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	Commenti a: Soggettività, storicità e frin frin	</title>
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		<title>
		Di: Andrea Inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2021/11/10/soggettivita-storicita-e-frin-frin/#comment-314668</link>

		<dc:creator><![CDATA[Andrea Inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Nov 2021 23:01:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2021/11/10/soggettivita-storicita-e-frin-frin/#comment-314491&quot;&gt;Davide&lt;/a&gt;.

A Davide:
&quot; io per esempio credo che un valore davvero universale dell’arte tutta consista nella sua capacità di lanciare il sasso oltre il cerchio chiuso dell’orizzonte (di un’epoca, ma anche di un qualsiasi piccolo o grande sistema di valori) e di costringere così lo sguardo a seguirne la traiettoria oltre e ancora più in là.&quot;

Mi ci ritrovo perfettamente, ma oggi questa visione è una sorta di articolo di fede - forse lo è sempre stato, ma ai tempi di Adorno e Fortini c&#039;erano fior di preti e parecchi fedeli. Per sostenere questa visione della letteratura, bisogna in qualche modo sposare l&#039;idea che l&#039;orizzonte attuale non costituisca in definitiva il mondo cosi com&#039;è dev&#039;essere, ma una configurazione storica specifica, che potrebbe essere superata verso una configurazionemeno meno irrazionale e più umana, ad esempio. Ma cio&#039; implicherebbe che il critico stesso sia in qualche modo scontento del suo orizzonte, e in virtù di questa scontentezza anche in grado di sporgersi (con l&#039;aiuto delle opere) al di là di esso. Ma mi sembra che la critica, più degli autori stessi, abbia paura di non esistere, e quindi tende chiedere prove della propria realtà al presente, nel chiuse di quell&#039;orizzonte di cui si parlava, appunto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2021/11/10/soggettivita-storicita-e-frin-frin/#comment-314491">Davide</a>.</p>
<p>A Davide:<br />
&#8221; io per esempio credo che un valore davvero universale dell’arte tutta consista nella sua capacità di lanciare il sasso oltre il cerchio chiuso dell’orizzonte (di un’epoca, ma anche di un qualsiasi piccolo o grande sistema di valori) e di costringere così lo sguardo a seguirne la traiettoria oltre e ancora più in là.&#8221;</p>
<p>Mi ci ritrovo perfettamente, ma oggi questa visione è una sorta di articolo di fede &#8211; forse lo è sempre stato, ma ai tempi di Adorno e Fortini c&#8217;erano fior di preti e parecchi fedeli. Per sostenere questa visione della letteratura, bisogna in qualche modo sposare l&#8217;idea che l&#8217;orizzonte attuale non costituisca in definitiva il mondo cosi com&#8217;è dev&#8217;essere, ma una configurazione storica specifica, che potrebbe essere superata verso una configurazionemeno meno irrazionale e più umana, ad esempio. Ma cio&#8217; implicherebbe che il critico stesso sia in qualche modo scontento del suo orizzonte, e in virtù di questa scontentezza anche in grado di sporgersi (con l&#8217;aiuto delle opere) al di là di esso. Ma mi sembra che la critica, più degli autori stessi, abbia paura di non esistere, e quindi tende chiedere prove della propria realtà al presente, nel chiuse di quell&#8217;orizzonte di cui si parlava, appunto.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Giorgio Mascitelli		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2021/11/10/soggettivita-storicita-e-frin-frin/#comment-314535</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Mascitelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Nov 2021 14:38:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2021/11/10/soggettivita-storicita-e-frin-frin/#comment-314523&quot;&gt;Marco&lt;/a&gt;.

La critica letteraria è la parte più in crisi del sistema letterario, se vogliamo è la farfalla dell&#039;ecosistema perché nelle sue forme moderne, nate a partire dal Settecento e Ottocento, è negata dall&#039;estetica del profitto. I premi letterari sono parte di questo sistema, anche se in realtà ogni tanto cercano di segnalare qualche testo insolito, non penso invece che, a parte lo Strega e forse il Campiello, incidano sul mercato]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2021/11/10/soggettivita-storicita-e-frin-frin/#comment-314523">Marco</a>.</p>
<p>La critica letteraria è la parte più in crisi del sistema letterario, se vogliamo è la farfalla dell&#8217;ecosistema perché nelle sue forme moderne, nate a partire dal Settecento e Ottocento, è negata dall&#8217;estetica del profitto. I premi letterari sono parte di questo sistema, anche se in realtà ogni tanto cercano di segnalare qualche testo insolito, non penso invece che, a parte lo Strega e forse il Campiello, incidano sul mercato</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Marco		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2021/11/10/soggettivita-storicita-e-frin-frin/#comment-314523</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Nov 2021 09:23:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Considerazioni puntuali e condivisibili. 
C&#039;è però anche la questione dei premi letterari, asserviti in genere anch&#039;essi a logiche di mercato o alla forza dell&#039;editore (il che è lo stesso), e che con le loro giurie fatte anche di critici sanciscono a lungo andare non solo il successo commerciale di certi libri ma un certo canone.
La critica letteraria, secondo l&#039;etimologia del termine, avrebbe proprio la funzione di separare ciò che vale da ciò che non vale da un punto di vista artistico. E quindi, se essa funzionasse, quantomeno accanto all&#039;inevitabile successo commerciale di certi libri (frutto delle scelte, per quanto discutibili, dei lettori e degli editori che li stampano) dovremmo avere una sconfitta di questi prodotti sulle recensioni delle riviste culturali o nei premi letterari a vantaggio di altre opere. E invece ciò raramente avviene. E&#039; difficile che una rivista pubblichi una recensione negativa di un libro noto e che magari ha avuto un certo successo commerciale o letterario (specie se l&#039;autore è uno scrittore affermato) e si preferisce codardamente in genere ignorare il libro che vale poco più che stroncarlo. Quindi il problema sta anche in quelli che dovrebbero essere &quot;critici letterari&quot;, che non svolgono più, se non in rari casi, la loro funzione sanamente discriminatoria.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Considerazioni puntuali e condivisibili.<br />
C&#8217;è però anche la questione dei premi letterari, asserviti in genere anch&#8217;essi a logiche di mercato o alla forza dell&#8217;editore (il che è lo stesso), e che con le loro giurie fatte anche di critici sanciscono a lungo andare non solo il successo commerciale di certi libri ma un certo canone.<br />
La critica letteraria, secondo l&#8217;etimologia del termine, avrebbe proprio la funzione di separare ciò che vale da ciò che non vale da un punto di vista artistico. E quindi, se essa funzionasse, quantomeno accanto all&#8217;inevitabile successo commerciale di certi libri (frutto delle scelte, per quanto discutibili, dei lettori e degli editori che li stampano) dovremmo avere una sconfitta di questi prodotti sulle recensioni delle riviste culturali o nei premi letterari a vantaggio di altre opere. E invece ciò raramente avviene. E&#8217; difficile che una rivista pubblichi una recensione negativa di un libro noto e che magari ha avuto un certo successo commerciale o letterario (specie se l&#8217;autore è uno scrittore affermato) e si preferisce codardamente in genere ignorare il libro che vale poco più che stroncarlo. Quindi il problema sta anche in quelli che dovrebbero essere &#8220;critici letterari&#8221;, che non svolgono più, se non in rari casi, la loro funzione sanamente discriminatoria.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Davide		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2021/11/10/soggettivita-storicita-e-frin-frin/#comment-314491</link>

		<dc:creator><![CDATA[Davide]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Nov 2021 20:06:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2021/11/10/soggettivita-storicita-e-frin-frin/#comment-314479&quot;&gt;Andrea Inglese&lt;/a&gt;.

Se posso permettermi di rilanciare la tua riflessione, Andrea, chiederei al critico &quot;più avveduto&quot; se alla letteratura come forma d&#039;arte secondo lui possa bastare riflettere fedelmente - come in uno specchio - la sua epoca. Ne seguirebbe infatti - se così fosse - una legittimazione reciproca di arte e mondo, mentre io per esempio credo che un valore davvero universale dell&#039;arte tutta consista nella sua capacità di lanciare il sasso oltre il cerchio chiuso dell&#039;orizzonte (di un&#039;epoca, ma anche di un qualsiasi piccolo o grande sistema di valori) e di costringere così lo sguardo a seguirne la traiettoria oltre e ancora più in là. 

Mi rendo conto di camminare su un crinale di parole mitiche e quindi molto scivolose, ma siamo sicuri - direi a questo critico - che la forma piena di democrazia sia la coscienza spontanea dei supposti uguali? O dobbiamo pensare alla democrazia come ad un esercizio sempre fatalmente asimmetrico di fecondazione del corpo sociale in vista di traguardi via via ulteriori di consapevolezza e - nella fattispecie - di gusto estetico? Se dunque l&#039;arte è oltranza, oltranza senza specificazione e quindi potenzialmente con ogni specificazione, essa parla un mondo che ancora non c&#039;è e che necessita di qualcuno - di un critico, il gemello diverso dell&#039;artista - per diventare a tutti manifesto: necessita di un Contini, dicevo nel mio commento sopra, o dell&#039;apparato di note che Eliot è stato costretto suo malgrado ad aggiungere a The Waste Land.

Gianfranco Contini e le note di Eliot al suo poemetto hanno consentito al democratico pubblico dei lettori di fare uno scatto un po&#039; più in là, mentre sono convinto che assecondare il gusto e l&#039;orizzonte culturale dell&#039;indistinto popolo dei lettori, la cui alfabetizzazione - avrebbe detto Marcuse - è oltretutto puramente funzionale alla odierna società dell&#039;organizzazione e del mercato totali, finirebbe per trascinare la letteratura in una spirale al ribasso che, se arreca indubbi vantaggi economici agli operatori più scaltri del settore, di certo non promuove alcuno positivo sviluppo né della società né della cultura.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2021/11/10/soggettivita-storicita-e-frin-frin/#comment-314479">Andrea Inglese</a>.</p>
<p>Se posso permettermi di rilanciare la tua riflessione, Andrea, chiederei al critico &#8220;più avveduto&#8221; se alla letteratura come forma d&#8217;arte secondo lui possa bastare riflettere fedelmente &#8211; come in uno specchio &#8211; la sua epoca. Ne seguirebbe infatti &#8211; se così fosse &#8211; una legittimazione reciproca di arte e mondo, mentre io per esempio credo che un valore davvero universale dell&#8217;arte tutta consista nella sua capacità di lanciare il sasso oltre il cerchio chiuso dell&#8217;orizzonte (di un&#8217;epoca, ma anche di un qualsiasi piccolo o grande sistema di valori) e di costringere così lo sguardo a seguirne la traiettoria oltre e ancora più in là. </p>
<p>Mi rendo conto di camminare su un crinale di parole mitiche e quindi molto scivolose, ma siamo sicuri &#8211; direi a questo critico &#8211; che la forma piena di democrazia sia la coscienza spontanea dei supposti uguali? O dobbiamo pensare alla democrazia come ad un esercizio sempre fatalmente asimmetrico di fecondazione del corpo sociale in vista di traguardi via via ulteriori di consapevolezza e &#8211; nella fattispecie &#8211; di gusto estetico? Se dunque l&#8217;arte è oltranza, oltranza senza specificazione e quindi potenzialmente con ogni specificazione, essa parla un mondo che ancora non c&#8217;è e che necessita di qualcuno &#8211; di un critico, il gemello diverso dell&#8217;artista &#8211; per diventare a tutti manifesto: necessita di un Contini, dicevo nel mio commento sopra, o dell&#8217;apparato di note che Eliot è stato costretto suo malgrado ad aggiungere a The Waste Land.</p>
<p>Gianfranco Contini e le note di Eliot al suo poemetto hanno consentito al democratico pubblico dei lettori di fare uno scatto un po&#8217; più in là, mentre sono convinto che assecondare il gusto e l&#8217;orizzonte culturale dell&#8217;indistinto popolo dei lettori, la cui alfabetizzazione &#8211; avrebbe detto Marcuse &#8211; è oltretutto puramente funzionale alla odierna società dell&#8217;organizzazione e del mercato totali, finirebbe per trascinare la letteratura in una spirale al ribasso che, se arreca indubbi vantaggi economici agli operatori più scaltri del settore, di certo non promuove alcuno positivo sviluppo né della società né della cultura.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Giorgio Mascitelli		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2021/11/10/soggettivita-storicita-e-frin-frin/#comment-314486</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Mascitelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Nov 2021 17:38:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2021/11/10/soggettivita-storicita-e-frin-frin/#comment-314479&quot;&gt;Andrea Inglese&lt;/a&gt;.

Credo che la tua fenomenologia del procedimento critico sia condivisibile. Al declino del libro invece personalmente non credo, anche se penso che vivremo una fase in cui probabilmente certi romanzi da 1000 pagine, indipendentemente dal loro valore, avranno meno circolazione di quanta ne abbiano adesso rispetto a forme brevi. Il libro però è una forma assoluta come la ruota, difficile da superare. Sicuramente, invece,  sta già sparendo la società letteraria ai cui valori siamo stati educati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2021/11/10/soggettivita-storicita-e-frin-frin/#comment-314479">Andrea Inglese</a>.</p>
<p>Credo che la tua fenomenologia del procedimento critico sia condivisibile. Al declino del libro invece personalmente non credo, anche se penso che vivremo una fase in cui probabilmente certi romanzi da 1000 pagine, indipendentemente dal loro valore, avranno meno circolazione di quanta ne abbiano adesso rispetto a forme brevi. Il libro però è una forma assoluta come la ruota, difficile da superare. Sicuramente, invece,  sta già sparendo la società letteraria ai cui valori siamo stati educati.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Andrea Inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2021/11/10/soggettivita-storicita-e-frin-frin/#comment-314479</link>

		<dc:creator><![CDATA[Andrea Inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Nov 2021 12:34:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Così l’unica forma di validazione diventa quella di mercato: registrato il successo di un’opera, se ne stabilirà a posteriori il merito estetico, che coinciderà con la spiegazione delle ragioni del suo successo commerciale.&quot;

I critici più avveduti in questo gioco di validazione a posteriori, saranno quelli che diranno: 1) alla vecchia élite di lettori borghesi, abbiamo sostituito il lettore democratico, in un paese ormai largamente alfabetizzato; 2) non esistono opere di un certo esito rimaste impubblicate (il mercato gioca su tutti i tavoli -anche se con &quot;puntate&quot; di valore differenti); 3) il pubblico quindi ha avuto accesso a tutto, e poi ha scelto. Chi ha vinto commercialmente, nel bene e nel male, esprime almeno lo spirito dell&#039;epoca, ha risposto all&#039;inconscio del lettore. E quindi questa rientra nelle giustificazioni estetiche, intrinseche (universalità). 

Una nota di pessismismo, rispetto al tuo discorso, Giorgio, la introducono poi coloro che dicono che, certo, tutta questa faccenda è una brutta fase storica (per i valori indipendenti dal successo commerciale), ma in ogni caso dopo questa fase non ci sarà più né libro né letteratura - secondo certi criteri - quindi perché mai piangere o accigliarsi? Io non condivido questa visione, ma sento che sto mettendo piede nelle questioni di &quot;fede&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Così l’unica forma di validazione diventa quella di mercato: registrato il successo di un’opera, se ne stabilirà a posteriori il merito estetico, che coinciderà con la spiegazione delle ragioni del suo successo commerciale.&#8221;</p>
<p>I critici più avveduti in questo gioco di validazione a posteriori, saranno quelli che diranno: 1) alla vecchia élite di lettori borghesi, abbiamo sostituito il lettore democratico, in un paese ormai largamente alfabetizzato; 2) non esistono opere di un certo esito rimaste impubblicate (il mercato gioca su tutti i tavoli -anche se con &#8220;puntate&#8221; di valore differenti); 3) il pubblico quindi ha avuto accesso a tutto, e poi ha scelto. Chi ha vinto commercialmente, nel bene e nel male, esprime almeno lo spirito dell&#8217;epoca, ha risposto all&#8217;inconscio del lettore. E quindi questa rientra nelle giustificazioni estetiche, intrinseche (universalità). </p>
<p>Una nota di pessismismo, rispetto al tuo discorso, Giorgio, la introducono poi coloro che dicono che, certo, tutta questa faccenda è una brutta fase storica (per i valori indipendenti dal successo commerciale), ma in ogni caso dopo questa fase non ci sarà più né libro né letteratura &#8211; secondo certi criteri &#8211; quindi perché mai piangere o accigliarsi? Io non condivido questa visione, ma sento che sto mettendo piede nelle questioni di &#8220;fede&#8221;.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Giorgio Mascitelli		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2021/11/10/soggettivita-storicita-e-frin-frin/#comment-314432</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Mascitelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Nov 2021 15:10:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie a tutti per i commenti e le osservazioni che condivido]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie a tutti per i commenti e le osservazioni che condivido</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Davide		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2021/11/10/soggettivita-storicita-e-frin-frin/#comment-314384</link>

		<dc:creator><![CDATA[Davide]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Nov 2021 17:27:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Così l’unica forma di validazione diventa quella di mercato: registrato il successo di un’opera, se ne stabilirà a posteriori il merito estetico, che coinciderà con la spiegazione delle ragioni del suo successo commerciale&quot;.

E poi:

&quot;Infatti secondo gli esperti di marketing letterario non è importante scrivere testi interessanti, ma essere persone interessanti che destino curiosità nel pubblico. E’ insomma il trionfo della logica del testimonial che entra nella produzione editoriale, rendendo obsoleta la funzione della critica&quot;.

Se il fenomeno dell&#039;asservimento della letteratura alle logiche di mercato è da tempo sotto gli occhi di tutti, cruciale mi sembra oggi chiedersi se può darsi letteratura - nel senso più specificamente artistico del termine - senza una critica nel pieno delle sue funzioni: se potrebbe oggi ancora esistere un Montale senza un Contini.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Così l’unica forma di validazione diventa quella di mercato: registrato il successo di un’opera, se ne stabilirà a posteriori il merito estetico, che coinciderà con la spiegazione delle ragioni del suo successo commerciale&#8221;.</p>
<p>E poi:</p>
<p>&#8220;Infatti secondo gli esperti di marketing letterario non è importante scrivere testi interessanti, ma essere persone interessanti che destino curiosità nel pubblico. E’ insomma il trionfo della logica del testimonial che entra nella produzione editoriale, rendendo obsoleta la funzione della critica&#8221;.</p>
<p>Se il fenomeno dell&#8217;asservimento della letteratura alle logiche di mercato è da tempo sotto gli occhi di tutti, cruciale mi sembra oggi chiedersi se può darsi letteratura &#8211; nel senso più specificamente artistico del termine &#8211; senza una critica nel pieno delle sue funzioni: se potrebbe oggi ancora esistere un Montale senza un Contini.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Romano A. Fiocchi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2021/11/10/soggettivita-storicita-e-frin-frin/#comment-314383</link>

		<dc:creator><![CDATA[Romano A. Fiocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Nov 2021 17:13:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mascitelli sempre arguto e interessante (detto per inciso, bella l&#039;espressione «richiamando un’età in cui tutto, dai baci al vino, ha più sapore»). Per motivi analoghi, ho letto anch&#039;io più volte - a distanza di anni - alcuni testi che ritengo mi abbiano dato molto. È un po&#039; come riascoltare una musica che amiamo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mascitelli sempre arguto e interessante (detto per inciso, bella l&#8217;espressione «richiamando un’età in cui tutto, dai baci al vino, ha più sapore»). Per motivi analoghi, ho letto anch&#8217;io più volte &#8211; a distanza di anni &#8211; alcuni testi che ritengo mi abbiano dato molto. È un po&#8217; come riascoltare una musica che amiamo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Cristian Palmas		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2021/11/10/soggettivita-storicita-e-frin-frin/#comment-314368</link>

		<dc:creator><![CDATA[Cristian Palmas]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Nov 2021 07:57:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Argomentazioni esaustive e che condivido pienamente, essendo da tempo un lettore-scrittore che si lamenta del valore estetico attribuito al mero successo commerciale. Già l&#039;idea e la realizzazione delle classifiche di vendita, nelle quali le opere di narrativa sono messe nello stesso calderone di quelle usa e getta, commerciali pure, perdendo immancabilmente perché vendono meno, sono un abominio culturale, a mio avviso: educano il lettore medio a considerare arte ciò che ha successo.

Allo stesso tempo, l&#039;atteggiamento ruffiano (nei confronti delle ridotte capacità dei lettori meno colti) delle case editrici che impongono agli autori un linguaggio veicolare per la narrazione, pena l&#039;esclusione dei testi,  depaupera il potenziale artistico della produzione romanzesca: tutto giustificato con ciò che è oggi ritenuto (ma mi pare mai apertamente dichiarato) il valore culturale più importante: la vendibilità.

Ritengo che lasciare ai posteri la giustificazione estetica delle opere solo dopo che avranno avuto o meno successo sia un atto di codardia culturale, perché è una fuga dalla responsabilità di emettere un giudizio di valore artistico a un&#039;opera contemporanea – un giudizio che si può comunque emettere, quando il proprio bagaglio letterario ha fatto maturare una certa sensibilità artistica di cui si parla in questo articolo in modo più ampio e preciso, per quanto soggettiva possa essere la valutazione di merito.

Insomma, i posteri rideranno forte di noi, leggendo i nostri dibattiti culturali e le nostre recensioni &quot;critiche&quot;, se proseguiremo a sguazzare in questo oceano kitsch.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Argomentazioni esaustive e che condivido pienamente, essendo da tempo un lettore-scrittore che si lamenta del valore estetico attribuito al mero successo commerciale. Già l&#8217;idea e la realizzazione delle classifiche di vendita, nelle quali le opere di narrativa sono messe nello stesso calderone di quelle usa e getta, commerciali pure, perdendo immancabilmente perché vendono meno, sono un abominio culturale, a mio avviso: educano il lettore medio a considerare arte ciò che ha successo.</p>
<p>Allo stesso tempo, l&#8217;atteggiamento ruffiano (nei confronti delle ridotte capacità dei lettori meno colti) delle case editrici che impongono agli autori un linguaggio veicolare per la narrazione, pena l&#8217;esclusione dei testi,  depaupera il potenziale artistico della produzione romanzesca: tutto giustificato con ciò che è oggi ritenuto (ma mi pare mai apertamente dichiarato) il valore culturale più importante: la vendibilità.</p>
<p>Ritengo che lasciare ai posteri la giustificazione estetica delle opere solo dopo che avranno avuto o meno successo sia un atto di codardia culturale, perché è una fuga dalla responsabilità di emettere un giudizio di valore artistico a un&#8217;opera contemporanea – un giudizio che si può comunque emettere, quando il proprio bagaglio letterario ha fatto maturare una certa sensibilità artistica di cui si parla in questo articolo in modo più ampio e preciso, per quanto soggettiva possa essere la valutazione di merito.</p>
<p>Insomma, i posteri rideranno forte di noi, leggendo i nostri dibattiti culturali e le nostre recensioni &#8220;critiche&#8221;, se proseguiremo a sguazzare in questo oceano kitsch.</p>
]]></content:encoded>
		
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