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	Commenti a: L’insicurezza del lavoro e le passioni tristi. Contributo per una riflessione antifascista	</title>
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		Di: La fine della solidarietà collettiva ed il razzismo redivivo degli Italiani &#8211; TrIBES		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La fine della solidarietà collettiva ed il razzismo redivivo degli Italiani &#8211; TrIBES]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Feb 2018 16:46:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[&#8230;] Pubblicato da andrea inglese su Nazione Indiana [&#8230;]]]></description>
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		Di: Domenico Lombardini		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenico Lombardini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Feb 2018 20:18:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Vedere cose complesse dove non sono è un classico escamotage di chi non ha coraggio nemmeno di trarre le conseguenze da dati ormai acclarati. Ragazzi le cose sono molto semplici da capire; non agevole è invece la cura per una malattia ormai troppo estesa e annosa per non mettere a repentaglio potenzialmente la vita del paziente. Il paradigma economico (libero scambio, intervento nullo sull&#039;economia dello stato, stato imprenditore annullato), esasperato dalla Ue e la presenza di una moneta comune diversissime (è aberrante che Germania e Grecia abbiano la stessa moneta), va totalmente rovesciato. Un buon modo è quello che passa per l&#039;uscita,  meglio concordata, ma se necessario unilaterale,  dalla Ue. Sempre che non vogliate una guerra, che, sebbene nefasta, risolve un sacco di cose con un botto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vedere cose complesse dove non sono è un classico escamotage di chi non ha coraggio nemmeno di trarre le conseguenze da dati ormai acclarati. Ragazzi le cose sono molto semplici da capire; non agevole è invece la cura per una malattia ormai troppo estesa e annosa per non mettere a repentaglio potenzialmente la vita del paziente. Il paradigma economico (libero scambio, intervento nullo sull&#8217;economia dello stato, stato imprenditore annullato), esasperato dalla Ue e la presenza di una moneta comune diversissime (è aberrante che Germania e Grecia abbiano la stessa moneta), va totalmente rovesciato. Un buon modo è quello che passa per l&#8217;uscita,  meglio concordata, ma se necessario unilaterale,  dalla Ue. Sempre che non vogliate una guerra, che, sebbene nefasta, risolve un sacco di cose con un botto.</p>
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		<title>
		Di: Carlo Bordini		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2018/02/08/linsicurezza-del-lavoro-le-passioni-tristi-contributo-riflessione-antifascista/#comment-291948</link>

		<dc:creator><![CDATA[Carlo Bordini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Feb 2018 01:44:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Andrea,
c&#039;è un guaio: che non abbiamo più un modello cui fare riferimento. Purtroppo il socialismo sembra essere, almeno allo stato attuale delle cose, a livello mondiale, un esperimento non riuscito. E questa mancanza di modello sembra rendere tutto più complicato. In fondo anche il pd, come figlio abortito di un grosso (forse non grande, ma grosso) partito comunista, fa parte del crollo di questo modello. Hai perfettamente ragione a non votarlo. Oltretutto, fa parte integrante del regime. Ci vorrebbero strade nuove, ma quali? O forse è troppo tardi? Io comunque darò un voto che potrà sembrare inutile: voterò Potere al popolo. Dato che il voto utile è inutile, darò un voto inutile sperando che sia utile. E lo sai perché? Perché sono giovani. E perché mi sembra che tra loro non ci siano vecchie cariatidi. Forse potranno insegnarci qualcosa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Andrea,<br />
c&#8217;è un guaio: che non abbiamo più un modello cui fare riferimento. Purtroppo il socialismo sembra essere, almeno allo stato attuale delle cose, a livello mondiale, un esperimento non riuscito. E questa mancanza di modello sembra rendere tutto più complicato. In fondo anche il pd, come figlio abortito di un grosso (forse non grande, ma grosso) partito comunista, fa parte del crollo di questo modello. Hai perfettamente ragione a non votarlo. Oltretutto, fa parte integrante del regime. Ci vorrebbero strade nuove, ma quali? O forse è troppo tardi? Io comunque darò un voto che potrà sembrare inutile: voterò Potere al popolo. Dato che il voto utile è inutile, darò un voto inutile sperando che sia utile. E lo sai perché? Perché sono giovani. E perché mi sembra che tra loro non ci siano vecchie cariatidi. Forse potranno insegnarci qualcosa.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Stelvio Di Spigno		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2018/02/08/linsicurezza-del-lavoro-le-passioni-tristi-contributo-riflessione-antifascista/#comment-291932</link>

		<dc:creator><![CDATA[Stelvio Di Spigno]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Feb 2018 11:31:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il terrorismo, lo sparare su cittadini inermi e colpire con odio indistinto ciò che viene giudicato &quot;normale&quot; e facente parte di una quotidianità &quot;funzionante&quot;, avviene sempre più spesso da parte di soggetti che si vedono e si sentono ai margini di questa presunta normalità. Poveri, esclusi dal mercato del lavoro, reietti e persino autorifiutati, manifestano in modo sempre più visibile la scelleratezza di una vendetta sociale indiscriminata. 
A fianco di questa situazione, che ha una valenza e una matrice individuale, c&#039;è il fenomeno di massa dell&#039;immigrazione, che in Italia è un fenomeno assolutamente lasciato a se stesso, non governato, assolutamente invisibile alle istituzioni. I migranti che arrivano o che già dimorano nel nostro paese non hanno nessun sostegno, non godono di nessuna protezione, non vengono inclusi in nessuna politica di integrazione, che consisterebbe nel dare loro un lavoro e una casa, condizioni di vita dignitose e umane. Non se ne occupa il governo, non se ne occupano le regioni, non importa nulla neanche ai comuni, che sono a più stretto contatto con queste realtà. Tale impotenza e indifferenza genera degrado sociale, e il degrado sociale porta a forme di intolleranza e xenofobia. Ma invece di prendersela con gli immigrati, chiunque abbia sale in zucca e fegato per protestare, dovrebbe indirizzare il proprio disagio contro i palazzi del potere, colpevoli di un&#039;inerzia assolutamente irresponsabile e dolosa. Sembra quasi che ci sia una regia occulta dietro tanta indifferenza. Sembra quasi che decine di migliaia di disperati, cosparsi sul territorio italiano, &quot;debbano&quot; restare allo stato brado, per calcolo politico (un bel giorno gli si dà quanto gli spetta e loro torneranno utili alle elezioni, in un modo o nell&#039;altro) o economico (sono braccia, e le braccia non sempre, ma quando occorre, fanno sempre comodo... Meglio averle che non averle). Ma tra un pazzo mitomane che spara su chi si trova a tiro, adducendo come motivo l&#039;odio razziale, e questa situazione di inoperosità della politica verso i flussi migratori, non c&#039;è un nesso così evidente. La gente si arriva ad armare per mille motivi. E se si sente fuori dal mondo spara, e una ragione, nel delirio totale, la trova sempre. Ma non si può dire nemmeno che le due cose siano così estranee l&#039;una all&#039;altra. Finché avremo immigrati che non hanno nessuna prospettiva esistenziale di integrazione, perché la politica non se ne cura, degrado e senso di insicurezza regneranno sovrani in ampi territori, delle nostre città e delle provincie dove grettezza e xenofobia si respirano al bar dello sport come allo stadio della squadretta di lega pro. Non vi dico cosa succede nel Meridione, per il quale occorrerebbe un discorso a parte. Io sto con i pensieri tristi, non alla moda, fuori dal marketing delle infatuazioni consumistiche. Mi fa piacere che Andrea abbia scritto questo pezzo. Se la tristezza per la condizione degli ultimi arrivati, che sono poi gli ultimi in senso assoluto, può condurre a smuovere le acque e finalmente a rendere politica la questione dell&#039;immigrazione in Italia, evviva la tristezza, evviva il fuori moda, evviva la bellezza di chi non ride perché la il suo orticello è in ordine, e del resto del mondo chi se ne frega. A ben pensarci, gli spiriti e le grandi anime che hanno donato al mondo progresso e lo hanno reso un po&#039; migliore di come lo hanno trovato, avevano tutti un fondo di tristezza che li ha fatti muovere e operare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il terrorismo, lo sparare su cittadini inermi e colpire con odio indistinto ciò che viene giudicato &#8220;normale&#8221; e facente parte di una quotidianità &#8220;funzionante&#8221;, avviene sempre più spesso da parte di soggetti che si vedono e si sentono ai margini di questa presunta normalità. Poveri, esclusi dal mercato del lavoro, reietti e persino autorifiutati, manifestano in modo sempre più visibile la scelleratezza di una vendetta sociale indiscriminata.<br />
A fianco di questa situazione, che ha una valenza e una matrice individuale, c&#8217;è il fenomeno di massa dell&#8217;immigrazione, che in Italia è un fenomeno assolutamente lasciato a se stesso, non governato, assolutamente invisibile alle istituzioni. I migranti che arrivano o che già dimorano nel nostro paese non hanno nessun sostegno, non godono di nessuna protezione, non vengono inclusi in nessuna politica di integrazione, che consisterebbe nel dare loro un lavoro e una casa, condizioni di vita dignitose e umane. Non se ne occupa il governo, non se ne occupano le regioni, non importa nulla neanche ai comuni, che sono a più stretto contatto con queste realtà. Tale impotenza e indifferenza genera degrado sociale, e il degrado sociale porta a forme di intolleranza e xenofobia. Ma invece di prendersela con gli immigrati, chiunque abbia sale in zucca e fegato per protestare, dovrebbe indirizzare il proprio disagio contro i palazzi del potere, colpevoli di un&#8217;inerzia assolutamente irresponsabile e dolosa. Sembra quasi che ci sia una regia occulta dietro tanta indifferenza. Sembra quasi che decine di migliaia di disperati, cosparsi sul territorio italiano, &#8220;debbano&#8221; restare allo stato brado, per calcolo politico (un bel giorno gli si dà quanto gli spetta e loro torneranno utili alle elezioni, in un modo o nell&#8217;altro) o economico (sono braccia, e le braccia non sempre, ma quando occorre, fanno sempre comodo&#8230; Meglio averle che non averle). Ma tra un pazzo mitomane che spara su chi si trova a tiro, adducendo come motivo l&#8217;odio razziale, e questa situazione di inoperosità della politica verso i flussi migratori, non c&#8217;è un nesso così evidente. La gente si arriva ad armare per mille motivi. E se si sente fuori dal mondo spara, e una ragione, nel delirio totale, la trova sempre. Ma non si può dire nemmeno che le due cose siano così estranee l&#8217;una all&#8217;altra. Finché avremo immigrati che non hanno nessuna prospettiva esistenziale di integrazione, perché la politica non se ne cura, degrado e senso di insicurezza regneranno sovrani in ampi territori, delle nostre città e delle provincie dove grettezza e xenofobia si respirano al bar dello sport come allo stadio della squadretta di lega pro. Non vi dico cosa succede nel Meridione, per il quale occorrerebbe un discorso a parte. Io sto con i pensieri tristi, non alla moda, fuori dal marketing delle infatuazioni consumistiche. Mi fa piacere che Andrea abbia scritto questo pezzo. Se la tristezza per la condizione degli ultimi arrivati, che sono poi gli ultimi in senso assoluto, può condurre a smuovere le acque e finalmente a rendere politica la questione dell&#8217;immigrazione in Italia, evviva la tristezza, evviva il fuori moda, evviva la bellezza di chi non ride perché la il suo orticello è in ordine, e del resto del mondo chi se ne frega. A ben pensarci, gli spiriti e le grandi anime che hanno donato al mondo progresso e lo hanno reso un po&#8217; migliore di come lo hanno trovato, avevano tutti un fondo di tristezza che li ha fatti muovere e operare.</p>
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		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2018/02/08/linsicurezza-del-lavoro-le-passioni-tristi-contributo-riflessione-antifascista/#comment-291931</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Feb 2018 11:21:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Carlo, grazie di questo tuo intervento. 
La situazione di vicolo cieco politico la sento benissimo anch&#039;io, e anch&#039;io NON SO che cosa si dovrebbe / potrebbe fare per uscire da questa situazione. Né solo quali sono gli argomenti che, oggi, in Italia, hanno qualche probabilità di demotivare se non altro un qualunque cittadino xenofobo proto-razzista o apertamente razzista e fascista.
Ti dico pero&#039; una cosa con le trippe, una cosa che ho capito e in cui sono impegnato anche personalmente. Chi comincia a fare distinguo sugli immigrati, chi comincia a utilizzare formule argomentative che somigliano a quelle della destra su questo terreno, per me è perso, è perso ai valori della sinistra, è perso a qualsivoglia forma di progressismo, è perso a qualsivoglia lotta di dominati contro i dominanti. E di gente che si sta perdendo intorno a questo tema, ne ho visti e ne sto vendendo con tristezza e rabbia.
Per me, oggi, e parlo a livello partitico, parlamentare, è di sinistra solo un movimento o un partito che non fa differenza tra immigrati e non, nella battaglia contra la distruzione dei diritti democratici. Per questo motivo non votero&#039; PD neanche se mi appendono per le palle. Quello che ha fatto Minniti con le Ong e la Libia l&#039;estate scorsa per me è imperdonabile politicamente. Questo rientra ovviamente nelle scelte personali. Qualcuno che la pensa esattamente come me, magari decide di votare lo stesso PD. Non lo giudico su questo. La questione dirimente è quello che si dice intorno agli immigrati. Perché come ho scritto, appena si parla di loro, non si parla della contraddizione centrale: quella &quot;vecchia&quot; tra capitale e lavoro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Carlo, grazie di questo tuo intervento.<br />
La situazione di vicolo cieco politico la sento benissimo anch&#8217;io, e anch&#8217;io NON SO che cosa si dovrebbe / potrebbe fare per uscire da questa situazione. Né solo quali sono gli argomenti che, oggi, in Italia, hanno qualche probabilità di demotivare se non altro un qualunque cittadino xenofobo proto-razzista o apertamente razzista e fascista.<br />
Ti dico pero&#8217; una cosa con le trippe, una cosa che ho capito e in cui sono impegnato anche personalmente. Chi comincia a fare distinguo sugli immigrati, chi comincia a utilizzare formule argomentative che somigliano a quelle della destra su questo terreno, per me è perso, è perso ai valori della sinistra, è perso a qualsivoglia forma di progressismo, è perso a qualsivoglia lotta di dominati contro i dominanti. E di gente che si sta perdendo intorno a questo tema, ne ho visti e ne sto vendendo con tristezza e rabbia.<br />
Per me, oggi, e parlo a livello partitico, parlamentare, è di sinistra solo un movimento o un partito che non fa differenza tra immigrati e non, nella battaglia contra la distruzione dei diritti democratici. Per questo motivo non votero&#8217; PD neanche se mi appendono per le palle. Quello che ha fatto Minniti con le Ong e la Libia l&#8217;estate scorsa per me è imperdonabile politicamente. Questo rientra ovviamente nelle scelte personali. Qualcuno che la pensa esattamente come me, magari decide di votare lo stesso PD. Non lo giudico su questo. La questione dirimente è quello che si dice intorno agli immigrati. Perché come ho scritto, appena si parla di loro, non si parla della contraddizione centrale: quella &#8220;vecchia&#8221; tra capitale e lavoro.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Carlo Bordini		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2018/02/08/linsicurezza-del-lavoro-le-passioni-tristi-contributo-riflessione-antifascista/#comment-291916</link>

		<dc:creator><![CDATA[Carlo Bordini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Feb 2018 03:40:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Andrea,
io sono d&#039;accordo con tutto quello che hai scritto, non voglio ripeterlo, e mi fermo all&#039;ultimo paragrafo del tuo scritto che si riferisce alla difficoltà di reagire a quello che accade.
Ti confesso che non so cosa si dovrebbe fare.
Fare manifestazioni antifasciste è meglio che non fare manifestazioni antifasciste. Ma non basta. 
E&#039; chiaro che ormai viviamo in una società competitiva e non solidale.E questo genera nazionalismi, regionalismi, competitività, guerra tra poveri, ricerca di capri espiatori, ecc. L&#039;idea di soluzioni collettive è tramontata. Ed è chiaro che sempre più persone, nello specifico, trovano i capri espiatori negli immigrati. Ma, per parlare terra terra, come fare ad impedirlo? (Ci sono tante cose che vorremmo impedire e che non riusciamo a impedire). Con quali argomenti?
Il fascismo che sta rinascendo nasce dal basso. E&#039; chiaro che le responsabilità del mondo politico sono enormi. Vietano i cortei antifascisti e permettono ai fascisti di presentarsi allo scoperto. E questo lo fanno il governo attuale, il ministero dell&#039;interno, la polizia che c&#039;è adesso; non c&#039;è bisogno di un cambio di regime. Il regime già c&#039;è. Ma c&#039;è anche un humus da cui nasce e proliferano il razzismo e il fascismo. E questo humus di passioni tristi io lo sento come una trappola da cui non di riesce a uscire. Perché se non c&#039;è una soluzione di sinistra si finisce per adottare la soluzione di destra. Per parlare in soldoni: con la corruzione che c&#039;è, con la disoccupazione che c&#039;è, con i problemi che ci sono, abbiamo il coraggio di dirlo: noi accogliamo immigrati che nessuno accoglie in Europa, non sappiamo come farli vivere, non sappiamo nemmeno controllarli come si controlla qualsiasi cittadino, loro arrivano e si trovano senza un lavoro, senza mezzi, e cosa devono fare? Non tutti ma molti fanno quello che hanno fatto tutti gli immigrati della storia (non tutti, ma forse molti, forse alcuni, non vogliono accusarli): si mettono al servizio della mafia, o creano mafie, come hanno fatto molti (non tutti) immigrati italiani in America. Cosa dobbiamo fare? Farli affogare? NO. Permettere loro di usare l&#039;Italia come un paese di transito? NO. L&#039;Europa ce lo vieta. E allora cosa fare?
Io non lo so, e ho anche la sensazione che NOI NON LO SAPPIAMO. Ed è questa la nostra difficoltà.
Termino dicendo che io vivo in un quartiere medio borghese, tranquillo, in cui gli immigrati sono pochi e chiedono educatamente l&#039;elemosina, o vendono fazzoletti, in cui le ragazze possono uscire tranquillamente la sera, ma se vivessi in una periferia mi scontrerei con una realtà molto diversa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Andrea,<br />
io sono d&#8217;accordo con tutto quello che hai scritto, non voglio ripeterlo, e mi fermo all&#8217;ultimo paragrafo del tuo scritto che si riferisce alla difficoltà di reagire a quello che accade.<br />
Ti confesso che non so cosa si dovrebbe fare.<br />
Fare manifestazioni antifasciste è meglio che non fare manifestazioni antifasciste. Ma non basta.<br />
E&#8217; chiaro che ormai viviamo in una società competitiva e non solidale.E questo genera nazionalismi, regionalismi, competitività, guerra tra poveri, ricerca di capri espiatori, ecc. L&#8217;idea di soluzioni collettive è tramontata. Ed è chiaro che sempre più persone, nello specifico, trovano i capri espiatori negli immigrati. Ma, per parlare terra terra, come fare ad impedirlo? (Ci sono tante cose che vorremmo impedire e che non riusciamo a impedire). Con quali argomenti?<br />
Il fascismo che sta rinascendo nasce dal basso. E&#8217; chiaro che le responsabilità del mondo politico sono enormi. Vietano i cortei antifascisti e permettono ai fascisti di presentarsi allo scoperto. E questo lo fanno il governo attuale, il ministero dell&#8217;interno, la polizia che c&#8217;è adesso; non c&#8217;è bisogno di un cambio di regime. Il regime già c&#8217;è. Ma c&#8217;è anche un humus da cui nasce e proliferano il razzismo e il fascismo. E questo humus di passioni tristi io lo sento come una trappola da cui non di riesce a uscire. Perché se non c&#8217;è una soluzione di sinistra si finisce per adottare la soluzione di destra. Per parlare in soldoni: con la corruzione che c&#8217;è, con la disoccupazione che c&#8217;è, con i problemi che ci sono, abbiamo il coraggio di dirlo: noi accogliamo immigrati che nessuno accoglie in Europa, non sappiamo come farli vivere, non sappiamo nemmeno controllarli come si controlla qualsiasi cittadino, loro arrivano e si trovano senza un lavoro, senza mezzi, e cosa devono fare? Non tutti ma molti fanno quello che hanno fatto tutti gli immigrati della storia (non tutti, ma forse molti, forse alcuni, non vogliono accusarli): si mettono al servizio della mafia, o creano mafie, come hanno fatto molti (non tutti) immigrati italiani in America. Cosa dobbiamo fare? Farli affogare? NO. Permettere loro di usare l&#8217;Italia come un paese di transito? NO. L&#8217;Europa ce lo vieta. E allora cosa fare?<br />
Io non lo so, e ho anche la sensazione che NOI NON LO SAPPIAMO. Ed è questa la nostra difficoltà.<br />
Termino dicendo che io vivo in un quartiere medio borghese, tranquillo, in cui gli immigrati sono pochi e chiedono educatamente l&#8217;elemosina, o vendono fazzoletti, in cui le ragazze possono uscire tranquillamente la sera, ma se vivessi in una periferia mi scontrerei con una realtà molto diversa.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2018/02/08/linsicurezza-del-lavoro-le-passioni-tristi-contributo-riflessione-antifascista/#comment-291913</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Feb 2018 22:22:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sottolineo due passaggi chiave:

&quot;Chi non rema nella direzione auspicata, non è portatore di una visione diversa, bensì un nemico. Il dissenso viene quindi affrontato in maniera poliziesca e il controllo sociale è serrato a tutti i livelli. I decreti Minniti sono solo l’ultimo atto di un lungo percorso che ha visto susseguirsi politiche securitarie, militarizzazione dei territori e persecuzione dei poveri e dei/delle migranti. Vengono coltivate ed esaltate nella società le caratteristiche peggiori dell’essere umano: servilismo, delazione, autocensura, controllo del vicino di casa e del collega di lavoro, autocontrollo comportamentale.&quot;

E poi:
&quot;E la socialdemocrazia riformista, nella migliore tradizione fascista, si pone come il partito del fare.&quot;

Condivido l&#039;analisi della Teghil, che coglie gli elementi fondamentali dell&#039;attuale presente. Sono solo scettico su due punti: la vecchia idea marxista del capitale che gioca con il fascismo con piena padronanza. Non è stato vero in passato, ed è difficile che lo sia in futuro. Il fascismo quando diventa regime puo&#039; acquistare autonomia e specificità che esorbitano dalla normale logica capitalistica. Seconda guerra mondiale docet. Che poi le attuali democrazie liberali portino dentro di sé e le mettano in opera atteggiamenti fascisti e  persino nazisti è vero, anche se è quasi intollerabile riconoscerlo.  
Altra perplessità: la socialdemocrazia compie a volte meglio di quanto facciano i partiti di destra cio&#039; che il capitale vuole. Ma a volte ci riescono benissimo anche i governi di destra.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sottolineo due passaggi chiave:</p>
<p>&#8220;Chi non rema nella direzione auspicata, non è portatore di una visione diversa, bensì un nemico. Il dissenso viene quindi affrontato in maniera poliziesca e il controllo sociale è serrato a tutti i livelli. I decreti Minniti sono solo l’ultimo atto di un lungo percorso che ha visto susseguirsi politiche securitarie, militarizzazione dei territori e persecuzione dei poveri e dei/delle migranti. Vengono coltivate ed esaltate nella società le caratteristiche peggiori dell’essere umano: servilismo, delazione, autocensura, controllo del vicino di casa e del collega di lavoro, autocontrollo comportamentale.&#8221;</p>
<p>E poi:<br />
&#8220;E la socialdemocrazia riformista, nella migliore tradizione fascista, si pone come il partito del fare.&#8221;</p>
<p>Condivido l&#8217;analisi della Teghil, che coglie gli elementi fondamentali dell&#8217;attuale presente. Sono solo scettico su due punti: la vecchia idea marxista del capitale che gioca con il fascismo con piena padronanza. Non è stato vero in passato, ed è difficile che lo sia in futuro. Il fascismo quando diventa regime puo&#8217; acquistare autonomia e specificità che esorbitano dalla normale logica capitalistica. Seconda guerra mondiale docet. Che poi le attuali democrazie liberali portino dentro di sé e le mettano in opera atteggiamenti fascisti e  persino nazisti è vero, anche se è quasi intollerabile riconoscerlo.<br />
Altra perplessità: la socialdemocrazia compie a volte meglio di quanto facciano i partiti di destra cio&#8217; che il capitale vuole. Ma a volte ci riescono benissimo anche i governi di destra.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Sergio Falcone		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2018/02/08/linsicurezza-del-lavoro-le-passioni-tristi-contributo-riflessione-antifascista/#comment-291905</link>

		<dc:creator><![CDATA[Sergio Falcone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Feb 2018 14:55:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il fascismo, quello di oggi

di Elisabetta Teghil



L’Europa si sta spostando a destra, l’Italia si sta spostando a destra, tutto il mondo così detto occidentale è percorso da questa trasformazione. E’ vero, ma perché?

Le analisi che vanno per la maggiore ci dicono che le politiche dei governi che si sono succeduti in questi anni, principalmente socialdemocratici riformisti, cioè PD nella svariate accezioni che ha assunto via via e con gli annessi, connessi e collaterali al seguito,  politiche di precarizzazione, di impoverimento generalizzato di vasti strati della popolazione, di tagli allo Stato sociale, hanno spinto alla guerra fra poveri e hanno dato spazio e agio ai fascisti, nelle loro varie sfumature, per potersi proporre come difensori di un’italianità da contrapporre ai migranti accusati di portare via il lavoro, di distruggere l’identità della popolazione, di essere violenti, sporchi e manovalanza di organizzazioni delinquenziali. Da sempre i fascisti, che non sono una scheggia impazzita all’interno di una società democratica, ma sono uno degli strumenti che la borghesia usa quando è in difficoltà, vengono sdoganati per affossare movimenti sociali e antagonisti. In questo modo i governi così detti “democratici” ottengono due obiettivi, sfiancare i tentativi di rivolta e porsi come elemento di equilibrio e saggezza politica di fronte al dilagare della violenza fra opposti estremismi. La melassa del “politicamente corretto” ha fatto sì, poi, che la sinistra in generale nel comune sentire sia stata accomunata e percepita come imbelle, ipocrita e lontana dai reali bisogni della popolazione oltre che artefice della situazione di disagio generalizzato e profondo in cui versa la stragrande maggioranza delle persone.

La ragione vera è che la socialdemocrazia riformista, PD in testa, ha operato una trasformazione profonda del comune sentire. I principi fondanti del neoliberismo, di cui il PD con i suoi gregari è stato ed è il principale naturalizzatore, sono principi socio-economici-politici esplicitamente fascisti, ma sono stati veicolati attraverso linguaggi, segni, segnali, modalità, parole, atteggiamenti e strumenti tradizionalmente di sinistra. Questo ha fatto sì che alle persone non sia sembrato vero di potersi ammantare di una collocazione di sinistra, che ci sta sempre bene ed è un fantastico alibi, e assimilare, rimbalzare, fare propri, discorsi profondamente reazionari, perbenisti, forcaioli.

Questa è stata la grande vittoria del neoliberismo, l’aver costruito un’egemonia culturale improntata ad un pensiero di destra profonda in cui dominano il culto della legalità, il darwinismo sociale, il razzismo, l’individualismo sfrenato, il culto dell’arrivismo e della meritocrazia, la deferenza per l’autorità e la gerarchia, la superiorità del mondo occidentale rispetto agli altri popoli propagandata dalle guerre “umanitarie” e che spinge all’odio razziale, usando gli strumenti e il lessico portati in dote dalla socialdemocrazia.

Come dice Magua ne “L’ultimo dei Mohicani “è Capello Grigio la causa di tutto questo e Magua non avrà pace finché anche il seme di Capello Grigio non sarà morto”.

Al di là delle belle parole e dei principi sbandierati, la popolazione italiana, ma non fa eccezione nel contesto occidentale, è informata e impregnata da valori e principi fascisti.

Il fascismo è improntato a dei principi fondanti precisi e l’ideologia neoliberista, che si muove con modalità specifiche, applica concetti fascisti e nazisti nella maniera che le è più congeniale, dato che ha assunto l’armamentario lessicale e formale della socialdemocrazia. Tutto il bagaglio culturale della così detta sinistra viene assunto, rimasticato ed usato in un’aberrazione di società, quella che può essere definita dell’antirazzismo razzista, dell’antisessismo sessista, dell’antifascismo fascista.

Prima di tutto il fascismo, come anche il nazismo, è caratterizzato dal governo diretto dei potentati economici. Questo comporta la riduzione e poi l’annullamento delle forme di mediazione politica che la forma borghese così detta “democratica” prevede: partiti, sindacati…le stesse camere parlamentari…che dovrebbero fare da filtro tra i cittadini e il potere e attraverso le quali con lo strumento del voto si dovrebbero poter definire sia gli assetti dello Stato, sia il tipo e la durata della delega politica.

La progressiva scomparsa di queste strutture di mediazione avviene attraverso campagne di demonizzazione del fare politico, con la denuncia della corruzione e del lassismo che attraverserebbero le istituzioni, con lo spauracchio dell’impossibilità di governare, con lo sbandieramento dell’insicurezza sociale che risulterebbe da una mancanza di decisionismo e di fattibilità concreta. Viene, quindi, auspicata una semplificazione funzionale della struttura politica e l’accentramento del potere in poche mani, con un personaggio politico di riferimento che incarni lo Stato.

E, infatti, è in atto, da diversi anni ormai, una demonizzazione del fare politico mediante concetti che pensavamo appartenessero ad un altro tempo e non certo ad una società che ha attraversato le lotte degli anni ’60 e ’70, concetti come “la politica è sporca”, “i partiti sono tutti uguali”, “sono tutti un magna-magna”, “non esistono più la destra e la sinistra”… e che sono, invece, passati nel comune sentire. Un susseguirsi di scandali e di ruberie, di spese fatte con le carte di credito istituzionali, di privilegi e di prebende, scoperte attraverso le intercettazioni telefoniche diventate strumento fondante di qualsiasi indagine o attraverso le denunce anonime, che spingono il cittadino/a a scagliarsi contro la “casta”. Ma tutto questo c’è sempre stato, solo che nessuno aveva interesse a tirarlo fuori o se qualche volta qualcosa veniva a galla, veniva subito insabbiato. Allora perché adesso? Perché in questo modo è stato possibile, con il consenso di tutti, sinistra antagonista compresa, togliere l’immunità parlamentare, un elemento chiave della democrazia parlamentare borghese (e non solo, dato che i tribuni della plebe appartengono a tutt’altro tempo) che tutela la minoranza, facendo dimenticare ai cittadini che sarà proprio chi si batte contro le ingiustizie, contro le differenze sociali… che non sarà eletto perché occupare una casa, attaccarsi abusivamente alla corrente e via discorrendo sono tutti reati penali e che, comunque, la possibilità di eliminare in questo modo un avversario apre ad un imbarbarimento profondo del fare politico.

Poi, la società fascista è caratterizzata da una rigida collocazione di classe: la conflittualità fra le classi è demonizzata e/o taciuta, a seconda delle esigenze, perché ognuno nel posto che gli viene assegnato nel sociale, deve contribuire alla grandezza della così detta “patria” dove non esisterebbero più sfruttati e sfruttatori bensì persone che, ognuna nel suo ruolo, dovrebbero remare nella stessa direzione e, chiaramente, se qualcuno ha un posto di comando o è ricco, è perché o è più intelligente o è più capace.

Ne deriva l’esaltazione del ruolo di comando, in tutti gli ambiti, una forte gerarchizzazione e ruolizzazione della società e della famiglia in cui i ruoli sessuati vengono fortemente ribaditi…mito della virilità, della madre, condanna dei comportamenti sessuali “anomali”…chiaramente ora questi assunti si sono modificati, c’è un continua attenzione strumentale alle donne, alle diversità sessuali, ma non sono cambiati nella sostanza, anzi sembrano tornati in auge gli aspetti più inquietanti degli anni ’50, il ritorno alla maternità, il Fertility Day, il rosa, le regine, le programmazioni TV per casalinghe disperate o per donne spremute come limoni da lavori al limite della sopportazione che sognano di diventare principesse. I conflitti sociali dovrebbero essere risolti con la “democraticità del confronto”, con la “civile convivenza”, con la “serena tolleranza delle posizioni altrui” e qualsiasi tentativo di ribellione allo stato di cose presenti viene privato così di dignità politica e trascinato nella sfera delinquenziale. 

Chi non rema nella direzione auspicata, non è portatore di una visione diversa, bensì un nemico. Il dissenso viene quindi affrontato in maniera poliziesca e il controllo sociale è serrato a tutti i livelli. I decreti Minniti sono solo l’ultimo atto di un lungo percorso che ha visto susseguirsi politiche securitarie, militarizzazione dei territori e persecuzione dei poveri e dei/delle migranti. Vengono coltivate ed esaltate nella società le caratteristiche peggiori dell’essere umano: servilismo, delazione, autocensura, controllo del vicino di casa e del collega di lavoro, autocontrollo comportamentale.

La pretesa di controllare la vita di tutti e di tutte è la diretta conseguenza di un rigido codice che infantilizza la popolazione e spinge all’obbedienza senza critica, vale a dire che la legge, la legalità e quindi lo Stato sono depositari della morale e della verità.

L’esaltazione di una nazione, di un territorio, di una gente che si deve sentire superiore, chiaramente spinge al razzismo che viene, infatti, teorizzato ed enfatizzato e fornisce lo strumento per garantire agli strati poveri e subalterni della società quella rivincita che altrimenti potrebbero cercare altrove.

I soggetti “inferiori”, “sgraditi”, quelli fuori dalla norma vengono internati. I campi di internamento rispondono prima ancora che alla costrizione di soggetti politici dissidenti, al contenimento delle soggettività “anomale” o “inferiori” dal punto di vista razziale, sessuale, sociale…. E infatti la nostra società prevede i campi di internamento. Ora si chiamano CPR, ma si sono chiamati Cpt, Cie e sono stati istituiti dalla Legge Turco-Napolitano nel 1998 che ha introdotto il concetto di detenzione amministrativa per cui si è internati/e non per aver commesso un reato ma per una condizione. Ora sono destinati ai migranti irregolari, ma potranno essere usati per chiunque risulti non gradito al sistema.

Il razzismo è un connotato saliente della società neoliberista. Come anche la guerra.

In questo contesto la guerra, momento fondante dell’ideologia fascista, ridiventa scenario abituale. Nella sostanza la violenza diventa asse portante della risoluzione dei conflitti sul fronte interno nei rapporti fra cittadini e Stato e sul fronte esterno nei rapporti tra le Nazioni e con i popoli ritenuti inferiori e quindi colonizzabili, dove l’occidente dovrebbe esprimere la sua missione di esportatore di democrazia.

E la socialdemocrazia riformista, nella migliore tradizione fascista, si pone come il partito del fare. E’ riuscita ad azzerare in poco tempo, con un efficientismo degno di miglior causa, lo stato sociale, a trasformare la scuola in un dispositivo fortemente gerarchizzato, autoritario, meritocratico dove la delazione e la denuncia regnano sovrane e dove, basta guardare agli ultimi avvenimenti in alcuni licei, vengono chiamati i carabinieri a ristabilire l‘ordine interno.

Assistiamo ad un trascinamento evidente dallo Stato di diritto allo Stato etico, di nazista memoria, attuato attraverso il politicamente corretto. Il neoliberismo si arroga il diritto di normare ogni aspetto della nostra vita, compresi i più banali atti della vita quotidiana e, allo stesso tempo, la dedizione al neoliberismo dovrebbe occupare tutto il tempo del quotidiano. I servizi sociali hanno assunto connotati di tipo poliziesco. Le famiglie povere si vedono portar via i figli perché non sono in grado di mantenerli o perché hanno occupato una casa invece di accettare una vita sotto i ponti. Perfino il femminismo emancipazionista ha la pretesa di normare e di perseguire per legge i comportamenti. Perfino le donne hanno dimenticato chi le ha messe sul rogo.

Combattere ed opporsi ora e qui al fascismo significa riconoscere prima di tutto qual è il fascismo di oggi, smascherare la socialdemocrazia riformista, smontare l’armamentario su cui si fonda la sua egemonia culturale, solo così possiamo pensare di contrastare la marea montante di una società che nei principi fascisti e nazisti, al di là delle belle parole e della prese di posizione formali, si riconosce.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il fascismo, quello di oggi</p>
<p>di Elisabetta Teghil</p>
<p>L’Europa si sta spostando a destra, l’Italia si sta spostando a destra, tutto il mondo così detto occidentale è percorso da questa trasformazione. E’ vero, ma perché?</p>
<p>Le analisi che vanno per la maggiore ci dicono che le politiche dei governi che si sono succeduti in questi anni, principalmente socialdemocratici riformisti, cioè PD nella svariate accezioni che ha assunto via via e con gli annessi, connessi e collaterali al seguito,  politiche di precarizzazione, di impoverimento generalizzato di vasti strati della popolazione, di tagli allo Stato sociale, hanno spinto alla guerra fra poveri e hanno dato spazio e agio ai fascisti, nelle loro varie sfumature, per potersi proporre come difensori di un’italianità da contrapporre ai migranti accusati di portare via il lavoro, di distruggere l’identità della popolazione, di essere violenti, sporchi e manovalanza di organizzazioni delinquenziali. Da sempre i fascisti, che non sono una scheggia impazzita all’interno di una società democratica, ma sono uno degli strumenti che la borghesia usa quando è in difficoltà, vengono sdoganati per affossare movimenti sociali e antagonisti. In questo modo i governi così detti “democratici” ottengono due obiettivi, sfiancare i tentativi di rivolta e porsi come elemento di equilibrio e saggezza politica di fronte al dilagare della violenza fra opposti estremismi. La melassa del “politicamente corretto” ha fatto sì, poi, che la sinistra in generale nel comune sentire sia stata accomunata e percepita come imbelle, ipocrita e lontana dai reali bisogni della popolazione oltre che artefice della situazione di disagio generalizzato e profondo in cui versa la stragrande maggioranza delle persone.</p>
<p>La ragione vera è che la socialdemocrazia riformista, PD in testa, ha operato una trasformazione profonda del comune sentire. I principi fondanti del neoliberismo, di cui il PD con i suoi gregari è stato ed è il principale naturalizzatore, sono principi socio-economici-politici esplicitamente fascisti, ma sono stati veicolati attraverso linguaggi, segni, segnali, modalità, parole, atteggiamenti e strumenti tradizionalmente di sinistra. Questo ha fatto sì che alle persone non sia sembrato vero di potersi ammantare di una collocazione di sinistra, che ci sta sempre bene ed è un fantastico alibi, e assimilare, rimbalzare, fare propri, discorsi profondamente reazionari, perbenisti, forcaioli.</p>
<p>Questa è stata la grande vittoria del neoliberismo, l’aver costruito un’egemonia culturale improntata ad un pensiero di destra profonda in cui dominano il culto della legalità, il darwinismo sociale, il razzismo, l’individualismo sfrenato, il culto dell’arrivismo e della meritocrazia, la deferenza per l’autorità e la gerarchia, la superiorità del mondo occidentale rispetto agli altri popoli propagandata dalle guerre “umanitarie” e che spinge all’odio razziale, usando gli strumenti e il lessico portati in dote dalla socialdemocrazia.</p>
<p>Come dice Magua ne “L’ultimo dei Mohicani “è Capello Grigio la causa di tutto questo e Magua non avrà pace finché anche il seme di Capello Grigio non sarà morto”.</p>
<p>Al di là delle belle parole e dei principi sbandierati, la popolazione italiana, ma non fa eccezione nel contesto occidentale, è informata e impregnata da valori e principi fascisti.</p>
<p>Il fascismo è improntato a dei principi fondanti precisi e l’ideologia neoliberista, che si muove con modalità specifiche, applica concetti fascisti e nazisti nella maniera che le è più congeniale, dato che ha assunto l’armamentario lessicale e formale della socialdemocrazia. Tutto il bagaglio culturale della così detta sinistra viene assunto, rimasticato ed usato in un’aberrazione di società, quella che può essere definita dell’antirazzismo razzista, dell’antisessismo sessista, dell’antifascismo fascista.</p>
<p>Prima di tutto il fascismo, come anche il nazismo, è caratterizzato dal governo diretto dei potentati economici. Questo comporta la riduzione e poi l’annullamento delle forme di mediazione politica che la forma borghese così detta “democratica” prevede: partiti, sindacati…le stesse camere parlamentari…che dovrebbero fare da filtro tra i cittadini e il potere e attraverso le quali con lo strumento del voto si dovrebbero poter definire sia gli assetti dello Stato, sia il tipo e la durata della delega politica.</p>
<p>La progressiva scomparsa di queste strutture di mediazione avviene attraverso campagne di demonizzazione del fare politico, con la denuncia della corruzione e del lassismo che attraverserebbero le istituzioni, con lo spauracchio dell’impossibilità di governare, con lo sbandieramento dell’insicurezza sociale che risulterebbe da una mancanza di decisionismo e di fattibilità concreta. Viene, quindi, auspicata una semplificazione funzionale della struttura politica e l’accentramento del potere in poche mani, con un personaggio politico di riferimento che incarni lo Stato.</p>
<p>E, infatti, è in atto, da diversi anni ormai, una demonizzazione del fare politico mediante concetti che pensavamo appartenessero ad un altro tempo e non certo ad una società che ha attraversato le lotte degli anni ’60 e ’70, concetti come “la politica è sporca”, “i partiti sono tutti uguali”, “sono tutti un magna-magna”, “non esistono più la destra e la sinistra”… e che sono, invece, passati nel comune sentire. Un susseguirsi di scandali e di ruberie, di spese fatte con le carte di credito istituzionali, di privilegi e di prebende, scoperte attraverso le intercettazioni telefoniche diventate strumento fondante di qualsiasi indagine o attraverso le denunce anonime, che spingono il cittadino/a a scagliarsi contro la “casta”. Ma tutto questo c’è sempre stato, solo che nessuno aveva interesse a tirarlo fuori o se qualche volta qualcosa veniva a galla, veniva subito insabbiato. Allora perché adesso? Perché in questo modo è stato possibile, con il consenso di tutti, sinistra antagonista compresa, togliere l’immunità parlamentare, un elemento chiave della democrazia parlamentare borghese (e non solo, dato che i tribuni della plebe appartengono a tutt’altro tempo) che tutela la minoranza, facendo dimenticare ai cittadini che sarà proprio chi si batte contro le ingiustizie, contro le differenze sociali… che non sarà eletto perché occupare una casa, attaccarsi abusivamente alla corrente e via discorrendo sono tutti reati penali e che, comunque, la possibilità di eliminare in questo modo un avversario apre ad un imbarbarimento profondo del fare politico.</p>
<p>Poi, la società fascista è caratterizzata da una rigida collocazione di classe: la conflittualità fra le classi è demonizzata e/o taciuta, a seconda delle esigenze, perché ognuno nel posto che gli viene assegnato nel sociale, deve contribuire alla grandezza della così detta “patria” dove non esisterebbero più sfruttati e sfruttatori bensì persone che, ognuna nel suo ruolo, dovrebbero remare nella stessa direzione e, chiaramente, se qualcuno ha un posto di comando o è ricco, è perché o è più intelligente o è più capace.</p>
<p>Ne deriva l’esaltazione del ruolo di comando, in tutti gli ambiti, una forte gerarchizzazione e ruolizzazione della società e della famiglia in cui i ruoli sessuati vengono fortemente ribaditi…mito della virilità, della madre, condanna dei comportamenti sessuali “anomali”…chiaramente ora questi assunti si sono modificati, c’è un continua attenzione strumentale alle donne, alle diversità sessuali, ma non sono cambiati nella sostanza, anzi sembrano tornati in auge gli aspetti più inquietanti degli anni ’50, il ritorno alla maternità, il Fertility Day, il rosa, le regine, le programmazioni TV per casalinghe disperate o per donne spremute come limoni da lavori al limite della sopportazione che sognano di diventare principesse. I conflitti sociali dovrebbero essere risolti con la “democraticità del confronto”, con la “civile convivenza”, con la “serena tolleranza delle posizioni altrui” e qualsiasi tentativo di ribellione allo stato di cose presenti viene privato così di dignità politica e trascinato nella sfera delinquenziale. </p>
<p>Chi non rema nella direzione auspicata, non è portatore di una visione diversa, bensì un nemico. Il dissenso viene quindi affrontato in maniera poliziesca e il controllo sociale è serrato a tutti i livelli. I decreti Minniti sono solo l’ultimo atto di un lungo percorso che ha visto susseguirsi politiche securitarie, militarizzazione dei territori e persecuzione dei poveri e dei/delle migranti. Vengono coltivate ed esaltate nella società le caratteristiche peggiori dell’essere umano: servilismo, delazione, autocensura, controllo del vicino di casa e del collega di lavoro, autocontrollo comportamentale.</p>
<p>La pretesa di controllare la vita di tutti e di tutte è la diretta conseguenza di un rigido codice che infantilizza la popolazione e spinge all’obbedienza senza critica, vale a dire che la legge, la legalità e quindi lo Stato sono depositari della morale e della verità.</p>
<p>L’esaltazione di una nazione, di un territorio, di una gente che si deve sentire superiore, chiaramente spinge al razzismo che viene, infatti, teorizzato ed enfatizzato e fornisce lo strumento per garantire agli strati poveri e subalterni della società quella rivincita che altrimenti potrebbero cercare altrove.</p>
<p>I soggetti “inferiori”, “sgraditi”, quelli fuori dalla norma vengono internati. I campi di internamento rispondono prima ancora che alla costrizione di soggetti politici dissidenti, al contenimento delle soggettività “anomale” o “inferiori” dal punto di vista razziale, sessuale, sociale…. E infatti la nostra società prevede i campi di internamento. Ora si chiamano CPR, ma si sono chiamati Cpt, Cie e sono stati istituiti dalla Legge Turco-Napolitano nel 1998 che ha introdotto il concetto di detenzione amministrativa per cui si è internati/e non per aver commesso un reato ma per una condizione. Ora sono destinati ai migranti irregolari, ma potranno essere usati per chiunque risulti non gradito al sistema.</p>
<p>Il razzismo è un connotato saliente della società neoliberista. Come anche la guerra.</p>
<p>In questo contesto la guerra, momento fondante dell’ideologia fascista, ridiventa scenario abituale. Nella sostanza la violenza diventa asse portante della risoluzione dei conflitti sul fronte interno nei rapporti fra cittadini e Stato e sul fronte esterno nei rapporti tra le Nazioni e con i popoli ritenuti inferiori e quindi colonizzabili, dove l’occidente dovrebbe esprimere la sua missione di esportatore di democrazia.</p>
<p>E la socialdemocrazia riformista, nella migliore tradizione fascista, si pone come il partito del fare. E’ riuscita ad azzerare in poco tempo, con un efficientismo degno di miglior causa, lo stato sociale, a trasformare la scuola in un dispositivo fortemente gerarchizzato, autoritario, meritocratico dove la delazione e la denuncia regnano sovrane e dove, basta guardare agli ultimi avvenimenti in alcuni licei, vengono chiamati i carabinieri a ristabilire l‘ordine interno.</p>
<p>Assistiamo ad un trascinamento evidente dallo Stato di diritto allo Stato etico, di nazista memoria, attuato attraverso il politicamente corretto. Il neoliberismo si arroga il diritto di normare ogni aspetto della nostra vita, compresi i più banali atti della vita quotidiana e, allo stesso tempo, la dedizione al neoliberismo dovrebbe occupare tutto il tempo del quotidiano. I servizi sociali hanno assunto connotati di tipo poliziesco. Le famiglie povere si vedono portar via i figli perché non sono in grado di mantenerli o perché hanno occupato una casa invece di accettare una vita sotto i ponti. Perfino il femminismo emancipazionista ha la pretesa di normare e di perseguire per legge i comportamenti. Perfino le donne hanno dimenticato chi le ha messe sul rogo.</p>
<p>Combattere ed opporsi ora e qui al fascismo significa riconoscere prima di tutto qual è il fascismo di oggi, smascherare la socialdemocrazia riformista, smontare l’armamentario su cui si fonda la sua egemonia culturale, solo così possiamo pensare di contrastare la marea montante di una società che nei principi fascisti e nazisti, al di là delle belle parole e della prese di posizione formali, si riconosce.</p>
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