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	Commenti a: La postura	</title>
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		<title>
		Di: Cristian Palmas		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/06/16/la-postura/#comment-295086</link>

		<dc:creator><![CDATA[Cristian Palmas]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jun 2020 07:27:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2020/06/16/la-postura/#comment-295059&quot;&gt;Paolo Morelli&lt;/a&gt;.

È indubbiamente originale una strategia dialettica che parte da una premessa falsa per dimostrare la validità delle tesi sostenute. Ciò che mi pare sia sfuggito è che alla base della teoria della decrescita vi sia proprio un cambio di &quot;paradigma culturale&quot;, un nuovo modo di approcciarsi ai bisogni umani (che non sono soltanto economici ma anche culturali, sociali e politici); anzi, è fondamentalmente incentrata sul fatto che bisogna riscoprire l&#039;importanza e la priorità delle scienze umanistiche, che devono fare da guida alle azioni umane, tecnologia compresa.

Che la teoria della decrescita abbia trovato e trovi ancora difficile applicazione è indubbio, ed è dovuto a diversi motivi: il più importante è che il sistema capitalistico, essendo dominante, mette in campo tutti i mezzi necessari per riassorbire tutte le anomalie (come il pensiero della decrescita) che possano (o minaccino anche lontanamente di) sovvertirlo: è un tipico comportamento naturale di un sistema, reagire alle sue microvibrazioni cercando di riportare il suo stato al precedente equilibrio; oppure, se le microvibrazioni sono troppo ampie, o molteplici, a creare un nuovo equilibrio ma sempre nell&#039;ambito di sé stesso. Infatti, è un&#039;illusione quella di mutare un sistema dall&#039;interno, perché questo rimarrà sempre lo stesso sistema.

L&#039;unica strada è creare un&#039;alternativa che sostituisca, che soppianti dall&#039;esterno il capitalismo — il quale adotterà ogni mezzo necessario, compreso lo stragismo, per non cedere il passo — ponendo sì le basi attraverso un «addestramento cognitivo» ma senza — è questo il mio suggerimento — denigrare o rifiutare a priori tutti coloro che, seppure attraverso strade differenti, tentano di arrivare alla stessa metà.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2020/06/16/la-postura/#comment-295059">Paolo Morelli</a>.</p>
<p>È indubbiamente originale una strategia dialettica che parte da una premessa falsa per dimostrare la validità delle tesi sostenute. Ciò che mi pare sia sfuggito è che alla base della teoria della decrescita vi sia proprio un cambio di &#8220;paradigma culturale&#8221;, un nuovo modo di approcciarsi ai bisogni umani (che non sono soltanto economici ma anche culturali, sociali e politici); anzi, è fondamentalmente incentrata sul fatto che bisogna riscoprire l&#8217;importanza e la priorità delle scienze umanistiche, che devono fare da guida alle azioni umane, tecnologia compresa.</p>
<p>Che la teoria della decrescita abbia trovato e trovi ancora difficile applicazione è indubbio, ed è dovuto a diversi motivi: il più importante è che il sistema capitalistico, essendo dominante, mette in campo tutti i mezzi necessari per riassorbire tutte le anomalie (come il pensiero della decrescita) che possano (o minaccino anche lontanamente di) sovvertirlo: è un tipico comportamento naturale di un sistema, reagire alle sue microvibrazioni cercando di riportare il suo stato al precedente equilibrio; oppure, se le microvibrazioni sono troppo ampie, o molteplici, a creare un nuovo equilibrio ma sempre nell&#8217;ambito di sé stesso. Infatti, è un&#8217;illusione quella di mutare un sistema dall&#8217;interno, perché questo rimarrà sempre lo stesso sistema.</p>
<p>L&#8217;unica strada è creare un&#8217;alternativa che sostituisca, che soppianti dall&#8217;esterno il capitalismo — il quale adotterà ogni mezzo necessario, compreso lo stragismo, per non cedere il passo — ponendo sì le basi attraverso un «addestramento cognitivo» ma senza — è questo il mio suggerimento — denigrare o rifiutare a priori tutti coloro che, seppure attraverso strade differenti, tentano di arrivare alla stessa metà.</p>
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		<title>
		Di: La postura del guerriero &#8211; luca sossella editore		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/06/16/la-postura/#comment-295073</link>

		<dc:creator><![CDATA[La postura del guerriero &#8211; luca sossella editore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2020 19:47:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[&#8230;] Se ne parla su Nazione Indiana [&#8230;]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] Se ne parla su Nazione Indiana [&#8230;]</p>
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		<title>
		Di: Paolo Morelli		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/06/16/la-postura/#comment-295059</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paolo Morelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2020 11:13:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2020/06/16/la-postura/#comment-295058&quot;&gt;Cristian Palmas&lt;/a&gt;.

Mi rendo bene conto che l&#039;incipit del mio libro non rende bene l&#039;idea di dove va a parare. Dove va a parare (dove prova ad andare) è il fatto che senza un mutamento cognitivo di prospettiva (che necessita, propone il libro, comunque di un addestramento) qualsiasi ipotesi o opera intrapresa non può che prendere parte al programma come è andato impostandosi, e quindi risulta inane se non controproducente ai suoi stessi intenti. E&#039; come nel double bind di Bateson, ci siamo in pieno, in cui qualsiasi azione, anche a contrasto, finisce per favorire solo la situazione di partenza.
Non si trattava quindi dell&#039;elaborazione teorica della decrescita felice, ma del dubbio che nella sua realizzazione essa non debba per forza soggiacere alle stesse regole, o logiche, non solo economiche ma cognitive innanzitutto.
Di più è difficile dire, perché è nel libro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2020/06/16/la-postura/#comment-295058">Cristian Palmas</a>.</p>
<p>Mi rendo bene conto che l&#8217;incipit del mio libro non rende bene l&#8217;idea di dove va a parare. Dove va a parare (dove prova ad andare) è il fatto che senza un mutamento cognitivo di prospettiva (che necessita, propone il libro, comunque di un addestramento) qualsiasi ipotesi o opera intrapresa non può che prendere parte al programma come è andato impostandosi, e quindi risulta inane se non controproducente ai suoi stessi intenti. E&#8217; come nel double bind di Bateson, ci siamo in pieno, in cui qualsiasi azione, anche a contrasto, finisce per favorire solo la situazione di partenza.<br />
Non si trattava quindi dell&#8217;elaborazione teorica della decrescita felice, ma del dubbio che nella sua realizzazione essa non debba per forza soggiacere alle stesse regole, o logiche, non solo economiche ma cognitive innanzitutto.<br />
Di più è difficile dire, perché è nel libro.</p>
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		<title>
		Di: Cristian Palmas		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/06/16/la-postura/#comment-295058</link>

		<dc:creator><![CDATA[Cristian Palmas]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2020 08:55:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono rimasto esterrefatto dall&#039;incipit di questo estratto, che non esito a ritenere una palese falsificazione del concetto di Decrescita Felice — riporto per intero il brano cui mi riferisco:

«La formula della cosiddetta decrescita felice sembra passata di moda, se mai lo è stata. Si presenta ogni volta e si arena immediatamente sulla spiaggia delle buone intenzioni, calmierante, da ricchi. Si capisce subito che si basa sugli stessi presupposti che hanno creato la deriva in atto, un ulteriore affinamento del sapere tecnologico ad esempio che presuppone ulteriori sfruttamenti di uomini e cose, messo al servizio di una maggiore ‘facilità’, benessere, comodità o supposta semplificazione della vita. Per ogni sogno che si avvera per il mondo di qua, tipo l’auspicabile mobilità elettrica, si apre un nuovo incubo nel mondo di là, fatto di miniere, terre devastate, altre sofferenze, carestie, malattie, sfruttamento, migrazioni etc. etc. Sofferenze che poi ritornano. È la assai ragionevole ultima spiaggia di un pensiero esausto. Dopo c’è il nulla, finalmente ci si può rilassare, affidandosi all’ineluttabile.»

Mi chiedo se l&#039;autore abbia mai letto i filosofi, i sociologi e gli economisti di riferimento per la Decrescita Felice e i libri dei fondatori, per poter giungere all&#039;aberrante conclusione che questo pensiero sia alla stessa stregua di un capitalismo feroce che sfrutta persone e cose — tra l&#039;altro la decrescita è nata dal presupposto che le risorse planetarie stanno finendo a causa del loro sfruttamento indiscriminato, dunque propone un modello economico opposto alla crescita, sia quella infinita che quella cosiddetta &quot;sostenibile&quot;. Nei libri sulla decrescita si parla di una tecnologia che si deve impiegare sì per migliorare le condizioni di vita e lavorative, riducendo sprechi di risorse, ma è condannato chiaramente e fermamente l&#039;impiego di essa per eliminare posti di lavoro, è foraggiato (anche questo è scritto chiaramente) l&#039;uso delle tecnologie per creare più posti di lavoro (o forse l&#039;autore ritiene che sia valida l&#039;uguaglianza tecnologia=disoccupazione?).

La ricchezza propugnata dalla decrescita felice si basa su un&#039;altra scala di valori, dove la ricerca della felicità (individuale e collettiva) è al primo posto, rifiutando il denaro come parametro per definirla — tant&#039;è che i suoi maggiori detrattori, che sono spesso politici ed economisti che difendono a spada tratta il neoliberismo, l&#039;accusano di volerci tutti più poveri e con le pezze ai pantaloni, banalizzando e disprezzando invece un modello economico che si basa sul dono, la solidarietà e la sobrietà. Quest&#039;ultima è una qualità opposta ai bisogni indotti dal consumismo, il quale manipola le persone per indurle ad acquistare beni di cui non ha nessuna necessità.

Non mi voglio dilungare ulteriormente qui, anche perché non sono certo titolato per discorrere di decrescita in modo approfondito; ma vi suggerisco di ospitare su queste pagine qualche rappresentante del Movimento della Decrescita Felice o anche il fondatore Maurizio Pallante a esporre una sintesi di questo sistema alternativo sia al capitalismo che al comunismo, per avere un&#039;idea più sincera di ciò che predicano. Un conto è avere un&#039;idea differente, un&#039;altra è attribuire ad altri parole e convinzioni mai espresse.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono rimasto esterrefatto dall&#8217;incipit di questo estratto, che non esito a ritenere una palese falsificazione del concetto di Decrescita Felice — riporto per intero il brano cui mi riferisco:</p>
<p>«La formula della cosiddetta decrescita felice sembra passata di moda, se mai lo è stata. Si presenta ogni volta e si arena immediatamente sulla spiaggia delle buone intenzioni, calmierante, da ricchi. Si capisce subito che si basa sugli stessi presupposti che hanno creato la deriva in atto, un ulteriore affinamento del sapere tecnologico ad esempio che presuppone ulteriori sfruttamenti di uomini e cose, messo al servizio di una maggiore ‘facilità’, benessere, comodità o supposta semplificazione della vita. Per ogni sogno che si avvera per il mondo di qua, tipo l’auspicabile mobilità elettrica, si apre un nuovo incubo nel mondo di là, fatto di miniere, terre devastate, altre sofferenze, carestie, malattie, sfruttamento, migrazioni etc. etc. Sofferenze che poi ritornano. È la assai ragionevole ultima spiaggia di un pensiero esausto. Dopo c’è il nulla, finalmente ci si può rilassare, affidandosi all’ineluttabile.»</p>
<p>Mi chiedo se l&#8217;autore abbia mai letto i filosofi, i sociologi e gli economisti di riferimento per la Decrescita Felice e i libri dei fondatori, per poter giungere all&#8217;aberrante conclusione che questo pensiero sia alla stessa stregua di un capitalismo feroce che sfrutta persone e cose — tra l&#8217;altro la decrescita è nata dal presupposto che le risorse planetarie stanno finendo a causa del loro sfruttamento indiscriminato, dunque propone un modello economico opposto alla crescita, sia quella infinita che quella cosiddetta &#8220;sostenibile&#8221;. Nei libri sulla decrescita si parla di una tecnologia che si deve impiegare sì per migliorare le condizioni di vita e lavorative, riducendo sprechi di risorse, ma è condannato chiaramente e fermamente l&#8217;impiego di essa per eliminare posti di lavoro, è foraggiato (anche questo è scritto chiaramente) l&#8217;uso delle tecnologie per creare più posti di lavoro (o forse l&#8217;autore ritiene che sia valida l&#8217;uguaglianza tecnologia=disoccupazione?).</p>
<p>La ricchezza propugnata dalla decrescita felice si basa su un&#8217;altra scala di valori, dove la ricerca della felicità (individuale e collettiva) è al primo posto, rifiutando il denaro come parametro per definirla — tant&#8217;è che i suoi maggiori detrattori, che sono spesso politici ed economisti che difendono a spada tratta il neoliberismo, l&#8217;accusano di volerci tutti più poveri e con le pezze ai pantaloni, banalizzando e disprezzando invece un modello economico che si basa sul dono, la solidarietà e la sobrietà. Quest&#8217;ultima è una qualità opposta ai bisogni indotti dal consumismo, il quale manipola le persone per indurle ad acquistare beni di cui non ha nessuna necessità.</p>
<p>Non mi voglio dilungare ulteriormente qui, anche perché non sono certo titolato per discorrere di decrescita in modo approfondito; ma vi suggerisco di ospitare su queste pagine qualche rappresentante del Movimento della Decrescita Felice o anche il fondatore Maurizio Pallante a esporre una sintesi di questo sistema alternativo sia al capitalismo che al comunismo, per avere un&#8217;idea più sincera di ciò che predicano. Un conto è avere un&#8217;idea differente, un&#8217;altra è attribuire ad altri parole e convinzioni mai espresse.</p>
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		<title>
		Di: Corrado Aiello		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/06/16/la-postura/#comment-295057</link>

		<dc:creator><![CDATA[Corrado Aiello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2020 07:56:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#039;Ecco che siamo in grado di apprezzare solo il finto, l’edulcorato, l’artificioso, il complicato e ci danno fastidio non solo le cose autentiche e le più semplici ma anche quelle ricche di complessità.&#039;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8216;Ecco che siamo in grado di apprezzare solo il finto, l’edulcorato, l’artificioso, il complicato e ci danno fastidio non solo le cose autentiche e le più semplici ma anche quelle ricche di complessità.&#8217;</p>
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