MSQ→AMS→PAR #5

9 luglio 2017
Pubblicato da

di Andrea Inglese, Barbara Philipp, Aleksei Shinkarenko

Quinto episodio, di cinque. In versione italiana, primo, secondo, terzo e quarto. In versione francese sul sito amico Remue.net, premier, deuxième, troisième e quatrième. Sulla natura del progetto, leggere in coda al pezzo.

Quello che vedo, lo vedo bene, sì, almeno, è l’impressione che mi fa, tutto quello che vedo sembra buono, è visto bene, non è scientifico, no, non è un’osservazione partecipativa, d’accordo, ma vedo proprio delle cose, anche della gente, ad essere sincero, tutto sembra a posto, abbastanza calmo, non ho voglia di giudicare in ogni caso, tutto resta superficiale, senza impegno, fa fresco, forse non è il momento buono per mettersi a guardare, è un po’ presto per la stagione, ma non mi costa niente guardare, per esempio per terra, o il cielo, non si sa mai, se ci fossero delle sorprese, i segni sono un po’ dappertutto, ma non ho intenzione di lanciarmi nella semiotica, guardo e basta, in modo da essere un po’ tranquillo, guardo in modo calmo le cose calme, della gente spensierata, persino delle famiglie, non si può mica sempre correre, lavorare stupidamente, come un ossesso, e anche parlare, va bene per un certo tempo, soprattutto quando si è soli, è vero che uno ha sempre qualcosa da dirsi, è questo il pensiero, d’accordo, ma è anche spossante l’obbligo di doversi ascoltare in continuazione, quando basterebbe guardare per terra, soprattutto mentre si cammina, ci sono dei segni, ma non si è obbligati a decifrarli, sono forse delle macchie d’altronde, io le calpesto, ecco tutto, ci sono cose posate per terra, dev’essere l’asfalto che è posato per terra, c’è questa roba qua, o una pozzanghera, anch’essa è posata bene sopra quest’altra cosa che è l’asfalto, a volte dei rametti, o delle chiazze secche, in effetti c’è tutta una stratificazione, delle cose posate su altre cose, scricchiola esageratamente da ogni parte quando si cammina, non si sentono che rumori, tutti questi scricchiolii, ma per conto mio è soprattutto il guardare che mi interessa, guardare bene se le cose sono buone, e la gente pensosa, un po’ di chiarezza nello sguardo e un po’ di bontà nel mondo, non chiedo di meglio, un rapido e fruttuoso sguardo d’insieme, senza diventar pazzi sui dettagli, anche se è necessario saper distinguere, conservare un pizzico di discernimento.

In effetti, la vista è un autentico rompicapo, bisogna tutto abbracciare con noncuranza, soprattutto l’orizzonte, i suoi sfondi azzurri, e nello stesso tempo zoomare a destra e sinistra su della piccola roba inutile, dei piedi, dei capelli, delle spalle… Ci vuole uno sguardo impaziente e di sorvolo, e nel contempo compassionevole, ansioso della piccola roba concreta, come un chiodo o una lucertola.

Ma in fondo chissenefrega di quel che si vede, l’importante è la filosofia della camminata, star bene sui propri piedi, eccomi sulla terra, che cammino nel fresco di una bella stagione terrestre, guardandomi intorno senza troppe moine, senza troppo parlare, o ascoltarmi, o ascoltare tutti questi scricchiolii, a dire il vero orribili, è come se si camminasse su un ossario, ma è semplicemente la terra, è semplicemente il pianeta, brulica di problemi un pianeta, ma per il momento mi limito ad andare avanti, c’è anche della gente, dei terrestri come me, non sembrano ammazzarsi vicendevolmente, quindi non male, è un via-vai continuo però, mi rendo conto che le persone hanno questa tendenza ad andare e venire, la gente non è semplicemente posata lì, sono dentro delle decisioni, camminano in linea retta, più o meno come me, vedo che tutto è ben deciso in loro, hanno vestiti specifici, dei guanti, degli stivali, delle giacche, un po’ meno i bambini, non si capisce mai quello che fanno o dicono, non sono del tutto lucidi, è come coi vecchi, li si ritrova sempre di traverso lungo il cammino, noi, le persone per bene, ogni gesto è ben ponderato, ogni cosa al suo posto, la calza sul piede, la scarpa sulla calza, sono un mucchio di decisioni, non basta guardare intorno a sé alla buona, me ne rendo conto, bisogna decidere tutto, noi terrestri non è il caso che ci muove, le nuvole in cielo o le cose che crescono qui e là, bisogna intervenire, uscire dalla letargia, dare degli ordini, utilizzare il pugno di ferro, bisogna buttarsi a testa bassa, sparare nel mucchio, non sarà la contemplazione a calmare il pianeta, al contrario, dei panorama chi se ne fotte, è finita quest’epoca, bisogna dilaniare tutto sul momento, buttare tutto all’aria.

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Si tratta di materiali per costruire storie: foto, disegni, frasi. O sono, forse, resti di storie. Arrivano troppo presto o troppo tardi. In ogni caso, tutto è cominciato a Minsk, da dove Aleksei Shinkarenko, fotografo bielorusso, ha inviato a Barbara e a me delle piccole serie di foto, durante l’inverno del 2015. Barbara Philipp, artista austriaca residente ad Amsterdam, rispondeva alle foto con dei disegni, a volte degli acquarelli. E io rispondevo alle foto e ai disegni, con dei testi scritti direttamente in francese.

Gli invii di Aleksei si sono conclusi all’inizio dell’estate del 2016. Abbiamo costituito 5 episodi, per un totale di 32 foto, 2 video, 44 disegni e 5 testi.

Pubblico su NI la versione italiana dei testi e una diversa selezione dei materiali di Aleksei e Barbara prodotti per ogni episodio. Nello scarto tra una lingua e l’altra, tra un itinerario iconografico e l’altro, mi auguro che storie ogni volta diverse possano emergere sotto gli occhi dei lettori.

Immagini di Aleksei Shinkarenko e Barbara Philipp

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6 Responses to MSQ→AMS→PAR #5

  1. véronique vergé il 10 luglio 2017 alle 11:55

    Bellissima foto della bambina.
    Camminare è trovare nel paesaggio per interpretare la nostra vita e forse immaginare il nostro orrizonte. Il nostro oriente.
    Grazie a Andrea per l’iniziativa.

  2. véronique vergé il 10 luglio 2017 alle 11:58

    Camminare è trovare segni nel paesaggio per interpretare la nostra vita.

    • Andrea Inglese il 10 luglio 2017 alle 19:36

      Ciao Véronique. Vai a vedere che ti sembra della versione francese su Remue.net. Lo sai che li ho scritti originariamente in francese?

  3. véronique vergé il 11 luglio 2017 alle 17:20

    Leggo stasera. Scrivere prima in lingua straniera fa scoprire la sua propia lingua.

  4. véronique vergé il 11 luglio 2017 alle 20:22

    Il brano in francese mi sembra voce familiare. Mi viene trovare nel sentiero di lettura. Il testo italiano lascia segni di mistero.
    Si sente la bellezza della sguardo.
    La terra.
    Capisco vedendo la luce verde in pioggia nella foto.
    Anche se sono dal mare.
    Calpestare segni. Il mare: segni stellaire.

  5. véronique vergé il 11 luglio 2017 alle 20:28

    Parlo delle foto sur remue net. “Plus de clarté et de bonté dans le monde, je ne demande pas mieux.” Condivido.

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