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	Commenti a: Produrre il cibo nell&#8217;Antropocene	</title>
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		<title>
		Di: Giacomo Sartori		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2022/11/05/produrre-il-cibo-nellantropocene/#comment-327621</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Nov 2022 19:59:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[sì, concordo pienamente Laccone, nelle mie riflessioni mancano completamente tutti quegli elementi fondamentali che lei cita, essenziali per poter ragionare a possibili soluzioni o anche semplicemente individuare tendenze o vie possibili. Perché non si può dire tutto in poco (relativamente) spazio, e soprattutto perchè sono dominii che non fanno parte della mia esperienza e delle mie conoscenze (anche se certo leggo avidamente tutto quello che mi capita sott&#039;occhio in proposito per la Francia, dove vivo). Come lei sa sono molte, e è difficile per una sola persona muoversi a proprio agio in più approcci, le varie discipline sono estremamente compartimentate (sostanzialmente gli agronomi italiani non sanno nulla, o quasi, dei suoli!; e praticamente nessuno in Francia, dove ci sono ottimi idrologi e ottimi climatologi, ha entrambe le competenze, e quindi può affrontare la questione dei cambiamenti climatici attuali (che non sono legate a una maggiore siccità, in Francia, 
ma a un aumento delle temperature!) con cognizione di causa) e proprio per questo è necessario affrontare in gruppo le questioni. Direi comunque che l&#039;agricoltura convenzionale è stata strattonata a forza (e ci sono state molte resistenze, se si guarda per esempio alla storia dell&#039;introduzione dei concimi chimici, e questo anche in Italia) nei modi industriali. L&#039;agricoltura bio, che fino a poco tempo fa contava poco, si barcamena, e ci sono pressioni enormi, mi sembra, e il problema forse è proprio lì, per risucchiarla in quell&#039;ambito. Ma appunto ben vengano le riflessioni che completano le mie, le problematiche sono enormi e molto complesse!
GS]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>sì, concordo pienamente Laccone, nelle mie riflessioni mancano completamente tutti quegli elementi fondamentali che lei cita, essenziali per poter ragionare a possibili soluzioni o anche semplicemente individuare tendenze o vie possibili. Perché non si può dire tutto in poco (relativamente) spazio, e soprattutto perchè sono dominii che non fanno parte della mia esperienza e delle mie conoscenze (anche se certo leggo avidamente tutto quello che mi capita sott&#8217;occhio in proposito per la Francia, dove vivo). Come lei sa sono molte, e è difficile per una sola persona muoversi a proprio agio in più approcci, le varie discipline sono estremamente compartimentate (sostanzialmente gli agronomi italiani non sanno nulla, o quasi, dei suoli!; e praticamente nessuno in Francia, dove ci sono ottimi idrologi e ottimi climatologi, ha entrambe le competenze, e quindi può affrontare la questione dei cambiamenti climatici attuali (che non sono legate a una maggiore siccità, in Francia,<br />
ma a un aumento delle temperature!) con cognizione di causa) e proprio per questo è necessario affrontare in gruppo le questioni. Direi comunque che l&#8217;agricoltura convenzionale è stata strattonata a forza (e ci sono state molte resistenze, se si guarda per esempio alla storia dell&#8217;introduzione dei concimi chimici, e questo anche in Italia) nei modi industriali. L&#8217;agricoltura bio, che fino a poco tempo fa contava poco, si barcamena, e ci sono pressioni enormi, mi sembra, e il problema forse è proprio lì, per risucchiarla in quell&#8217;ambito. Ma appunto ben vengano le riflessioni che completano le mie, le problematiche sono enormi e molto complesse!<br />
GS</p>
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		Di: GIANFRANCO LACCONE		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2022/11/05/produrre-il-cibo-nellantropocene/#comment-327616</link>

		<dc:creator><![CDATA[GIANFRANCO LACCONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Nov 2022 16:07:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#039;articolo espone concetti e valutazioni su cui concordo ampiamente, ma affronta solo di rimbalzo il problema sociale che trascina quello ambientale. Le due agricolture (per mantenermi nell&#039;approccio utilizzato) hanno un problema di alleanze e di relazione con il resto della società (locale e globale).  Quella condotta con metodi convenzionali lo ha già risolto: accetta gli assetti della società industriale e i principi dell&#039;economia globale (efficienza, produttività, investimenti finanziari come motore del &quot;progresso&quot;, reddito come riferimento valutativo complessivo). L&#039;agricoltura bio non ha ancora scelto che strada imboccare. Da studioso mi chiedo: quale è l&#039;attuale assetto socio,-antropologico delle campagne (senza la cui analisi non si andrà molto lontano)?  Le relazioni con il mondo dei consumatori come si attivano? Infine, dato che le specializzazioni e la zootecnia sono destinate a collassare in un tempo più o meno breve,  come prefiguriamo le strutture di rete e le figure miste verso cui si avvia non solo il mondo agricolo ma l&#039;intera società, nell&#039;ibridazione generalizzata dei sistemi di vita che il cambiamento climatico induce?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;articolo espone concetti e valutazioni su cui concordo ampiamente, ma affronta solo di rimbalzo il problema sociale che trascina quello ambientale. Le due agricolture (per mantenermi nell&#8217;approccio utilizzato) hanno un problema di alleanze e di relazione con il resto della società (locale e globale).  Quella condotta con metodi convenzionali lo ha già risolto: accetta gli assetti della società industriale e i principi dell&#8217;economia globale (efficienza, produttività, investimenti finanziari come motore del &#8220;progresso&#8221;, reddito come riferimento valutativo complessivo). L&#8217;agricoltura bio non ha ancora scelto che strada imboccare. Da studioso mi chiedo: quale è l&#8217;attuale assetto socio,-antropologico delle campagne (senza la cui analisi non si andrà molto lontano)?  Le relazioni con il mondo dei consumatori come si attivano? Infine, dato che le specializzazioni e la zootecnia sono destinate a collassare in un tempo più o meno breve,  come prefiguriamo le strutture di rete e le figure miste verso cui si avvia non solo il mondo agricolo ma l&#8217;intera società, nell&#8217;ibridazione generalizzata dei sistemi di vita che il cambiamento climatico induce?</p>
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