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	Commenti a: Lettera al nobel Giorgio Parisi sull&#8217;agricoltura	</title>
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		Di: GIANFRANCO LACCONE		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[GIANFRANCO LACCONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Mar 2022 19:03:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gentile dott. Sartori, sono anch&#039;io un agronomo e ho letto con estremo interesse il suo articolo che condensa considerazioni che condivido. Non è facile lottare contro la deriva di quanti, criticando &quot;l&#039;esattezza della scienza&quot; in campi sino ad ora ritenuti esatti come la fisica o la matematica, la utilizzano poi per analizzare campi applicativi come l&#039;agricoltura che, per definizione, sono empirici e restano in quei limiti. Solo il positivismo tardo ottocentesco ha potuto creare le leggi di fertilizzazione e il delirio distruttivo del novecento ha riproposto nel mondo degli insetti quello che non è riuscito a fare con i Sapiens, utilizzando esattamente gli stessi strumenti chimico-biologici. Penso che per avere la corretta visione del vivente, in particolare delle piante, occorre posizionarsi come dinanzi ad un quadro impressionista, allontanandoci per vederlo nel suo insieme, mentre tuttora ci limitiamo a vedere da vicino i singoli dettagli. La teoria quantistica si basa proprio sull&#039;esperienza negata all&#039;agricoltura da qualche scienziato: sappiamo che alcune cose benché sembrino assurde, funzionano bene, anche se non ancora sappiamo perché. E poi, c&#039;è l&#039;imponderabile intervento della volontà che ciascun vivente applica nelle scelte: vale per l&#039;Homo sapiens, per i cinghiali, per gli storni, per le viti, per i pioppi, sicuramente per gli insetti e, non so fino a che punto, anche per i lombrichi. Non c&#039;è niente di meccanico e di istintivo nei comportamenti degli altri esseri viventi e nelle reti che creano sul pianeta. Grazie del suo contributo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile dott. Sartori, sono anch&#8217;io un agronomo e ho letto con estremo interesse il suo articolo che condensa considerazioni che condivido. Non è facile lottare contro la deriva di quanti, criticando &#8220;l&#8217;esattezza della scienza&#8221; in campi sino ad ora ritenuti esatti come la fisica o la matematica, la utilizzano poi per analizzare campi applicativi come l&#8217;agricoltura che, per definizione, sono empirici e restano in quei limiti. Solo il positivismo tardo ottocentesco ha potuto creare le leggi di fertilizzazione e il delirio distruttivo del novecento ha riproposto nel mondo degli insetti quello che non è riuscito a fare con i Sapiens, utilizzando esattamente gli stessi strumenti chimico-biologici. Penso che per avere la corretta visione del vivente, in particolare delle piante, occorre posizionarsi come dinanzi ad un quadro impressionista, allontanandoci per vederlo nel suo insieme, mentre tuttora ci limitiamo a vedere da vicino i singoli dettagli. La teoria quantistica si basa proprio sull&#8217;esperienza negata all&#8217;agricoltura da qualche scienziato: sappiamo che alcune cose benché sembrino assurde, funzionano bene, anche se non ancora sappiamo perché. E poi, c&#8217;è l&#8217;imponderabile intervento della volontà che ciascun vivente applica nelle scelte: vale per l&#8217;Homo sapiens, per i cinghiali, per gli storni, per le viti, per i pioppi, sicuramente per gli insetti e, non so fino a che punto, anche per i lombrichi. Non c&#8217;è niente di meccanico e di istintivo nei comportamenti degli altri esseri viventi e nelle reti che creano sul pianeta. Grazie del suo contributo.</p>
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