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	Commenti a: La distanza della didattica	</title>
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		<title>
		Di: rm		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/11/27/la-distanza-della-didattica/#comment-301191</link>

		<dc:creator><![CDATA[rm]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Dec 2020 09:52:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Molto interessante e a tratti &#039;divertente&#039; (che ci sia voluta la pandemia, per esempio, per aprire il dibattito sull&#039;insegnare, apprendere, valutare a distanza). Certo, buona parte di tutta la riflessione recente sul tema dipende dal fatto che in Italia la lezione frontale va ancora per la maggiore anche nelle aule universitarie, virtuali e non. Vi sono paesi dove da decenni la didattica è seminariale: bisogna leggere prima di entrare in classe, e in classe bisogna partecipare, ché la partecipazione è parte integrante della valutazione. Chiaro, se il rapporto docente/discenti è di 1 a 100, no, ahimè, non si può fare, e qua, naturalmente, si va al nocciolo del problema: senza risorse non puoi ripensare né la didattica, né il rapporto con dottorandi e ricercatori, né niente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Molto interessante e a tratti &#8216;divertente&#8217; (che ci sia voluta la pandemia, per esempio, per aprire il dibattito sull&#8217;insegnare, apprendere, valutare a distanza). Certo, buona parte di tutta la riflessione recente sul tema dipende dal fatto che in Italia la lezione frontale va ancora per la maggiore anche nelle aule universitarie, virtuali e non. Vi sono paesi dove da decenni la didattica è seminariale: bisogna leggere prima di entrare in classe, e in classe bisogna partecipare, ché la partecipazione è parte integrante della valutazione. Chiaro, se il rapporto docente/discenti è di 1 a 100, no, ahimè, non si può fare, e qua, naturalmente, si va al nocciolo del problema: senza risorse non puoi ripensare né la didattica, né il rapporto con dottorandi e ricercatori, né niente.</p>
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		<title>
		Di: carlo carlucci		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/11/27/la-distanza-della-didattica/#comment-299589</link>

		<dc:creator><![CDATA[carlo carlucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Dec 2020 16:51:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Boh.....Insegnare....di tutto e il contrario di tutto....persino il signore USA esperto in....Pura follia...E i milioni di studenti frastornati se non pecore al macello....Ma che il Covid ...non sia... provvidenziale? E che nel marasma proprio i giovani finalmente in balia di se stessi...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Boh&#8230;..Insegnare&#8230;.di tutto e il contrario di tutto&#8230;.persino il signore USA esperto in&#8230;.Pura follia&#8230;E i milioni di studenti frastornati se non pecore al macello&#8230;.Ma che il Covid &#8230;non sia&#8230; provvidenziale? E che nel marasma proprio i giovani finalmente in balia di se stessi&#8230;</p>
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		Di: jan reister		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/11/27/la-distanza-della-didattica/#comment-298918</link>

		<dc:creator><![CDATA[jan reister]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Nov 2020 17:29:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Scrive Bruce Schneier (enfasi mia):


&lt;blockquote&gt;I teach cybersecurity policy at the Harvard Kennedy School. &lt;strong&gt;My solution, which seems like the obvious one, is not to give timed closed-book exams in the first place&lt;/strong&gt;. This doesn’t work for things like the legal bar exam, which can’t modify itself so quickly. But this feels like an arms race where the cheater has a large advantage, and any remote proctoring system will be plagued with false positives.

The Security Failures of Online Exam Proctoring
https://www.schneier.com/blog/archives/2020/11/the-security-failures-of-online-exam-proctoring.html&lt;/blockquote&gt;

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scrive Bruce Schneier (enfasi mia):</p>
<blockquote><p>I teach cybersecurity policy at the Harvard Kennedy School. <strong>My solution, which seems like the obvious one, is not to give timed closed-book exams in the first place</strong>. This doesn’t work for things like the legal bar exam, which can’t modify itself so quickly. But this feels like an arms race where the cheater has a large advantage, and any remote proctoring system will be plagued with false positives.</p>
<p>The Security Failures of Online Exam Proctoring<br />
<a href="https://www.schneier.com/blog/archives/2020/11/the-security-failures-of-online-exam-proctoring.html" rel="nofollow ugc">https://www.schneier.com/blog/archives/2020/11/the-security-failures-of-online-exam-proctoring.html</a></p></blockquote>
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		<title>
		Di: ornella tajani		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/11/27/la-distanza-della-didattica/#comment-298393</link>

		<dc:creator><![CDATA[ornella tajani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Nov 2020 11:58:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie per questo interessante contributo, che condivido in buona parte; il punto fondamentale mi sembra il desiderio, espresso dagli studenti, della lezione registrata. 
Ora, i nativi digitali sono abituati a una pioggia di input senza la quale, pare, la loro soglia d’attenzione si azzera. Tuttavia, la situazione della didattica negli atenei non è manichea, non ci sono soltanto due squadre: da un lato i tromboni che parlano senza colpo ferire, senza alcun tipo di supporto, e dall’altro i forsennati del digitale. Una grandissima parte di docenti cerca di integrare in maniera ragionata gli strumenti digitali, provando a concepire lezioni omogenee capaci di veicolare dei contenuti senza stecchire chi ascolta; sicuramente è necessario continuare a ragionare sull’argomento, giacché la didattica non è una scienza esatta e va continuamente ripensata.
Bisogna però tenere a mente qualcosa di fondamentale: non possiamo pretendere che l’apprendimento sia sempre facile e non richieda mai alcuno sforzo. L’apprendimento richiede necessariamente uno sforzo di concentrazione – concentrazione che è sì sempre più difficile ottenere, ma che resta necessaria. Così come è necessario lo sforzo.
Poter riascoltare la lezione cento volte dispensa lo studente dalla necessità di seguirla e di concentrarsi mentre vi assiste; avere a disposizione le slide lo libera dall’onere di prendere appunti (con conseguenze molto nocive per l’apprendimento). Ciò va nella direzione di una didattica light, non onerosa e dunque necessariamente semplificata.
È una bruttissima deriva, che a mio avviso non fa che aumentare il rischio di deresponsabilizzazione degli studenti cui si fa cenno nell’articolo.

ps.: sulla società della registrazione, che ormai siamo diventati, ripenso e rimando al saggio &quot;Mobilitazione totale&quot; di Maurizio Ferraris (2015), di cui avevo minimamente parlato, a proposito di tutt’altro argomento, qui: https://www.nazioneindiana.com/2018/01/02/appunti-fenomenologia-del-ricordo-ai-tempi-dei-social/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie per questo interessante contributo, che condivido in buona parte; il punto fondamentale mi sembra il desiderio, espresso dagli studenti, della lezione registrata.<br />
Ora, i nativi digitali sono abituati a una pioggia di input senza la quale, pare, la loro soglia d’attenzione si azzera. Tuttavia, la situazione della didattica negli atenei non è manichea, non ci sono soltanto due squadre: da un lato i tromboni che parlano senza colpo ferire, senza alcun tipo di supporto, e dall’altro i forsennati del digitale. Una grandissima parte di docenti cerca di integrare in maniera ragionata gli strumenti digitali, provando a concepire lezioni omogenee capaci di veicolare dei contenuti senza stecchire chi ascolta; sicuramente è necessario continuare a ragionare sull’argomento, giacché la didattica non è una scienza esatta e va continuamente ripensata.<br />
Bisogna però tenere a mente qualcosa di fondamentale: non possiamo pretendere che l’apprendimento sia sempre facile e non richieda mai alcuno sforzo. L’apprendimento richiede necessariamente uno sforzo di concentrazione – concentrazione che è sì sempre più difficile ottenere, ma che resta necessaria. Così come è necessario lo sforzo.<br />
Poter riascoltare la lezione cento volte dispensa lo studente dalla necessità di seguirla e di concentrarsi mentre vi assiste; avere a disposizione le slide lo libera dall’onere di prendere appunti (con conseguenze molto nocive per l’apprendimento). Ciò va nella direzione di una didattica light, non onerosa e dunque necessariamente semplificata.<br />
È una bruttissima deriva, che a mio avviso non fa che aumentare il rischio di deresponsabilizzazione degli studenti cui si fa cenno nell’articolo.</p>
<p>ps.: sulla società della registrazione, che ormai siamo diventati, ripenso e rimando al saggio &#8220;Mobilitazione totale&#8221; di Maurizio Ferraris (2015), di cui avevo minimamente parlato, a proposito di tutt’altro argomento, qui: <a href="https://www.nazioneindiana.com/2018/01/02/appunti-fenomenologia-del-ricordo-ai-tempi-dei-social/" rel="nofollow ugc">https://www.nazioneindiana.com/2018/01/02/appunti-fenomenologia-del-ricordo-ai-tempi-dei-social/</a></p>
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