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	Commenti a: Davide Morganti, La consonante K	</title>
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		Di: Livio Romano		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Livio Romano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jan 2018 12:19:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Romanzo grandissimo, difficilmente collocabile nell&#039;asfittica passerella di quelle cinque-sei formattazioni narrative che sforna l&#039;editoria italiana da anni e anni. Forse Morganti non sarà d&#039;accordo con me, e forse non lo ama neppure, quel genio dell&#039;Illinois che ci ha regalato cose come Infinite Jest prima di rinunciare per sempre a quell&#039;umanità che nelle sue opere dimostra di amare in maniera direi cristiana. Perché, come DFW, la disperata folla che brulica attorno all&#039;intreccio psichedelico di storie, ecco: Morganti la ama. Non la utilizza per deriderla, o per costruire episodi farseschi al limite dello svuotamento di senso di ogni azione compiano o parola pronuncino. Sono molto d&#039;accordo con questa bella recensione e trovo che quelle note, quel restituire dignità a ciascuna delle maschere che attraversano lo scatenato evolversi degli eventi, non dimostri altro che empatia profonda verso il genere umano, verso figuranti che la Storia vorrebbe marginali ma che l&#039;autore assurge a ruolo di eroi, di protagonisti di un&#039;epica minore ma non per questo meno dotata di rispettabilità. Tutti parimenti round e insieme flat, in un interscambio che mette in scena il definitivo declino delle metanarrazioni, direbbero i noiosi -l&#039;eterno destino degli ultimi a subire i capricci dei malati di potenza che danno vita alla storia dei popoli, delle classi, delle sanguinarie lotte di dominio, correggerei io. C&#039;è di più, tuttavia, nella Consonante K. E mi riferisco alla lingua, alla raffinatezza per niente ornamentale con cui Morganti con sicurezza e autorevolezza snocciola i fatti, narcotizzando pagina dopo pagina il lettore. E&#039; una predisposizione che l&#039;autore aveva già ampiamente mostrato in quel gioco filologico coltissimo e divertito che prendeva il nome di &quot;Screazione&quot; ed era contenuta in Disertori - Einaudi, nell&#039;ormai lontano anno 2000. Morganti prende quella fiera desiosa della lingua italiana e la scaraventa ai suoi piedi, la doma ammansendola, la coccola e pure la aizza a scaraventarsi contro il lettore sì da elegantemente, signorilmente squassarlo e urticarlo, da farlo deragliare dai tanti inutili birignao cui sia eventualmente abituato -scrivo &#039;eventualmente&#039; poiché immagino che a questo romanzo non arrivi l&#039;utilizzatore delle narrazioni edificanti e consolatorie che propalano quotidianamente dalle major, ma la speranza è che un grande editore come Neri Pozza, con questa scelta coraggiosissima, apra un varco, mostri la possibilità che la Letteratura è ancora viva e vegeta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Romanzo grandissimo, difficilmente collocabile nell&#8217;asfittica passerella di quelle cinque-sei formattazioni narrative che sforna l&#8217;editoria italiana da anni e anni. Forse Morganti non sarà d&#8217;accordo con me, e forse non lo ama neppure, quel genio dell&#8217;Illinois che ci ha regalato cose come Infinite Jest prima di rinunciare per sempre a quell&#8217;umanità che nelle sue opere dimostra di amare in maniera direi cristiana. Perché, come DFW, la disperata folla che brulica attorno all&#8217;intreccio psichedelico di storie, ecco: Morganti la ama. Non la utilizza per deriderla, o per costruire episodi farseschi al limite dello svuotamento di senso di ogni azione compiano o parola pronuncino. Sono molto d&#8217;accordo con questa bella recensione e trovo che quelle note, quel restituire dignità a ciascuna delle maschere che attraversano lo scatenato evolversi degli eventi, non dimostri altro che empatia profonda verso il genere umano, verso figuranti che la Storia vorrebbe marginali ma che l&#8217;autore assurge a ruolo di eroi, di protagonisti di un&#8217;epica minore ma non per questo meno dotata di rispettabilità. Tutti parimenti round e insieme flat, in un interscambio che mette in scena il definitivo declino delle metanarrazioni, direbbero i noiosi -l&#8217;eterno destino degli ultimi a subire i capricci dei malati di potenza che danno vita alla storia dei popoli, delle classi, delle sanguinarie lotte di dominio, correggerei io. C&#8217;è di più, tuttavia, nella Consonante K. E mi riferisco alla lingua, alla raffinatezza per niente ornamentale con cui Morganti con sicurezza e autorevolezza snocciola i fatti, narcotizzando pagina dopo pagina il lettore. E&#8217; una predisposizione che l&#8217;autore aveva già ampiamente mostrato in quel gioco filologico coltissimo e divertito che prendeva il nome di &#8220;Screazione&#8221; ed era contenuta in Disertori &#8211; Einaudi, nell&#8217;ormai lontano anno 2000. Morganti prende quella fiera desiosa della lingua italiana e la scaraventa ai suoi piedi, la doma ammansendola, la coccola e pure la aizza a scaraventarsi contro il lettore sì da elegantemente, signorilmente squassarlo e urticarlo, da farlo deragliare dai tanti inutili birignao cui sia eventualmente abituato -scrivo &#8216;eventualmente&#8217; poiché immagino che a questo romanzo non arrivi l&#8217;utilizzatore delle narrazioni edificanti e consolatorie che propalano quotidianamente dalle major, ma la speranza è che un grande editore come Neri Pozza, con questa scelta coraggiosissima, apra un varco, mostri la possibilità che la Letteratura è ancora viva e vegeta.</p>
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