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	Commenti a: A ferro e fuoco? (appunti da Palo Alto)	</title>
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		Di: Gian Balsamo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2020 20:21:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2020/06/05/a-ferro-e-fuoco-appunti-da-palo-alto/#comment-294912&quot;&gt;Andrea Inglese&lt;/a&gt;.

Grazie della domanda, Andrea. 
Siccome me lo sento, che non riuscirò a concludere con la massima che ho in mente, devo usarla in apertura. La formulazione della frase è una scelta etica.
Lo scrivo con cautela perché Jacopo Ramonda potrebbe pensare che sto dicendo che la frase va limata e cesellata. No, la puoi anche scrivere di getto, ma deve scaturire da una scelta etica.
Perdonami, è evidente che oggi devo procedere per aforismi.
Negli USA si fa un gran parlare dell’analogia tra il ’68 e le proteste di questi giorni. Si torna a consultare Jessie Jackson (che, bofonchiando, m’è parso rifiutare l’analogia) e il resto della leadership sopravvissuta da quei tempi. (Un ultimo sprazzo di gloria per noi boomers.)
Se non fosse stato per il ’68, sarei un impiegato di banca (in pensione) nel mio paese natale, Carrù. Il direttore della banca “doveva un favore” a mio padre. Quell’impiego sarebbe stato il favore. Un bell’emblema dell’Italia. Invece il ’68 m’ha fatto decollare diversamente. A Carrù me lo rimproverano ancora, d’aver fatto il ’68. È stata la Chiesa, onnipresente laggiù, a portare a termine, con decenni di ritardo, il lavoro del ’68. Adesso trovo, se càpito da quelle parti, gente che “tollera” (o “ama” cattolicamente) gli immigrati, gli extra-comunitari, i gay, le lesbiche, e gli scioperanti. Ma a me, d’aver fatto l’Autunno Caldo con gli operai del Sud di Torino, praticato in anticipo la rivoluzione sessuale e la sessualità fluida, e non essere entrato in banca, mica l’hanno ancora perdonato. Ecco un bell’esempio di egualitarismo, il nemico dell’individualismo.
Sto dicendo che certe ondate di protesta hanno effetti duraturi sia macro, a livello politico, sia micro, a livello individuale. In certi casi, contano di più quelli individuali.
È certo che molti dei miei “compagni di lotta” sono poi entrati nell’azienda del papà, altro che catena di montaggio FIAT!
Ma se hai avuto la pazienza di seguirmi fin qui, adesso parlerò a livello macro. 
Quando è saltato fuori Cinque Stelle da queste parti, ho cercato di spiegare a quei ragazzi che la politica la si impara sui testi di Lenin: tattica e strategia. (Non sono un tipo persuasivo, a giudicare dai risultati.)
I miei appunti da Palo Alto erano animati da una preoccupazione strategica.
La sinistra soffre da sempre di un complesso di superiorità. Una volta lo giustificavamo perché a noi riusciva di leggere Das Kapital, e a loro no. Ormai è solo più un lascito, un’inerzia ereditata dal passato.  Berlusconi è stupido. Salvini è stupido. Reagan era stupido. Arnold Schwarzenegger è stupido. George W. Bush è stupido. Trump è stupido.
Se facessimo invece lo sforzo di capire che il politico alla Trump non è il policy maker alla Condoleezza Rice, sarebbe un enorme passo avanti. Dalla seconda ci aspettiamo discorsi forbiti di scienza politica. (Ho qui nella stanza accanto una testa calda che direbbe: “Però non le riescono mai.”) Da Trump, i suoi sostenitori, e ne ha moltissimi, si aspettano esattamente quel che produce da più di tre anni a questa parte. TRUMP È UN GENIO DELLA POLITICA CONSERVATRICE PIÙ RADICALE. Ergo, semplicemente, scrivevo quegli appunti in un clima da coprifuoco, preoccupato che ad approfittarne non fosse solo la colonna di auto che si preparava a saccheggiare le strade di Palo Alto. Quella, mi dicono, l’ha bloccata – guarda un po’ – la polizia. (La fonte è fidata.) Ero preoccupato che l’esercito scendesse in strada; di lì in avanti il copione sarebbe stato obbligato. 
Stando ai media progressisti, quel pericolo è rientrato. Non che i media progressisti l’azzecchino sempre, anzi.
Se il movimento di protesta otterrà di smorzare oppure di accelerare la svolta autoritaria in corso sul pianeta, va ben al di là delle mie capacità di previsione.
Tu non lo sai, ma sono anch’io scrittore. 
Neanche oggi ho formulato una singola frase politicamente corretta a proposito della protesta in corso. Penso sia perché, come scrittore, aderisco all’etica del lavoro protestante. L’originalità costa tempo e fatica. No short cuts. (Nota per Jacopo: confesso che non c’è una singola parola scritta di getto in questa pagina.) Giacomo Sartori lo sa bene: una volta (non molti anni fa) ero grafomane. Ora, nelle rare occasioni in cui metto mano alla penna, cerco di non imitare nessuno, nemmeno me stesso. 
Non dico d’avere ragione.
Non dico nemmeno di aver risposto con chiarezza alla tua domanda.
Un abbraccio fraterno, se posso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2020/06/05/a-ferro-e-fuoco-appunti-da-palo-alto/#comment-294912">Andrea Inglese</a>.</p>
<p>Grazie della domanda, Andrea.<br />
Siccome me lo sento, che non riuscirò a concludere con la massima che ho in mente, devo usarla in apertura. La formulazione della frase è una scelta etica.<br />
Lo scrivo con cautela perché Jacopo Ramonda potrebbe pensare che sto dicendo che la frase va limata e cesellata. No, la puoi anche scrivere di getto, ma deve scaturire da una scelta etica.<br />
Perdonami, è evidente che oggi devo procedere per aforismi.<br />
Negli USA si fa un gran parlare dell’analogia tra il ’68 e le proteste di questi giorni. Si torna a consultare Jessie Jackson (che, bofonchiando, m’è parso rifiutare l’analogia) e il resto della leadership sopravvissuta da quei tempi. (Un ultimo sprazzo di gloria per noi boomers.)<br />
Se non fosse stato per il ’68, sarei un impiegato di banca (in pensione) nel mio paese natale, Carrù. Il direttore della banca “doveva un favore” a mio padre. Quell’impiego sarebbe stato il favore. Un bell’emblema dell’Italia. Invece il ’68 m’ha fatto decollare diversamente. A Carrù me lo rimproverano ancora, d’aver fatto il ’68. È stata la Chiesa, onnipresente laggiù, a portare a termine, con decenni di ritardo, il lavoro del ’68. Adesso trovo, se càpito da quelle parti, gente che “tollera” (o “ama” cattolicamente) gli immigrati, gli extra-comunitari, i gay, le lesbiche, e gli scioperanti. Ma a me, d’aver fatto l’Autunno Caldo con gli operai del Sud di Torino, praticato in anticipo la rivoluzione sessuale e la sessualità fluida, e non essere entrato in banca, mica l’hanno ancora perdonato. Ecco un bell’esempio di egualitarismo, il nemico dell’individualismo.<br />
Sto dicendo che certe ondate di protesta hanno effetti duraturi sia macro, a livello politico, sia micro, a livello individuale. In certi casi, contano di più quelli individuali.<br />
È certo che molti dei miei “compagni di lotta” sono poi entrati nell’azienda del papà, altro che catena di montaggio FIAT!<br />
Ma se hai avuto la pazienza di seguirmi fin qui, adesso parlerò a livello macro.<br />
Quando è saltato fuori Cinque Stelle da queste parti, ho cercato di spiegare a quei ragazzi che la politica la si impara sui testi di Lenin: tattica e strategia. (Non sono un tipo persuasivo, a giudicare dai risultati.)<br />
I miei appunti da Palo Alto erano animati da una preoccupazione strategica.<br />
La sinistra soffre da sempre di un complesso di superiorità. Una volta lo giustificavamo perché a noi riusciva di leggere Das Kapital, e a loro no. Ormai è solo più un lascito, un’inerzia ereditata dal passato.  Berlusconi è stupido. Salvini è stupido. Reagan era stupido. Arnold Schwarzenegger è stupido. George W. Bush è stupido. Trump è stupido.<br />
Se facessimo invece lo sforzo di capire che il politico alla Trump non è il policy maker alla Condoleezza Rice, sarebbe un enorme passo avanti. Dalla seconda ci aspettiamo discorsi forbiti di scienza politica. (Ho qui nella stanza accanto una testa calda che direbbe: “Però non le riescono mai.”) Da Trump, i suoi sostenitori, e ne ha moltissimi, si aspettano esattamente quel che produce da più di tre anni a questa parte. TRUMP È UN GENIO DELLA POLITICA CONSERVATRICE PIÙ RADICALE. Ergo, semplicemente, scrivevo quegli appunti in un clima da coprifuoco, preoccupato che ad approfittarne non fosse solo la colonna di auto che si preparava a saccheggiare le strade di Palo Alto. Quella, mi dicono, l’ha bloccata – guarda un po’ – la polizia. (La fonte è fidata.) Ero preoccupato che l’esercito scendesse in strada; di lì in avanti il copione sarebbe stato obbligato.<br />
Stando ai media progressisti, quel pericolo è rientrato. Non che i media progressisti l’azzecchino sempre, anzi.<br />
Se il movimento di protesta otterrà di smorzare oppure di accelerare la svolta autoritaria in corso sul pianeta, va ben al di là delle mie capacità di previsione.<br />
Tu non lo sai, ma sono anch’io scrittore.<br />
Neanche oggi ho formulato una singola frase politicamente corretta a proposito della protesta in corso. Penso sia perché, come scrittore, aderisco all’etica del lavoro protestante. L’originalità costa tempo e fatica. No short cuts. (Nota per Jacopo: confesso che non c’è una singola parola scritta di getto in questa pagina.) Giacomo Sartori lo sa bene: una volta (non molti anni fa) ero grafomane. Ora, nelle rare occasioni in cui metto mano alla penna, cerco di non imitare nessuno, nemmeno me stesso.<br />
Non dico d’avere ragione.<br />
Non dico nemmeno di aver risposto con chiarezza alla tua domanda.<br />
Un abbraccio fraterno, se posso.</p>
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		<title>
		Di: Andrea Inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/06/05/a-ferro-e-fuoco-appunti-da-palo-alto/#comment-294912</link>

		<dc:creator><![CDATA[Andrea Inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2020 23:32:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Beh, il mondo è davvero piccolo. Piacere di conoscerti Gian, e in effetti sono amico e apprezzo molto il lavoro di Jacopo. Ti ringrazio della risposta articolata, ma ancora mi sfugge una cosa. Nel 1992, dopo il verdetto che assolse i picchiatori di Rodney King, a Los Angeles si scateno&#039; l&#039;inferno, e ci furono migliaia di feriti e più di cinquanta persone uccise. Posto che anche in Francia le periferie esplodono sempre in conseguenza di un&#039;uccisione di cui è responsabile la polizia, questa volta a trent&#039;anni di distanza dal caso King, oltre agli incendi e ai saccheggi, c&#039;è stato un movimento di protesta su scala nazionale mai visto, e di protesta per lo più pacifica e sufficientemente organizzata. E non solo questo movimento di protesta sembra avere un impatto potente sugli USA nonostante (o forse anche grazie a) Trump. Ma tale movimento ha innescato un eco in Europa e in altri paesi del mondo, con conseguenza anche queste molto importanti. E&#039; notizia di questa sera che in Francia il ministro degli interni sospende l&#039;utilizzo da parte della polizia del &quot;soffocamento&quot;, tecnica legittima per mettere un individuo a terra (è cosa diversa dal &quot;placage ventrale&quot;, ossia il blocco a terra faccia in giù). Insomma, fino ad ora abbiamo assistito al contrario di uno spargimento di sangue indiscriminato, e questo anche per la maturità politica che negli anni recenti di Black lives matter il movimento di protesta afroamericano sembra aver assunto. Insomma, tutto cio&#039;, assieme all&#039; arresto del poliziotto Chauvin immediato e l&#039;accusa di omicidio volontario sembrano segnali piuttosto positivi, sopratutto se li confrontiamo alla vicenda Rodney King.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Beh, il mondo è davvero piccolo. Piacere di conoscerti Gian, e in effetti sono amico e apprezzo molto il lavoro di Jacopo. Ti ringrazio della risposta articolata, ma ancora mi sfugge una cosa. Nel 1992, dopo il verdetto che assolse i picchiatori di Rodney King, a Los Angeles si scateno&#8217; l&#8217;inferno, e ci furono migliaia di feriti e più di cinquanta persone uccise. Posto che anche in Francia le periferie esplodono sempre in conseguenza di un&#8217;uccisione di cui è responsabile la polizia, questa volta a trent&#8217;anni di distanza dal caso King, oltre agli incendi e ai saccheggi, c&#8217;è stato un movimento di protesta su scala nazionale mai visto, e di protesta per lo più pacifica e sufficientemente organizzata. E non solo questo movimento di protesta sembra avere un impatto potente sugli USA nonostante (o forse anche grazie a) Trump. Ma tale movimento ha innescato un eco in Europa e in altri paesi del mondo, con conseguenza anche queste molto importanti. E&#8217; notizia di questa sera che in Francia il ministro degli interni sospende l&#8217;utilizzo da parte della polizia del &#8220;soffocamento&#8221;, tecnica legittima per mettere un individuo a terra (è cosa diversa dal &#8220;placage ventrale&#8221;, ossia il blocco a terra faccia in giù). Insomma, fino ad ora abbiamo assistito al contrario di uno spargimento di sangue indiscriminato, e questo anche per la maturità politica che negli anni recenti di Black lives matter il movimento di protesta afroamericano sembra aver assunto. Insomma, tutto cio&#8217;, assieme all&#8217; arresto del poliziotto Chauvin immediato e l&#8217;accusa di omicidio volontario sembrano segnali piuttosto positivi, sopratutto se li confrontiamo alla vicenda Rodney King.</p>
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		<item>
		<title>
		Di: Gian Balsamo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/06/05/a-ferro-e-fuoco-appunti-da-palo-alto/#comment-294911</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gian Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2020 18:02:10 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=85042#comment-294911</guid>

					<description><![CDATA[Bello, Andrea. Bravo. Io ti conosco bene perché Jacopo Ramonda, il poeta, è mio cugino. Sono onorato che tu mi abbia letto. Tutto quello che dici è sacrosanto e non contraddice quello che scrivo io. Non ho niente da ridire contro la tua retorica della protesta. Il problema è solo che io commetto un sacrilegio, e mi permetto il registro dell’ironia persino in politica. Anyway. Credo fermamente che l’ondata autoritaria, principalmente nel mondo arabo, nell’Europa dell’Est, in Africa, in America Latina, e probabilmente, alla lunga, sia nel paese dove credo tu risieda che in quello dove sei nato, sia incontenibile. Spero di sbagliare. Ma gli USA (Trump è forte) non devono diventare la forza trainante di questa involuzione. Credo fermamente che i movimenti di protesta americani siano e siano sempre stati (a partire dal ’68) indecifrabili dal punto di vista di paesi e soggetti ignoranti del regime di libertà e diritti civili che caratterizza gli USA. Non credo di sbagliare. Mi rattrista infine come molti cittadini americani, essendo cresciuti ed istruiti esclusivamente in questo regime di diritti e libertà individuali, sovente portino ad esempio, come modelli alternativi della società civile, quelli di paesi che io ritengo di conoscere in un’altra luce. Ci sono due matrici non facilmente conciliabili nella tradizione politica e istituzionale americana: l’individualismo e l’egualitarismo. Io sottoscrivo al primo. Al momento attuale, mi risulta che parecchi storici concordino nel dire che il secondo ha prevalso sul primo. Tu sei un poeta, nemico dell’anonimato: l’egualitarismo ti ucciderebbe. È di stamani la notizia che, in tutta probabilità, la città di Minneapolis scioglierà del tutto il proprio corpo di polizia. Nel mio brano accenno all’egualitarismo per mettere in luce come certi politici, disposti a tutto pur di rimanere in carica, siano propensi a manipolare le opinioni. Le opinioni egualitarie, ovvero (in my book) omogenee, sono più facili da manipolare di quelle individualistiche; con una mossa sola ti procacci migliaia di voti favorevoli. Se l’altro giorno ritenevo che sguarnire i campus delle scuole dal poliziotto (nero, sovente) adibito alla protezione degli studenti fosse una mossa populista irresponsabile, ritengo che sguarnire un’intera città dalle forze dell’ordine sia… Per me è surreale. Nel ’68 riuscivamo a stento ad autogestire i corsi di studio alternativi nelle università, e ora, di colpo, dei consiglieri comunali di provincia vogliono autogestire l’ordine pubblico – dal traffico stradale ai disastri naturali al disciplinamento della pandemia alla criminalità piccola e grande. Io ci ho abitato due anni a Minneapolis. È una città caratterizzata da conflitti e disarmonie sociali profondi. Le probabilità di successo dell’utopia dell’autogestione sono proporzionali al numero di vite che siamo disposti a sacrificare. Permettimi di tornare all’ironia, perché il discorso politico si riduce sempre a chi fa le liste più lunghe in favore del proprio punto di vista. Nel ’68, in tanti si è creduto nella dittatura del proletariato e nello spargimento di sangue che avrebbe inevitabilmente comportato. Bene, oggi, 8 giugno 2020, io mi dichiaro contrario a qualsiasi spargimento di sangue.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bello, Andrea. Bravo. Io ti conosco bene perché Jacopo Ramonda, il poeta, è mio cugino. Sono onorato che tu mi abbia letto. Tutto quello che dici è sacrosanto e non contraddice quello che scrivo io. Non ho niente da ridire contro la tua retorica della protesta. Il problema è solo che io commetto un sacrilegio, e mi permetto il registro dell’ironia persino in politica. Anyway. Credo fermamente che l’ondata autoritaria, principalmente nel mondo arabo, nell’Europa dell’Est, in Africa, in America Latina, e probabilmente, alla lunga, sia nel paese dove credo tu risieda che in quello dove sei nato, sia incontenibile. Spero di sbagliare. Ma gli USA (Trump è forte) non devono diventare la forza trainante di questa involuzione. Credo fermamente che i movimenti di protesta americani siano e siano sempre stati (a partire dal ’68) indecifrabili dal punto di vista di paesi e soggetti ignoranti del regime di libertà e diritti civili che caratterizza gli USA. Non credo di sbagliare. Mi rattrista infine come molti cittadini americani, essendo cresciuti ed istruiti esclusivamente in questo regime di diritti e libertà individuali, sovente portino ad esempio, come modelli alternativi della società civile, quelli di paesi che io ritengo di conoscere in un’altra luce. Ci sono due matrici non facilmente conciliabili nella tradizione politica e istituzionale americana: l’individualismo e l’egualitarismo. Io sottoscrivo al primo. Al momento attuale, mi risulta che parecchi storici concordino nel dire che il secondo ha prevalso sul primo. Tu sei un poeta, nemico dell’anonimato: l’egualitarismo ti ucciderebbe. È di stamani la notizia che, in tutta probabilità, la città di Minneapolis scioglierà del tutto il proprio corpo di polizia. Nel mio brano accenno all’egualitarismo per mettere in luce come certi politici, disposti a tutto pur di rimanere in carica, siano propensi a manipolare le opinioni. Le opinioni egualitarie, ovvero (in my book) omogenee, sono più facili da manipolare di quelle individualistiche; con una mossa sola ti procacci migliaia di voti favorevoli. Se l’altro giorno ritenevo che sguarnire i campus delle scuole dal poliziotto (nero, sovente) adibito alla protezione degli studenti fosse una mossa populista irresponsabile, ritengo che sguarnire un’intera città dalle forze dell’ordine sia… Per me è surreale. Nel ’68 riuscivamo a stento ad autogestire i corsi di studio alternativi nelle università, e ora, di colpo, dei consiglieri comunali di provincia vogliono autogestire l’ordine pubblico – dal traffico stradale ai disastri naturali al disciplinamento della pandemia alla criminalità piccola e grande. Io ci ho abitato due anni a Minneapolis. È una città caratterizzata da conflitti e disarmonie sociali profondi. Le probabilità di successo dell’utopia dell’autogestione sono proporzionali al numero di vite che siamo disposti a sacrificare. Permettimi di tornare all’ironia, perché il discorso politico si riduce sempre a chi fa le liste più lunghe in favore del proprio punto di vista. Nel ’68, in tanti si è creduto nella dittatura del proletariato e nello spargimento di sangue che avrebbe inevitabilmente comportato. Bene, oggi, 8 giugno 2020, io mi dichiaro contrario a qualsiasi spargimento di sangue.</p>
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		Di: Gian Balsamo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/06/05/a-ferro-e-fuoco-appunti-da-palo-alto/#comment-294909</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gian Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2020 16:49:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2020/06/05/a-ferro-e-fuoco-appunti-da-palo-alto/#comment-294904&quot;&gt;Andrea Inglese&lt;/a&gt;.

Bello, Andrea. Bravo. Io ti conosco bene perché Jacopo Ramonda, il poeta, è mio cugino. Sono onorato che tu mi abbia letto. Tutto quello che dici è sacrosanto, e non contraddice quello che scrivo io. Il problema è solo che io commetto un sacrilegio, e mi permetto il registro dell’ironia persino in politica. Anyway. Credo fermamente che l’ondata autoritaria, principalmente nel mondo arabo, nell’Europa dell’est, in Africa, in America Latina, e probabilmente, alla lunga, sia nel paese dove risiedi che in quello dove sei nato, sia incontenibile. Spero di sbagliare. Ma gli USA (Trump è forte) non devono diventare la forza trainante di questa involuzione. Credo fermamente che i movimenti di protesta americani siano e siano sempre stati (a partire dal ’68) indecifrabili dal punto di vista di paesi e soggetti ignoranti del regime di libertà e diritti civili che caratterizza gli USA. Non credo di sbagliare. Mi rattrista infine come molti cittadini americani, essendo cresciuti ed istruiti esclusivamente in questo regime di diritti e libertà individuali, sovente portino ad esempio, come modelli alternativi della società civile, quelli di paesi che io ritengo di conoscere in un’altra luce. Ci sono due matrici non facilmente conciliabili nella tradizione politica e istituzionale americana: l’individualismo e l’egualitarismo. Io sottoscrivo al primo. Al momento attuale, mi risulta che parecchi storici concordino nel dire che il secondo ha prevalso sul primo. Tu sei un poeta, nemico dell’anonimato: l’egualitarismo ti ucciderebbe. È di stamani la notizia che, in tutta probabilità, la città di Minneapolis scioglierà del tutto il proprio corpo di polizia. Nel mio brano accenno all’egualitarismo per mettere in luce come certi politici, disposti a tutto pur di rimanere in carica, siano propensi a manipolare le opinioni. Le opinioni egualitarie, ovvero (in my book) omogenee, sono più facili da manipolare di quelle individualistiche. Se l’altro giorno ritenevo che sguarnire i campus delle scuole dal poliziotto (nero, sovente) adibito alla protezione degli studenti fosse una mossa populista irresponsabile, ritengo che sguarnire un’intera città dalle forze dell’ordine sia… Per me è surreale. Nel ’68 riuscivamo a stento ad autogestire i corsi di studio alternativi nelle università, e ora, di colpo, dei consiglieri comunali di provincia vogliono autogestire dal traffico stradale ai disastri naturali al disciplinamento della pandemia alla criminalità piccola e grande. Io ci ho abitato due anni a Minneapolis. È una città caratterizzata da conflitti e disarmonie sociali profondi. Le probabilità di successo dell’utopia dell’autogestione sono proporzionali al numero di vite che siamo disposti a sacrificare. Permettimi di tornare all’ironia, perché il discorso politico si riduce sempre a chi fa le liste più lunghe a favore del proprio punto di vista. Nel ’68, in tanti si è creduto nella dittatura del proletariato e nello spargimento di sangue che avrebbe inevitabilmente comportato. Bene, oggi, 8 giugno 2020, io mi dichiaro contrario a qualsiasi spargimento di sangue.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2020/06/05/a-ferro-e-fuoco-appunti-da-palo-alto/#comment-294904">Andrea Inglese</a>.</p>
<p>Bello, Andrea. Bravo. Io ti conosco bene perché Jacopo Ramonda, il poeta, è mio cugino. Sono onorato che tu mi abbia letto. Tutto quello che dici è sacrosanto, e non contraddice quello che scrivo io. Il problema è solo che io commetto un sacrilegio, e mi permetto il registro dell’ironia persino in politica. Anyway. Credo fermamente che l’ondata autoritaria, principalmente nel mondo arabo, nell’Europa dell’est, in Africa, in America Latina, e probabilmente, alla lunga, sia nel paese dove risiedi che in quello dove sei nato, sia incontenibile. Spero di sbagliare. Ma gli USA (Trump è forte) non devono diventare la forza trainante di questa involuzione. Credo fermamente che i movimenti di protesta americani siano e siano sempre stati (a partire dal ’68) indecifrabili dal punto di vista di paesi e soggetti ignoranti del regime di libertà e diritti civili che caratterizza gli USA. Non credo di sbagliare. Mi rattrista infine come molti cittadini americani, essendo cresciuti ed istruiti esclusivamente in questo regime di diritti e libertà individuali, sovente portino ad esempio, come modelli alternativi della società civile, quelli di paesi che io ritengo di conoscere in un’altra luce. Ci sono due matrici non facilmente conciliabili nella tradizione politica e istituzionale americana: l’individualismo e l’egualitarismo. Io sottoscrivo al primo. Al momento attuale, mi risulta che parecchi storici concordino nel dire che il secondo ha prevalso sul primo. Tu sei un poeta, nemico dell’anonimato: l’egualitarismo ti ucciderebbe. È di stamani la notizia che, in tutta probabilità, la città di Minneapolis scioglierà del tutto il proprio corpo di polizia. Nel mio brano accenno all’egualitarismo per mettere in luce come certi politici, disposti a tutto pur di rimanere in carica, siano propensi a manipolare le opinioni. Le opinioni egualitarie, ovvero (in my book) omogenee, sono più facili da manipolare di quelle individualistiche. Se l’altro giorno ritenevo che sguarnire i campus delle scuole dal poliziotto (nero, sovente) adibito alla protezione degli studenti fosse una mossa populista irresponsabile, ritengo che sguarnire un’intera città dalle forze dell’ordine sia… Per me è surreale. Nel ’68 riuscivamo a stento ad autogestire i corsi di studio alternativi nelle università, e ora, di colpo, dei consiglieri comunali di provincia vogliono autogestire dal traffico stradale ai disastri naturali al disciplinamento della pandemia alla criminalità piccola e grande. Io ci ho abitato due anni a Minneapolis. È una città caratterizzata da conflitti e disarmonie sociali profondi. Le probabilità di successo dell’utopia dell’autogestione sono proporzionali al numero di vite che siamo disposti a sacrificare. Permettimi di tornare all’ironia, perché il discorso politico si riduce sempre a chi fa le liste più lunghe a favore del proprio punto di vista. Nel ’68, in tanti si è creduto nella dittatura del proletariato e nello spargimento di sangue che avrebbe inevitabilmente comportato. Bene, oggi, 8 giugno 2020, io mi dichiaro contrario a qualsiasi spargimento di sangue.</p>
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		Di: Andrea Inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/06/05/a-ferro-e-fuoco-appunti-da-palo-alto/#comment-294904</link>

		<dc:creator><![CDATA[Andrea Inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2020 23:08:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non ho ben inteso la tesi espressa in questo pezzo: il movimento statunitense di denuncia delle violenze poliziesche e del razzismo che le legittima è considerato una sorta di sciagura, in quanto produrrà una controrivoluzione autoritaria in vari paesi del mondo, che non attendono altro? Quali sarebbero questi paesi? E perché voler assimilare una tale movimento con la primavera araba e in particolare il caso egiziano? I partecipanti al movimento di protesta statunitense vogliono abbattere l&#039;attuale regime democratico, o semplicemente ne denunciano la contraddizione enorme che lo abita, e combattono perché questa contraddizione sia tolta, e tutti i cittadini americani siano trattati come tali?
E che rapporto c&#039;è tra una società &quot;egualitaria&quot; e il fatto che &quot;ognuno si adegui a pensare alla stessa cosa&quot;? Con questo s&#039;intende dire che l&#039;attuale movimento di protesta negli USA è frutto di un conformismo intellettuale, e non al contrario l&#039;espressione di una condivisione ampia di uno sguardo critico sulle istituzioni del proprio paese?
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Non ho ben inteso la tesi espressa in questo pezzo: il movimento statunitense di denuncia delle violenze poliziesche e del razzismo che le legittima è considerato una sorta di sciagura, in quanto produrrà una controrivoluzione autoritaria in vari paesi del mondo, che non attendono altro? Quali sarebbero questi paesi? E perché voler assimilare una tale movimento con la primavera araba e in particolare il caso egiziano? I partecipanti al movimento di protesta statunitense vogliono abbattere l&#8217;attuale regime democratico, o semplicemente ne denunciano la contraddizione enorme che lo abita, e combattono perché questa contraddizione sia tolta, e tutti i cittadini americani siano trattati come tali?<br />
E che rapporto c&#8217;è tra una società &#8220;egualitaria&#8221; e il fatto che &#8220;ognuno si adegui a pensare alla stessa cosa&#8221;? Con questo s&#8217;intende dire che l&#8217;attuale movimento di protesta negli USA è frutto di un conformismo intellettuale, e non al contrario l&#8217;espressione di una condivisione ampia di uno sguardo critico sulle istituzioni del proprio paese?</p>
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		Di: Fausto		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fausto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2020 22:46:19 +0000</pubDate>
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