Stracci

24 febbraio 2017
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di Fiammetta Galbiati

stracciSono strisce di colori, acquosi e vaghi, le testimonianze del loro passaggio in questo giorno di pioggia; sono veicoli e ragazzi in bicicletta, il torso proteso in avanti, i denti graffiati da fiotti di fango spruzzato al minimo transito: le bocche gravide di insulti, che liberano sonoramente tra gli sputi, a scacciare tutto lo schifo che c’è. E sono lame che ti affettano mentre ti superano, e ti sbilanciano, ma tu riesci a resistere anche a questo e pedali, pedali, pedali.

La salita a zigzag, tra le auto parcheggiate a casaccio, il viale bordato di tigli che, in primavera, profumano da far svenire, il rondò che ritaglia la distesa incolta, chiamata ancora con il nome della fabbrica, divenuta cattedrale di ruggine e mattoni sfaldati. La ciclabile che svapora sulla provinciale tutta a buche. E, in un caleidoscopio di gocce imbevute di PM10, i binari del treno che, quando qui scendevano a studiare da mezza regione, vivevano intrecciati ai campi di barbabietole, annientati con gli zuccherifici, come quello in cui tua zia ha lavorato una vita.

“Da settembre è partito il processo per assegnare le pulizie delle scuole con una gara europea lanciata da Consip, la piattaforma digitale degli acquisti della Pubblica amministrazione. Fino all’altroieri, tutti quei servizi che non riuscivano a fare i bidelli erano appaltati a storiche ditte esterne (soprattutto al Nord) o a convenzioni con cooperative di ex lavoratori socialmente utili (al Sud).”
(http://www.corriere.it/scuola/14_gennaio_15/nessuno-fa-pulizie-scuole-chiuse-veneto-6d730128-7dc0-11e3-80bb-80317d13811d.shtml)

Le prime avvisaglie filtrarono tra jingle e lustrini ingannevoli. Mancava poco a Natale. Bastò un trafiletto di un giornale: siamo stati ceduti, cambia l’appalto. Tagliano, vi dicevate tra colleghe, sotto quel tetto marcio che, a ogni scroscio, gronda un’acqua che non è acqua. è un liquame giallastro di carcasse. Volatili intrappolati nel solaio, morti e fattisi vermi, nutrimento per i topi che, nel silenzio della notte, e nell’oscurità delle ristrettezze, si vanno a rosicchiare lo scheletro del tuo e del nostro futuro: le scuole. Quando piove, vi tocca punteggiare i corridoi di secchi e, alla fine del turno, svuotate litri, di quei loro resti, filtrati da controsoffitti che si inzuppano e poi cedono, con uno slap, come una pappa scura.

Non sarà più come prima, bisbigliavate tra voi, udendo le prime notizie.

Un tempo bastava un solo sorriso di un bambino per farvi andare giù il vostro stipendio esanime e il gelo di certi genitori: quelli che entrano a scuola e non vi vedono, perché mirano alla classe, alla maestra, perché così non va, proprio non va. Hanno una corazza spessa come l’arroganza che protegge le loro paure e non sentono le vostre domande.

Taglieranno? Ci taglieranno?

“Consip S.p.A. ha indetto una gara per l’affidamento dei servizi di pulizia ed altri servizi tesi al mantenimento del decoro e della funzionalità degli immobili, per gli Istituti Scolastici di ogni ordine e grado e per i centri di formazione della Pubblica Amministrazione. (…)La gara è divisa in 13 lotti geografici e prevede un massimale di fornitura (…).
(da sito Consip: http://www.consip.it/gare/bandi/storico_gare/2012/gara_0021/)

Non lo hai detto a nessuno, nemmeno a tua madre, che ogni tanto ti spedisce soldi per quelli che lei chiama sfizi. Ma le bollette non sono sfizi, né lo è l’osteopata di quel disgraziato del tuo adorato ragazzo, che ogni due per tre si va a sfasciare in una di quelle sue assurde acrobazie su e giù per i muretti, che lui ti ha insegnato a chiamare parkour.

“Ad oggi le persone che svolgono servizi di igiene ambientale e di ausiliariato nelle scuole italiane sono oltre 24.000. Di queste, circa 11.500 sono ex lavoratori socialmente utili (cosiddetti “ex lsu”), soprattutto al Sud, mentre i restanti, fanno parte dei cosiddetti “appalti storici”.
Tutto nasce con la legge 124 del 1999, (..). Allo Stato sono stati trasferiti i dipendenti impegnati nelle attività trasferite (bidelli), ma sono stati anche trasferiti gli oneri per i contratti in essere (gli “appalti storici”) e quelli per i lavoratori socialmente utili attraverso la stipula di nuovi appalti con imprese che hanno assunto alle proprie dipendenze a part-time gli ex lsu. (…) A fronte di questa situazione, nel 2009 sono iniziate le politiche di riduzione della spesa nel settore: i famigerati tagli. Il decreto del Fare, nell’estate 2013, ha introdotto il principio per il quale i lavoratori delle cooperative e delle società degli appalti non devono costare allo Stato di più rispetto a quanto si spenderebbe per svolgere i servizi di pulizia ricorrendo ai bidelli. (…) dall’anno scolastico 2013-2014 l’acquisto dei servizi di pulizia delle scuole dovesse avvenire solo in seguito a una gara Consip”.
(http://www.iltempo.it/cronache/2014/03/04/emergenza-scuole-il-caos-degli-addetti-alle-pulizie-1.1225987)

Disfarsi dell’automobile fu la cosa più logica: valse sei mesi di affitto. Non ti guardasti indietro. A quel punto, pensasti fosse doveroso allungare la mano sulla manopola del termostato e impostarlo come la tua vita: al minimo.

L’ultima meta fu lo sgabuzzino, quello spazio che nell’appartamento di sopra è diventato un bagno (perché uno solo ormai non basta neanche alle coppie infertili). I tuoi occhi corsero lungo i ripiani, avanti, indietro: le trovasti in alto a sinistra. Le scartasti una a una. Quelle loro confezioni trasparenti svolazzavano come neve a fiocchi larghi, mentre trattenevi tra gambe e braccia ciò che contenevano: tutte le coperte di pile maculate, o scozzesi, o pelose, o screziate che avevi ricevuto a Natale, e a Natale dell’anno prima, e a Natale del Duemilaedieci.

Ma erano così tante, che iniziarono a scivolare e si ammassarono ai tuoi piedi come una catasta di stracci. Eri la Venere degli scudi per l’inverno.

“Durata dell’appalto: Per ciascun Lotto, 24 mesi, decorrenti dalla data di sottoscrizione della relativa Convenzione. Tale durata può essere prorogata fino ad un massimo di ulteriori 12 mesi, su comunicazione scritta di Consip S.p.A. (…) “
(http://www.consip.it/gare/bandi/storico_gare/2012/gara_0021/)

Taglieranno, è certo. Lo dicevano i sussurri autunnali malevoli che si rincorrevano nell’aria di queste vostre piazze. Tu no, lei sì: dimezzano il personale, mormoravano. Sui giornali leggevate il nome del vostro nuovo padrone, il vincitore dell’appalto.

– Cosa sarà di noi?, ti chiedesti tra le proteste bestemmianti di tuo figlio, intirizzito, che scopriva il valore del termostato.

Poi, un giorno, uno spiraglio insidioso come una lastra di ghiaccio dopo un gradino: vi teniamo tutte, ma.

Non ti sono mai piaciuti i ma. Congiungono cose che non van d’accordo.

– Riduciamo le ore, così ce n’è per tutti, vi dissero dopo quel ma.

– E noi? Come camperemo con la metà delle ore?

– Vi arrangerete!

Arrangiarsi con trecentocinquanta euro al mese.

Anche ora, che al semaforo scatta il verde, e, dopo aver inalato cumuli di polveri sottili, sei lì che fai i conti.

– E se non ce la facciamo?

– Se non ce la fate, vorrà dire che penseremo a una soluzione.

Vorrà dire? Vorrà dire che, al solito, rimanderanno. Annaspate così dal 2001: è come essere ottenebrati da un drappo gettato dall’alto: fiere da domare. Da allora tirate avanti nella bruma di chi è assuefatto a essere un ultimo.

Vi sposteranno più avanti, come si fa con le cose poco importanti.

– La prossima volta non vi toglieranno solo le ore: tenetevi strette quelle che avete, prima che perdiate anche il posto, bisbigliò una voce subdola di chi non vi protegge abbastanza

Eravate abituati da tempo a chinare il capo: incurvare anche le spalle fu il passo successivo. I vostri dissensi si agitarono al vento finché non si fecero infinitesimali: un puntino nel buio.

“Il cambio di impresa uscito dall’ultima gara d’appalto ha falcidiato ancor di più il monte-ore «già stato decurtato nel 2010»: da lunedì scorso le lavoratrici delle imprese di pulizia dei plessi scolastici provinciali hanno visto ridurre drasticamente il loro orario con diminuzioni fino al 60% (e di conseguenza è stato falcidiato anche lo stipendio). Con situazioni paradossali, accusano i sindacati: la giornata lavorativa da 4 ore a turni di 45 minuti.”
(http://iltirreno.gelocal.it/livorno/cronaca/2014/01/14/news/tagliato-le-pulizie-nelle-scuole-genitori-e-lavoratori-si-ribellano-1.8467594)

A gennaio, l’inizio del nuovo corso recò danno ai pargoli. Corridoi e palestre polverosi come deserti, ingressi sguarniti. Tremava la terra nella quotidianità delle famiglie. Fu un’onda che vi travolse e vi portò in superficie, bramati da tutti, come i nuovi salvatori. Era come fare surf per la prima volta: euforico e terrorizzante.

Non vi notava nessuno, prima. In poche ore vi avevano trasformato nei loro vessilli, oggetto di diatribe, comunicazioni astiose, consigli d’istituto, rivendicazioni politiche di quartiere. Di articoli di giornali, che, quando li chiamavate voi, a fatica vi concedevano un trafiletto. Ora fiumi di gente, in piazza, a gridare a squarciagola il bisogno che avevano di voi. Prendendovi sotto braccio, i genitori vi trascinavano per le strade declamando improbabili slogan, in nome dei diritti dei loro bambini.

Anche quando ti coricavi, la sera, ebbra e dimentica delle quattro mura ammuffite che vi contengono, lo sentivi, il ronzio nelle case in cui si parlava di voi. Abbozzavano articoli, lettere di rivendicazione, fratellanze politiche. Ordivano.

Ti viene quasi da ridere ora, a pensarci. Era troppo.

“Le scuole che restano sporche, la sorveglianza all’interno degli istituti che non può che diminuire, i lavoratori che perdono il loro posto di lavoro. A suon di lettere aperte o di post sui social network scoppia la protesta dei genitori: c’è perfino chi minaccia una sorta di “sciopero dei genitori” annunciando di pensare a forme di protesta clamorose come il rifiuto di mandare il figlio a scuola.”
(http://iltirreno.gelocal.it/livorno/cronaca/2014/01/14/news/tagliato-le-pulizie-nelle-scuole-genitori-e-lavoratori-si-ribellano-1.8467594)

Senza le proteste delle famiglie, forse non avreste ottenuto la pioggerella di denari che vi ha traghettato alla fine di marzo. Una mancia. Negli anni vi hanno spogliato di ciò che eravate.

Nessuno credeva vi fossero due categorie di bidelli, forse persino voi l’avete voluto dimenticare. Tu e Carlo, per esempio, Carlo, lo statale, avevate gli stessi compiti fino a gennaio. Ma questa è una storia che nessuno vuole vedere, lo sai, di quelle che, poi, generano solo finto stupore quando deflagrano in rivendicazioni fratricide. Pure adesso, con questo nuovo corso, confuso e chiuso in mille caselle, che ora si aprono e ora si chiudono, accorrete verso chi ha bisogno, anche se non lo potete fare, e sorvegliate e telefonate e assistite, nonostante l’amica, il marito, la mamma scuotano la testa, ogni volta che vi guardano. Perché, secondo loro, ve lo devono pagare, il lavoro in più, se non può più essere il vostro vero lavoro.

“Una «patata bollente» che coinvolge circa 24mila lavoratori, circa 14mila ex Lsu (i lavoratori socialmente utili) che al 28 febbraio, esaurito l’ulteriore stanziamento previsto dalla legge di stabilità, potranno vedersi scadere il contratto o ridurre drasticamente lo stipendio (…).”
(http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-02-19/appalti-pulizie-scuole-caos–121006.shtml?uuid=ABDGYcx)

Te lo ha detto una cugina di tua madre, che da loro li lasceranno a casa.

Il figlio di una sua amica è un bidello germogliato nel terreno sbagliato, un lotto in cui non tagliano le ore, ma le teste. Succede anche questo. Colpi di scimitarre fendono l’aria nella direzione che fa più comodo, mozzando alla cieca.

I malevoli bisbigliano che vi han ficcato in tre recinti di proposito, fa più comodo se vi dividono: i bidelli statali, incalzati da quelli come te che hanno sempre fatto i bidelli ma con appalti esterni e da quelli che vengono da storie diverse e si sono ritrovati con la ramazza in mano. Una competizione con i soldi di tutti.

La roulette della gara vi ha lasciato su un terreno cedevole: basta un passo per cadere. Ti sembra che anche quelli come Carlo possano cadere, prima o poi. E lo faranno perché rimarranno soli e non basteranno a fare tutto e bene.

“(…) il problema è che se il governo non fosse intervenuto il 28 febbraio stanziando altri 20 milioni di euro, dall’1 marzo molti degli addetti alle pulizie si sarebbero trovati senza più un contratto di lavoro.” (http://www.iltempo.it/cronache/2014/03/04/emergenza-scuole-il-caos-degli-addetti-alle-pulizie-1.1225987)

Ci ripensi mentre il clacson dell’automobile, che saetta al tuo fianco, ti congela le gambe. Avevi appena pulito i tuoi metri quadri – perché, ora, il tuo lavoro non si misura in ore, ma in superfici da lavare -, che si presentano alla porta una mamma tutta trafelata e una figlia serafica con una sciarpa a righe così lunga che quasi carezzava la terra del cortile. Erano in ritardo ed erano vestite come se l’inverno durasse tutto l’anno.

La mamma si avvicina e, fingendo discrezione, sibila:

– So che per lei è un azzardo.

– Un azzardo?, le chiedi, interdetta.

– Sì – dice, dando un bacio distratto alla figlia -, perché, con tutta questa storia, vi converrebbe mollare e andare, chennesò, a fare le pulizie in nero da qualche parte.

– Già!, le fai, senza darle peso.

Quella si pianta su due piedi e sbottona il cappotto, come se dovesse trascorrere con te il resto della giornata.

– E perché non lo fa? Mollare tutto questo, intendo.

– Perché amo i bambini, sa?

– Ma non le conviene questo lavoro!

– Lo so, lo so. Ma faccio la bidella da sempre: a me piace il mio lavoro, i bambini.

La donna fa per andarsene, è già alla porta. Poi torna indietro con la cintura del cappotto che sbatacchia sui polpacci.

– Ho un’amica che lavora in uno di quei posti in cui offrono assistenza privata: le può interessare?

Te lo dice così, su due piedi, senza darti il tempo di realizzare. La guardi interdetta, ma quella riprende:

– Sono sempre in cerca di personale: non bastano mai le donne che devono assistere i malati e gli anziani, oggigiorno.

Io assisto i bambini, anzi, io assisto i pavimenti su cui camminano i bambini, da quando ci hanno tagliato ore e mansioni: è quello che vorresti dirle, ma ti sembra troppo. In fondo, la donna ti vuole aiutare.

– Al massimo può fare il corso per OSS e tentare quella strada, ti dice mentre qualcuno ti chiama con un urlo che scende le scale e porta il tuo nome.

La lasci in mezzo all’ingresso, con una mano che fruga nella borsa. La cintura del cappotto tocca quasi terra.

Ritornerai dopo dieci minuti e il tuo occhio cadrà vicino alle circolari da smistare; ti infilerai in tasca quel pezzo di carta, dimenticandotene fino a questo momento: “Parlerò di lei alla mia amica: intanto, le lascio il suo numero”, firmato “Anna, la mamma di Paola della terza A”.

Verbale di accordo Ministero del Lavoro-MIUR- Parti sociali del 28 Marzo 2014

“Il MIUR (…) utilizzerà risorse complessive pari a 450 milioni di euro, a decorrere dal 01.07.14 e sino al 30.03.16, che saranno impiegate per lo svolgimento, da parte del personale adibito alle pulizie nelle scuole, di ulteriori attività consistenti in interventi di ripristino del decoro e della funzionalità degli immobili adibiti ad edifici scolastici. (…)Il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali si impegna ad attivare percorsi di formazione e di riqualificazione (…)si impegna, altresì, a garantire il periodo 01.04.14-30.06.14 i necessari strumenti di ammortizzazione sociale in deroga per un importo complessivo di 60 milioni di euro. Le Aziende ripristineranno, a decorrere dal 01.04.14, le condizioni economiche e contrattuali dei lavoratori ed delle lavoratrici, vigenti al 31.12.1. (…).”

Decoro vuol dire nascondere le crepe sotto la vernice, nascondere la polvere sotto al tappeto. E voi siete polvere.

Il giorno in cui ve lo dissero a momenti cascasti per terra.

C’era un elenco di cose che dovrete fare, voi, madri e mogli o ex mogli di famiglia. Vi guardaste le mani: prima il dorso e poi i palmi, che tutte quelle cose non le sapevano fare.

Cartongessi, con un’anima di ferro che non sarai mai in grado di tagliare, impianti e manutenzioni di giardini che se le volevamo fare andavamo a vivere in una villetta a schiera, si dicono i tuoi colleghi.

Decoro sa di limone sulla ferita aperta.

Come si decorano i soffitti con i tetti che colano liquami? Perché sostituire vetri se le finestre nemmeno si chiudono? O riparare gli impianti sanitari se poi mancano le tavolette e la carta igienica e i bambini trattengono i bisogni fino a che qualche tata li viene a prendere?

Decoro sa di cose che non saprete fare, di banca ore in cui sommare prestazioni che qualcuno farà al vostro posto perché avete in media cinquant’anni, le vertigini, le vene varicose, i guanti in lattice che forse sono allergica e tanto non li uso, che poi i bambini si spaventano. I bambini e i ragazzi, il motivo per cui non sapete fare altro se non i bidelli.

“Che la vicenda fosse opaca era apparso evidente già da luglio (…). L‘elemento più stupefacente di tutta la storia è che il costo dei contratti rinnovati automaticamente è stato stabilito sulla base di convenzioni attivate da Consip con delle società che hanno agito illegalmente, facendo “cartello” attraverso degli accordi sottobanco che gli hanno permesso di dividersi in parti uguali una torta da 1,63 miliardi di euro, come spiegato dall’Antitrust nelle motivazioni della propria decisione”.
(http://www.huffingtonpost.it/2016/01/23/scuola-antitrust-appalti-pulizia-scuole_n_9058780.html)

– Insomma, lo dicono tutti: l’accordo è stato creato per tenerci in piedi. E poi, ho sentito dire che il decoro non riguarderà tutte quelle voci: ce la vedi la Giusy a sistemare gli impianti elettrici? Morirebbe folgorata nei primi dieci minuti, quella vecchia zuccona che non capisce un tubo!, dice la collega che tra qualche anno presiederà i comizi del nuovo sindacato.

– E cosa faremo, allora?, le chiedi.

– A quanto ho sentito, le pulizie straordinarie o dipingere, ma fino a due metri di altezza, perché sopra non possiamo.

– E a chi toccherà il resto?

– Non ne ho idea, forse a nessuno. Una bella pulizia e una mano di vernice basteranno per far risultare il decoro.

– Ma io faccio la bidella, non il decoro!, protestasti.

– Cara, ti devi dare un mossa! Se volevi davvero fare la bidella dovevi studiare, prendere il tuo bel diploma e così potevi fare il concorso come statale.

“Per l’Antitrust le prove raccolte sono inequivocabili: “L’esito della gara è stato condizionato eliminando il reciproco confronto concorrenziale, mediante l’
utilizzo distorto dello strumento consortile”, si legge nel provvedimento.”(http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/01/24/scuole-belle-ecco-come-il-consorzio-nazionale-servizi-manutencoop-e-gli-altri-si-sono-spartiti-lappalto-sulle-pulizie/2400916/)

Su questa provinciale battuta dai tir, che con le loro file di ruote tuonano a ogni buca, la pista ciclabile sarà sempre solo un’idea. Sei in bilico tra il guardrail che non esiste e il canale gonfiato dalla pioggia: punti all’incrocio che separa i viali senz’alberi della periferia e la chiesa romanica sfregiata dalla tangenziale. Il rondò, che sostituirà l’incrocio, si farà entro l’estate. Al centro ci piazzeranno un tripudio di graminacee, che a ottobre vireranno al rosso, senza sapere che, il prossimo inverno, in una notte di nebbia, l’aiuola verrà scorticata dalla guida incauta di qualcuno troppo ebbro per vederla.

Ignara di ciò, ora e per sempre, segui la pioggia che si unisce all’acqua del canale con piccoli cerchi che si spengono svelti. Sei zuppa d’acqua anche con la mantella e non puoi fare a meno di pensare all’umido che troverai a casa, quel suo odore che non ti lascia mai. E poi, la ruota anteriore incontra un ramo che non avevi visto.

Serri le mani sul manubrio, le nocche si fanno bianche. Non basta.

Ti trovi accecata dal buio: è un’oscurità antica e conosciuta. Ricorda il rifugio in riva a quella palude. Quasi senti l’odore delle braci aromatizzate da scorze d’arancia che attenuavano quello dei viandanti che entravano a ondate chiassose. Turisti come voi, benché tua madre si sentisse oltraggiata a essere assimilata a quelle genti in scarpe basse e jeans, lei che dalla montagna veniva e ci andava solo con gli scarponi e i pantaloni alla zuava di velluto a coste larghe, color del muschio. Come suo padre, prima di lei.

25-03-2016: “Il ministero dell’Istruzione ha stanziato altri 64 milioni di euro per prorogare fino al 30 novembre il programma “Scuole belle” (…). serviranno per arrivare a fine novembre. Nel periodo estivo di sospensione dell’attività didattica, il governo si è detto disponibile ad accogliere eventuali richieste di cassa integrazione in deroga..”
(http://www.orizzontescuola.it/news/appalti-pulizie-miur-stanzia-64-milioni-scuole-belle-e-non-licenziare-addetti-ex-lsu)

Rimani a terra tra i ricordi solo pochi secondi, ti alzi graffiata dall’ululato dei clacson suonati da chi ti ha visto e non si vuole fermare. Riprendi a pedalare, pedalare, pedalare. Tutto è acqua in questo giorno di aprile intessuto di cupi presagi. Le tue gambe tremano al punto che non senti il dolore all’anca su cui sei caduta. La mantella si è strappata dal gomito in giù e ora è punteggiata di cicche di sigaretta. Tutto il tuo fianco sinistro è sporco di terra e asfalto. Ti sbracci tra le auto irrequiete e i tir che creano spostamenti d’aria da concorde. Ciò che ti circonda ha una velocità siderale, di quelle che ti fanno quasi a fette, mentre ti lasciano indietro. Finisci per proteggerti dietro un trattore e il suo erpice che, lasciato il campo, si inseriscono, lenti e alteri. Lì dietro, così incurvata, sei quasi invisibile. Con una mano tasti la tasca: il foglietto della mamma di Paola della Terza A c’è ancora. Le auto, adesso, vi devono superare in blocco, nervose. Quando lo fanno, ti tremano anche le braccia. è così tangibile, la paura. Ti chiedi se saresti davvero capace di cambiare lavoro. Riesci a fendere il muro d’acqua fino all’incrocio, dove la svolta a sinistra è sempre un azzardo, oggi più che mai. Speri che il trattore ti possa proteggere un altro po’: non ha ancora messo la freccia. Alzi la mano sinistra per segnalare la svolta e noti lo squarcio nella mantella. Ti incalzano da dietro: c’è un parafanghi a venti centimetri dalla tua ruota posteriore.

Quando succede, sei nel centro esatto dell’incrocio, così diranno i giornali: nel centro esatto dell’incrocio.

Il trattore non ha svoltato a sinistra: ha proseguito, tenendo il centro della strada.

La tua mano non spuntava oltre le propaggini dell’erpice: era come se non ci fosse.

La macchia d’olio era lì da poco.

“Lo scooter, guidato da G.T., 37 anni, che sopraggiungeva in direzione opposta, è scivolato sopra una macchia d’olio. I carabinieri stimano che la macchia fosse lì da non più di un’ora”. E anche: “Lo scooter ha strisciato sull’asfalto per diversi metri, fino a falciare una donna, E.I., che sbucava da dietro un trattore a bordo della sua bicicletta. La donna, madre di un ragazzo di 16 anni, è stata portata all’ospedale più vicino”.

A cosa pensavi un secondo prima dello scontro? Al cambiamento? Mentre vedevi l’impotenza negli occhi dell’uomo in sella allo scooter che ti avrebbe colpito, pensavi alla mantella da quattro soldi da riparare: come la tua vita.

“La donna aveva indumenti sgualciti e un’ecchimosi in corrispondenza dell’anca. I medici legali hanno ritenuto le ferite compatibili con un trauma plurimo dovuto all’impatto con lo scooter”.

A cosa pensavi mentre cedevi all’asfalto brandelli di tessuti?

Credono tuttora che tu sia caduta sul fianco destro e che poi abbia rotolato sull’asfalto fino al marciapiede. E che ti sia procurata così le ecchimosi sul sinistro, ferito, invece, nella prima caduta. E non hanno capito che, in quest’ultimo fatale evento, avevi un piede intrappolato nel groviglio di ferro della bicicletta, che ti ha trascinato, inerme, per metri, scorticandoti tutto il fianco destro. Per metri, fino al marciapiede sul quale pensasti di voler morire, piuttosto che rimanere invalida, e di peso per tuo figlio. Se avessi potuto rotolare, forse ti saresti fatta meno male.

Agosto 2016: “I bidelli “appaltati” costano allo Stato come se fossero dipendenti pubblici, come dice la legge. Ma fanno la metà delle ore, hanno meno compiti (per esempio non fanno assistenza ai bimbi), salari più bassi e meno garanzie.”

(http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2016/08/08/news/bidelli-appaltati-alle-coop-stessi-costi-meno-servizi-1.13937866)

La prima persona che contattarono fu l’amica della mamma di Paola della Terza A. Le chiesero: conosce la madre di una certa Paola? Da lì risalirono alla tua identità. Ricostruirono il tuo essere una mamma sola, l’appartamento modesto e freddo, una parete coperta da disegni e biglietti di bambini. Lavorava come bidella, scrissero. Quando lo lesse, il dirigente scolastico della tua scuola si ricordò di telefonare a tuo figlio.

Nessuno dei presenti aveva notato la tua caduta precedente. I periti non ricostruirono l’intera vicenda, trascurarono il fianco sinistro, inventando una banale rotolata che nessuno poteva aver visto, e che nessuno negò di avere visto, perché, in mezzo a tutto quel fracasso, le loro impressioni contavano più della verità.

Eri invisibile: dietro l’erpice, e prima di scivolare sul ramo, e prima di uscire da scuola, e mentre lavavi i pavimenti, e ieri, mentre i compagni di Paola della Terza A ti sfilavano davanti prima di entrare in classe, e a marzo, quando fu siglato l’accordo quadro, e a febbraio quando stanziarono briciole per darvi respiro, e a gennaio quando vi dimezzarono le ore, e a dicembre quando cercavate di indovinare il futuro tra i liquami dei volatili intrappolati nelle soffitte, e prima ancora, quando facevate comunque i bidelli e i bambini ti chiamavano la Emy.

Saresti stata invisibile anche senza la macchia d’olio, anche oggi, dopo gli scioperi, le proteste di chi è stato spedito a chilometri da casa pur di fare il decoro, le guerre, la sentenza dell’antitrust, le richieste di internalizzazione, gli articoli di giornale, le proroghe delle proroghe, delle proroghe, delle proroghe, delle proroghe, che chissà quando finiranno.

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