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	Commenti a: La violenza fantasma &#8211; o della violenza psicologica	</title>
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		<title>
		Di: sara		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2017/03/20/la-violenza-fantasma/#comment-289943</link>

		<dc:creator><![CDATA[sara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Mar 2017 08:14:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2017/03/20/la-violenza-fantasma/#comment-289841&quot;&gt;mariasole ariot&lt;/a&gt;.

Anche io prima facevo parte delle persone che di fronte ad un fatto di cronaca pensava, ma perchè lei è rimasta con lui tanti anni, quando le mentiva spudoratamente la umiliava? Bene, mi sono trovata ad essere io umiliata, ingannata, dalla persona che credevo amarmi, e ho fatto la stupidità di rincorrerlo... Adesso capisco cosa provano le vittime e sento tanta solidarietà .... hanno, abbiamo bisogno di aiuto. Un aiuto che spesso la società non è in grado di darci. Preferisce condannarci, considerarci ingenue stupide, ma il problema non è legato all&#039;intelletto, ha radici profonde, spesso un passato di abusi, che fa si che ci troviamo in un clima familiare quando abusate da chi amiamo. abbiamo un concetto distorto dell&#039;amore che porta a giustificare, un concetto distorto di chi siamo, che ci porta a umiliarci a chidere scusa a chi ci ha accoltellato. E&#039; chiaro che tutto ciò non accade con il primo estraneo che incontriamo. Io in passato ho respinto immediatamente abusi verbali o fisici, ma poi arriva quella persona che sa incantarti, ti cuoce a puntino per poi ferirti all&#039;improvviso....]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/03/20/la-violenza-fantasma/#comment-289841">mariasole ariot</a>.</p>
<p>Anche io prima facevo parte delle persone che di fronte ad un fatto di cronaca pensava, ma perchè lei è rimasta con lui tanti anni, quando le mentiva spudoratamente la umiliava? Bene, mi sono trovata ad essere io umiliata, ingannata, dalla persona che credevo amarmi, e ho fatto la stupidità di rincorrerlo&#8230; Adesso capisco cosa provano le vittime e sento tanta solidarietà &#8230;. hanno, abbiamo bisogno di aiuto. Un aiuto che spesso la società non è in grado di darci. Preferisce condannarci, considerarci ingenue stupide, ma il problema non è legato all&#8217;intelletto, ha radici profonde, spesso un passato di abusi, che fa si che ci troviamo in un clima familiare quando abusate da chi amiamo. abbiamo un concetto distorto dell&#8217;amore che porta a giustificare, un concetto distorto di chi siamo, che ci porta a umiliarci a chidere scusa a chi ci ha accoltellato. E&#8217; chiaro che tutto ciò non accade con il primo estraneo che incontriamo. Io in passato ho respinto immediatamente abusi verbali o fisici, ma poi arriva quella persona che sa incantarti, ti cuoce a puntino per poi ferirti all&#8217;improvviso&#8230;.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: mariasole ariot		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2017/03/20/la-violenza-fantasma/#comment-289922</link>

		<dc:creator><![CDATA[mariasole ariot]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Mar 2017 21:21:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2017/03/20/la-violenza-fantasma/#comment-289890&quot;&gt;Corrado Aiello&lt;/a&gt;.

Caro Corrado, 
sì, mi sono disattivata da facebook per un po&#039;. Bisogno di &quot;ripulirmi&quot;, ma tornerò.

 &lt;i&gt;Insomma, io credo che la “cura” migliore sia la prevenzione. La cosa migliore e più auspicabile per una società civile sarebbe quella di educare e preparare per tempo i singoli alla “difesa” del sé. Non dovrebbe essere utopia, ma sogno concreto.&lt;/i&gt;

Già, Corrado, non dovrebbe essere utopia. Credo comunque che anche con una dovuta prevenzione ed &quot;educazione sentimentale&quot;, resti comunque un resto: un cattivo incontro (come lo definisce Lacan) resta pur sempre un cattivo incontro, in cui purtroppo possiamo incappare tutti. Se le difese sono buone e solide, si riesce ad operare voltando le spalle, per spostamento. Se le difese sono troppo basse (e magari nonostante una buona formazione, educazione, prevenzione) per fattori strutturali (in senso psichico) e biografici, là il gioco è fatto. A quel punto si tratta di ritrovare le forze per chiedere aiuto, cosa che spesso non viene fatta. E non sempre, se il passo viene fatto, l&#039;aiuto lo si trova davvero. Altra strada alternativa è quella di tenere alta la soglia di attenzione continuando a parlarne e a interrogarci in merito. Il confronto, per vittime di persone abusanti, può essere un grosso aiuto: dice innanzitutto che non si è soli. 
Peraltro, pensando all&#039;autoaiuto o ai gruppi di confronto e psicoterapici, mi viene in mente ora che anni fa parlai con una dottoranda che stava lavorando ad una ricerca sul campo proprio all&#039;interno di un gruppo di uomini maltrattanti. Un gruppo, quindi, non di vittime, ma di chi cercava di uscire dalle proprie tendenze violente e manipolatorie. Se non sbaglio si trovava a Firenze.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/03/20/la-violenza-fantasma/#comment-289890">Corrado Aiello</a>.</p>
<p>Caro Corrado,<br />
sì, mi sono disattivata da facebook per un po&#8217;. Bisogno di &#8220;ripulirmi&#8221;, ma tornerò.</p>
<p> <i>Insomma, io credo che la “cura” migliore sia la prevenzione. La cosa migliore e più auspicabile per una società civile sarebbe quella di educare e preparare per tempo i singoli alla “difesa” del sé. Non dovrebbe essere utopia, ma sogno concreto.</i></p>
<p>Già, Corrado, non dovrebbe essere utopia. Credo comunque che anche con una dovuta prevenzione ed &#8220;educazione sentimentale&#8221;, resti comunque un resto: un cattivo incontro (come lo definisce Lacan) resta pur sempre un cattivo incontro, in cui purtroppo possiamo incappare tutti. Se le difese sono buone e solide, si riesce ad operare voltando le spalle, per spostamento. Se le difese sono troppo basse (e magari nonostante una buona formazione, educazione, prevenzione) per fattori strutturali (in senso psichico) e biografici, là il gioco è fatto. A quel punto si tratta di ritrovare le forze per chiedere aiuto, cosa che spesso non viene fatta. E non sempre, se il passo viene fatto, l&#8217;aiuto lo si trova davvero. Altra strada alternativa è quella di tenere alta la soglia di attenzione continuando a parlarne e a interrogarci in merito. Il confronto, per vittime di persone abusanti, può essere un grosso aiuto: dice innanzitutto che non si è soli.<br />
Peraltro, pensando all&#8217;autoaiuto o ai gruppi di confronto e psicoterapici, mi viene in mente ora che anni fa parlai con una dottoranda che stava lavorando ad una ricerca sul campo proprio all&#8217;interno di un gruppo di uomini maltrattanti. Un gruppo, quindi, non di vittime, ma di chi cercava di uscire dalle proprie tendenze violente e manipolatorie. Se non sbaglio si trovava a Firenze.</p>
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		<item>
		<title>
		Di: Valeria Bianchi Mian		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2017/03/20/la-violenza-fantasma/#comment-289891</link>

		<dc:creator><![CDATA[Valeria Bianchi Mian]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Mar 2017 10:57:11 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=67445#comment-289891</guid>

					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2017/03/20/la-violenza-fantasma/#comment-289889&quot;&gt;mariasole ariot&lt;/a&gt;.

Sono d&#039;accordissimo. Si tratta solo di prendere coscienza delle dinamiche che ci hanno fatto cadere in una certa trappola proprio per imparare dalla nostra stessa storia, per renderci, appunto, coscienti. Non si tratta di renderci &quot;colpevoli&quot; se siamo vittime di violenza psicologica. Certamente possiamo però, con debito allenamento, imparare a cogliere segnali in anticipo e a non ricadere per coazione a ripetere in nuove storie simili. La coscienza di noi stessi/è è l&#039;unica arma per combattere le illusioni e gli inganni. Ma vittime siamo, se l&#039;altro è il carnefice. Analizzando però le ombre che si muovono nel profondo, scopriamo una multiformità di volti e voci che ci abitano. Finché tra queste non vediamo anche i carnefici interiori difficilmente vedremo quelli fuori. Concordo con te anche sul primo punto: l&#039;altalena, a lungo andare, offre ben pochi godimenti... speriamo che in molti casi questa sofferenza possa essere utilizzata per chiedere aiuto o sostegno... un saluto e grazie per il tuo bell&#039;articolo!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/03/20/la-violenza-fantasma/#comment-289889">mariasole ariot</a>.</p>
<p>Sono d&#8217;accordissimo. Si tratta solo di prendere coscienza delle dinamiche che ci hanno fatto cadere in una certa trappola proprio per imparare dalla nostra stessa storia, per renderci, appunto, coscienti. Non si tratta di renderci &#8220;colpevoli&#8221; se siamo vittime di violenza psicologica. Certamente possiamo però, con debito allenamento, imparare a cogliere segnali in anticipo e a non ricadere per coazione a ripetere in nuove storie simili. La coscienza di noi stessi/è è l&#8217;unica arma per combattere le illusioni e gli inganni. Ma vittime siamo, se l&#8217;altro è il carnefice. Analizzando però le ombre che si muovono nel profondo, scopriamo una multiformità di volti e voci che ci abitano. Finché tra queste non vediamo anche i carnefici interiori difficilmente vedremo quelli fuori. Concordo con te anche sul primo punto: l&#8217;altalena, a lungo andare, offre ben pochi godimenti&#8230; speriamo che in molti casi questa sofferenza possa essere utilizzata per chiedere aiuto o sostegno&#8230; un saluto e grazie per il tuo bell&#8217;articolo!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Corrado Aiello		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2017/03/20/la-violenza-fantasma/#comment-289890</link>

		<dc:creator><![CDATA[Corrado Aiello]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Mar 2017 10:26:03 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=67445#comment-289890</guid>

					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2017/03/20/la-violenza-fantasma/#comment-289889&quot;&gt;mariasole ariot&lt;/a&gt;.

La violenza non va mai ignorata, Mariasole, perché è un fatto pervasivo e di Natura, contro cui lo Spirito tenta gli argini dell&#039;etica e delle leggi. Molto spesso è difficile dirimere il nesso di causa/effetto, pesare le singole azioni (e non azioni) e responsabilità. Laddove il caso appaia più eclatante, sembrerebbero sorgere meno difficoltà di analisi e di giudizio. Tuttavia, l&#039;argomento è molto delicato (e nel contempo stimolante), e merita la dovuta attenzione. Ma non credo si possa andare troppo per il sottile (almeno non sempre). Insomma, io credo che la &quot;cura&quot; migliore sia la prevenzione. La cosa migliore e più auspicabile per una società civile sarebbe quella di educare e preparare per tempo i singoli alla &quot;difesa&quot; del sé. Non dovrebbe essere utopia, ma sogno concreto. Ps. ma ti sei cancellata da fb? (ci tenevo a quegli interventi)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/03/20/la-violenza-fantasma/#comment-289889">mariasole ariot</a>.</p>
<p>La violenza non va mai ignorata, Mariasole, perché è un fatto pervasivo e di Natura, contro cui lo Spirito tenta gli argini dell&#8217;etica e delle leggi. Molto spesso è difficile dirimere il nesso di causa/effetto, pesare le singole azioni (e non azioni) e responsabilità. Laddove il caso appaia più eclatante, sembrerebbero sorgere meno difficoltà di analisi e di giudizio. Tuttavia, l&#8217;argomento è molto delicato (e nel contempo stimolante), e merita la dovuta attenzione. Ma non credo si possa andare troppo per il sottile (almeno non sempre). Insomma, io credo che la &#8220;cura&#8221; migliore sia la prevenzione. La cosa migliore e più auspicabile per una società civile sarebbe quella di educare e preparare per tempo i singoli alla &#8220;difesa&#8221; del sé. Non dovrebbe essere utopia, ma sogno concreto. Ps. ma ti sei cancellata da fb? (ci tenevo a quegli interventi)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: mariasole ariot		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2017/03/20/la-violenza-fantasma/#comment-289889</link>

		<dc:creator><![CDATA[mariasole ariot]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Mar 2017 09:24:44 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=67445#comment-289889</guid>

					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2017/03/20/la-violenza-fantasma/#comment-289872&quot;&gt;Valeria Bianchi Mian&lt;/a&gt;.

Grazie, Valeria, per la precisazione sulla co-dipendenza e per l&#039;aggiunta dell&#039;altalena emotiva a cui, in effetti, non ho accennato. Sicuramente esiste, specialmente nei primi stadi della relazione. Poi, mi dirai se concordi o meno, quell&#039;altalena comincia a non avere più alti ma solo bassi. Non ho accennato nemmeno al momento della &quot;presa&quot;, di come l&#039;altro &quot;prenda&quot; l&#039;altro, della fase del corteggiamento assiduo, o di gentilezze e idolatrie portate all&#039;eccesso (le stesse che poi scompariranno e si ribalteranno nel loro opposto). Rispetto al suggerimento letterario e filmico, cercherò i riferimenti. 
Grazie ancora, Mariasole 
p.s. Sì, la maggior parte sono donne. Ho volutamente cercato di parlare sia di donne che di uomini perché l&#039;articolo voleva essere centrato sulla violenza psicologica in generale, nel tentativo di esaminare alcune dinamiche che possono essere messe in atto indipendentemente dal sesso delle persone che ne sono coinvolte. Nel forum che ho segnalato nei commenti, vi sono, seppur in minoranza, anche molte testimonianze maschili (di uomini vittima della manipolazione di donne). 

Una cosa ancora, mi preme dire a margine: spesso viene detto - ed è stato detto anche qui dentro e più massicciamente all&#039;interno di facebook - che la dicotomia carnefice/vittima è da superare. Che &quot;la colpa non sta mai da una sola parte&quot;. Ecco, qui mi permetto di fare un appunto, o porre/porvi una domanda: perché di fronte alla violenza fisica siamo ben in grando di distinguere chi ha fatto del male a chi - e accusare prendendo posizione - e di fronte alla violenza psicologica qualcosa di noi arretra, come a dire &quot;si, ma le cose non stanno proprio così, sì, ma esiste la responsabilità dell&#039;altro, si, ma l&#039;altro non è solo vittima eccetera&quot;. Perché di fronte a questo particolare tipo di violenza abbiamo tutti così tanta difficoltà ad accettare che esista davvero una dinamica di potere tale da poter identificare, eventualmente, anche un carnefice distinguendolo dalla vittima-che-ne-è-vittima? Come dici tu: il fenomeno della co-dipendenza. Vero. Eppure, come uno stupro è uno stupro, la violenza psicologica è violenza psicologica, la manipolazione è manipolazione. Le sfumature sono moltissime, è chiaro, ma c&#039;è anche qualcosa che si ripete, che si ritrova ripreso con lo stampino nelle storie di chi ha vissuto questo tipo di esperienza. C&#039;è un dato oggettivo. Io credo che se non si affonda il discorso anche su quell&#039;oggettività - dell&#039;esistenza di quel tipo di violenza -, se si arretra tentando di salvare il salvabile, il discorso si ripiega su di sé, ed evapora.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/03/20/la-violenza-fantasma/#comment-289872">Valeria Bianchi Mian</a>.</p>
<p>Grazie, Valeria, per la precisazione sulla co-dipendenza e per l&#8217;aggiunta dell&#8217;altalena emotiva a cui, in effetti, non ho accennato. Sicuramente esiste, specialmente nei primi stadi della relazione. Poi, mi dirai se concordi o meno, quell&#8217;altalena comincia a non avere più alti ma solo bassi. Non ho accennato nemmeno al momento della &#8220;presa&#8221;, di come l&#8217;altro &#8220;prenda&#8221; l&#8217;altro, della fase del corteggiamento assiduo, o di gentilezze e idolatrie portate all&#8217;eccesso (le stesse che poi scompariranno e si ribalteranno nel loro opposto). Rispetto al suggerimento letterario e filmico, cercherò i riferimenti.<br />
Grazie ancora, Mariasole<br />
p.s. Sì, la maggior parte sono donne. Ho volutamente cercato di parlare sia di donne che di uomini perché l&#8217;articolo voleva essere centrato sulla violenza psicologica in generale, nel tentativo di esaminare alcune dinamiche che possono essere messe in atto indipendentemente dal sesso delle persone che ne sono coinvolte. Nel forum che ho segnalato nei commenti, vi sono, seppur in minoranza, anche molte testimonianze maschili (di uomini vittima della manipolazione di donne). </p>
<p>Una cosa ancora, mi preme dire a margine: spesso viene detto &#8211; ed è stato detto anche qui dentro e più massicciamente all&#8217;interno di facebook &#8211; che la dicotomia carnefice/vittima è da superare. Che &#8220;la colpa non sta mai da una sola parte&#8221;. Ecco, qui mi permetto di fare un appunto, o porre/porvi una domanda: perché di fronte alla violenza fisica siamo ben in grando di distinguere chi ha fatto del male a chi &#8211; e accusare prendendo posizione &#8211; e di fronte alla violenza psicologica qualcosa di noi arretra, come a dire &#8220;si, ma le cose non stanno proprio così, sì, ma esiste la responsabilità dell&#8217;altro, si, ma l&#8217;altro non è solo vittima eccetera&#8221;. Perché di fronte a questo particolare tipo di violenza abbiamo tutti così tanta difficoltà ad accettare che esista davvero una dinamica di potere tale da poter identificare, eventualmente, anche un carnefice distinguendolo dalla vittima-che-ne-è-vittima? Come dici tu: il fenomeno della co-dipendenza. Vero. Eppure, come uno stupro è uno stupro, la violenza psicologica è violenza psicologica, la manipolazione è manipolazione. Le sfumature sono moltissime, è chiaro, ma c&#8217;è anche qualcosa che si ripete, che si ritrova ripreso con lo stampino nelle storie di chi ha vissuto questo tipo di esperienza. C&#8217;è un dato oggettivo. Io credo che se non si affonda il discorso anche su quell&#8217;oggettività &#8211; dell&#8217;esistenza di quel tipo di violenza -, se si arretra tentando di salvare il salvabile, il discorso si ripiega su di sé, ed evapora.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Valeria Bianchi Mian		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2017/03/20/la-violenza-fantasma/#comment-289872</link>

		<dc:creator><![CDATA[Valeria Bianchi Mian]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Mar 2017 14:45:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2017/03/20/la-violenza-fantasma/#comment-289827&quot;&gt;Mariasole Ariot&lt;/a&gt;.

Buongiorno Mariasole
scrivo qui un paio di associazioni accese dalla lettura dell&#039;articolo. La prima è il termine &quot;co-dipendenza&quot;, nato per indicare le coppie formate da almeno un dipendente patologico ma con dinamica non tanto dissimile da quella descritta nel testo. In fondo, queste donne (più numerose degli uomini, ahi ahi) vivono una sorta di altalena che fornisce anche un certo quantitativo di emozioni forti apparentemente positive per poi precipitare - appunto - nelle da te citate automortificazione ecc. Se no non si spiega il motivo dell&#039;impantanarsi in relazioni &quot;come sopra&quot;, pur essendo queste persone ferite e doloranti nell&#039;anima, ecco. La seconda associazione è un libro che ho trovato utilissimo durante gli studi e che oggi continua ad apparirmi come riferimento per articoli e scritti (anche se il mio orientamento è junghiano) Louise J. Kaplan, Perversioni femminili - Le tentazioni di Emma Bovary. Da questo testo di matrice psicoanalitica è stato tratto un film che ritengo assai valido, molto potente (anche nel modo di rappresentare &quot;l&#039;Animus negativo&quot; - per dirla sempre con Jung). L&#039;attrice principale è Tilda Swinton. Stupendo! Avevo il VHS, devo vedere se lo trovo in streaming...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/03/20/la-violenza-fantasma/#comment-289827">Mariasole Ariot</a>.</p>
<p>Buongiorno Mariasole<br />
scrivo qui un paio di associazioni accese dalla lettura dell&#8217;articolo. La prima è il termine &#8220;co-dipendenza&#8221;, nato per indicare le coppie formate da almeno un dipendente patologico ma con dinamica non tanto dissimile da quella descritta nel testo. In fondo, queste donne (più numerose degli uomini, ahi ahi) vivono una sorta di altalena che fornisce anche un certo quantitativo di emozioni forti apparentemente positive per poi precipitare &#8211; appunto &#8211; nelle da te citate automortificazione ecc. Se no non si spiega il motivo dell&#8217;impantanarsi in relazioni &#8220;come sopra&#8221;, pur essendo queste persone ferite e doloranti nell&#8217;anima, ecco. La seconda associazione è un libro che ho trovato utilissimo durante gli studi e che oggi continua ad apparirmi come riferimento per articoli e scritti (anche se il mio orientamento è junghiano) Louise J. Kaplan, Perversioni femminili &#8211; Le tentazioni di Emma Bovary. Da questo testo di matrice psicoanalitica è stato tratto un film che ritengo assai valido, molto potente (anche nel modo di rappresentare &#8220;l&#8217;Animus negativo&#8221; &#8211; per dirla sempre con Jung). L&#8217;attrice principale è Tilda Swinton. Stupendo! Avevo il VHS, devo vedere se lo trovo in streaming&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Maddalena		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2017/03/20/la-violenza-fantasma/#comment-289842</link>

		<dc:creator><![CDATA[Maddalena]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Mar 2017 15:50:32 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=67445#comment-289842</guid>

					<description><![CDATA[Grazie per questo pezzo che io trovo pieno di verità e delicatezza]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie per questo pezzo che io trovo pieno di verità e delicatezza</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: mariasole ariot		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2017/03/20/la-violenza-fantasma/#comment-289841</link>

		<dc:creator><![CDATA[mariasole ariot]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Mar 2017 13:24:15 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=67445#comment-289841</guid>

					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2017/03/20/la-violenza-fantasma/#comment-289818&quot;&gt;rmorresi&lt;/a&gt;.

Cara Renata, 
è esattamente questo: &quot;Molti miei studenti non perdonano la sua ‘ingenuità’: perché si fa trattare così? Perché non comincia lei a usarlo, a spillargli più soldi, ecc?&quot;. Che poi è un po&#039; quello che qualcuno mi ha fatto notare altrove: la responsabilità è da entrambe le parti, dicono. Ora, in un legame tutti gli accadimenti vengono costruiti a due, ma : se uno spara all&#039;altro alla gamba, e l&#039;altro non riesce ad alzarsi, come, dove collocare la dimensione della responsabilità? 
Parlo di educazione, sì, perché solitamente la terapia è ex-post e non sempre, peraltro, conduce alla presa di distanza dall&#039;esperienza della sofferenza traumatica che una relazione centrata sulla manipolazione può creare. Parlo di educazione perché mi interessa qui porre l&#039;accento sulla dimensione sociale della violenza psicologica - così sotterranea e così difficilmente &quot;parlabile&quot;, pronunciabile, pena, appunto, la risposta del : &lt;i&gt;sì, ma tu sei rimasta/o lì. Quindi è anche colpa tua. Te la sei voluta.&lt;/i&gt;
E&#039; possibile parlare di colpe, di responsabilità, proprio là dove si verifica un annullamento dell&#039;Altro? Quando l&#039;altro scompare nella sua invisibilità, quali strumenti - mi chiedo e vi chiedo - può recuperare per ridarsi sembianze umane, alzarsi e andarsene? Strumenti o oggetti psichici, o anche strumenti sociali?
In questo senso facevo riferimento all&#039;articolo del Corriere: là dove si invita a denunciare, io vorrei si invitasse a prevenire la catastrofe (perché di catastrofe si tratta). Come farlo? Non lo so, ma credo che la possibilità che viene data, come tu hai fatto a scuola, di raccontare fatti simili, la possibilità di un confronto attivo, di testimonianza, possa dare già un grande contributo. La parola è potente, sia essa pronunciata o scritta: è necessario sfruttarne il potere, la sua &lt;i&gt;pesanteur&lt;/i&gt;. Che sia ombra o peso, è un peso che è necessario assumersi. Ecco, forse, dove si colloca la responsabilità, non nella vittima ma nel contesto sociale: una responsabilità deterritorializzata, spostata dal centro alla periferia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/03/20/la-violenza-fantasma/#comment-289818">rmorresi</a>.</p>
<p>Cara Renata,<br />
è esattamente questo: &#8220;Molti miei studenti non perdonano la sua ‘ingenuità’: perché si fa trattare così? Perché non comincia lei a usarlo, a spillargli più soldi, ecc?&#8221;. Che poi è un po&#8217; quello che qualcuno mi ha fatto notare altrove: la responsabilità è da entrambe le parti, dicono. Ora, in un legame tutti gli accadimenti vengono costruiti a due, ma : se uno spara all&#8217;altro alla gamba, e l&#8217;altro non riesce ad alzarsi, come, dove collocare la dimensione della responsabilità?<br />
Parlo di educazione, sì, perché solitamente la terapia è ex-post e non sempre, peraltro, conduce alla presa di distanza dall&#8217;esperienza della sofferenza traumatica che una relazione centrata sulla manipolazione può creare. Parlo di educazione perché mi interessa qui porre l&#8217;accento sulla dimensione sociale della violenza psicologica &#8211; così sotterranea e così difficilmente &#8220;parlabile&#8221;, pronunciabile, pena, appunto, la risposta del : <i>sì, ma tu sei rimasta/o lì. Quindi è anche colpa tua. Te la sei voluta.</i><br />
E&#8217; possibile parlare di colpe, di responsabilità, proprio là dove si verifica un annullamento dell&#8217;Altro? Quando l&#8217;altro scompare nella sua invisibilità, quali strumenti &#8211; mi chiedo e vi chiedo &#8211; può recuperare per ridarsi sembianze umane, alzarsi e andarsene? Strumenti o oggetti psichici, o anche strumenti sociali?<br />
In questo senso facevo riferimento all&#8217;articolo del Corriere: là dove si invita a denunciare, io vorrei si invitasse a prevenire la catastrofe (perché di catastrofe si tratta). Come farlo? Non lo so, ma credo che la possibilità che viene data, come tu hai fatto a scuola, di raccontare fatti simili, la possibilità di un confronto attivo, di testimonianza, possa dare già un grande contributo. La parola è potente, sia essa pronunciata o scritta: è necessario sfruttarne il potere, la sua <i>pesanteur</i>. Che sia ombra o peso, è un peso che è necessario assumersi. Ecco, forse, dove si colloca la responsabilità, non nella vittima ma nel contesto sociale: una responsabilità deterritorializzata, spostata dal centro alla periferia.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Mariasole Ariot		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2017/03/20/la-violenza-fantasma/#comment-289827</link>

		<dc:creator><![CDATA[Mariasole Ariot]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Mar 2017 16:56:17 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=67445#comment-289827</guid>

					<description><![CDATA[Esistono infatti diverse posizioni e diverse soggettività della posizione narcisistica - come diverse sono le posizioni assunte da chi vi ha a che fare o da chi  ne subisce gli agiti (diverse le biografie personali, diversi i &quot;forellini&quot;).Quella che qui però cerco di prendere in esame è quella del narcisismo patologico (o maligno, appunto), della perversione, di un certo sadismo, della manipolazione affettiva. Tratti che non sono affatto distintivi o dati per scontato nel narcisismo in genere, ma che quando sono presenti possono provocare nella persona/nelle persone che vi stanno accanto non solo disorientamento, ma automortificazione, paura, angoscia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Esistono infatti diverse posizioni e diverse soggettività della posizione narcisistica &#8211; come diverse sono le posizioni assunte da chi vi ha a che fare o da chi  ne subisce gli agiti (diverse le biografie personali, diversi i &#8220;forellini&#8221;).Quella che qui però cerco di prendere in esame è quella del narcisismo patologico (o maligno, appunto), della perversione, di un certo sadismo, della manipolazione affettiva. Tratti che non sono affatto distintivi o dati per scontato nel narcisismo in genere, ma che quando sono presenti possono provocare nella persona/nelle persone che vi stanno accanto non solo disorientamento, ma automortificazione, paura, angoscia.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: helena		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2017/03/20/la-violenza-fantasma/#comment-289825</link>

		<dc:creator><![CDATA[helena]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Mar 2017 15:22:22 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=67445#comment-289825</guid>

					<description><![CDATA[Una replica banale alle obiezini di Corrado. Non tutti i narcisisti sono maligni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una replica banale alle obiezini di Corrado. Non tutti i narcisisti sono maligni.</p>
]]></content:encoded>
		
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