Il messaggio è questo

6 giugno 2017
Pubblicato da

di Andrea Inglese

 

Cerchiamo di farci un’idea chiara almeno di questo, che questo è un messaggio, e come si studia un messaggio e come se ne parla, come va e viene, e l’emittente, e il disastro, e il ricevente.

 

L’abbondanza dei messaggi è totale, abbiamo messaggi di ogni complessità, di ogni semplicità, messaggi assolutamente veri, messaggi profetici, messaggi indecifrabili, per ogni persona in ascolto qualcuno dice un messaggio, tutti i messaggi arrivano vivi dentro qualche ricevente, un numero incalcolabile.

 

I messaggi sono semplici ricombinazioni di frasi che nessuno ha mai detto, tutte queste frasi mai dette sono permutabili nella creazione di messaggi indicibili.

 

Entrano quelli che hanno ascoltato tutte le piccole cose, tutte le cose strane che risuonano sotto le grandi cose familiari del mondo. Hanno prestato orecchio a tutte le cose schiacciate, straziate, sussurranti sotto i normali macigni del mondo. Se ne vanno assordati.

 

Nei messaggi la gente tende a dire lo stesso messaggio, nessuno più ascolta il messaggio, sempre lo stesso, diventa totalmente enigmatico.

 

Bisogna fare posto al messaggio, fare tutto uno spazio dentro, uno spazio vuoto, abbattere quello che c’è, per quello che ci deve essere, nel circuito della comunicazione tutto va comunicato e preparato, collaborando.

 

Entrano con la gola schiusa, sono tre o quattro gole schiuse, le bocche sono semiaperte, escono le fonazioni, pianti & sospiri, nemmeno una parola, solo l’arabesco molle del lungo gemito, se ne vanno senza mai dire verbo, agrammaticali.

 

È il momentino di riposo, è il momento non difficile, del messaggio che arriva calmo, il messaggio porno che arriva sullo sdraiato, inerme.

 

Il messaggio è porno. Tutto quel che c’è da vedere, è detto nel messaggio.

 

Entra la tipa della sedia, preme intorno alla sedia, si apre, si mette le gambe dentro, il legno è inumidito, argentato, la sedia diventa una polpa.

 

Il porno non è intellettuale, non è sottaciuto, le circostanze di emissione del messaggio porno sono piane, hanno facilitazioni, regime di povertà simbolica, segni pochissimi, molti buchi dentro le masse, le carni così semplici, la grande elasticità irrorata e monotona, il porno è di ricezione democratica.

 

Il messaggio nel suo farsi è indecifrabile e sordo, viene ogni volta scomposto e parcellizzato, è trattato come una polvere incontrollabile, ma quando giunge è presente, la sua modalità è chiara, la sua forma sana, entra nel sistema senza scosse e commozioni.

 

Entrano perché hanno detto tutto, perché c’era tutto da dire, c’era il loro mondo, bisognava dirlo, esattamente come tutti gli altri, hanno illuminato bene il loro mondo, erano dei racconti fatti apposta, hanno usato tutti i racconti fatti apposta, per qualsiasi mondo andava bene, anche il loro.

 

Il messaggio dev’essere ETICO, il messaggio è sempre DEMOCRATICO, non contiene ombre, non provoca interferenze, giunge COMPIUTO, è sempre un messaggio saldo in sé, di CRESCITA, non disturba, non esclude, è interamente pensato per durare istantaneamente.

 

Il messaggio western è un messaggio d’orizzonte, perché lo rende vasto, insopportabile, arido, è un messaggio-orizzonte perfettamente polveroso per via di tutti i cavalli, gli zoccoli dei cavalli soprattutto, e gli stivali, le suole degli stivali soprattutto, ma anche i formicai delle formiche rosse viste da molto vicino, con la faccia quasi dentro, e la terra che sbriciola sotto l’andirivieni delle cose, la terra che si solleva da terra e cade in pezzi, vola in pezzi, nel polverone ventoso del messaggio western.

 

La logica del messaggio western è che non succede nulla per ore, tutto è fermo nel fotogramma, che è il solo messaggio western trasmissibile, il fotogramma piatto e fisso, nella luce infernale, nell’ustione delle piccole lucertole forse già morte, ferme come morte, schiacciate dal calore mortale dell’aria western.

 

Entrano quelli che dicono “mettetevi tutti a terra”, o “mettetevi tutti seduti”, fanno fare questi esercizi con le armi in mano, non sanno mai a che momento devono cominciare a sparare, cominciare ad ammazzarli.

 

L’elemento temporale del messaggio western è denso, infinitamente denso, attraversandolo il messaggio può metterci un’immensa riserva di anni, e nel lungo frattempo tra emissione e ricezione tutto appare silenzioso nelle bocche, nelle teste, solo le mani, i cavali, le labbra sono scosse da un tremito incessante.

 

Il messaggio basta a se stesso, gira e rigira come animale sgozzato, salta sul posto, usurpa se stesso, si accascia appena viene destinato.

 

Il messaggio sceglie l’inclinazione certa, precipitata, si stacca con facilità e slancio dall’emittente, il messaggio è in caduta, si imprime all’istante definito nel ricevente, cui non rimane che cogliere il messaggio in tutta la sua fallacia.

 

Il porno è più aggiornato del tempo, è al massimo del presente, è visibilmente detto, il messaggio porno è diurno, cosale, inchioda il discorso all’adesso, immanenza genitale: i buchi di massa, le macchine di riempimento, la lubrificazione universale, il messaggio che tiene dentro tutto nella porno soluzione finale.

 

Il messaggio western è interamente vero, è un messaggio di verità, come se fosse scritto nel codice genetico del pianeta, nelle opinioni innate del pubblico universale, e più fuoriesce vero, più è ammantato da una patina opaca, da un rumore di fondo, come un antico disturbo.

 

Entrano gruppi di persone spaventate, persone completamente disorientate, vestite a brandelli, un funzionario si alza per dire che è tutto normale, le persone continuano a muoversi nel loro spavento.

 

Nel messaggio western solo gli uomini lavano i piatti, sempre, tutto l’anno, non hanno neppure l’acqua, usano il vecchio modo, versano la cenere, ma se manca la cenere vanno semplicemente con la terra, con i sassi anzi, alla fine prendono in mano grosse pietre e ci lavano i bicchieri, infilano le pietre nei bicchieri, e se il bicchiere non esplode è lavato, dicono che lavano come gente frugale del far west, abituata ad avere la gola secca, se hanno una bottiglia di gin non la usano come acqua di rigovernatura. Per le posate invece, anzi per l’unica posata che hanno, una forchetta con due soli rebbi, usano la saliva del vecchio, no, vanno a prendere quella dei bambini più piccoli, ci lavano la forchetta, ne basta poca per i due rebbi, il manico resta sempre sozzo, resta caldo in mano.

 

Entra l’uomo con il tubo di carne, lo dirige ovunque, il tubo è secco, il tubo fischia, l’uomo è assordante.

 

Il sesso scorre nel messaggio, il messaggio lubrifica il mondo, a tutte le carni arriveranno quantità di buchi, e la cosa si farà adesso, sotto il chiarore piatto.

 

Il messaggio dice la sentenza che dice: “a lungo termine, non ci saremo, a lungo termine non ci sarà più tempo, a lungo termine mancherà il tempo, le carni dei buchi e dei condotti di sfiato saranno polvere, vapore, una rarissima perturbazione dell’aria”. Nel messaggio porno ogni verbo è all’imperativo presente, dove tutte le sentenze dicono: “Carezza dentro! Riempi il vuoto! Irrora i muri! Ora!”

 

Nelle parole pronunciate del western è essenziale il paesaggio, dentro il paesaggio calano le parole western, cadono come dei gravi in caduta, perché nel western le parole hanno peso, non è la vita quotidiana, la vita televisiva, la vita degli affetti comuni, con le parole ariose, con le parole fiatate, irresponsabili, ascensionali, il paesaggio attira a sé tutte le parole western.

 

Nel messaggio western il paesaggio è disseminato di parole a terra, di frasi terrestri, di modi linguistici secchi, ma pesanti. Dentro grandi intervalli di silenzio, cadono dalle labbra le leggi umane del western, sono solenni ma senza sfarzo, come gli stivali con lo sperone, taglienti ma senza luccichio, come il cuoio delle selle, imperituro ma infangato. Le leggi dell’amicizia western, le leggi dell’inimicizia western, le indifferenze a perdita d’occhio western.

 

Il messaggio come al solito può parlare di morte, dice una cosa ma parla di morte, la morte scorre come un’ombra del messaggio, è ciò che il messaggio non può dire, si parla di come corrono i cani, di quanto costano i rastrelli, le canne da pesca, due ettari di giardino piantato a ciliegi, si imitano le grida delle scimmie di boscaglia, si litiga sulle Karakuri-Bako, le scatole giapponesi basate su complicati meccanismi totalmente invisibili all’utilizzatore, e che sono impossibili da aprire in alcuni casi, e da chiudere in altri, ma la morte nel messaggio western è il ronzio di fondo della frase, anche se non è la morte di nessuno in particolare, di niente, dato che il pianeta morirà tutto, e anche il sole, e tutto quanto è ancora visibile ad occhio nudo nel profondo disperarsi del tempo.

 

Il porno è il messaggio d’uso, il valore del messaggio coincide con il suo uso, non c’è scambio possibile, astrazione, nell’uso che faccio, qui e ora, sulla mia carne ricevente del messaggio porno.

 

Entra il trans, ha una carne lunga e composita come uno strascico, e ballano sopra di lui innumerevoli amuleti di carne, che pendono, che rizzano, tutte le cose i cosi in luce, portati assieme, che usa.

 

Le leggi dell’amicizia nel western sono le regole italiane, ovunque si vada nel western lì vigono regole amicali italiane, e quindi gli amici si siedono al tavolo, o chiedono da bere, o montano sul cavallo, o armeggiano con delle coperte, chissà con quante coperte, e quanto bucherellate e guaste, ma hanno negli occhi, nei gesti, tutti i cenni impliciti, i gorgheggi accennati, le strizzate d’occhi dell’amicizia italiana, il film muto della camminata italiana. Ma le regole spesso, tra amici seduti al tavolo, quando girano a velocità sostenuta messaggi western, sono le regole fanti, le battute vengono dette in lingua fanti, ma spesso prevalgono le regoli sami, nel servire il vino e nel mantenere le promesse, e nel battere i piedi con il ritmo tipico del cacciatore sami. Non ci sono regole sicure, negli ambienti western.

 

Le regole dell’amicizia nel messaggio western a circolazione sostenuta sono foriere di malintesi, di cattive interpretazioni, di sottili perturbazioni semantiche, degenerano spesso in esegesi implacabili, fatte con il coltello tra i denti, a cavalcioni della vittima, prima di sgozzarla.

 

Il messaggio dice di sé e del mondo tutto quanto va detto, e tace quanto va taciuto, e attende con modestia che altri messaggi colmino quanto rimane da colmane, e che nuovi silenzi facciano il vuoto intorno, ma al suo interno il messaggio non indietreggia, e non flette, non si ritrae o dispera, avanza con tutto il suo senno, la sua potenza di linguaggio e di cosa, e introduce il senso della morte e della vita, introduce questo senso ultimo e primo, affinché non ci sia ansia e attesa, almeno di fronte al cielo, di fronte al trascolorare delle nubi, viste nello schermo del salotto, nubi di Aleppo, forse, o di Washington.
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