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	Commenti a: La natura urbana	</title>
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		Di: Gianni Biondillo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianni Biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Dec 2020 18:41:00 +0000</pubDate>
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Sì, Roberto, hai ragione. D&#039;altronde non credo che la pandemia cambierà l&#039;inurbamento globale in atto. Dimenticheremo in fretta tutto questo. E ci ricascheremo alla prossima emergenza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2020/12/18/la-natura-urbana/#comment-302971">Roberto Antolini</a>.</p>
<p>Sì, Roberto, hai ragione. D&#8217;altronde non credo che la pandemia cambierà l&#8217;inurbamento globale in atto. Dimenticheremo in fretta tutto questo. E ci ricascheremo alla prossima emergenza.</p>
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		Di: Roberto Antolini		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Antolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Dec 2020 09:04:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La tua è una prospettiva urbanocentrica, del resto avvalorata da tutte le statistiche pre-pandemia. Forse però, proprio nella pandemia, possono esser venuti avanti processi d’altro tipo. Il decisivo salto in un mondo totalmente informatizzato (cioè smaterializzato) potrebbe cominciare ad attenuare quell’urbanocentrismo che ha dominato la società industriale (c’è anche un urbanesimo precedente, umanistico come giustamente ricordi tu, ma ormai è ridotto ad un fenomeno turistico). Naturalmente oltre e non in contrapposizione al “nuovo rapporto fra artificiale e naturale” di cui parli tu per le aree urbane. L’inizio di una diffusione massiccia di fenomeni come lo smartworking, la didattica a distanza, l’e-commerce, possono voler dire una attenuazione della netta separazione fra città sede della modernità e dello sviluppo e campagna agricolo-residuale, una cosa che vada oltre allo sprawl, più di sostanza. Questo naturalmente per il nord ricco del mondo. Per il sud non c’è da dir altro da quello che dici tu: dobbiamo farlo noi, ed in fretta. “Farlo” vuol dire attenuare – qui – l’elitismo, il dominio incontrastato dell’1%. Vuol dire riscoprire, a livello mondiale, la Politica come principio diverso dalla pura e semplice volontà dell’1%. Cascherebbero le braccia, se non avessimo visto l’Europa passare, sotto i colpi della pandemia, dal RRRigore al Recovery fund. Il principio ispiratore della Storia non è l’Ideale (ideologico) ma la Necessità. Speriamo bene …]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La tua è una prospettiva urbanocentrica, del resto avvalorata da tutte le statistiche pre-pandemia. Forse però, proprio nella pandemia, possono esser venuti avanti processi d’altro tipo. Il decisivo salto in un mondo totalmente informatizzato (cioè smaterializzato) potrebbe cominciare ad attenuare quell’urbanocentrismo che ha dominato la società industriale (c’è anche un urbanesimo precedente, umanistico come giustamente ricordi tu, ma ormai è ridotto ad un fenomeno turistico). Naturalmente oltre e non in contrapposizione al “nuovo rapporto fra artificiale e naturale” di cui parli tu per le aree urbane. L’inizio di una diffusione massiccia di fenomeni come lo smartworking, la didattica a distanza, l’e-commerce, possono voler dire una attenuazione della netta separazione fra città sede della modernità e dello sviluppo e campagna agricolo-residuale, una cosa che vada oltre allo sprawl, più di sostanza. Questo naturalmente per il nord ricco del mondo. Per il sud non c’è da dir altro da quello che dici tu: dobbiamo farlo noi, ed in fretta. “Farlo” vuol dire attenuare – qui – l’elitismo, il dominio incontrastato dell’1%. Vuol dire riscoprire, a livello mondiale, la Politica come principio diverso dalla pura e semplice volontà dell’1%. Cascherebbero le braccia, se non avessimo visto l’Europa passare, sotto i colpi della pandemia, dal RRRigore al Recovery fund. Il principio ispiratore della Storia non è l’Ideale (ideologico) ma la Necessità. Speriamo bene …</p>
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