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	Commenti a: L&#8217;enigma di Sasso di Castalda	</title>
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		<title>
		Di: Federico La Sala		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2018/03/26/lenigma-sasso-castalda/#comment-292258</link>

		<dc:creator><![CDATA[Federico La Sala]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Apr 2018 17:00:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[P.S. --- A ULTERIORE SOTTOLINEATURA DELLA PORTATA ANTROPOLOGICA E FILOSOFICA DEL &quot;racconto&quot; di Nicola Fanizza, mi sia consentito, si cfr.:

FILOSOFIA, PSICOANALISI E MISTICA. Indicazioni per una seconda rivoluzione copernicana 
...
FREUD, IL MARE, E &quot;LA MENTE ESTATICA&quot;. Un invito a ripensare il lavoro di Elvio Fachinelli -  http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=5900

Federico La Sala]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>P.S. &#8212; A ULTERIORE SOTTOLINEATURA DELLA PORTATA ANTROPOLOGICA E FILOSOFICA DEL &#8220;racconto&#8221; di Nicola Fanizza, mi sia consentito, si cfr.:</p>
<p>FILOSOFIA, PSICOANALISI E MISTICA. Indicazioni per una seconda rivoluzione copernicana<br />
&#8230;<br />
FREUD, IL MARE, E &#8220;LA MENTE ESTATICA&#8221;. Un invito a ripensare il lavoro di Elvio Fachinelli &#8211;  <a href="http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=5900" rel="nofollow ugc">http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=5900</a></p>
<p>Federico La Sala</p>
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		Di: Federico La Sala		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2018/03/26/lenigma-sasso-castalda/#comment-292253</link>

		<dc:creator><![CDATA[Federico La Sala]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Apr 2018 09:05:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[COME IN ALTO, COSI&#039; IN BASSO.... 

LA CORONA DEL REGNO, IL PALOMBARO, E LA LEGGENDA DI &quot;COLA PESCE&quot; (ITALO CALVINO) *

            In Italia la scelleratezza comincia presto, dopo la Liberazione. Da allora siamo impigliati nel cortocircuito colpa-nemesi, senza produrre la catarsi: il momento della purificazione in cui - nelle &quot;Supplici&quot; di Eschilo - s’alza Pelasgo, capo di Argo, e dice: «Occorre un pensiero profondo che porti salvezza. Come un palombaro devo scendere giù nell’abisso, scrutando il fondo con occhio lucido e sobrio così che questa vicenda non rovini la città e per noi stessi si concluda felicemente».[...] Scrive Davide Susanetti, nel suo bel libro sulla tragedia greca, che il tuffo di Pelasgo implica una più netta visione dei diritti della realtà: «Per mutare non bisogna commuoversi, ma spostarsi fuori dall’incantesimo funesto del cerchio» che ci ingabbia (Catastrofi politiche, Carocci 2011) [...] (Barbara Spinelli, Un pensiero profondo per la politica, la Repubblica, 23.11.2011) 

      &quot;Il Francese rispose solo in parte alle mie due domande. Si limitò a dire: «ragazzo ricordati che ogni ascesa è anche una discesa!»&quot;(Nicola Fanizza).

____

*

Cola Pesce

Una volta a Messina c’era una madre che aveva un figlio a nome Cola, che se ne stava a bagno nel mare mattina e sera. La madre a chiamarlo dalla riva:

-  Cola! Cola! Vieni a terra, che fai? Non sei mica un pesce?

E lui, a nuotare sempre più lontano. Alla povera madre veniva il torcibudella, a furia di gridare. Un giorno, la fece gridare tanto che la poveretta, quando non ne poté più di gridare, gli mandò una maledizione:

-  Cola! Che tu possa diventare un pesce!

Si vede che quel giorno le porte del Cielo erano aperte, e la maledizione della madre andò a segno: in un momento, Cola diventò mezzo uomo mezzo pesce, con le dita palmate come un’anatra e la gola da rana. In terra Cola non ci tornò più e la madre se ne disperò tanto che dopo poco tempo morì.

La voce che nel mare di Messina c’era uno mezzo uomo e mezzo pesce arrivò fino al Re; e il Re ordinò a tutti i marinai che chi vedeva Cola Pesce gli dicesse che il Re gli voleva parlare.

Un giorno, un marinaio, andando in barca al largo, se lo vide passare vicino nuotando.
-  Cola! - gli disse. - C’è il Re di Messina che ti vuole parlare! E Cola Pesce subito nuotò verso il palazzo del Re.

Il Re, al vederlo, gli fece buon viso.

-  Cola Pesce, - gli disse, - tu che sei così bravo nuotatore, dovresti fare un giro tutt’intorno alla Sicilia, e sapermi dire dov’è il mare più fondo e cosa ci si vede!

Cola Pesce ubbidì e si mise a nuotare tutt’intorno alla Sicilia.

Dopo un poco di tempo fu di ritorno. Raccontò che in fondo al mare aveva visto montagne, valli, caverne e pesci di tutte le specie, ma aveva avuto paura solo passando dal Faro, perché lì non era riuscito a trovare il fondo.

-  E allora Messina su cos’è fabbricata? - chiese il Re. - Devi scendere giù a vedere dove poggia.

Cola si tuffò e stette sott’acqua un giorno intero. Poi ritornò a galla e disse al Re:

-  Messina è fabbricata su uno scoglio, e questo scoglio poggia su tre colonne: una sana, una scheggiata e una rotta.

-  O Messina, Messina,
-  Un dì sarai meschina!

Il Re restò assai stupito, e volle portarsi Cola Pesce a Napoli per vedere il fondo dei vulcani. Cola scese giù e poi raccontò che aveva trovato prima l’acqua fredda, poi l’acqua calda e in certi punti c’erano anche sorgenti d’acqua dolce.

Il Re non ci voleva credere e allora Cola si fece dare due bottiglie e gliene andò a riempire una d’acqua calda e una d’acqua dolce. Ma il Re aveva quel pensiero che non gli dava pace, che al Capo del Faro il mare era senza fondo. Riportò Cola Pesce a Messina e gli disse:

-  Cola, devi dirmi quant’è profondo il mare qui al Faro, più o meno.

Cola calò giù e ci stette due giorni, e quando tornò sù disse che il fondo non l’aveva visto, perché c’era una colonna di fumo che usciva da sotto uno scoglio e intorbidava l’acqua. Il Re, che non ne poteva più dalla curiosità, disse:

-  Gettati dalla cima della Torre del Faro

La Torre era proprio sulla punta del capo e nei tempi andati ci stava uno di guardia, e quando c’era la corrente che tirava suonava una tromba e issava una bandiera per avvisare i bastimenti che passassero al largo. Cola Pesce si tuffò da lassù in cima.

Il Re ne aspettò due, ne aspettò tre, ma Cola non si rivedeva. Finalmente venne fuori, ma era pallido.

-  Che c’è, Cola? - chiese il Re.

-  C’è che sono morto di spavento, - disse Cola. - Ho visto un pesce, che solo nella bocca poteva entrarci intero un bastimento! Per non farmi inghiottire m son dovuto nascondere dietro una delle tre colonne che reggono Messina!

Il Re stette a sentire a bocca aperta; ma quella maledetta curiosità di sapere quant’era profondo il Faro non gli era passata.

E Cola:
-  No, Maestà, non mi tuffo più, ho paura.

Visto che non riusciva a convincerlo, il re si levò la corona dal capo, tutta piena di pietre preziose, che abbagliavano lo sguardo, e la buttò in mare.
-  Va’ a prenderla, Cola!

-  Cos’avete fatto, Maestà? La corona del Regno!

-  Una corona che non ce n’è altra al mondo, - disse il Re. - Cola, devi andarla a prendere!

-  Se voi così volete, Maestà, - disse Cola - scenderò. Ma il cuore mi dice che non tornerò più su. Datemi una manciata di lenticchie. Se scampo, tornerò su io; ma se vedete venire a galla le lenticchie, è segno che io non torno più.

Gli diedero le lenticchie, e Cola scese in mare.

Aspetta, aspetta; dopo tanto aspettare, vennero a galla le lenticchie. Cola Pesce s’aspetta che ancora torni.
-  (Palermo)

*Cfr.: Fiabe italiane raccolte e trascritte da Italo Calvino, Einaudi, Torino 1971, vol. II, pp. 602-604.


Federico La Sala]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COME IN ALTO, COSI&#8217; IN BASSO&#8230;. </p>
<p>LA CORONA DEL REGNO, IL PALOMBARO, E LA LEGGENDA DI &#8220;COLA PESCE&#8221; (ITALO CALVINO) *</p>
<p>            In Italia la scelleratezza comincia presto, dopo la Liberazione. Da allora siamo impigliati nel cortocircuito colpa-nemesi, senza produrre la catarsi: il momento della purificazione in cui &#8211; nelle &#8220;Supplici&#8221; di Eschilo &#8211; s’alza Pelasgo, capo di Argo, e dice: «Occorre un pensiero profondo che porti salvezza. Come un palombaro devo scendere giù nell’abisso, scrutando il fondo con occhio lucido e sobrio così che questa vicenda non rovini la città e per noi stessi si concluda felicemente».[&#8230;] Scrive Davide Susanetti, nel suo bel libro sulla tragedia greca, che il tuffo di Pelasgo implica una più netta visione dei diritti della realtà: «Per mutare non bisogna commuoversi, ma spostarsi fuori dall’incantesimo funesto del cerchio» che ci ingabbia (Catastrofi politiche, Carocci 2011) [&#8230;] (Barbara Spinelli, Un pensiero profondo per la politica, la Repubblica, 23.11.2011) </p>
<p>      &#8220;Il Francese rispose solo in parte alle mie due domande. Si limitò a dire: «ragazzo ricordati che ogni ascesa è anche una discesa!»&#8221;(Nicola Fanizza).</p>
<p>____</p>
<p>*</p>
<p>Cola Pesce</p>
<p>Una volta a Messina c’era una madre che aveva un figlio a nome Cola, che se ne stava a bagno nel mare mattina e sera. La madre a chiamarlo dalla riva:</p>
<p>&#8211;  Cola! Cola! Vieni a terra, che fai? Non sei mica un pesce?</p>
<p>E lui, a nuotare sempre più lontano. Alla povera madre veniva il torcibudella, a furia di gridare. Un giorno, la fece gridare tanto che la poveretta, quando non ne poté più di gridare, gli mandò una maledizione:</p>
<p>&#8211;  Cola! Che tu possa diventare un pesce!</p>
<p>Si vede che quel giorno le porte del Cielo erano aperte, e la maledizione della madre andò a segno: in un momento, Cola diventò mezzo uomo mezzo pesce, con le dita palmate come un’anatra e la gola da rana. In terra Cola non ci tornò più e la madre se ne disperò tanto che dopo poco tempo morì.</p>
<p>La voce che nel mare di Messina c’era uno mezzo uomo e mezzo pesce arrivò fino al Re; e il Re ordinò a tutti i marinai che chi vedeva Cola Pesce gli dicesse che il Re gli voleva parlare.</p>
<p>Un giorno, un marinaio, andando in barca al largo, se lo vide passare vicino nuotando.<br />
&#8211;  Cola! &#8211; gli disse. &#8211; C’è il Re di Messina che ti vuole parlare! E Cola Pesce subito nuotò verso il palazzo del Re.</p>
<p>Il Re, al vederlo, gli fece buon viso.</p>
<p>&#8211;  Cola Pesce, &#8211; gli disse, &#8211; tu che sei così bravo nuotatore, dovresti fare un giro tutt’intorno alla Sicilia, e sapermi dire dov’è il mare più fondo e cosa ci si vede!</p>
<p>Cola Pesce ubbidì e si mise a nuotare tutt’intorno alla Sicilia.</p>
<p>Dopo un poco di tempo fu di ritorno. Raccontò che in fondo al mare aveva visto montagne, valli, caverne e pesci di tutte le specie, ma aveva avuto paura solo passando dal Faro, perché lì non era riuscito a trovare il fondo.</p>
<p>&#8211;  E allora Messina su cos’è fabbricata? &#8211; chiese il Re. &#8211; Devi scendere giù a vedere dove poggia.</p>
<p>Cola si tuffò e stette sott’acqua un giorno intero. Poi ritornò a galla e disse al Re:</p>
<p>&#8211;  Messina è fabbricata su uno scoglio, e questo scoglio poggia su tre colonne: una sana, una scheggiata e una rotta.</p>
<p>&#8211;  O Messina, Messina,<br />
&#8211;  Un dì sarai meschina!</p>
<p>Il Re restò assai stupito, e volle portarsi Cola Pesce a Napoli per vedere il fondo dei vulcani. Cola scese giù e poi raccontò che aveva trovato prima l’acqua fredda, poi l’acqua calda e in certi punti c’erano anche sorgenti d’acqua dolce.</p>
<p>Il Re non ci voleva credere e allora Cola si fece dare due bottiglie e gliene andò a riempire una d’acqua calda e una d’acqua dolce. Ma il Re aveva quel pensiero che non gli dava pace, che al Capo del Faro il mare era senza fondo. Riportò Cola Pesce a Messina e gli disse:</p>
<p>&#8211;  Cola, devi dirmi quant’è profondo il mare qui al Faro, più o meno.</p>
<p>Cola calò giù e ci stette due giorni, e quando tornò sù disse che il fondo non l’aveva visto, perché c’era una colonna di fumo che usciva da sotto uno scoglio e intorbidava l’acqua. Il Re, che non ne poteva più dalla curiosità, disse:</p>
<p>&#8211;  Gettati dalla cima della Torre del Faro</p>
<p>La Torre era proprio sulla punta del capo e nei tempi andati ci stava uno di guardia, e quando c’era la corrente che tirava suonava una tromba e issava una bandiera per avvisare i bastimenti che passassero al largo. Cola Pesce si tuffò da lassù in cima.</p>
<p>Il Re ne aspettò due, ne aspettò tre, ma Cola non si rivedeva. Finalmente venne fuori, ma era pallido.</p>
<p>&#8211;  Che c’è, Cola? &#8211; chiese il Re.</p>
<p>&#8211;  C’è che sono morto di spavento, &#8211; disse Cola. &#8211; Ho visto un pesce, che solo nella bocca poteva entrarci intero un bastimento! Per non farmi inghiottire m son dovuto nascondere dietro una delle tre colonne che reggono Messina!</p>
<p>Il Re stette a sentire a bocca aperta; ma quella maledetta curiosità di sapere quant’era profondo il Faro non gli era passata.</p>
<p>E Cola:<br />
&#8211;  No, Maestà, non mi tuffo più, ho paura.</p>
<p>Visto che non riusciva a convincerlo, il re si levò la corona dal capo, tutta piena di pietre preziose, che abbagliavano lo sguardo, e la buttò in mare.<br />
&#8211;  Va’ a prenderla, Cola!</p>
<p>&#8211;  Cos’avete fatto, Maestà? La corona del Regno!</p>
<p>&#8211;  Una corona che non ce n’è altra al mondo, &#8211; disse il Re. &#8211; Cola, devi andarla a prendere!</p>
<p>&#8211;  Se voi così volete, Maestà, &#8211; disse Cola &#8211; scenderò. Ma il cuore mi dice che non tornerò più su. Datemi una manciata di lenticchie. Se scampo, tornerò su io; ma se vedete venire a galla le lenticchie, è segno che io non torno più.</p>
<p>Gli diedero le lenticchie, e Cola scese in mare.</p>
<p>Aspetta, aspetta; dopo tanto aspettare, vennero a galla le lenticchie. Cola Pesce s’aspetta che ancora torni.<br />
&#8211;  (Palermo)</p>
<p>*Cfr.: Fiabe italiane raccolte e trascritte da Italo Calvino, Einaudi, Torino 1971, vol. II, pp. 602-604.</p>
<p>Federico La Sala</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Federico La Sala		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2018/03/26/lenigma-sasso-castalda/#comment-292239</link>

		<dc:creator><![CDATA[Federico La Sala]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Apr 2018 09:55:51 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=73060#comment-292239</guid>

					<description><![CDATA[L&#039;ENIGMA DI SASSO DI CASTALDA è nelle profondità del Mare di Sicilia. Sul filo della &quot;fabula mistica&quot; (tenendo anche presente la connessione della figura del PESCE, con la tradizione cristiana dell&#039;&quot;IXThUS&quot; e della &quot;Charitas&quot;), un&#039;amplificazione del tema e un piccolo omaggio a Giorgio Mascitelli e a Nicola Fanizza....
 


LA &quot;LEGGENDA DI COLAPESCE&quot;*:

Le prime attestazioni della leggenda sono nel XII secolo, quando il poeta franco provenzale Raimon Jordan, che canta di un &quot;Nichola de Bar&quot; che viveva come un pesce.

Tra il XII e il XIII secolo, il canonico inglese Walter Map riferisce di &quot;Nicolaus&quot;, soprannominato &quot;Pipe&quot;, che viveva nel mare riuscendo a restarci senza respirare. Andava alla ricerca di cose preziose nei fondali. Quando il re Guglielmo II di Sicilia volle conoscerlo, attirato fuori dal mare, morì tra le braccia di chi lo voleva portare dal re.

Un altro monaco inglese dell&#039;epoca, Gervasio di Tilbury, riferisce di &quot;Nicolaus&quot;, soprannominato &quot;Papa&quot;, un abile marinaio, pugliese di nascita, che il re di Sicilia Ruggero II costrinse a scendere nel mare del Faro per esplorare gli abissi. Sotto le acque il nuotatore scoprì monti, valli, boschi, campi ed alberi ghiandiferi. Ai naviganti di passaggio, &quot;Nicolaus&quot; chiese dell&#039;olio per poter osservare meglio il fondo marino.

Un altro frate, Salimbene de Adam da Parma, nel XIII secolo narrava la leggenda del re di Sicilia Federico II di Svevia che ordinava a Nicola, nuotatore messinese, di riportargli una coppa d&#039;oro che scagliava sempre più in profondità finché Nicola scomparve negli abissi. In questa versione compare per la prima volta il personaggio della madre di Nicola che maledice il figlio. 

La leggenda siciliana

Nella sua versione più conosciuta, quella palermitana, si narra di un certo Nicola (Cola di Messina), figlio di un pescatore, soprannominato Colapesce per la sua abilità nel muoversi in acqua; di ritorno dalle sue numerose immersioni in mare si soffermava a raccontare le meraviglie viste e, talvolta, a riportare tesori. La sua fama arrivò al re di Sicilia ed imperatore Federico II di Svevia che decise di metterlo alla prova: il re e la sua corte si recarono pertanto al largo a bordo di un&#039;imbarcazione e buttarono in acqua una coppa che venne subito recuperata da Colapesce. Il re gettò allora la sua corona in un luogo più profondo e Colapesce riuscì nuovamente nell&#039;impresa. La terza volta il re mise alla prova Cola gettando un anello in un posto ancora più profondo ed in quell&#039;occasione Colapesce non riemerse più. La leggenda è stata trascritta e rielaborata da Italo Calvino. 

Secondo la leggenda più diffusa, scendendo ancora più in profondità Colapesce vide che la Sicilia posava su 3 colonne delle quali una piena di vistose crepe e segnata dal tempo, secondo un&#039;altra versione essa era consumata dal fuoco dell&#039;Etna, ma in entrambe le storie decise di restare sott&#039;acqua, sorreggendo la colonna per evitare che l&#039;isola sprofondasse. Ancora oggi si troverebbe quindi a reggere l&#039;isola. Una versione catanese della leggenda vuole che il sovrano, interessato alla conoscenza del mondo e delle curiosità fenomeniche, chiedesse a Colapesce di andare a vedere cosa vi fosse al di sotto dell&#039;Etna e farne testimonianza. Colapesce scese e raccontò di aver visto che sotto l&#039;Isola vi fosse il fuoco e che esso alimentava il gigantesco vulcano. Federico ne chiese una prova tangibile, così il giovane disse che avrebbe fatto giungere al suo re la prova che desiderava, ma che sarebbe morto nel fargliela pervenire. Colapesce si tuffò con un pezzo di legno per non fare più ritorno, mentre il legno - che notoriamente galleggia - tornò in superficie bruciato. [...]. 

*fr.: https://it.wikipedia.org/wiki/Leggenda_di_Colapesce.



Federico La Sala]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ENIGMA DI SASSO DI CASTALDA è nelle profondità del Mare di Sicilia. Sul filo della &#8220;fabula mistica&#8221; (tenendo anche presente la connessione della figura del PESCE, con la tradizione cristiana dell'&#8221;IXThUS&#8221; e della &#8220;Charitas&#8221;), un&#8217;amplificazione del tema e un piccolo omaggio a Giorgio Mascitelli e a Nicola Fanizza&#8230;.</p>
<p>LA &#8220;LEGGENDA DI COLAPESCE&#8221;*:</p>
<p>Le prime attestazioni della leggenda sono nel XII secolo, quando il poeta franco provenzale Raimon Jordan, che canta di un &#8220;Nichola de Bar&#8221; che viveva come un pesce.</p>
<p>Tra il XII e il XIII secolo, il canonico inglese Walter Map riferisce di &#8220;Nicolaus&#8221;, soprannominato &#8220;Pipe&#8221;, che viveva nel mare riuscendo a restarci senza respirare. Andava alla ricerca di cose preziose nei fondali. Quando il re Guglielmo II di Sicilia volle conoscerlo, attirato fuori dal mare, morì tra le braccia di chi lo voleva portare dal re.</p>
<p>Un altro monaco inglese dell&#8217;epoca, Gervasio di Tilbury, riferisce di &#8220;Nicolaus&#8221;, soprannominato &#8220;Papa&#8221;, un abile marinaio, pugliese di nascita, che il re di Sicilia Ruggero II costrinse a scendere nel mare del Faro per esplorare gli abissi. Sotto le acque il nuotatore scoprì monti, valli, boschi, campi ed alberi ghiandiferi. Ai naviganti di passaggio, &#8220;Nicolaus&#8221; chiese dell&#8217;olio per poter osservare meglio il fondo marino.</p>
<p>Un altro frate, Salimbene de Adam da Parma, nel XIII secolo narrava la leggenda del re di Sicilia Federico II di Svevia che ordinava a Nicola, nuotatore messinese, di riportargli una coppa d&#8217;oro che scagliava sempre più in profondità finché Nicola scomparve negli abissi. In questa versione compare per la prima volta il personaggio della madre di Nicola che maledice il figlio. </p>
<p>La leggenda siciliana</p>
<p>Nella sua versione più conosciuta, quella palermitana, si narra di un certo Nicola (Cola di Messina), figlio di un pescatore, soprannominato Colapesce per la sua abilità nel muoversi in acqua; di ritorno dalle sue numerose immersioni in mare si soffermava a raccontare le meraviglie viste e, talvolta, a riportare tesori. La sua fama arrivò al re di Sicilia ed imperatore Federico II di Svevia che decise di metterlo alla prova: il re e la sua corte si recarono pertanto al largo a bordo di un&#8217;imbarcazione e buttarono in acqua una coppa che venne subito recuperata da Colapesce. Il re gettò allora la sua corona in un luogo più profondo e Colapesce riuscì nuovamente nell&#8217;impresa. La terza volta il re mise alla prova Cola gettando un anello in un posto ancora più profondo ed in quell&#8217;occasione Colapesce non riemerse più. La leggenda è stata trascritta e rielaborata da Italo Calvino. </p>
<p>Secondo la leggenda più diffusa, scendendo ancora più in profondità Colapesce vide che la Sicilia posava su 3 colonne delle quali una piena di vistose crepe e segnata dal tempo, secondo un&#8217;altra versione essa era consumata dal fuoco dell&#8217;Etna, ma in entrambe le storie decise di restare sott&#8217;acqua, sorreggendo la colonna per evitare che l&#8217;isola sprofondasse. Ancora oggi si troverebbe quindi a reggere l&#8217;isola. Una versione catanese della leggenda vuole che il sovrano, interessato alla conoscenza del mondo e delle curiosità fenomeniche, chiedesse a Colapesce di andare a vedere cosa vi fosse al di sotto dell&#8217;Etna e farne testimonianza. Colapesce scese e raccontò di aver visto che sotto l&#8217;Isola vi fosse il fuoco e che esso alimentava il gigantesco vulcano. Federico ne chiese una prova tangibile, così il giovane disse che avrebbe fatto giungere al suo re la prova che desiderava, ma che sarebbe morto nel fargliela pervenire. Colapesce si tuffò con un pezzo di legno per non fare più ritorno, mentre il legno &#8211; che notoriamente galleggia &#8211; tornò in superficie bruciato. [&#8230;]. </p>
<p>*fr.: <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Leggenda_di_Colapesce" rel="nofollow ugc">https://it.wikipedia.org/wiki/Leggenda_di_Colapesce</a>.</p>
<p>Federico La Sala</p>
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		<title>
		Di: Federico La Sala		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2018/03/26/lenigma-sasso-castalda/#comment-292162</link>

		<dc:creator><![CDATA[Federico La Sala]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Mar 2018 08:52:26 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=73060#comment-292162</guid>

					<description><![CDATA[STORIA, LETTERATURA, E &quot;UN&#039;ORIGINALISSIMO PONTE&quot; TRA LE MONTAGNE! UN BEL LAVORO E  
UN BRILLANTE OMAGGIO ALLA MEMORIA DI DON GIUSEPPE DE LUCA e AL LAVORO DELL&#039;&quot;Archivio Italiano per la Storia della Pietà&quot; e delle &quot;Edizioni di Storia e Letteratura&quot;...
  
Fondato da don Giuseppe De Luca nel 1951 come raccolta di testi non genericamente religiosi ma significativi di un incontro dell’uomo con Dio, tali, insomma, che consentano di guardare «al cuore dell’uomo» per vedervi «il suo amore o il suo odio di Dio», l’«Archivio italiano per la storia della pietà» ha ripreso a essere pubblicato nel 1996 aprendosi a prospettive più ampie e non soltanto a quelle genericamente individuabili con la religione cattolica. Pubblica saggi che indagano il rapporto che l’uomo ha con l’Assoluto comunque inteso, comunque esso si manifesti nella storia umana, nelle religioni monoteistiche come nei movimenti religiosi sviluppatisi in Asia o nelle Americhe o altrove, dalle epoche più remote fino ai giorni nostri(http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Eventi/visualizza_asset.html_1556572476.html).

Nel 2015, le Edizioni di Storia e Letteratura, hanno pubblicato proprio nella collana dell&#039;&quot;Archivio italiano per la storia della pietà&quot;, il volume XXVIII,  dedicato al tema de &quot;I sacri Monti: itinerari ascetici cristiani&quot; (cfr.: http://storiaeletteratura.it/archivio-italiano-per-la-storia-della-pieta-xxviii/).

A MIO PARERE, Nicola Fanizza ha saputo evidenziare con grande sensibilità teoretica e artistica (di scrittura) il filo antropologico-politico dell&#039;impresa di don Giuseppe De Luca e della sua casa editrice &quot;Edizioni di Storia e Letteratura&quot; (http://storiaeletteratura.it/).       

Federico La Sala]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>STORIA, LETTERATURA, E &#8220;UN&#8217;ORIGINALISSIMO PONTE&#8221; TRA LE MONTAGNE! UN BEL LAVORO E<br />
UN BRILLANTE OMAGGIO ALLA MEMORIA DI DON GIUSEPPE DE LUCA e AL LAVORO DELL'&#8221;Archivio Italiano per la Storia della Pietà&#8221; e delle &#8220;Edizioni di Storia e Letteratura&#8221;&#8230;</p>
<p>Fondato da don Giuseppe De Luca nel 1951 come raccolta di testi non genericamente religiosi ma significativi di un incontro dell’uomo con Dio, tali, insomma, che consentano di guardare «al cuore dell’uomo» per vedervi «il suo amore o il suo odio di Dio», l’«Archivio italiano per la storia della pietà» ha ripreso a essere pubblicato nel 1996 aprendosi a prospettive più ampie e non soltanto a quelle genericamente individuabili con la religione cattolica. Pubblica saggi che indagano il rapporto che l’uomo ha con l’Assoluto comunque inteso, comunque esso si manifesti nella storia umana, nelle religioni monoteistiche come nei movimenti religiosi sviluppatisi in Asia o nelle Americhe o altrove, dalle epoche più remote fino ai giorni nostri(<a href="http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Eventi/visualizza_asset.html_1556572476.html" rel="nofollow ugc">http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Eventi/visualizza_asset.html_1556572476.html</a>).</p>
<p>Nel 2015, le Edizioni di Storia e Letteratura, hanno pubblicato proprio nella collana dell'&#8221;Archivio italiano per la storia della pietà&#8221;, il volume XXVIII,  dedicato al tema de &#8220;I sacri Monti: itinerari ascetici cristiani&#8221; (cfr.: <a href="http://storiaeletteratura.it/archivio-italiano-per-la-storia-della-pieta-xxviii/" rel="nofollow ugc">http://storiaeletteratura.it/archivio-italiano-per-la-storia-della-pieta-xxviii/</a>).</p>
<p>A MIO PARERE, Nicola Fanizza ha saputo evidenziare con grande sensibilità teoretica e artistica (di scrittura) il filo antropologico-politico dell&#8217;impresa di don Giuseppe De Luca e della sua casa editrice &#8220;Edizioni di Storia e Letteratura&#8221; (<a href="http://storiaeletteratura.it/" rel="nofollow ugc">http://storiaeletteratura.it/</a>).       </p>
<p>Federico La Sala</p>
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