Su “Un’educazione milanese” di Alberto Rollo

di Marosia Castaldi

“Ciò che perpetuamente scorre, costringe a una moralità” (Robert Walser). Con questo ex ergo si apre il libro di Alberto Rollo sulla “sua” e “su” Milano

Perché, come dice l’autore, non esiste una ma mille Milano. Non una ma mille morti sperimentiamo ogni giorno ogni notte della vita, come diceva Shakespeare

E il nostro teatro è il paesaggio in cui viviamo che porta nelle sue viscere la nostra morte, le nostre morti, la nostra vita, le nostre vite

Siamo costretti a darci una regola, una norma, un fine, una visione unitaria una ragione morale dal devastante flusso, dall’eterno relativo estenuante movimento di tutte le cose di tutti i paesaggi. Di campagne fiumi mari montagne paesi città. Dal devastante flusso del reale Kant diceva che l’unità è solo un’idea della ragione e morale. Che non esistono, in natura, né norma né ragione, né moralità. Su quest’onda kantiana si pare il romanzo di formazione, l’educazione sentimentale di un cittadino milanese che fin da bambino attirato e atterrito dal chiasso dalla folla dal via vai spleenetico sotto un cielo grigio si chiedeva se Milano lo avrebbe voluto Milano lo ha voluto

Un bambino che si muoveva tra due costellazioni dell’anima: Lecce e Milano. Il nord e il sud Italia Il nord e il sud del mondo Il nord e il sud di quello che in noi comunemente chiamiamo anima

Si srotolano nelle pagine le tappe i momenti di essere di un’educazione milanese operaia “Mio nonno materno ha lavorato tutta la vita come operaio – attrezzista alla Stigler, la fabbrica svizzera di ascensori di via Copernico, mia nonna alla Manifattura tabacchi di via Moscova… Mio padre cominciò a lavorare a dodici anni come apprendista metalmeccanico in un’officina di via Savona… Da noi si faceva il bagno in una tinozza di legno la domenica mattina o il sabato sera”

Attraversando i ponti di Milano e della periferia operaia e industriale, l’autore lancia un ponte verso la sua giovinezza “Ma giovani si po’ anche sparire per sempre, e allora chi resta deve vivere due volte”

Non una Non due Ma una nessuna e centomila vite Per tante e quante vite fino a cento passi dalla fine

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Alberto Rollo, Un’educazione milanese, Lecce, Manni, 2017

Andrea Raos

andrea raos ha pubblicato discendere il fiume calmo, nel quinto quaderno italiano (milano, crocetti, 1996, a c. di franco buffoni), aspettami, dice. poesie 1992-2002 (roma, pieraldo, 2003), luna velata (marsiglia, cipM – les comptoirs de la nouvelle b.s., 2003), le api migratori (salerno, oèdipus – collana liquid, 2007), AAVV, prosa in prosa (firenze, le lettere, 2009), AAVV, la fisica delle cose. dieci riscritture da lucrezio (roma, giulio perrone editore, 2010) e i cani dello chott el-jerid (milano, arcipelago, 2010). è presente nel volume àkusma. forme della poesia contemporanea (metauro, 2000). ha curato l’antologia chijô no utagoe – il coro temporaneo (tokyo, shichôsha, 2001). con andrea inglese ha curato le antologie azioni poetiche. nouveaux poètes italiens, in «action poétique», (sett. 2004) e le macchine liriche. sei poeti francesi della contemporaneità, in «nuovi argomenti» (ott.-dic. 2005). sue poesie sono apparse in traduzione francese sulle riviste «le cahier du réfuge» (2002), «if» (2003), «action poétique» (2005) e «exit» (2005); altre, in traduzioni inglese, sono apparse in "The New Review of Literature" (vol. 5 no. 2 / Spring 2008), "Aufgabe" (no. 7, 2008), poetry international e free verse. 

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