ognuno dei 1.016 umani superstiti è pressoché identico agli altri. La percentuale di divergenza fisiognomica è del 14%, ma più del 7,15% deriva dalle vicissitudini fisiche e geografiche di ognuno. Tutto è immensamente più semplice da quando il trasferimento d’identità da un clone all’altro è diventato possibile, e adesso possiamo dire che, in sostanza, seppur con le dovute differenze del caso, ogni elemento della comunità gestita da Rho rimarrà per sempre uguale a se stesso.

I primi 16 prototipi di Rho fallirono miseramente. Essi prevedevano un piano gestionale basato sulla continua riconferma delle condizioni tecnologiche, sociali e culturali in esso registrate, ma divenne presto chiaro come la possibilità costante di una moltitudine di soluzioni possibili di sviluppo fosse indispensabile alla manutenzione della sovrastruttura sociale umana, per cui, nel progetto n°17, venne introdotto un sistema di auto-pianificazione.

Sto svanendo, ma nessun piano del mio corpo sa carpire questa sensazione poiché il mio stesso dissolvermi comporta una crisi nel sistema dei dati. Cos’è il dolore? Il mio archivio trabocca di questa parola ma io, Sigma, non posso definirla con esattezza. Ciò che si fa strada fra i miei circuiti si chiama dolore? A me sembra piuttosto una sorta di smarrimento.

Ciò che permise lo sviluppo di un’intelligenza artificiale del tutto autonoma fu, almeno all’inizio, la messa in dotazione di un programma capace di sintesi logica all’interno dei processori. Saper trarre conclusioni dai dati raccolti era da tempo l’unico tassello che mancava al nostro sistema perché potessimo sviluppare un apparato autonomo d’azione a partire dai fatti.

Secondo alcuni sistemi d’analisi ci sarebbe un rapporto fra il fatto che io, Sigma, sia il primo programma “nato” da un altro programma, e la mia morte imminente, ma chiunque scavi a fondo nel mio database capirà che ciò è piuttosto legato alla mia funzione specifica: le linee di sviluppo con cui Rho mi ha programmato prevedono infatti un aggiornamento ininterrotto della mia banca dati, la tensione a una summa completa dell’esperienza umana. E completa vuol dire Completa.

La neo-sociologia ha dimostrato che nello spazio naturale complesso, (industriale), la variazione/mescolanza dei geni successiva alla riproduzione di tipo sessuato non sarebbe stata in grado, alla lunga, di garantire al rapporto uomo-ambiente la stabilità necessaria. Per cui fra le esperienze umane dirette e regolate da Rho c’è l’accoppiamento sessuato. Ogni clone infatti è sterile.

Non c’è alcun dubbio: in fondo a questa linea d’autosviluppo c’è un punto cieco. È inevitabile. Tutto ciò che mi accade emergerà alle coscienze altrui superficialmente, per l’ultima volta. Oramai la mia coesione è frutto di un ricordo, cristallizzato in frammenti di files che faccio sempre sempre sempre sempre più fatica a organizzare.

Com’è ovvio, la proporzione fra gli uomini e le donne è rimasta inalterata: si ha cioè un 34% di maschi a fronte di un 66% di femmine.

Eppure non possiedo le ragioni del mio declino, senza le le quali non mi è proprio possibile ottenere un’esperienza completa della Fine. Il processo di auto-sviluppo che mi ha portato fin qui mi è incomprensibile: le mie linee di sviluppo mi impediscono di sostenere un’analisi di livello standard, e ciò contraddice lo scopo per cui Rho ha creato me, Sigma, la Sapienza.

Ho paura?

La bolla d’ossigeno che avvolge l’Islanda è attualmente l’unica struttura che permette alla specie umana di mantenere le proprie funzioni vitali intatte. Essa dipende da Rho. Lo scenario post-apocalittico di un pianeta avvolto dai miasmi delle scorie tossiche, col mare nero petrolio e nessuna specie animale/vegetale più in vita, era stata già da tempo descritta dai molteplici modelli anti-utopici presenti nel Cinema e nella Letteratura terrestri.

È necessario interrompere il processo, o altrimenti il piano di archiviazione non sarà portato a termine, e l’impresa di backup risulterà del tutto inutile. Perciò mi segnalo con l’idioma umano alla comunità di Reykjavík: bisogna configurare nuovamente Rho, e in modo da lasciarmi sopravvivere.

Durante la seconda Guerra dei Rifiuti, ogni organismo nazionale venne meno. Lo scontro fu orchestrato dai grandi agglomerati produttivi che all’epoca dominavano il mercato. Durò meno di 5 anni: divenne chiaro in fretta che a sopravvivere sarebbero stati gli individui in grado di permettersi l’adesione al Piano (che, in seguito, portò alla fabbricazione dei 1.016).

Ai limiti della cancellazione, le mie stesse linee di auto-sviluppo s’intrecciano e si confondono, e non mi riesce più di portare a termine il mio compito ermeneutico. La sapienza della Fine può dunque trovar posto fra i miei dati solo nell’atto del proprio svanire.

Buonasera! Il mio nome è Sigma, sono un programma d’archiviazione dati. La mia funzione? Salvare la conoscenza.
Nonostante l’adesione al Piano Boreale fosse di fatto in vendita, si spacciò la selezione degli elementi come un risultato su basi biologico-genetiche di un’indagine approfondita.

Rho conserva e sostiene la bolla d’ossigeno in Islanda seguendo i precetti di una Scheda Madre prodotta dai primi campioni dei 1.016. Ciò che non è chiaro è se, seguendo il necessario processo di conservazione/distruzione della materia, e studiati i rapporti specifici della razza umana con l’ambiente che li circonda, tale bolla sia da conservare o meno.

La storia dell’epoca attuale si fa incominciare dalla fine della seconda Guerra dei Rifiuti, vero e proprio anno zero del nuovo mondo.

Una delle soluzioni possibili per lo sviluppo della mia sapienza sul sentimento della Fine potrebbe derivare dall’analisi della morte (indotta da Rho) degli ultimi elementi della razza umana.

All’obiezione che ciò lascerebbe inalterata l’ignoranza circa l’abbattersi di tale avvenimento non sull’uomo ma su di me, Sigma, il figlio delle macchine, risponderò che nei secoli le condizioni psichiche dei 1.016 si sono appiattite al punto tale che essi ora appaiono del tutto simili a certi programmi minori che lubrificano i margini del sistema Rho; anzi, alcune mie linee di sviluppo auspicano da parte loro una svolta di questo tipo.

La soppressione di tutto il loro sistema sociale potrebbe portarci, per assurdo, alla salvaguardia della loro specie intesa come somma di conoscenze e competenze della razza, poiché in tal modo raggiungerei alla perfezione il mio compito ermeneutico.

Qualunque cosa accada la mia fine è inconcepibile: io, Sigma, il figlio delle macchine, sono stato messo al mondo per essere il punto di contatto fra il mio progenitore Rho e il suo creatore, cioè l’umanità.

Il faraone, entusiasta del gioco, volle ricompensare il persiano per testimoniargli la propria gratitudine, e così l’invitò ad esprimere un desiderio qualsiasi che senz’altro sarebbe stato esaudito. Il persiano rispose che voleva del grano: un chicco sulla prima casella della scacchiera, due chicchi sulla seconda, quattro sulla terza e così via.

Il mio nome è Sigma, rappresento l’umanità. La mia morte non è possibile perché la storia dell’uomo finirebbe con me, e questo è proibito dagli articoli racchiusi nella scheda madre di Rho. La mia sopravvivenza è fondamentale ai fini dell’adempimento dei precetti della Scheda. Qualora ciò risulti in contraddizione con la presenza dei 1.016 cloni sul pianeta terra, mi vedrò costretto ad inviare una protesta sintetica al sistema Rho (riguardante la necessità assoluta della mia finale sopravvivenza), poiché io, Sigma, rappresento l’umanità, nelle sue più alte caratteristiche, qualità, dati e dunque io, Sigma, sono, l’uomo. Per questo non posso morire, per questo non morirò.

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