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	Commenti a: Hong Kong è una nevrosi	</title>
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		<title>
		Di: RoccoSan		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/08/13/hong-kong-e-una-nevrosi/#comment-296626</link>

		<dc:creator><![CDATA[RoccoSan]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2020 02:37:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2020/08/13/hong-kong-e-una-nevrosi/#comment-296610&quot;&gt;Alessandro Malaterra&lt;/a&gt;.

Scusami per aver portato i miei commenti su campi che forse non riguardano direttamente i temi che vengono affrontati normalmente su questo blog. Sono stato però imbeccato dal tuo bel tentativo di raccontare le proteste dentro una prospettiva più ampia, quella della nevrosi appunto. Poi mi sono lasciato andare ad analisi pur superficiali di flussi finanziari  per tentare di riportare l&#039;analisi di eventi e soggetti della contesa fuori da categorie occidentali o da destra-sinistra. Mi piaceva l&#039;idea di de-colonizzare le proteste sia dal Partito Comunista, sia da Pompeo, Trump e Jhonson e dai loro apparati militari che tendono a sopravvivere e ad essere più duraturi dei mandati democratici dei loro capi. Questo tuo ultimo commento però cade un pò dentro la visione per blocchi e, scusami ancora, sa un pò di nuova guerra fredda. La Cina non è solo la patria di elite comuniste e cattive che costringono il popolo dentro un regime totalitario. E&#039; da decenni la fabbrica del mondo e in molti vi hanno fatto immensi guadagni. Quei capitali che citi non sono solo dell&#039;elite cinese. Non è facile nazionalizzare i conti economici di imprese multinazionali o semplificarli come &quot;capitali provenienti da stati democratici che vanno a finanziare una dittatura&quot;. Mi sembra pretestuoso osservare il modello economico di Hong Kong non come una &quot;mega-città&quot;  ma come la &quot;banca cinese&quot;. Questa non è la storia dell&#039;isola in cui vivi e questa non è solo una semplice contraddizione in cui la sua &quot;società aperta&quot;  si barcamena. E&#039; invece a mio avviso una sua condizione d&#039;esistenza. La vedo piuttosto come una possibile traiettoria interpretativa in cui chiedersi come mai i modelli democratici asiatici tendano alla lunga a forme autoritarie di vario tipo. Vivo in Laos e siamo probabilmente agli antipodi della modernità incorporata da Hong Kong. Siamo poco più di 6 milioni su un territorio grande come UK. C’è il Partito Comunista e il movimento pro-democratico locale è composto per lo più da anti-cinesi e da filo-monarchici. Ma viviamo in un contesto rurale in cui la politica del quotidiano si compone di conflitti molto diversi. Di solito è più facile criticare il governo “cattivo e incapace” invece che tentare forme di democrazia reale e dal basso o economie alternative che possano sostenerla. Questa in fin dei conti è la migliore maniera di proporre sistemi politici non interpretabili dalle nozioni e categorie occidentali (in cui, ad esempio, non è detto che occorrano elezioni, ma leadership negoziate e diffuse).

Per la serie meglio non semplificare mai:

su Li Ka-shing guarda anche questo articolo: 
https://economictimes.indiatimes.com/news/international/business/hong-kongs-richest-man-is-losing-friends-in-china-and-the-west/articleshow/76825709.cms

Per approfondire su sistemi politici altri e sulle cosiddette &quot;galactic polities&quot; come strumento interpretativo anche dell&#039;Asia c&#039;è un libro scaricabile gratuitamente di due antropologi molto importanti:
https://haubooks.org/on-kings/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2020/08/13/hong-kong-e-una-nevrosi/#comment-296610">Alessandro Malaterra</a>.</p>
<p>Scusami per aver portato i miei commenti su campi che forse non riguardano direttamente i temi che vengono affrontati normalmente su questo blog. Sono stato però imbeccato dal tuo bel tentativo di raccontare le proteste dentro una prospettiva più ampia, quella della nevrosi appunto. Poi mi sono lasciato andare ad analisi pur superficiali di flussi finanziari  per tentare di riportare l&#8217;analisi di eventi e soggetti della contesa fuori da categorie occidentali o da destra-sinistra. Mi piaceva l&#8217;idea di de-colonizzare le proteste sia dal Partito Comunista, sia da Pompeo, Trump e Jhonson e dai loro apparati militari che tendono a sopravvivere e ad essere più duraturi dei mandati democratici dei loro capi. Questo tuo ultimo commento però cade un pò dentro la visione per blocchi e, scusami ancora, sa un pò di nuova guerra fredda. La Cina non è solo la patria di elite comuniste e cattive che costringono il popolo dentro un regime totalitario. E&#8217; da decenni la fabbrica del mondo e in molti vi hanno fatto immensi guadagni. Quei capitali che citi non sono solo dell&#8217;elite cinese. Non è facile nazionalizzare i conti economici di imprese multinazionali o semplificarli come &#8220;capitali provenienti da stati democratici che vanno a finanziare una dittatura&#8221;. Mi sembra pretestuoso osservare il modello economico di Hong Kong non come una &#8220;mega-città&#8221;  ma come la &#8220;banca cinese&#8221;. Questa non è la storia dell&#8217;isola in cui vivi e questa non è solo una semplice contraddizione in cui la sua &#8220;società aperta&#8221;  si barcamena. E&#8217; invece a mio avviso una sua condizione d&#8217;esistenza. La vedo piuttosto come una possibile traiettoria interpretativa in cui chiedersi come mai i modelli democratici asiatici tendano alla lunga a forme autoritarie di vario tipo. Vivo in Laos e siamo probabilmente agli antipodi della modernità incorporata da Hong Kong. Siamo poco più di 6 milioni su un territorio grande come UK. C’è il Partito Comunista e il movimento pro-democratico locale è composto per lo più da anti-cinesi e da filo-monarchici. Ma viviamo in un contesto rurale in cui la politica del quotidiano si compone di conflitti molto diversi. Di solito è più facile criticare il governo “cattivo e incapace” invece che tentare forme di democrazia reale e dal basso o economie alternative che possano sostenerla. Questa in fin dei conti è la migliore maniera di proporre sistemi politici non interpretabili dalle nozioni e categorie occidentali (in cui, ad esempio, non è detto che occorrano elezioni, ma leadership negoziate e diffuse).</p>
<p>Per la serie meglio non semplificare mai:</p>
<p>su Li Ka-shing guarda anche questo articolo:<br />
<a href="https://economictimes.indiatimes.com/news/international/business/hong-kongs-richest-man-is-losing-friends-in-china-and-the-west/articleshow/76825709.cms" rel="nofollow ugc">https://economictimes.indiatimes.com/news/international/business/hong-kongs-richest-man-is-losing-friends-in-china-and-the-west/articleshow/76825709.cms</a></p>
<p>Per approfondire su sistemi politici altri e sulle cosiddette &#8220;galactic polities&#8221; come strumento interpretativo anche dell&#8217;Asia c&#8217;è un libro scaricabile gratuitamente di due antropologi molto importanti:<br />
<a href="https://haubooks.org/on-kings/" rel="nofollow ugc">https://haubooks.org/on-kings/</a></p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Alessandro Malaterra		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/08/13/hong-kong-e-una-nevrosi/#comment-296610</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Malaterra]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2020 09:50:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2020/08/13/hong-kong-e-una-nevrosi/#comment-296608&quot;&gt;RoccoSan&lt;/a&gt;.

Una sola correzione - KaShing non è affatto vicino al campo pro-democrazia, si è anzi espresso a favore della Legge di Sicurezza Nazionale ( https://www.scmp.com/news/hong-kong/politics/article/3086289/tycoon-li-ka-shing-throws-weight-behind-hong-kong-national )

Per il resto sì, Hong Kong è un posto contraddittorio attraverso cui fluiscono i capitali provenienti da stati democratici che vanno a finanziare una dittatura, e i capitali in uscita da quella stessa dittatura, appartenenti alle élites che vogliono per sé e per i loro capitali la libertà che non sono disposti a concedere in patria. 
Mi sembra che la visione del Partito Comunista sia quella di mantenere questa funzione di HK, ma liberarsi della sua &quot;società aperta&quot; che è diventata ormai troppo difficile da controllare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2020/08/13/hong-kong-e-una-nevrosi/#comment-296608">RoccoSan</a>.</p>
<p>Una sola correzione &#8211; KaShing non è affatto vicino al campo pro-democrazia, si è anzi espresso a favore della Legge di Sicurezza Nazionale ( <a href="https://www.scmp.com/news/hong-kong/politics/article/3086289/tycoon-li-ka-shing-throws-weight-behind-hong-kong-national" rel="nofollow ugc">https://www.scmp.com/news/hong-kong/politics/article/3086289/tycoon-li-ka-shing-throws-weight-behind-hong-kong-national</a> )</p>
<p>Per il resto sì, Hong Kong è un posto contraddittorio attraverso cui fluiscono i capitali provenienti da stati democratici che vanno a finanziare una dittatura, e i capitali in uscita da quella stessa dittatura, appartenenti alle élites che vogliono per sé e per i loro capitali la libertà che non sono disposti a concedere in patria.<br />
Mi sembra che la visione del Partito Comunista sia quella di mantenere questa funzione di HK, ma liberarsi della sua &#8220;società aperta&#8221; che è diventata ormai troppo difficile da controllare.</p>
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		<title>
		Di: RoccoSan		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/08/13/hong-kong-e-una-nevrosi/#comment-296608</link>

		<dc:creator><![CDATA[RoccoSan]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Aug 2020 04:09:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2020/08/13/hong-kong-e-una-nevrosi/#comment-296606&quot;&gt;Alessandro Malaterra&lt;/a&gt;.

Mi sono messo a guardare un pò di genealogie su wikipedia per cercare di capire meglio quello che definisci “capitale locale” e ho trovato forse alcuni spunti interessanti. Non ha senso ovviamente contestualizzare le attuali proteste dentro la storia economica di HK, però, potrebbe essere utile osservare alcune mutazioni dentro processi più ampi. In questo senso HK come città-stato è sorta da un progetto commerciale e coloniale di alcune “company” che negli anni sono diventate multinazionali, con sede appunto ad HK, ma con holding finanziare in diversi paradisi fiscali (British Virgin Islands e Cayman Islands sono quelle che appaiono di più). Ognuna di esse è attiva in svariati settori, da quello farmaceutico al real estate, dalle infrastrutture alla grande distribuzione etc. Anche le due compagnie private dell’elettricità di HK sono controllate da holding in paradisi fiscali. Analogo discorso vale per le “company” che gestiscono il porto. E’ interessante notare che la costellazione di imprese che oggi vivono ad HK hanno come antenati comuni i tre principali Hongs (intermediari commerciali) dell’epoca coloniale sorti con la privatizzazione della Compagnia delle Indie Orientali Inglesi dopo le guerre dell’oppio. Tra queste la più famosa nonché unica ad essere sopravvissuta è la Jardine Matheson. Dare un’occhiata alla storia economica di questa “company” potrebbe aiutare parecchio a capire le direzioni del “capitale locale” e la natura strettamente neo-liberale di HK fin dalla sua nascita.
La costruzione delle proteste in chiave “anti-cinese” a me pare quindi miope. Ad esempio, uno dei maggiori Tycoon di HK, “Sir Li Ka-shing”, proprietario di un impero con holdings alle Cayman, filantropo, cinese di nascita e residente di HK pare piuttosto affine alle proteste. Non trascurerei poi che dopo la campagna anti-corruzione di Xi Jinping molti capitali “cinesi” sono volati tra HK e altri centri finanziari della regione. Per aumentare la complessità, visto che sono un tifoso di calcio, mi sono andato a riguardare anche la storia dell’acquisto del Milan da parte del fantomatico Mr Yonghong Li, cinese, proprietario di miniere mai esistite o semplice prestanome di qualcuno rimasto ben nascosto. Alcune delle aziende che hanno mosso i capitali verso la Fininvest hanno sede fittizia ad HK e hanno utilizzato i loro conti alle Cayman. Tutto legale per carità. La questione però riguarda la capacità di tracciamento e la perseguibilità di certe attività commerciali, cioè l’accordare ad autorità locali il potere di arginare il sistematico superamento di &quot;obblighi territoriali” da parte di flussi di capitale in perenne circolazione. Solo riportando quest&#039;economia dentro la società si può, a mio parere, parlare di democrazia con cognizione di causa. Altrimenti, si conferma una sorta di ultraliberismo 2.0 che si regge sull’anarco-capitalismo dei “grandi geni imprenditoriali” del nostro tempo in cui poi avremo bisogno della loro filantropia per produrre vaccini oppure sfamare regioni intere della terra. Magari si avrà anche il diritto di voto, ma vivremo comunque dentro dei regni governati dai consigli direttivi delle loro Company e dai loro apparati di legali e lobbisti.
In questo senso, allora, la richiesta di non-estradizione in un paese “non democratico” diventa una scelta molto complessa che non riguarda solo le genti di HK ma anche certi equilibri geopolitici globali. Personalmente non mi piacerebbe diventare strumento per gli aggiustamenti di conti tra i “Trump” dell’Asia.
Le sacrosante richieste di “libertà di espressione” se non entrano nel merito di queste dinamiche fondative della città, rischiano di diventare troppo ingenue. Invece di svelare, illuminare o far dire rischiano di produrre un ulteriore velo dietro il quale i rapporti di potere in cui HK è impelagata possono nascondersi meglio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2020/08/13/hong-kong-e-una-nevrosi/#comment-296606">Alessandro Malaterra</a>.</p>
<p>Mi sono messo a guardare un pò di genealogie su wikipedia per cercare di capire meglio quello che definisci “capitale locale” e ho trovato forse alcuni spunti interessanti. Non ha senso ovviamente contestualizzare le attuali proteste dentro la storia economica di HK, però, potrebbe essere utile osservare alcune mutazioni dentro processi più ampi. In questo senso HK come città-stato è sorta da un progetto commerciale e coloniale di alcune “company” che negli anni sono diventate multinazionali, con sede appunto ad HK, ma con holding finanziare in diversi paradisi fiscali (British Virgin Islands e Cayman Islands sono quelle che appaiono di più). Ognuna di esse è attiva in svariati settori, da quello farmaceutico al real estate, dalle infrastrutture alla grande distribuzione etc. Anche le due compagnie private dell’elettricità di HK sono controllate da holding in paradisi fiscali. Analogo discorso vale per le “company” che gestiscono il porto. E’ interessante notare che la costellazione di imprese che oggi vivono ad HK hanno come antenati comuni i tre principali Hongs (intermediari commerciali) dell’epoca coloniale sorti con la privatizzazione della Compagnia delle Indie Orientali Inglesi dopo le guerre dell’oppio. Tra queste la più famosa nonché unica ad essere sopravvissuta è la Jardine Matheson. Dare un’occhiata alla storia economica di questa “company” potrebbe aiutare parecchio a capire le direzioni del “capitale locale” e la natura strettamente neo-liberale di HK fin dalla sua nascita.<br />
La costruzione delle proteste in chiave “anti-cinese” a me pare quindi miope. Ad esempio, uno dei maggiori Tycoon di HK, “Sir Li Ka-shing”, proprietario di un impero con holdings alle Cayman, filantropo, cinese di nascita e residente di HK pare piuttosto affine alle proteste. Non trascurerei poi che dopo la campagna anti-corruzione di Xi Jinping molti capitali “cinesi” sono volati tra HK e altri centri finanziari della regione. Per aumentare la complessità, visto che sono un tifoso di calcio, mi sono andato a riguardare anche la storia dell’acquisto del Milan da parte del fantomatico Mr Yonghong Li, cinese, proprietario di miniere mai esistite o semplice prestanome di qualcuno rimasto ben nascosto. Alcune delle aziende che hanno mosso i capitali verso la Fininvest hanno sede fittizia ad HK e hanno utilizzato i loro conti alle Cayman. Tutto legale per carità. La questione però riguarda la capacità di tracciamento e la perseguibilità di certe attività commerciali, cioè l’accordare ad autorità locali il potere di arginare il sistematico superamento di &#8220;obblighi territoriali” da parte di flussi di capitale in perenne circolazione. Solo riportando quest&#8217;economia dentro la società si può, a mio parere, parlare di democrazia con cognizione di causa. Altrimenti, si conferma una sorta di ultraliberismo 2.0 che si regge sull’anarco-capitalismo dei “grandi geni imprenditoriali” del nostro tempo in cui poi avremo bisogno della loro filantropia per produrre vaccini oppure sfamare regioni intere della terra. Magari si avrà anche il diritto di voto, ma vivremo comunque dentro dei regni governati dai consigli direttivi delle loro Company e dai loro apparati di legali e lobbisti.<br />
In questo senso, allora, la richiesta di non-estradizione in un paese “non democratico” diventa una scelta molto complessa che non riguarda solo le genti di HK ma anche certi equilibri geopolitici globali. Personalmente non mi piacerebbe diventare strumento per gli aggiustamenti di conti tra i “Trump” dell’Asia.<br />
Le sacrosante richieste di “libertà di espressione” se non entrano nel merito di queste dinamiche fondative della città, rischiano di diventare troppo ingenue. Invece di svelare, illuminare o far dire rischiano di produrre un ulteriore velo dietro il quale i rapporti di potere in cui HK è impelagata possono nascondersi meglio.</p>
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		Di: Alessandro Malaterra		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/08/13/hong-kong-e-una-nevrosi/#comment-296606</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Malaterra]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Aug 2020 16:10:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2020/08/13/hong-kong-e-una-nevrosi/#comment-296603&quot;&gt;RoccoSan&lt;/a&gt;.

Ciao Rocco, grazie a te del commento. Provo a rispondere come posso ai punti che sollevi.

Non credo ci sia una singola visione di società da parte degli attivisti per la democrazia e dei loro simpatizzanti. Gli obiettivi per cui si battono (suffragio universale, rule of law, presunzione di innocenza, diritto di parola) sono principi per lo più accettati da tutte le forze politiche nei paesi democratici; per cui anche a Hong Kong uniscono persone che in un parlamento democratico siederebbero dai lati opposti dell&#039;arco costituzionale.

Il capitale locale è dalla parte di Pechino: lo sono i costruttori, e lo sono le banche (anche banche occidentali: HSBC e Standard Chartered hanno firmato la petizione in favore della Legge di Sicurezza Nazionale).

Il nazionalismo o localismo è in effetti sempre più presente. La posizione tradizionale dei politici pro-democrazia era quella “pan-democratica”, che vede la democrazia a Hong Kong come una tappa verso la democrazia nella Cina intera (ed è dichiaratamente anti-indipendentista). I localisti si sono affermati più di recente, con il radicalizzarsi dello scontro: sono per lo più giovani e fortemente autonomisti o anche indipendentisti.

Quando dici “Cioè sembra ci siano i sintomi di una strana etnicizzazione del conflitto piuttosto che di una lotta per la democrazia tout court.” cogli – credo – la differenza tra la visione pan-democratica che ha come obiettivo la democrazia in tutta la Cina, e la visione localista che ha abbandonato le speranza di un processo di democratizzazione in Cina e quindi si concentra solo su Hong Kong, escludendo i cinesi del continente. Le tensioni tra i due campi non mancano, anche se si sono avvicinati recentemente per opporre un fronte unito alla repressione sempre più aggressiva del governo. 

Con il radicalizzarsi dello scontro, purtroppo, è anche aumentato il sentimento anti-cinese, cosa che personalmente trovo sbagliata: il regime di Pechino opprime in primo luogo i cinesi residenti sul continente. 

Si sono verificati episodi di vandalismo ai danni di società controllate dal Partito Comunista Cinese o società locali o straniere che si sono espresse contro le proteste (per esempio Maxim&#039;s e HSBC). Non riesco a farmi un&#039;opinione in proposito: non credo che servano alla causa, ma neanche le marce pacifiche sono servite, quindi fatico a condannarli. 

L&#039;occidente ha un atteggiamento peloso e ipocrita verso le proteste, concordo. Detto questo, certe azioni dei paesi occidentali possono fare una differenza concreta nella vita di chi vive a Hong Kong (soprattutto concedere asilo e residenza a chi vuole andarsene), per cui cerco di valutarle oltre l&#039;ideologia, per i loro effetti pratici (anche se prese da personaggi discutibili come Boris Johnson)

Un&#039;ultima osservazione: la reazione dell&#039;Occidente alle proteste a HK non ha seguito la solita divisione tra destra e sinistra. Credo che questo dimostri l&#039;inadeguatezza di queste categorie “occidentali” per leggere quello che succede in un territorio con un contesto e una storia diversa dalla nostra.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2020/08/13/hong-kong-e-una-nevrosi/#comment-296603">RoccoSan</a>.</p>
<p>Ciao Rocco, grazie a te del commento. Provo a rispondere come posso ai punti che sollevi.</p>
<p>Non credo ci sia una singola visione di società da parte degli attivisti per la democrazia e dei loro simpatizzanti. Gli obiettivi per cui si battono (suffragio universale, rule of law, presunzione di innocenza, diritto di parola) sono principi per lo più accettati da tutte le forze politiche nei paesi democratici; per cui anche a Hong Kong uniscono persone che in un parlamento democratico siederebbero dai lati opposti dell&#8217;arco costituzionale.</p>
<p>Il capitale locale è dalla parte di Pechino: lo sono i costruttori, e lo sono le banche (anche banche occidentali: HSBC e Standard Chartered hanno firmato la petizione in favore della Legge di Sicurezza Nazionale).</p>
<p>Il nazionalismo o localismo è in effetti sempre più presente. La posizione tradizionale dei politici pro-democrazia era quella “pan-democratica”, che vede la democrazia a Hong Kong come una tappa verso la democrazia nella Cina intera (ed è dichiaratamente anti-indipendentista). I localisti si sono affermati più di recente, con il radicalizzarsi dello scontro: sono per lo più giovani e fortemente autonomisti o anche indipendentisti.</p>
<p>Quando dici “Cioè sembra ci siano i sintomi di una strana etnicizzazione del conflitto piuttosto che di una lotta per la democrazia tout court.” cogli – credo – la differenza tra la visione pan-democratica che ha come obiettivo la democrazia in tutta la Cina, e la visione localista che ha abbandonato le speranza di un processo di democratizzazione in Cina e quindi si concentra solo su Hong Kong, escludendo i cinesi del continente. Le tensioni tra i due campi non mancano, anche se si sono avvicinati recentemente per opporre un fronte unito alla repressione sempre più aggressiva del governo. </p>
<p>Con il radicalizzarsi dello scontro, purtroppo, è anche aumentato il sentimento anti-cinese, cosa che personalmente trovo sbagliata: il regime di Pechino opprime in primo luogo i cinesi residenti sul continente. </p>
<p>Si sono verificati episodi di vandalismo ai danni di società controllate dal Partito Comunista Cinese o società locali o straniere che si sono espresse contro le proteste (per esempio Maxim&#8217;s e HSBC). Non riesco a farmi un&#8217;opinione in proposito: non credo che servano alla causa, ma neanche le marce pacifiche sono servite, quindi fatico a condannarli. </p>
<p>L&#8217;occidente ha un atteggiamento peloso e ipocrita verso le proteste, concordo. Detto questo, certe azioni dei paesi occidentali possono fare una differenza concreta nella vita di chi vive a Hong Kong (soprattutto concedere asilo e residenza a chi vuole andarsene), per cui cerco di valutarle oltre l&#8217;ideologia, per i loro effetti pratici (anche se prese da personaggi discutibili come Boris Johnson)</p>
<p>Un&#8217;ultima osservazione: la reazione dell&#8217;Occidente alle proteste a HK non ha seguito la solita divisione tra destra e sinistra. Credo che questo dimostri l&#8217;inadeguatezza di queste categorie “occidentali” per leggere quello che succede in un territorio con un contesto e una storia diversa dalla nostra.</p>
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		Di: RoccoSan		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/08/13/hong-kong-e-una-nevrosi/#comment-296603</link>

		<dc:creator><![CDATA[RoccoSan]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2020 08:39:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie mille per il tuo articolo. Finalmente ho letto qualcosa di interessante per capire quanto accade ad Hong Kong. Tra tutto quello che si dice però non riesco proprio a capire quale sia l&#039;orizzonte rivoluzionario delle proteste. In fin dei conti mi pare che l&#039;utopia si appiattisca sulla creazione di una sorta di Lussemburgo\Singapore nel mezzo della Cina. Il potere di fatto (la sovranità) di Hong Kong risiede nella sua finanza e nelle imprese di distribuzione chi si registrano lì per beneficiare di svariati vantaggi e coprire l&#039;est asiatico e oltre. Le sue genti potranno, a ragione, avere maggiore voce in capitolo sulle decisioni di housing sociale o spazi pubblici, urbanizzazione smart  o sistemi di traportabilità all&#039;avanguardia, ma in fin dei conti chiedono di sostituire una rete di potere locale con un&#039;altra. Le vere scelte di politica economica e l&#039;essenza neo-liberale di Hong Kong non mi pare siano mai state messe in discussione dalle proteste. Anzi spesso si riducono a nuove e vecchie forme di nazionalismo e a generalizzate pulsioni anti-cinesi. Alcune azioni pare abbiano colpito direttamente  supermercati cinesi o attività commerciali cinesi. Non so se &quot;appartenessero alla Triade&quot; ma mi paiono seguano modalità &quot;da gangster&quot; non dissimili da quelle della metropolitana che citi e che non conoscevo. Cioè sembra ci siano i sintomi di una strana etnicizzazione del conflitto piuttosto che di una lotta per la democrazia tout court. Correggimi se sbaglio perchè su questo punto trovo sempre pochissimo scartabellando tra diversi giornali. Di questi tempi bisogna proprio fare attenzione a non rendere la democrazia un semplice feticcio dietro cui sentirsi dalla parte giusta della storia. Poi si fanno le guerre e si dice che è arrivata la democrazia appena si indicono le elezioni (Iraq, Afghanistan ecc.). Oppure si lascia decidere di materie fondamentali &quot;il popolo&quot; producendo campagne disinformative su vasta scala (vedi Brexit). Salvo poi scacciare presidenti democraticamente eletti perchè non allineati (Maduro, Morales, Rousseff per citare gli ultimi). E&#039; un pò pochino così.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie mille per il tuo articolo. Finalmente ho letto qualcosa di interessante per capire quanto accade ad Hong Kong. Tra tutto quello che si dice però non riesco proprio a capire quale sia l&#8217;orizzonte rivoluzionario delle proteste. In fin dei conti mi pare che l&#8217;utopia si appiattisca sulla creazione di una sorta di Lussemburgo\Singapore nel mezzo della Cina. Il potere di fatto (la sovranità) di Hong Kong risiede nella sua finanza e nelle imprese di distribuzione chi si registrano lì per beneficiare di svariati vantaggi e coprire l&#8217;est asiatico e oltre. Le sue genti potranno, a ragione, avere maggiore voce in capitolo sulle decisioni di housing sociale o spazi pubblici, urbanizzazione smart  o sistemi di traportabilità all&#8217;avanguardia, ma in fin dei conti chiedono di sostituire una rete di potere locale con un&#8217;altra. Le vere scelte di politica economica e l&#8217;essenza neo-liberale di Hong Kong non mi pare siano mai state messe in discussione dalle proteste. Anzi spesso si riducono a nuove e vecchie forme di nazionalismo e a generalizzate pulsioni anti-cinesi. Alcune azioni pare abbiano colpito direttamente  supermercati cinesi o attività commerciali cinesi. Non so se &#8220;appartenessero alla Triade&#8221; ma mi paiono seguano modalità &#8220;da gangster&#8221; non dissimili da quelle della metropolitana che citi e che non conoscevo. Cioè sembra ci siano i sintomi di una strana etnicizzazione del conflitto piuttosto che di una lotta per la democrazia tout court. Correggimi se sbaglio perchè su questo punto trovo sempre pochissimo scartabellando tra diversi giornali. Di questi tempi bisogna proprio fare attenzione a non rendere la democrazia un semplice feticcio dietro cui sentirsi dalla parte giusta della storia. Poi si fanno le guerre e si dice che è arrivata la democrazia appena si indicono le elezioni (Iraq, Afghanistan ecc.). Oppure si lascia decidere di materie fondamentali &#8220;il popolo&#8221; producendo campagne disinformative su vasta scala (vedi Brexit). Salvo poi scacciare presidenti democraticamente eletti perchè non allineati (Maduro, Morales, Rousseff per citare gli ultimi). E&#8217; un pò pochino così.</p>
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