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	Commenti a: Infrangere i tabù è un tabù	</title>
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		<title>
		Di: Roberto Pusiol		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2017/08/19/infrangere-tabu-un-tabu/#comment-290962</link>

		<dc:creator><![CDATA[Roberto Pusiol]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Aug 2017 18:13:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[GIORDANO TEDOLDI, TABU&#039; : MONUMENTO FUNEBRE DELLA TRASGRESSIONE

In Edipo re di Pasolini dopo scene attinenti a un contesto piccolo borghese degli anni &#039;20, si apre uno squarcio che rende palese cosa va maturando nel retropalco dove agiscono forze inconsce che poi sono quelle che tirano le fila. Ugualmente, in Tabù, Giordano Tedoldi, dopo aver delineato il contesto sociale – borghesia intellettuale – e il campo d&#039;azione – il campo dell&#039;eros – dei suoi personaggi, ci introduce in un abisso della psiche di cui è principe il personaggio centrale del romanzo, Pietro Origo. E così, immesso in una dimensione che è vera tanto quanto può invece non essere tangibilmente reale, al lettore si squaderna davanti tutto quanto possiamo raccogliere sotto il nome di trasgressione. Sotto questo segno si muove Piero che infatuatosi di Emilia, moglie dell&#039;amico Domenico, fa di lei lo strumento di ciò che lui considera la suprema infrazione, il principe degli adulteri. E tuttavia questo Piero che persegue mete nella sua ottica tanto ambiziose, lui, che a nulla crede se non al perseguimento del suo godimento, coglie dentro di sé la presenza di resistenze nel dispiegamento dei propri istinti, dei consistenti resti di comandamenti; che poi sono quelli in realtà che gli fanno vivere come tabù (da violare) l&#039;adulterio ai danni dell&#039;amico Domenico. Siamo così all&#039;insuperabile impasse della trasgressione, che non può darsi se non in complementarità con la legge da trasgredire. Non se ne esce, voler trasgredire è affermare la legge, non c&#039;è tabù violato che la cancelli perché appunto violare è confermare la legge. E allora non può non essere che non vi sia soddisfazione per la conquista, e non può non essere che Piero sia un uomo tristissimo, e che le atmosfere del libro siano sempre mortifere, e che ancora Piero viva scisso tra lo sfrenato vitalismo del sesso e un altrettanto sfrenato intellettualismo. L&#039;orizzonte è chiuso non c&#039;è via di uscita; ne fa fede la natura della tribù (parola che ricorre più volte nel libro), del clan, che circonda Pietro Origo. Il continuo scambio di partner, l&#039;intimità di maschi legati da rivalità o stretta amicizia pressoché intercambiabili, ma soprattutto la stessa origine del nucleo forte della tribù dagli stessi progenitori per cui tutti sono dei consanguinei ( da cui poi ecco le donne che sono insieme mogli figlie sorelle e amanti) fa appunto della tribù una cupa comunità incestuosa. E infatti è la dimensione incestuosa che sta lì a significare che per il clan non vi è mondo altro, che la tribù è prigioniera della sua legge del trasgredire, che è lì a rigirarsi in un bugno vuoto senza costrutto, che non c&#039;è altro che coazione a ripetere, che da lì non è dato di uscire, né più né meno di quanto non sia dato di lasciare la casa dei propri bagordi alla borghesia di Bunuel nell&#039;Angelo sterminatore.
Che cosa allora mai potranno fare Origo e il suo clan se non ripercorre strade già tante volte battute, e sostanzialmente fallimentari, da una variegata schiera di immoralisti ed esteti e contestatori, tornando così ai luoghi deputati dell&#039;illusione della comuni, dell&#039;illusione della vita selvaggia, dell&#039;illusione di un soccorso da parte della santa madre chiesa?
Quanto al resto Tabù è anche un piacevole libro di avventure che a ogni pagina può sorprenderti con qualche svolgimento che non ti aspettavi; ma d&#039;altra parte come potrebbe essere altrimenti se per Piero Origo la vita nient&#039;altro è se non una successione di avventure e esperimenti perseguiti con cinismo come opzioni puramente intellettuale? E quanto alla piacevolezza della lettura (per quanto lettura assai impegnativa) va messa in conto assolutamente una coltissima scrittura, un italiano sopraffino, dove non ti capita mai di cogliere neppure l&#039;eco di qualche rigidità o di qualche sbavatura.
E tuttavia questo libro porta in sé qualcosa di obsoleto. Il titolo stesso ci mette sulla strada: nel suo richiamarci un&#039; opera di Freud ci ricorda appunto che la dialettica legge repressione degli istinti e quindi trasgressione (sottesa all&#039;impianto di questo romanzo) si rifà a teorie che sono state elaborato quando il mondo occidentale, il contesto sociale e psicologico erano radicalmente diversi dai tempi nei quali viviamo. Oggi in tempi di surmodernità e narcisismo, o anche narcinismo, sfrenati, il discorso del capitalista, per dirla con Lacan, ben lungi da decaloghi introiettati e dal trasgredire, ha cancellato questo armamentario e ha fatto legge del godimento illimitato. In questo senso mi pare più avanzato Io odio John Updike, l&#039;altro libro di Tedoldi che conosco, dove come avevo scritto nella mia recensiocina, i vari racconti rimandano direttamente invece alla sociologia del postmoderno.
E&#039; per tutto questo, ma direi in particolare per questa riflessione conclusiva, che avevo definito in un post precedente questo romanzo come monumento funebre della trasgressione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>GIORDANO TEDOLDI, TABU&#8217; : MONUMENTO FUNEBRE DELLA TRASGRESSIONE</p>
<p>In Edipo re di Pasolini dopo scene attinenti a un contesto piccolo borghese degli anni &#8217;20, si apre uno squarcio che rende palese cosa va maturando nel retropalco dove agiscono forze inconsce che poi sono quelle che tirano le fila. Ugualmente, in Tabù, Giordano Tedoldi, dopo aver delineato il contesto sociale – borghesia intellettuale – e il campo d&#8217;azione – il campo dell&#8217;eros – dei suoi personaggi, ci introduce in un abisso della psiche di cui è principe il personaggio centrale del romanzo, Pietro Origo. E così, immesso in una dimensione che è vera tanto quanto può invece non essere tangibilmente reale, al lettore si squaderna davanti tutto quanto possiamo raccogliere sotto il nome di trasgressione. Sotto questo segno si muove Piero che infatuatosi di Emilia, moglie dell&#8217;amico Domenico, fa di lei lo strumento di ciò che lui considera la suprema infrazione, il principe degli adulteri. E tuttavia questo Piero che persegue mete nella sua ottica tanto ambiziose, lui, che a nulla crede se non al perseguimento del suo godimento, coglie dentro di sé la presenza di resistenze nel dispiegamento dei propri istinti, dei consistenti resti di comandamenti; che poi sono quelli in realtà che gli fanno vivere come tabù (da violare) l&#8217;adulterio ai danni dell&#8217;amico Domenico. Siamo così all&#8217;insuperabile impasse della trasgressione, che non può darsi se non in complementarità con la legge da trasgredire. Non se ne esce, voler trasgredire è affermare la legge, non c&#8217;è tabù violato che la cancelli perché appunto violare è confermare la legge. E allora non può non essere che non vi sia soddisfazione per la conquista, e non può non essere che Piero sia un uomo tristissimo, e che le atmosfere del libro siano sempre mortifere, e che ancora Piero viva scisso tra lo sfrenato vitalismo del sesso e un altrettanto sfrenato intellettualismo. L&#8217;orizzonte è chiuso non c&#8217;è via di uscita; ne fa fede la natura della tribù (parola che ricorre più volte nel libro), del clan, che circonda Pietro Origo. Il continuo scambio di partner, l&#8217;intimità di maschi legati da rivalità o stretta amicizia pressoché intercambiabili, ma soprattutto la stessa origine del nucleo forte della tribù dagli stessi progenitori per cui tutti sono dei consanguinei ( da cui poi ecco le donne che sono insieme mogli figlie sorelle e amanti) fa appunto della tribù una cupa comunità incestuosa. E infatti è la dimensione incestuosa che sta lì a significare che per il clan non vi è mondo altro, che la tribù è prigioniera della sua legge del trasgredire, che è lì a rigirarsi in un bugno vuoto senza costrutto, che non c&#8217;è altro che coazione a ripetere, che da lì non è dato di uscire, né più né meno di quanto non sia dato di lasciare la casa dei propri bagordi alla borghesia di Bunuel nell&#8217;Angelo sterminatore.<br />
Che cosa allora mai potranno fare Origo e il suo clan se non ripercorre strade già tante volte battute, e sostanzialmente fallimentari, da una variegata schiera di immoralisti ed esteti e contestatori, tornando così ai luoghi deputati dell&#8217;illusione della comuni, dell&#8217;illusione della vita selvaggia, dell&#8217;illusione di un soccorso da parte della santa madre chiesa?<br />
Quanto al resto Tabù è anche un piacevole libro di avventure che a ogni pagina può sorprenderti con qualche svolgimento che non ti aspettavi; ma d&#8217;altra parte come potrebbe essere altrimenti se per Piero Origo la vita nient&#8217;altro è se non una successione di avventure e esperimenti perseguiti con cinismo come opzioni puramente intellettuale? E quanto alla piacevolezza della lettura (per quanto lettura assai impegnativa) va messa in conto assolutamente una coltissima scrittura, un italiano sopraffino, dove non ti capita mai di cogliere neppure l&#8217;eco di qualche rigidità o di qualche sbavatura.<br />
E tuttavia questo libro porta in sé qualcosa di obsoleto. Il titolo stesso ci mette sulla strada: nel suo richiamarci un&#8217; opera di Freud ci ricorda appunto che la dialettica legge repressione degli istinti e quindi trasgressione (sottesa all&#8217;impianto di questo romanzo) si rifà a teorie che sono state elaborato quando il mondo occidentale, il contesto sociale e psicologico erano radicalmente diversi dai tempi nei quali viviamo. Oggi in tempi di surmodernità e narcisismo, o anche narcinismo, sfrenati, il discorso del capitalista, per dirla con Lacan, ben lungi da decaloghi introiettati e dal trasgredire, ha cancellato questo armamentario e ha fatto legge del godimento illimitato. In questo senso mi pare più avanzato Io odio John Updike, l&#8217;altro libro di Tedoldi che conosco, dove come avevo scritto nella mia recensiocina, i vari racconti rimandano direttamente invece alla sociologia del postmoderno.<br />
E&#8217; per tutto questo, ma direi in particolare per questa riflessione conclusiva, che avevo definito in un post precedente questo romanzo come monumento funebre della trasgressione.</p>
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		<title>
		Di: Infrangere i tabù è un tabù (su NI) &#124; precisazioni inutili		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2017/08/19/infrangere-tabu-un-tabu/#comment-290958</link>

		<dc:creator><![CDATA[Infrangere i tabù è un tabù (su NI) &#124; precisazioni inutili]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Aug 2017 06:13:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[&#8230;] segue: https://www.nazioneindiana.com/2017/08/19/infrangere-tabu-un-tabu/ [&#8230;]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] segue: <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/08/19/infrangere-tabu-un-tabu/" rel="nofollow ugc">https://www.nazioneindiana.com/2017/08/19/infrangere-tabu-un-tabu/</a> [&#8230;]</p>
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