<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	
	>
<channel>
	<title>
	Commenti a: Democrazia e blasfemia	</title>
	<atom:link href="https://www.nazioneindiana.com/2020/10/17/democrazia-e-blasfemia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/10/17/democrazia-e-blasfemia/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Fri, 30 Oct 2020 08:40:34 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.15</generator>
	<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/10/17/democrazia-e-blasfemia/#comment-296810</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Oct 2020 08:40:34 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=86690#comment-296810</guid>

					<description><![CDATA[Bentornato  Andrea Barbieri. Hai ben ragione a sottolineare le due frasi in questione, e questo accentua la complessità dei valori in gioco. E naturalmente apre spazio di critiche nei confronti di chi fa satira. Purtroppo, nel frattempo, la realtà va ancora più veloce delle nostre diagnosi.

Ci siamo sforzati, a torto e ragione, di leggere il terrorismo islamista in connessione più o meno diretta con l&#039;atteggiamento persecutorio o irrispettoso di certa stampa occidentale, francese. Ieri quello stesso terrorismo ci ricorda che tutto è pre-testo, per la sua propaganda. Anche i rispettosi - e lo dico senza ironia - cattolici francesi. Noi spesso ci dimentichiamo che il terrorismo islamista non ha come obiettivo l&#039;Europa o gli USA, è una faccenda interna al mondo musulmano. Noi serviamo da pretesto. E questo non cancella in nessun caso reponsabilità, colpe, malefatte coloniali e post-coloniali. E&#039; solo una dato molto chiaro di cui bisogna tener conto.

&quot;Complessivamente, dal 1990 al 2015, i morti per terrorismo di matrice islamista sono stati 63 mila, dei quali il 95% si concentra nei paesi islamici (60 mila) e il 5% (3,1 mila) nei paesi dell’Europa occidentale e negli Stati Uniti: questi ultimi sono costituiti quasi totalmente dalle 2.996 vittime dell’attacco alle Torri Gemelle di New York dell’11 settembre 2001 (Al-Qaida) e dai 148 morti negli attentati terroristici del 2015 in Francia&quot;

https://www.stradeonline.it/istituzioni-ed-economia/2205-terrorismo-islamico-la-vera-guerra-non-e-in-europa?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bentornato  Andrea Barbieri. Hai ben ragione a sottolineare le due frasi in questione, e questo accentua la complessità dei valori in gioco. E naturalmente apre spazio di critiche nei confronti di chi fa satira. Purtroppo, nel frattempo, la realtà va ancora più veloce delle nostre diagnosi.</p>
<p>Ci siamo sforzati, a torto e ragione, di leggere il terrorismo islamista in connessione più o meno diretta con l&#8217;atteggiamento persecutorio o irrispettoso di certa stampa occidentale, francese. Ieri quello stesso terrorismo ci ricorda che tutto è pre-testo, per la sua propaganda. Anche i rispettosi &#8211; e lo dico senza ironia &#8211; cattolici francesi. Noi spesso ci dimentichiamo che il terrorismo islamista non ha come obiettivo l&#8217;Europa o gli USA, è una faccenda interna al mondo musulmano. Noi serviamo da pretesto. E questo non cancella in nessun caso reponsabilità, colpe, malefatte coloniali e post-coloniali. E&#8217; solo una dato molto chiaro di cui bisogna tener conto.</p>
<p>&#8220;Complessivamente, dal 1990 al 2015, i morti per terrorismo di matrice islamista sono stati 63 mila, dei quali il 95% si concentra nei paesi islamici (60 mila) e il 5% (3,1 mila) nei paesi dell’Europa occidentale e negli Stati Uniti: questi ultimi sono costituiti quasi totalmente dalle 2.996 vittime dell’attacco alle Torri Gemelle di New York dell’11 settembre 2001 (Al-Qaida) e dai 148 morti negli attentati terroristici del 2015 in Francia&#8221;</p>
<p><a href="https://www.stradeonline.it/istituzioni-ed-economia/2205-terrorismo-islamico-la-vera-guerra-non-e-in-europa" rel="nofollow ugc">https://www.stradeonline.it/istituzioni-ed-economia/2205-terrorismo-islamico-la-vera-guerra-non-e-in-europa</a>?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea barbieri		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/10/17/democrazia-e-blasfemia/#comment-296804</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Oct 2020 15:32:11 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=86690#comment-296804</guid>

					<description><![CDATA[Caro Andrea Inglese (con cui non interagisco da anni), la frase davvero significativa del testo di Andrea Lollo pubblicato su http://www.giurcost.org/ è questa:

&quot;A ben vedere, una dose di empatia nell’uso della matita non avrebbe guastato, soprattutto poiché si trattava di un tema che interseca questioni ultime di vita. Ma la blasfemia resta pur sempre una legittima espressione della libertà di pensiero.&quot;

Quella frase suggerisce due cose fondamentali:

- esistono ragioni giuridiche per ritenere che la forza dello Stato debba essere indirizzata verso la protezione della blasfemia e non verso la protezione del sentimento religioso declinato come diritto a non essere/sentirsi offesi,

- ovviamente ciò non può costruire relazioni umane, perché queste si costruiscono soltanto nell&#039;empatia.

Insomma, non prendere un ragionamento sul diritto, quindi sull&#039;uso della forza, come bussola per ciò che serve davvero al mondo. 

Ciao]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Andrea Inglese (con cui non interagisco da anni), la frase davvero significativa del testo di Andrea Lollo pubblicato su <a href="http://www.giurcost.org/" rel="nofollow ugc">http://www.giurcost.org/</a> è questa:</p>
<p>&#8220;A ben vedere, una dose di empatia nell’uso della matita non avrebbe guastato, soprattutto poiché si trattava di un tema che interseca questioni ultime di vita. Ma la blasfemia resta pur sempre una legittima espressione della libertà di pensiero.&#8221;</p>
<p>Quella frase suggerisce due cose fondamentali:</p>
<p>&#8211; esistono ragioni giuridiche per ritenere che la forza dello Stato debba essere indirizzata verso la protezione della blasfemia e non verso la protezione del sentimento religioso declinato come diritto a non essere/sentirsi offesi,</p>
<p>&#8211; ovviamente ciò non può costruire relazioni umane, perché queste si costruiscono soltanto nell&#8217;empatia.</p>
<p>Insomma, non prendere un ragionamento sul diritto, quindi sull&#8217;uso della forza, come bussola per ciò che serve davvero al mondo. </p>
<p>Ciao</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Andrea Inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/10/17/democrazia-e-blasfemia/#comment-296797</link>

		<dc:creator><![CDATA[Andrea Inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Oct 2020 20:26:04 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=86690#comment-296797</guid>

					<description><![CDATA[&quot;Ma come si può criticare da dentro una scatola l’atmosfera esterna?&quot;

Non capisco bene la tua posizione cris. La separazione dei colori nella stessa pentola non è un&#039;opzione auspicabile. In genere, signfica apartheid: il colore più forte fa vivere il colore più debole accanto a sé senza contatti, e prende in mano tutte le leve essenziali di poetere e ricchezza. L&#039;autonomia delle comunità puo&#039; essere più o meno ampia, ma se va contro l&#039;impianto legislativo nazionale (la carta della costituzione), c&#039;è la guerra civile o una pacifica scissione in due entità statali indipendenti. Negli altri casi si pone ovviamente un problema di gerarchia. Ho citato nel commento qui sopra la riflessione di un giurista. Si puo&#039; o meno essere d&#039;accordo con la sua posizione, ma il panorama &quot;giuridico&quot; è chiaro. Vi sono due principi in sé egualmente legittimi che possono entrare in conflitto: il diritto alla libertà d&#039;espressione (e dunque forme di espressione codificate culturalmente e storicamente come la satira) e il diritto alla libertà di culto. Ora si tratta di valutare quale di questi due principi sia prioritario rispetto all&#039;altro, più vicino alla legge fondamentale dello stato, ossia la costituzione.
Possiamo discutere su questo, ma se cancelli questo scenario, e pensi a delle comunità che funzionano in piena autonomia e indifferenza, allora perché non avere la pena di morte in Sicilia, ad esempio; la lapidazione delle adultere a Saint-Denis in Francia, il rogo delle streghe in Vandea, ecc. Innanzitutto la nostra stessa cultura non è cosi omogenea, quindi basta scavare un po&#039; e si possono reinventare passati celti e padani. 
Cosa sta succendendo negli Stati Uniti? Sta succedendo che la popolazione sta perdendo un terreno di valori comuni che li tiene insieme, malgrado tutte le differenze e i conflitti che si possono immaginare. Questo zoccolo in genere, se esiste, finisce in una carta costituzionale. Se ad un certo punto viene meno, non è il paradiso in terra delle comunità, è la guerra generalizzata di tutti contro tutti. Vi ricordate la ex-jugoslavia, e il termine balcanizzazione?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Ma come si può criticare da dentro una scatola l’atmosfera esterna?&#8221;</p>
<p>Non capisco bene la tua posizione cris. La separazione dei colori nella stessa pentola non è un&#8217;opzione auspicabile. In genere, signfica apartheid: il colore più forte fa vivere il colore più debole accanto a sé senza contatti, e prende in mano tutte le leve essenziali di poetere e ricchezza. L&#8217;autonomia delle comunità puo&#8217; essere più o meno ampia, ma se va contro l&#8217;impianto legislativo nazionale (la carta della costituzione), c&#8217;è la guerra civile o una pacifica scissione in due entità statali indipendenti. Negli altri casi si pone ovviamente un problema di gerarchia. Ho citato nel commento qui sopra la riflessione di un giurista. Si puo&#8217; o meno essere d&#8217;accordo con la sua posizione, ma il panorama &#8220;giuridico&#8221; è chiaro. Vi sono due principi in sé egualmente legittimi che possono entrare in conflitto: il diritto alla libertà d&#8217;espressione (e dunque forme di espressione codificate culturalmente e storicamente come la satira) e il diritto alla libertà di culto. Ora si tratta di valutare quale di questi due principi sia prioritario rispetto all&#8217;altro, più vicino alla legge fondamentale dello stato, ossia la costituzione.<br />
Possiamo discutere su questo, ma se cancelli questo scenario, e pensi a delle comunità che funzionano in piena autonomia e indifferenza, allora perché non avere la pena di morte in Sicilia, ad esempio; la lapidazione delle adultere a Saint-Denis in Francia, il rogo delle streghe in Vandea, ecc. Innanzitutto la nostra stessa cultura non è cosi omogenea, quindi basta scavare un po&#8217; e si possono reinventare passati celti e padani.<br />
Cosa sta succendendo negli Stati Uniti? Sta succedendo che la popolazione sta perdendo un terreno di valori comuni che li tiene insieme, malgrado tutte le differenze e i conflitti che si possono immaginare. Questo zoccolo in genere, se esiste, finisce in una carta costituzionale. Se ad un certo punto viene meno, non è il paradiso in terra delle comunità, è la guerra generalizzata di tutti contro tutti. Vi ricordate la ex-jugoslavia, e il termine balcanizzazione?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: cris		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/10/17/democrazia-e-blasfemia/#comment-296796</link>

		<dc:creator><![CDATA[cris]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Oct 2020 18:08:26 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=86690#comment-296796</guid>

					<description><![CDATA[La questione, mi sembra, è quella della proprietà di uno stato nazionale nei confronti di ospiti necessariamente accolti - per ragioni fra l&#039;altro vergognose: coloniali, fisiche e culturali. 
Non ignoro che i conflitti ideologici e religiosi- accompagnano dall&#039;origine gli stati nazionali. Ma erano sane contraddizioni interne al popolo, per così dire. Invece qui si tratta di presupposti culturali, che convivono, che nulla hanno a che vedere con lo stato nazionale europeo come normalmente si è costituito. Olio e acqua devono stare assieme in un recipiente. L&#039;errore -necessario- è immaginare che simili differenze, legittime tra impostazioni culturali, sociali ed economiche, che sono differenze di lunghissimo periodo e con profonde radici psicologiche,  trovino soluzione dentro un contenitore accidentale, venuto dopo, estrinseco a quelle radici. Quindi discussioni, tra noi, fin dove si esprime la libertà di critica o la censura. Ma come si può criticare da dentro una scatola l&#039;atmosfera esterna? I compromessi arrivano ai due estremi: ogni critica è la &quot;nostra&quot; libertà (quella di criticare noi stessi!); oppure alla rassegnata separazione dei colori entro una stessa pentola. Solo gli imperi già hanno trovato la soluzione, nel knut di chi non appartiene ma comanda.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La questione, mi sembra, è quella della proprietà di uno stato nazionale nei confronti di ospiti necessariamente accolti &#8211; per ragioni fra l&#8217;altro vergognose: coloniali, fisiche e culturali.<br />
Non ignoro che i conflitti ideologici e religiosi- accompagnano dall&#8217;origine gli stati nazionali. Ma erano sane contraddizioni interne al popolo, per così dire. Invece qui si tratta di presupposti culturali, che convivono, che nulla hanno a che vedere con lo stato nazionale europeo come normalmente si è costituito. Olio e acqua devono stare assieme in un recipiente. L&#8217;errore -necessario- è immaginare che simili differenze, legittime tra impostazioni culturali, sociali ed economiche, che sono differenze di lunghissimo periodo e con profonde radici psicologiche,  trovino soluzione dentro un contenitore accidentale, venuto dopo, estrinseco a quelle radici. Quindi discussioni, tra noi, fin dove si esprime la libertà di critica o la censura. Ma come si può criticare da dentro una scatola l&#8217;atmosfera esterna? I compromessi arrivano ai due estremi: ogni critica è la &#8220;nostra&#8221; libertà (quella di criticare noi stessi!); oppure alla rassegnata separazione dei colori entro una stessa pentola. Solo gli imperi già hanno trovato la soluzione, nel knut di chi non appartiene ma comanda.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Andrea Inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/10/17/democrazia-e-blasfemia/#comment-296783</link>

		<dc:creator><![CDATA[Andrea Inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Oct 2020 22:00:39 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=86690#comment-296783</guid>

					<description><![CDATA[Antonello, ti propongo uno spostamento di terreno. Qui stiamo discutendo per argomentazioni e principi teorici, diciamo. Ma puo&#039; essere interessante spostarsi sul terreno per certi versi più definito e concreto della giurisprudenza. Ho trovato un lungo articolo, un po&#039; ostico nella forma, ma assai interessante per cio&#039; di cui parla. L&#039;autore è più vicino alla mie posizioni, ma fa una rassegna oggettiva del modo in cui la girisprudenza italiana (e a volte europea) ha trattato questo confronto tra diritti; la blasfemia, come esercizio della libertà di espressione, e i limiti imposti alla blasfemia, in quanto possibile attacco alla libertà di culto.
Al di là delle casistiche e dei giudizi, si pone per me la questione delle priorità, che non è mai una questione puramente teorica, ma di ragione pratica. E la priorità qui si discute (e decide), a partire da quanto è più vicino ai principi fondamentali, ossia ai principi costituzionali (le legge fondamentali). 
Ti linko il lungo articolo e t&#039;incollo un passaggio (che forse sarà difficile da leggere &quot;decontestualizzato&quot;).
http://www.giurcost.org/studi/lollo2.pdf

Ed ecco il passaggio:

&quot;Verosimilmente, la dottrina e la giurisprudenza che impostano la questione nei termini del bilanciamento tra interessi di rango costituzionale giungono a tale conclusione valorizzando la dimensione “passiva” della libertà di religione, accostando, cioè, alle tipiche forme costituzionali dell’art. 19 Cost. (professare, propagandare ed esercitare il culto) un’atipica gemmazione della stessa libertà religiosa, da cui scaturirebbe un diritto a non sentirsi offesi. Sennonché, anche volendo tacere dei profili di indeterminatezza di un tale bene (qual è la soglia oltre la quale un’azione blasfema offende la religione? Chi ha diritto a non sentirsi offeso?), convince poco la tesi che considera la blasfemia come una manifestazione potenzialmente lesiva della libertà religiosa, in quanto il sentimento religioso sembra esulare dal contesto dell’art. 19 Cost. Di contro, la libera manifestazione del pensiero, quale «libertà di esprimere le proprie idee e di divulgarle ad un numero indeterminato di destinatari», rappresenta senz’altro una pietra angolare del costituzionalismo moderno e, segnatamente, della forma di Stato democratica, giacché la circolazione delle idee costituisce un presupposto indispensabile della democrazia.&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Antonello, ti propongo uno spostamento di terreno. Qui stiamo discutendo per argomentazioni e principi teorici, diciamo. Ma puo&#8217; essere interessante spostarsi sul terreno per certi versi più definito e concreto della giurisprudenza. Ho trovato un lungo articolo, un po&#8217; ostico nella forma, ma assai interessante per cio&#8217; di cui parla. L&#8217;autore è più vicino alla mie posizioni, ma fa una rassegna oggettiva del modo in cui la girisprudenza italiana (e a volte europea) ha trattato questo confronto tra diritti; la blasfemia, come esercizio della libertà di espressione, e i limiti imposti alla blasfemia, in quanto possibile attacco alla libertà di culto.<br />
Al di là delle casistiche e dei giudizi, si pone per me la questione delle priorità, che non è mai una questione puramente teorica, ma di ragione pratica. E la priorità qui si discute (e decide), a partire da quanto è più vicino ai principi fondamentali, ossia ai principi costituzionali (le legge fondamentali).<br />
Ti linko il lungo articolo e t&#8217;incollo un passaggio (che forse sarà difficile da leggere &#8220;decontestualizzato&#8221;).<br />
<a href="http://www.giurcost.org/studi/lollo2.pdf" rel="nofollow ugc">http://www.giurcost.org/studi/lollo2.pdf</a></p>
<p>Ed ecco il passaggio:</p>
<p>&#8220;Verosimilmente, la dottrina e la giurisprudenza che impostano la questione nei termini del bilanciamento tra interessi di rango costituzionale giungono a tale conclusione valorizzando la dimensione “passiva” della libertà di religione, accostando, cioè, alle tipiche forme costituzionali dell’art. 19 Cost. (professare, propagandare ed esercitare il culto) un’atipica gemmazione della stessa libertà religiosa, da cui scaturirebbe un diritto a non sentirsi offesi. Sennonché, anche volendo tacere dei profili di indeterminatezza di un tale bene (qual è la soglia oltre la quale un’azione blasfema offende la religione? Chi ha diritto a non sentirsi offeso?), convince poco la tesi che considera la blasfemia come una manifestazione potenzialmente lesiva della libertà religiosa, in quanto il sentimento religioso sembra esulare dal contesto dell’art. 19 Cost. Di contro, la libera manifestazione del pensiero, quale «libertà di esprimere le proprie idee e di divulgarle ad un numero indeterminato di destinatari», rappresenta senz’altro una pietra angolare del costituzionalismo moderno e, segnatamente, della forma di Stato democratica, giacché la circolazione delle idee costituisce un presupposto indispensabile della democrazia.&#8221;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: sparz		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/10/17/democrazia-e-blasfemia/#comment-296778</link>

		<dc:creator><![CDATA[sparz]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2020 15:40:01 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=86690#comment-296778</guid>

					<description><![CDATA[Ottima risposta, caro Andrea, leggendo la quale anch&#039;io mi rendo conto che la realtà è più complicata di quanto uno possa pensare a botta calda e gli esempi storici poi fanno capire quanto i diversi contesti inducano a pensare cose diverse. L&#039;unico punto che potrei sottolineare è questo: diverso è satireggiare su dogmi e credenze per così dire di contorno a una fede in una persona, o divinità, o quel che è, e invece investire della satira proprio questa persona, che sia Maometto, Cristo, Buddha o chi altro. E&#039; proprio un po&#039; diverso. Galileo discuteva (senza prendere in giro) la versione tolemaica del sistema solare che certo era patrimonio della cattolicità, ma non uno di quei dogmi infallibili, tant&#039;è che ora la Chiesa l&#039;ha fortunatamente abbandonato. Del resto, come ho spiegato lungamente una volta su NI, quando Ratzinger era stato invitato a tenere una lectio accademica, anche lì, il migliore non era certo Galileo, semmai il cardinale Bellarmino che probabilmente aveva capito più di tutti gli altri. Il fatto è che il credente vero ha come fondamento indiscutibile della sua fede colui che l&#039;ha fondata, nel senso più forte della parola ed è lui che non può tollerare di vedere maltrattato
Sulle tue considerazioni sul terrorismo islamico poi non mi pare di aver nulla da aggiungere, soprattutto nell&#039;ambiente francese che certamente conosci assai meglio di me.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ottima risposta, caro Andrea, leggendo la quale anch&#8217;io mi rendo conto che la realtà è più complicata di quanto uno possa pensare a botta calda e gli esempi storici poi fanno capire quanto i diversi contesti inducano a pensare cose diverse. L&#8217;unico punto che potrei sottolineare è questo: diverso è satireggiare su dogmi e credenze per così dire di contorno a una fede in una persona, o divinità, o quel che è, e invece investire della satira proprio questa persona, che sia Maometto, Cristo, Buddha o chi altro. E&#8217; proprio un po&#8217; diverso. Galileo discuteva (senza prendere in giro) la versione tolemaica del sistema solare che certo era patrimonio della cattolicità, ma non uno di quei dogmi infallibili, tant&#8217;è che ora la Chiesa l&#8217;ha fortunatamente abbandonato. Del resto, come ho spiegato lungamente una volta su NI, quando Ratzinger era stato invitato a tenere una lectio accademica, anche lì, il migliore non era certo Galileo, semmai il cardinale Bellarmino che probabilmente aveva capito più di tutti gli altri. Il fatto è che il credente vero ha come fondamento indiscutibile della sua fede colui che l&#8217;ha fondata, nel senso più forte della parola ed è lui che non può tollerare di vedere maltrattato<br />
Sulle tue considerazioni sul terrorismo islamico poi non mi pare di aver nulla da aggiungere, soprattutto nell&#8217;ambiente francese che certamente conosci assai meglio di me.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Andrea Inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/10/17/democrazia-e-blasfemia/#comment-296776</link>

		<dc:creator><![CDATA[Andrea Inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2020 12:29:39 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=86690#comment-296776</guid>

					<description><![CDATA[Caro Antonello,

ti ringrazio per il tuo intervento, breve ma molto chiaro. Penso che in questi giorni si stiano confrontando nello stesso campo due posizioni come la mia e la tua. Ora, io non credo che sia cosi semplice &quot;esplicitarle&quot;, argomentarle come si deve queste due posizioni. In ogni caso, sento che, pur avendo scritto un pezzo abbastanza articolato, molte cose dovrebbero ancora essere dette, o dette meglio. Ma è chiaro che ci sono due visioni della laicità e secondo me anche della democrazia che si confrontano.
Qui, in risposta al tuo intervento, aggiungo solo una sorta di approfondimento di quanto scritto più sopra. E una nota di contesto.

Primo punto. Quando Galilei vuole sostenere che la visione tolemaica è errata, egli non solo si oppone a una dottrina integrata nella visione religiosa della Chiesa di allora, ma anche &quot;offende&quot; i sostenitori di quella visione. Un giovane musulmano che conosco non è convinto dell&#039;esistenza della preistoria, che la terra sia molto più vecchia di quanto dicano i libri sacri è, anche in questo caso, una sorta di offesa. Tutte le volte che le esigenze di una morale laica o di una scienza razionale si scontrano con qualche dogma religioso, tutto il sistema dottrinario ne è scosso (&quot;offeso&quot;), altrimenti non ci sarebbero stati tanti roghi, processi, e persecuzioni. L&#039;opportunismo del cattolicesimo odierno ha messo diversi secoli ad emergere. I nipoti dei Repubblichini si sentono profondamente offesi dalle celebrazioni della Resistenza. Sentirsi profondamente offesi non è secondo me un criterio definitivo, per decidere se una certa cosa si debba fare o no. Ora, la satira ha una storia, e questa storia è intrecciata con le lotte per le verità scientifiche, o almeno per delle verità sufficientemente razionali e comprovate. Satira ed emancipazione sono andate a braccetto nella nostra storia. Forse oggi non ce ne sarebbe più bisogno? I contesti sono cambiati? Quel tipo di &quot;critica&quot; è superflua, inutile, e quindi rimane solo il lato &quot;offensivo&quot; di chi si percepisce come bersaglio?

Tocco qui il secondo punto. L&#039;islamismo terrorista esiste, è esistito. Dal 2004 fino ad oggi l&#039;Europa ha subito attentati terroristici di matrice islamica. Lo Stato Islamico comincia ad affermarsi nel 2004 e diventa une vero e proprio stato su un ampio territorio. E potrei continuare sulla &quot;realtà&quot; e le attività del terrorsimo islamico in Europa e nel mondo nell&#039;arco di questi vent&#039;anni. Questo terrorismo si basa su delle interpretazioni ideologiche rigoriste della religione musulmana, mescolate a rivendicazioni di tipo politico, ecc. Queste ideologie hanno circolato nelle comunità islamiche reali di diversi paesi europei tra i quali la Francia. La satira fracese, dunque, in particolare quella di Charlie Hebdo non sparava sulla croce rossa. Sparava su una realtà esistente, attiva, da far accaponare la pelle ad ogni cittadino vagamente democratico. Cio&#039; detto, si puo&#039; valutare la pertinenza, o l&#039;insistenza, di quel giornale satirico. Il contesto non era pero&#039; né pacifico né angelico. Quindi, dal mio punto di vista, c&#039;erano motivazioni importanti dietro quel tipo di satira nei confronti della religione.

Un&#039;utima cosa sul &quot;giornale pubblico&quot;. Nessuno è obbligato a comprare un giornale di satira. Io purtroppo mi devo beccare se sono in Italia i titoloni di quotidiani tipo il Giornale, e qui in Francia quelli di Valeurs actuelles, il giornale in area Front National. La mia battaglia contro di loro la faccio nelle forme tipiche della democrazia: discussioni private, polemiche pubbliche (un articolo), magari attraverso un&#039;azione legale che puo&#039; o no andare in porto o aver successo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Antonello,</p>
<p>ti ringrazio per il tuo intervento, breve ma molto chiaro. Penso che in questi giorni si stiano confrontando nello stesso campo due posizioni come la mia e la tua. Ora, io non credo che sia cosi semplice &#8220;esplicitarle&#8221;, argomentarle come si deve queste due posizioni. In ogni caso, sento che, pur avendo scritto un pezzo abbastanza articolato, molte cose dovrebbero ancora essere dette, o dette meglio. Ma è chiaro che ci sono due visioni della laicità e secondo me anche della democrazia che si confrontano.<br />
Qui, in risposta al tuo intervento, aggiungo solo una sorta di approfondimento di quanto scritto più sopra. E una nota di contesto.</p>
<p>Primo punto. Quando Galilei vuole sostenere che la visione tolemaica è errata, egli non solo si oppone a una dottrina integrata nella visione religiosa della Chiesa di allora, ma anche &#8220;offende&#8221; i sostenitori di quella visione. Un giovane musulmano che conosco non è convinto dell&#8217;esistenza della preistoria, che la terra sia molto più vecchia di quanto dicano i libri sacri è, anche in questo caso, una sorta di offesa. Tutte le volte che le esigenze di una morale laica o di una scienza razionale si scontrano con qualche dogma religioso, tutto il sistema dottrinario ne è scosso (&#8220;offeso&#8221;), altrimenti non ci sarebbero stati tanti roghi, processi, e persecuzioni. L&#8217;opportunismo del cattolicesimo odierno ha messo diversi secoli ad emergere. I nipoti dei Repubblichini si sentono profondamente offesi dalle celebrazioni della Resistenza. Sentirsi profondamente offesi non è secondo me un criterio definitivo, per decidere se una certa cosa si debba fare o no. Ora, la satira ha una storia, e questa storia è intrecciata con le lotte per le verità scientifiche, o almeno per delle verità sufficientemente razionali e comprovate. Satira ed emancipazione sono andate a braccetto nella nostra storia. Forse oggi non ce ne sarebbe più bisogno? I contesti sono cambiati? Quel tipo di &#8220;critica&#8221; è superflua, inutile, e quindi rimane solo il lato &#8220;offensivo&#8221; di chi si percepisce come bersaglio?</p>
<p>Tocco qui il secondo punto. L&#8217;islamismo terrorista esiste, è esistito. Dal 2004 fino ad oggi l&#8217;Europa ha subito attentati terroristici di matrice islamica. Lo Stato Islamico comincia ad affermarsi nel 2004 e diventa une vero e proprio stato su un ampio territorio. E potrei continuare sulla &#8220;realtà&#8221; e le attività del terrorsimo islamico in Europa e nel mondo nell&#8217;arco di questi vent&#8217;anni. Questo terrorismo si basa su delle interpretazioni ideologiche rigoriste della religione musulmana, mescolate a rivendicazioni di tipo politico, ecc. Queste ideologie hanno circolato nelle comunità islamiche reali di diversi paesi europei tra i quali la Francia. La satira fracese, dunque, in particolare quella di Charlie Hebdo non sparava sulla croce rossa. Sparava su una realtà esistente, attiva, da far accaponare la pelle ad ogni cittadino vagamente democratico. Cio&#8217; detto, si puo&#8217; valutare la pertinenza, o l&#8217;insistenza, di quel giornale satirico. Il contesto non era pero&#8217; né pacifico né angelico. Quindi, dal mio punto di vista, c&#8217;erano motivazioni importanti dietro quel tipo di satira nei confronti della religione.</p>
<p>Un&#8217;utima cosa sul &#8220;giornale pubblico&#8221;. Nessuno è obbligato a comprare un giornale di satira. Io purtroppo mi devo beccare se sono in Italia i titoloni di quotidiani tipo il Giornale, e qui in Francia quelli di Valeurs actuelles, il giornale in area Front National. La mia battaglia contro di loro la faccio nelle forme tipiche della democrazia: discussioni private, polemiche pubbliche (un articolo), magari attraverso un&#8217;azione legale che puo&#8217; o no andare in porto o aver successo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: sparz		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/10/17/democrazia-e-blasfemia/#comment-296775</link>

		<dc:creator><![CDATA[sparz]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2020 09:19:26 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=86690#comment-296775</guid>

					<description><![CDATA[Caro Andrea, apprezzo molto il tono molto riflessivo e le molte facce del tuo pezzo. Vorrei però dire la mia, assolutamente personale, opinione su tutta questa faccenda, sugli aspetti violenti della quale non credo ci sia bisogno, ma meglio dirlo almeno una volta, di prendere tutte le distanze possibili: nulla e nessuno giustifica nemmeno in piccola parte le varie reazioni violente cui abbiamo assistito dalla famosa pubblicazione di Charlie Hebdo in poi.  Detto questo, la mia opinione è che prendere in giro, o, se vogliamo usare la parola tipica di questo contesto, fare della satira, sulle religioni e in particolare poi sui loro fondatori sia stupidamente offensivo e dunque molto sbagliato: è inutile nascondersi che la stragrande maggioranza dei popoli della Terra si è data, o immaginata, una qualche forma di religione, monoteista o politeista che sia, o chissà quale altro tipo che io naturalmente non conosco. C&#039;è però, mi sembra, di comune a tutte queste credenze religiose il fatto che esse investono nei loro autentici credenti zone molto profonde del loro essere, zone sulle quali essi non sono disponibili a nessun tipo di satira. Queste zone io vorrei che tutti rispettassero, come una specie di legge non scritta, come quella che rispettava Antigone disobbedendo al potere civile e affrontando con ciò serenamente la morte.
Il mio ragionare è questo e non tanto il fatto che, in certi contesti come quello che tu ben descrivi, ciò può essere pericoloso perché di estremisti dementi è pieno il mondo (e ciò potrebbe anche essere egoisticamente preso in considerazione!); comprensibilissima peraltro la paura che dici che avresti in situazioni analoghe. La mia opinione è solo che la conclamatissima &quot;libertà di espressione&quot; o &quot;libertà di satira&quot; hanno anche loro dei limiti, soprattutto quando vengono esercitate in un mezzo a larga diffusione, cioè pubblico, tu a casa tua puoi fare quello che vuoi, ovviamente, anche fare la satira di Mattarella che fa la pipì non so dove, ma prova a farla su un giornale pubblico! Ciao.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Andrea, apprezzo molto il tono molto riflessivo e le molte facce del tuo pezzo. Vorrei però dire la mia, assolutamente personale, opinione su tutta questa faccenda, sugli aspetti violenti della quale non credo ci sia bisogno, ma meglio dirlo almeno una volta, di prendere tutte le distanze possibili: nulla e nessuno giustifica nemmeno in piccola parte le varie reazioni violente cui abbiamo assistito dalla famosa pubblicazione di Charlie Hebdo in poi.  Detto questo, la mia opinione è che prendere in giro, o, se vogliamo usare la parola tipica di questo contesto, fare della satira, sulle religioni e in particolare poi sui loro fondatori sia stupidamente offensivo e dunque molto sbagliato: è inutile nascondersi che la stragrande maggioranza dei popoli della Terra si è data, o immaginata, una qualche forma di religione, monoteista o politeista che sia, o chissà quale altro tipo che io naturalmente non conosco. C&#8217;è però, mi sembra, di comune a tutte queste credenze religiose il fatto che esse investono nei loro autentici credenti zone molto profonde del loro essere, zone sulle quali essi non sono disponibili a nessun tipo di satira. Queste zone io vorrei che tutti rispettassero, come una specie di legge non scritta, come quella che rispettava Antigone disobbedendo al potere civile e affrontando con ciò serenamente la morte.<br />
Il mio ragionare è questo e non tanto il fatto che, in certi contesti come quello che tu ben descrivi, ciò può essere pericoloso perché di estremisti dementi è pieno il mondo (e ciò potrebbe anche essere egoisticamente preso in considerazione!); comprensibilissima peraltro la paura che dici che avresti in situazioni analoghe. La mia opinione è solo che la conclamatissima &#8220;libertà di espressione&#8221; o &#8220;libertà di satira&#8221; hanno anche loro dei limiti, soprattutto quando vengono esercitate in un mezzo a larga diffusione, cioè pubblico, tu a casa tua puoi fare quello che vuoi, ovviamente, anche fare la satira di Mattarella che fa la pipì non so dove, ma prova a farla su un giornale pubblico! Ciao.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: nazioneindiana.com @ 2026-06-24 23:23:10 by W3 Total Cache
-->