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	Commenti a: Un  nuovo ruolo per il soggetto agli inizi del Novecento. Anche a proposito della relatività #3	</title>
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		Di: sparz		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[sparz]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Aug 2018 08:58:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[caro Onorato; se mi permette il facile gioco di parole, sono onorato del suo bel commento, che non posso che sottoscrivere completamente; Grazie.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>caro Onorato; se mi permette il facile gioco di parole, sono onorato del suo bel commento, che non posso che sottoscrivere completamente; Grazie.</p>
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		Di: onorato		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[onorato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Aug 2018 10:47:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il mio commento non attiene al contenuto (né alla forma) del suo pezzo, quanto mai utile e opportuno come lo sono tutti i chiarimenti, le divulgazioni acute e gli approfondimenti. Il mio commento si concentra piuttosto sulla natura del suo lavoro di sintesi tra pensiero artistico e pensiero scientifico, che ritengo necessario. Come sappiamo, ma non proprio tutti, una separazione forzata tra fisica e, lei dice forse letteratura, io dico pensiero intuitivo, ha fatto male alla storia delle conoscenza. Non solo Goethe e Kant, da lei citati, ma numerosi altri esponenti del mondo del pensiero non misurato, prima e dopo di questi, benché privi di strumentazione, hanno raggiunto risultati oggettivamente scientifici. Einstein stesso non eccellendo, mi si passi la semplificazione eccessiva, nelle capacità di calcolo, possedeva una visione intuitiva del mondo e dei fenomeni che lo regolano, al pari di un artista di genio, una categoria umana per la quale egli nutriva una profonda ammirazione. Di fondamentale importanza dunque, oggi soprattutto, tornare a far dialogare e dove possibile far combaciare le due vie di conoscenza, perché mi pare che la fisica stessa chiami con voce sotterranea a questo antico e rinnovato amplesso tra ciò che sarebbe fisico e ciò che è poetico, dunque senza una fine misurabile. Dove la parola fine assume il doppio significato, di &quot;termine&quot; e di &quot;scopo&quot;. Ammirato, la saluto. gianCarlo Onorato]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il mio commento non attiene al contenuto (né alla forma) del suo pezzo, quanto mai utile e opportuno come lo sono tutti i chiarimenti, le divulgazioni acute e gli approfondimenti. Il mio commento si concentra piuttosto sulla natura del suo lavoro di sintesi tra pensiero artistico e pensiero scientifico, che ritengo necessario. Come sappiamo, ma non proprio tutti, una separazione forzata tra fisica e, lei dice forse letteratura, io dico pensiero intuitivo, ha fatto male alla storia delle conoscenza. Non solo Goethe e Kant, da lei citati, ma numerosi altri esponenti del mondo del pensiero non misurato, prima e dopo di questi, benché privi di strumentazione, hanno raggiunto risultati oggettivamente scientifici. Einstein stesso non eccellendo, mi si passi la semplificazione eccessiva, nelle capacità di calcolo, possedeva una visione intuitiva del mondo e dei fenomeni che lo regolano, al pari di un artista di genio, una categoria umana per la quale egli nutriva una profonda ammirazione. Di fondamentale importanza dunque, oggi soprattutto, tornare a far dialogare e dove possibile far combaciare le due vie di conoscenza, perché mi pare che la fisica stessa chiami con voce sotterranea a questo antico e rinnovato amplesso tra ciò che sarebbe fisico e ciò che è poetico, dunque senza una fine misurabile. Dove la parola fine assume il doppio significato, di &#8220;termine&#8221; e di &#8220;scopo&#8221;. Ammirato, la saluto. gianCarlo Onorato</p>
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