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	Commenti a: Se il virtuale trabocca nel reale	</title>
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		Di: mariasole ariot		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/03/17/se-il-virtuale-trabocca-nel-reale/#comment-294611</link>

		<dc:creator><![CDATA[mariasole ariot]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2020 20:19:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ciao Renata, ma sai, in parte è proprio questa coincidenza tra reale e virtuale, che cercavo di mostrare. Che non c&#039;è più - eppure io (certo il pezzo l&#039;ho scritto prima della pandemia e si rifà a questioni su cui riflettevo da un po&#039; di tempo, quindi fuori dal contingente) mi sento stordita da questa mancata distinzione. 
Dici &lt;i&gt;rimane da decidere se è realtà residuale, diminuita, narcisistica, tossica, o in qualche modo sostenibile&lt;/i&gt; - ma io piuttosto mi chiedo: il residuale non sta rischiando di diventare la realtà che non è, appunto, quella virtuale?

E&#039; ovviamente una questione che non si può porre in questo preciso oggi in cui siamo tutti stipati in casa. Ma , ad esempio, la faccio molto banale: quanta differenza passa tra una lunga telefonata (quindi comunque fuori dall&#039;esperienza corporea) e tra uno scambio di messaggi - se non dei monologhi vocali? Ecco, io credo passi molto. E credo che, narcisismi a parte, questo ridurci, relazionalmente, troppo spesso, alla comunicazione veloce, stringata, da come stai tutto bene e qualche emoticon, oppure a scrivere rapidamente sui social pezzo dopo pezzo per stare sul pezzo, io trovo sia un modo per non investire davvero né nelle relazioni né nella dimensione lunga del pensiero e della riflessione. 
Non so neppure se troppo dipenda da ciascuno, in questo spazio. Certo, si può uscire dalla logica de: il medium è il messaggio - ma non così tanto, non del tutto. Oppure, usciamone. Però: siamo sicuri, Renata, che all&#039;interno di questi meccanismi ci muoviamo tutti liberamente e diversamente, e in modo, appunto indipendente (quindi dipende da noi?). Io non ne sono sicura. A me pare piuttosto che venga naturale piegarsi, in senso di posizionarsi adeguandosi allo spazio disponibile, come se avessimo un letto troppo corto, e per dormire, l&#039;unica posizione è quella fetale, non distesa. Dunque, dipende davvero da ciascuno, questo spazio? O lo spazio detta nel sottofondo regole a cui, si possono certo scartare ma dalle quali, in qualche modo, veniamo orientati?

Però forse sono uscita dal seminato. Perché a me, quello che preoccupa è che, detta in poche parole, mi sembra di aver visto un abbruttimento degli scambi relazionali (e proprio delle relazioni) negli ultimi otto anni, corrispondenti, in fondo, all&#039;epoca dei social, ma più che dell&#039;ingresso dei social, di quello del telefonino, wa e app correlate varie - che, e questo è abbastanza comune, sono strumenti ansiogeni. Un abbruttimento in un senso che si sposta dal qualitativo al quantitativo. Facciamo tutti esperienza del: non ti ho risposto perché ero presissimo da una serie di cose, e poi magari vediamo venti tweet della persona. 
Perché? Perché molto banalmente siamo nella logica del tutto subito, del tutto sempre. E quindi quantitativa. A scapito di una selezione che riduca il numero di &quot;contatti&quot; ma aumenti il tempo e il senso che viene loro dedicato. 
Ma se prima questo abbruttimento lo vedevo all&#039;interno, solo all&#039;interno dei social, della rete, ora lo vedo anche fuori. In questo senso, dicevo: con la stessa logica e velocità con cui si accoglie una persona con un &quot;accetta amicizia&quot;, si stringe fuori, ma con la stessa logica con cui la si banna, ci si basa su un &quot;fermo immagine&quot; del &quot;fuori&quot;, un&#039;istantanea, per costruirne una narrazione che porta a bannare realmente la persona dalla vita. 
Per un&#039;istantanea decontestualizzata. 

Sono questioni su cui mi piacerebbe confrontarmi a lungo, ma mi chiedo, se appunto, sia un po&#039; io fuori dal coro oppure anacronistica. Di certo, trovo interessante (da minisociologa per formazione) che in questo preciso momento, in cui allo schermo ci stiamo tutti, per motivi però ben diversi dallo starci col ditino che scorre in automatico, si stia riprendendo qua e là uno scambio più ampio, anche attraverso questo mezzo. Questo può essere indice di qualcosa: che forse, la rivoluzione non la può fare solo uno, come dici, ma che i margini per rifondare un modo di relazionarci, confrontarci, riaprire un dibattito, un pensare in comune, lo si può fare (rifare?) anche qui.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Renata, ma sai, in parte è proprio questa coincidenza tra reale e virtuale, che cercavo di mostrare. Che non c&#8217;è più &#8211; eppure io (certo il pezzo l&#8217;ho scritto prima della pandemia e si rifà a questioni su cui riflettevo da un po&#8217; di tempo, quindi fuori dal contingente) mi sento stordita da questa mancata distinzione.<br />
Dici <i>rimane da decidere se è realtà residuale, diminuita, narcisistica, tossica, o in qualche modo sostenibile</i> &#8211; ma io piuttosto mi chiedo: il residuale non sta rischiando di diventare la realtà che non è, appunto, quella virtuale?</p>
<p>E&#8217; ovviamente una questione che non si può porre in questo preciso oggi in cui siamo tutti stipati in casa. Ma , ad esempio, la faccio molto banale: quanta differenza passa tra una lunga telefonata (quindi comunque fuori dall&#8217;esperienza corporea) e tra uno scambio di messaggi &#8211; se non dei monologhi vocali? Ecco, io credo passi molto. E credo che, narcisismi a parte, questo ridurci, relazionalmente, troppo spesso, alla comunicazione veloce, stringata, da come stai tutto bene e qualche emoticon, oppure a scrivere rapidamente sui social pezzo dopo pezzo per stare sul pezzo, io trovo sia un modo per non investire davvero né nelle relazioni né nella dimensione lunga del pensiero e della riflessione.<br />
Non so neppure se troppo dipenda da ciascuno, in questo spazio. Certo, si può uscire dalla logica de: il medium è il messaggio &#8211; ma non così tanto, non del tutto. Oppure, usciamone. Però: siamo sicuri, Renata, che all&#8217;interno di questi meccanismi ci muoviamo tutti liberamente e diversamente, e in modo, appunto indipendente (quindi dipende da noi?). Io non ne sono sicura. A me pare piuttosto che venga naturale piegarsi, in senso di posizionarsi adeguandosi allo spazio disponibile, come se avessimo un letto troppo corto, e per dormire, l&#8217;unica posizione è quella fetale, non distesa. Dunque, dipende davvero da ciascuno, questo spazio? O lo spazio detta nel sottofondo regole a cui, si possono certo scartare ma dalle quali, in qualche modo, veniamo orientati?</p>
<p>Però forse sono uscita dal seminato. Perché a me, quello che preoccupa è che, detta in poche parole, mi sembra di aver visto un abbruttimento degli scambi relazionali (e proprio delle relazioni) negli ultimi otto anni, corrispondenti, in fondo, all&#8217;epoca dei social, ma più che dell&#8217;ingresso dei social, di quello del telefonino, wa e app correlate varie &#8211; che, e questo è abbastanza comune, sono strumenti ansiogeni. Un abbruttimento in un senso che si sposta dal qualitativo al quantitativo. Facciamo tutti esperienza del: non ti ho risposto perché ero presissimo da una serie di cose, e poi magari vediamo venti tweet della persona.<br />
Perché? Perché molto banalmente siamo nella logica del tutto subito, del tutto sempre. E quindi quantitativa. A scapito di una selezione che riduca il numero di &#8220;contatti&#8221; ma aumenti il tempo e il senso che viene loro dedicato.<br />
Ma se prima questo abbruttimento lo vedevo all&#8217;interno, solo all&#8217;interno dei social, della rete, ora lo vedo anche fuori. In questo senso, dicevo: con la stessa logica e velocità con cui si accoglie una persona con un &#8220;accetta amicizia&#8221;, si stringe fuori, ma con la stessa logica con cui la si banna, ci si basa su un &#8220;fermo immagine&#8221; del &#8220;fuori&#8221;, un&#8217;istantanea, per costruirne una narrazione che porta a bannare realmente la persona dalla vita.<br />
Per un&#8217;istantanea decontestualizzata. </p>
<p>Sono questioni su cui mi piacerebbe confrontarmi a lungo, ma mi chiedo, se appunto, sia un po&#8217; io fuori dal coro oppure anacronistica. Di certo, trovo interessante (da minisociologa per formazione) che in questo preciso momento, in cui allo schermo ci stiamo tutti, per motivi però ben diversi dallo starci col ditino che scorre in automatico, si stia riprendendo qua e là uno scambio più ampio, anche attraverso questo mezzo. Questo può essere indice di qualcosa: che forse, la rivoluzione non la può fare solo uno, come dici, ma che i margini per rifondare un modo di relazionarci, confrontarci, riaprire un dibattito, un pensare in comune, lo si può fare (rifare?) anche qui.</p>
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		Di: rm		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[rm]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2020 10:14:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi chiedo, in questi giorni di sovraesposizione allo schermo (che a volte vuol dire studio, a volte scambio, a volte una fruizione nevrotica - il famoso ditino che scorre), se sia ancora utile (utile per conoscere i noi di oggi, marzo 2020) pensarci in questa distinzione tra reale e virtuale. Non dico nulla di nuovo, poi: la dimensione virtuale è una forma di realtà, e perché non dovrebbe/potrebbe esserlo, considerato tutto il tempo e le energie che vi sono investite? Rimane da decidere se è realtà residuale, diminuita, narcisistica, tossica, o in qualche modo sostenibile. Troppo dipende da ciascuno in questo spazio, e nessuno da solo farà la rivoluzione (dello spirito, come di qualsiasi altra cosa).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi chiedo, in questi giorni di sovraesposizione allo schermo (che a volte vuol dire studio, a volte scambio, a volte una fruizione nevrotica &#8211; il famoso ditino che scorre), se sia ancora utile (utile per conoscere i noi di oggi, marzo 2020) pensarci in questa distinzione tra reale e virtuale. Non dico nulla di nuovo, poi: la dimensione virtuale è una forma di realtà, e perché non dovrebbe/potrebbe esserlo, considerato tutto il tempo e le energie che vi sono investite? Rimane da decidere se è realtà residuale, diminuita, narcisistica, tossica, o in qualche modo sostenibile. Troppo dipende da ciascuno in questo spazio, e nessuno da solo farà la rivoluzione (dello spirito, come di qualsiasi altra cosa).</p>
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