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	Commenti a: Shelter in place (l’Italia in una stanza)	</title>
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		<title>
		Di: vincenzo maccarrone		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/04/05/litalia-in-una-stanza/#comment-294647</link>

		<dc:creator><![CDATA[vincenzo maccarrone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2020 02:28:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sul ponte sventola bandiera bianca.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sul ponte sventola bandiera bianca.</p>
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		Di: Sara Marinelli		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/04/05/litalia-in-una-stanza/#comment-294636</link>

		<dc:creator><![CDATA[Sara Marinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2020 21:39:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2020/04/05/litalia-in-una-stanza/#comment-294631&quot;&gt;Giovanni Camere&lt;/a&gt;.

Grazie, Giovanni Camere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2020/04/05/litalia-in-una-stanza/#comment-294631">Giovanni Camere</a>.</p>
<p>Grazie, Giovanni Camere.</p>
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		<title>
		Di: Sara Marinelli		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/04/05/litalia-in-una-stanza/#comment-294635</link>

		<dc:creator><![CDATA[Sara Marinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2020 21:36:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2020/04/05/litalia-in-una-stanza/#comment-294629&quot;&gt;Paola&lt;/a&gt;.

Grazie delle sue osservazioni, Paola. Ha ragione, posso immaginare che un espatriato che “ritorna” al proprio paese di origine si troverà sempre a vivere altrove ovunque sia, e a essere un individuo doppio. O a metà? Mi viene da fare una riflessione personale che offro qui: e cioè che forse viversi questa realtà doppia, sebbene spaesante, non sia meglio che sentirsi scissi, a metà fra l’uno e l’altro posto. Sono due facce della stessa medaglia, ma stranamente questa “doppia” vita che mi sto vivendo adesso ha qualcosa di affettivamente più valido rispetto alla normalità che mi fa vivere una vita sola e separata dall’altra. Grazie per gli spunti di riflessione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2020/04/05/litalia-in-una-stanza/#comment-294629">Paola</a>.</p>
<p>Grazie delle sue osservazioni, Paola. Ha ragione, posso immaginare che un espatriato che “ritorna” al proprio paese di origine si troverà sempre a vivere altrove ovunque sia, e a essere un individuo doppio. O a metà? Mi viene da fare una riflessione personale che offro qui: e cioè che forse viversi questa realtà doppia, sebbene spaesante, non sia meglio che sentirsi scissi, a metà fra l’uno e l’altro posto. Sono due facce della stessa medaglia, ma stranamente questa “doppia” vita che mi sto vivendo adesso ha qualcosa di affettivamente più valido rispetto alla normalità che mi fa vivere una vita sola e separata dall’altra. Grazie per gli spunti di riflessione.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Sara Marinelli		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/04/05/litalia-in-una-stanza/#comment-294634</link>

		<dc:creator><![CDATA[Sara Marinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2020 21:04:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2020/04/05/litalia-in-una-stanza/#comment-294628&quot;&gt;gennaro&lt;/a&gt;.

Verissimo, il discorso sulla casa dà sempre vita a meditazioni complesse, talvolta suscitando emozioni contraddittorie, e certo, anche in chi non è espatriato. In effetti, ci troviamo un po&#039; tutti a fare i conti con lo spazio reale e affettivo nel quale ci troviamo per adeguarci alle prescrizioni e restrizioni di questo tempo, nonché per renderlo anch’esso vita, e non soltanto tempo che non si vede l’ora che passi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2020/04/05/litalia-in-una-stanza/#comment-294628">gennaro</a>.</p>
<p>Verissimo, il discorso sulla casa dà sempre vita a meditazioni complesse, talvolta suscitando emozioni contraddittorie, e certo, anche in chi non è espatriato. In effetti, ci troviamo un po&#8217; tutti a fare i conti con lo spazio reale e affettivo nel quale ci troviamo per adeguarci alle prescrizioni e restrizioni di questo tempo, nonché per renderlo anch’esso vita, e non soltanto tempo che non si vede l’ora che passi.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Giovanni Camere		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/04/05/litalia-in-una-stanza/#comment-294631</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Camere]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2020 06:23:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Le distanze interne: Molto bello.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le distanze interne: Molto bello.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Paola		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/04/05/litalia-in-una-stanza/#comment-294629</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paola]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2020 23:59:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#039;Vivo altrove&#039;. Era un libro che mi tornava in mente spesso, quando il mio altrove era solo svasato di un&#039;ora dall&#039;Italia. In Inghilterra. Questa tua inversione spazio-temporale è un&#039;immagine molto bella del vivere altrove. Si rimane sempre un po&#039; doppi (tripli, quadrupli), si leggono i giornali di qua come di là, si ricevono messaggi in lingue doppie (triple e quadruple). Ma quello che fino a poco tempo fa ci faceva sentire cittadini del mondo, oggi ci intrappola nella lontananza. Quella fisica, dove un abbraccio con chi ci sta a cuore o con chi ha perso una persona cara non è possibile. Quella di testa, dove ci chiediamo se e quando abbiamo sbagliato a scegliere di stare altrove. Ma, Sara, torneranno stanze senza pareti e alberi infiniti. Dobbiamo crederci. Anche se in quelle stanze aperte verso il cielo non saremo più gli stessi. Abbiamo già iniziato a non essere più gli stessi. A non sentirci più liberi di girare su una mappa del mondo dove ci eravamo abituati a non percepire più confini. Saltare su un aereo la mattina e trovarsi la sera con un vecchio amico, in un bar all&#039;aperto, sotto una A rossa dove, per caso, c&#039;ero anch&#039;io. C&#039;ero, ma come sempre da quando sono tornata in Italia, credimi, ero anche altrove.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8216;Vivo altrove&#8217;. Era un libro che mi tornava in mente spesso, quando il mio altrove era solo svasato di un&#8217;ora dall&#8217;Italia. In Inghilterra. Questa tua inversione spazio-temporale è un&#8217;immagine molto bella del vivere altrove. Si rimane sempre un po&#8217; doppi (tripli, quadrupli), si leggono i giornali di qua come di là, si ricevono messaggi in lingue doppie (triple e quadruple). Ma quello che fino a poco tempo fa ci faceva sentire cittadini del mondo, oggi ci intrappola nella lontananza. Quella fisica, dove un abbraccio con chi ci sta a cuore o con chi ha perso una persona cara non è possibile. Quella di testa, dove ci chiediamo se e quando abbiamo sbagliato a scegliere di stare altrove. Ma, Sara, torneranno stanze senza pareti e alberi infiniti. Dobbiamo crederci. Anche se in quelle stanze aperte verso il cielo non saremo più gli stessi. Abbiamo già iniziato a non essere più gli stessi. A non sentirci più liberi di girare su una mappa del mondo dove ci eravamo abituati a non percepire più confini. Saltare su un aereo la mattina e trovarsi la sera con un vecchio amico, in un bar all&#8217;aperto, sotto una A rossa dove, per caso, c&#8217;ero anch&#8217;io. C&#8217;ero, ma come sempre da quando sono tornata in Italia, credimi, ero anche altrove.</p>
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		<title>
		Di: gennaro		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/04/05/litalia-in-una-stanza/#comment-294628</link>

		<dc:creator><![CDATA[gennaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2020 21:50:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[bello!
Mi ha fatto pensare al lavoro che, insieme ad alcuni colleghi, abbiamo chiesto quest&#039;anno agli studenti di architettura al Politecnico di Milano: raccontare in immagini, parole e disegni la propria casa. La propria condizione di &quot;confinati&quot;. Ed è emersa una geografia di luoghi nient&#039;affatto scontata con case piccole e grandi, con persone sole o con famiglie numerose, con luoghi difficili da &quot;raccontare&quot;, con persone che si sono trovate - nel momento del lockdown - in luoghi altri rispetto alla propria casa, ecc. Una complessità, quella della casa e del sentirsi a casa, che accende riflessioni e cortocircuiti anche per chi non è un espatriato. Perché &quot;avere una casa&quot;, uno &quot;shelter in place&quot; non è affatto così scontato come appare. Neppure per una popolazione privilegiata di studenti universitari. I loro racconti iniziali appaiono un po&#039; come frammenti dei pensieri di questo articolo: puzzle di una vita che improvvisamente prende una strada inaspettata sovvertendo il senso delle cose e dei luoghi, delle relazioni e degli affetti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>bello!<br />
Mi ha fatto pensare al lavoro che, insieme ad alcuni colleghi, abbiamo chiesto quest&#8217;anno agli studenti di architettura al Politecnico di Milano: raccontare in immagini, parole e disegni la propria casa. La propria condizione di &#8220;confinati&#8221;. Ed è emersa una geografia di luoghi nient&#8217;affatto scontata con case piccole e grandi, con persone sole o con famiglie numerose, con luoghi difficili da &#8220;raccontare&#8221;, con persone che si sono trovate &#8211; nel momento del lockdown &#8211; in luoghi altri rispetto alla propria casa, ecc. Una complessità, quella della casa e del sentirsi a casa, che accende riflessioni e cortocircuiti anche per chi non è un espatriato. Perché &#8220;avere una casa&#8221;, uno &#8220;shelter in place&#8221; non è affatto così scontato come appare. Neppure per una popolazione privilegiata di studenti universitari. I loro racconti iniziali appaiono un po&#8217; come frammenti dei pensieri di questo articolo: puzzle di una vita che improvvisamente prende una strada inaspettata sovvertendo il senso delle cose e dei luoghi, delle relazioni e degli affetti.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Sara Marinelli		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/04/05/litalia-in-una-stanza/#comment-294626</link>

		<dc:creator><![CDATA[Sara Marinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2020 20:54:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[È proprio vero. Il tuo commento offre un&#039;altra angolatura alla condizione che descrivo. Passi una vita a buttare giù muri e a valicare certi confini identitari, e poi ecco che alcune frontiere affettive risorgono dentro di te. Grazie del commento.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È proprio vero. Il tuo commento offre un&#8217;altra angolatura alla condizione che descrivo. Passi una vita a buttare giù muri e a valicare certi confini identitari, e poi ecco che alcune frontiere affettive risorgono dentro di te. Grazie del commento.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: giacomo sartori		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/04/05/litalia-in-una-stanza/#comment-294625</link>

		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2020 17:54:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[tra le altre cose mi sembra interessantissimo il fatto che una volta che le frontiere reali sono ristabilite, anche quelle mentali/affettive ritrovano forza e realtà; nell&#039;ubriacatura di &quot;globabilizzazione&quot; (spesso appunto più apparente che reale) nella quale siamo vissuti, solo pochissimi, e penso naturalmente a Régis Debray, dicevano che le frontiere continuavano a esistere, e che era importante esserne coscienti e non dimenticarle;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>tra le altre cose mi sembra interessantissimo il fatto che una volta che le frontiere reali sono ristabilite, anche quelle mentali/affettive ritrovano forza e realtà; nell&#8217;ubriacatura di &#8220;globabilizzazione&#8221; (spesso appunto più apparente che reale) nella quale siamo vissuti, solo pochissimi, e penso naturalmente a Régis Debray, dicevano che le frontiere continuavano a esistere, e che era importante esserne coscienti e non dimenticarle;</p>
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