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	Commenti a: Miraggio di quiescenza	</title>
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		<title>
		Di: Paola Ivaldi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2022/11/22/mai-in-pensione-ageismo/#comment-328183</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paola Ivaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Nov 2022 22:47:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2022/11/22/mai-in-pensione-ageismo/#comment-328174&quot;&gt;Pierandrea&lt;/a&gt;.

Ma tu hai la vela e le termiche che ti aiutano a vedere le cose da una prospettiva alta e altra… questo agevola parecchio: da lontano le miserie umane ci paiono più accettabili, anche le nostre riusciamo a considerarle con maggiore indulgenza.
Grazie per il tuo benevolo commento.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2022/11/22/mai-in-pensione-ageismo/#comment-328174">Pierandrea</a>.</p>
<p>Ma tu hai la vela e le termiche che ti aiutano a vedere le cose da una prospettiva alta e altra… questo agevola parecchio: da lontano le miserie umane ci paiono più accettabili, anche le nostre riusciamo a considerarle con maggiore indulgenza.<br />
Grazie per il tuo benevolo commento.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Pierandrea		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2022/11/22/mai-in-pensione-ageismo/#comment-328174</link>

		<dc:creator><![CDATA[Pierandrea]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Nov 2022 16:18:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bello scritto, un po&#039; decadente... forse siamo decaduti...
Ogni tanto pensa a me e puoi scoprire che esistono persone ancora meno integrate di te, forse, potrebbe essere una consolazione.
Da parecchio tempo, ormai, mi rifugio nel rapporto con la mia &quot;Nimala&quot; e con il Volo... Quando questi due appoggi mi mancheranno... spero di avere ancora la forza di chiedere al Volo di  aiutarmi a concludere come mi ha aiutato a vivere.
Buona serata.
Pierandrea]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bello scritto, un po&#8217; decadente&#8230; forse siamo decaduti&#8230;<br />
Ogni tanto pensa a me e puoi scoprire che esistono persone ancora meno integrate di te, forse, potrebbe essere una consolazione.<br />
Da parecchio tempo, ormai, mi rifugio nel rapporto con la mia &#8220;Nimala&#8221; e con il Volo&#8230; Quando questi due appoggi mi mancheranno&#8230; spero di avere ancora la forza di chiedere al Volo di  aiutarmi a concludere come mi ha aiutato a vivere.<br />
Buona serata.<br />
Pierandrea</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Paola Ivaldi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2022/11/22/mai-in-pensione-ageismo/#comment-328138</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paola Ivaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Nov 2022 16:13:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2022/11/22/mai-in-pensione-ageismo/#comment-328137&quot;&gt;Giuseppe&lt;/a&gt;.

Grazie molte. Come tutte le storie, anche la mia vicenda è personale, ma anche generazionale ed epocale, come tutte le storie.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2022/11/22/mai-in-pensione-ageismo/#comment-328137">Giuseppe</a>.</p>
<p>Grazie molte. Come tutte le storie, anche la mia vicenda è personale, ma anche generazionale ed epocale, come tutte le storie.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Giuseppe		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2022/11/22/mai-in-pensione-ageismo/#comment-328137</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Nov 2022 16:05:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Colpito e affondato, c&#039;è la storia di questo paese degli ultimi 40 anni e non solo riferito al mondo del lavoro,  anche se di quello si parla e pur appartenendo alla categoria dei &quot;più coraggiosi e più folli&quot;, la sostanza cambia di poco. Grazie]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Colpito e affondato, c&#8217;è la storia di questo paese degli ultimi 40 anni e non solo riferito al mondo del lavoro,  anche se di quello si parla e pur appartenendo alla categoria dei &#8220;più coraggiosi e più folli&#8221;, la sostanza cambia di poco. Grazie</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Paola Ivaldi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2022/11/22/mai-in-pensione-ageismo/#comment-328109</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paola Ivaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Nov 2022 14:26:25 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=100206#comment-328109</guid>

					<description><![CDATA[Grazie molte per il genuino commento e per il racconto condiviso. È sempre un conforto ritrovarsi intorno alle parole e alle testimonianze di vita vissuta, resoconti dei sentieri in salita. Ammiro l&#039;impegno e la passione che evidentemente ti aiutano a sostenere le tue scelte di vita. Ti auguro il meglio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie molte per il genuino commento e per il racconto condiviso. È sempre un conforto ritrovarsi intorno alle parole e alle testimonianze di vita vissuta, resoconti dei sentieri in salita. Ammiro l&#8217;impegno e la passione che evidentemente ti aiutano a sostenere le tue scelte di vita. Ti auguro il meglio.</p>
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		<title>
		Di: Paola Ivaldi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2022/11/22/mai-in-pensione-ageismo/#comment-328108</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paola Ivaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Nov 2022 14:19:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2022/11/22/mai-in-pensione-ageismo/#comment-328102&quot;&gt;sparz&lt;/a&gt;.

Grazie per la lettura e l&#039;apprezzamento. Per quanto riguarda il mancato riscatto finale, capisco l&#039;aspettativa, eccome se la capisco... In ogni caso, il solo ottimismo praticabile, per come la vedo io, è quello gramsciano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2022/11/22/mai-in-pensione-ageismo/#comment-328102">sparz</a>.</p>
<p>Grazie per la lettura e l&#8217;apprezzamento. Per quanto riguarda il mancato riscatto finale, capisco l&#8217;aspettativa, eccome se la capisco&#8230; In ogni caso, il solo ottimismo praticabile, per come la vedo io, è quello gramsciano.</p>
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		<title>
		Di: Cristian Palmas		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2022/11/22/mai-in-pensione-ageismo/#comment-328103</link>

		<dc:creator><![CDATA[Cristian Palmas]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Nov 2022 10:49:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cara Paola,

ci separano centinaia di chilometri, esperienze diverse e una decina d&#039;anni su per giù, tuttavia ho visto illustrata la mia condizione esistenziale, nelle righe del tuo pregevole brano. Per spiegarmi, forse dovrei impiegare una carrellata di caratteri pari a quelli da te impiegati, e di certo non basterebbe un commento; ma provo lo stesso a seminare indizi riguardo ciò che ho provato nella messa in pratica del mio &quot;piano di fuga&quot;, come lo chiami tu, da due anni a questa parte – o forse sono venticinque?

A ventuno decisi di diventare scrittore, di racconti e romanzi di quella narrativa che oggi non si sa bene come chiamare, per distinguerla dalla massa omologata dei libri mercificati, eppure è l&#039;unica degna di appartenere alla Storia della letteratura. Per realizzare il sogno di arrivare un giorno a vivere (perdona la catacresi) &quot;grazie alle mie parole&quot;, mi dedicai agli studi di ingegneria meccanica (sempre meno amata e, man mano che divenivo conscio di cosa significasse progettare negli anni Duemila, sempre più deluso) per ottenere un giorno un impiego ben remunerato e scrivere nel tempo libero le mie opere. Sulla carta un&#039;idea semplice e banale: in pratica, un fallimento in partenza.

Il lavoro che ho fatto per anni giusto perché speravo almeno di ricevere una formazione professionale che facesse la differenza e una buona indipendenza economica, iniziò a perdere sempre più senso di fronte alla credenza secondo cui &quot;la formazione è solo un costo&quot;, alla pretesa che &quot;l&#039;importante è vendere, non innovare&quot;, alla concorrenza di ingegneri anziani pensionandi i quali, intuendo il pericolo futuro di una misera pensione, preferivano tener per sé quei segreti che li avrebbero resi indispensabili consulenti esterni. E quella creatività per me così necessaria per vivere, non trovava posto tra le tavole e i modelli 3D da realizzare copiando e ricopiando all&#039;infinito progetti di altre aziende, a loro volta imitazione di brevetti altrui.

Scrivere divenne dunque tutto, per me; però la frustrazione fisica e psicologica, a causa di turni e colleghi massacranti, organizzazione carente, imprenditori ciecamente avidi, mi svuotava così tanto che a casa non trovavo le forze per scrivere. Se tuttavia la giovane età mi permetteva di vincere la fatica e di combattere per il mio sogno d&#039;artista, dopo i quaranta non ho più avuto quella forza: rimaneva il sogno, più tenace che mai, con il terrore di non riuscire per motivi anagrafici a realizzarlo pubblicando almeno un romanzo; e il vigore è stato soppiantato dalla dura e amara consapevolezza di aver gettato la mia giovinezza in un mestiere sbagliato, incapace di assicurarmi almeno il benessere economico, dunque mi ha doppiamente fregato.

Così, con mia moglie, ho approntato un &quot;piano di fuga&quot;: trovare un lavoro anche umile per entrambi, in Sardegna, la terra che amo; umile ma vero e sensato, come operaio agricolo o altro, che non occupasse la mia mente, lasciandola libera di viaggiare nei campi dell&#039;ispirazione alimentando il mio sogno; che mi affaticasse fisicamente quanto volesse ma che al contrario avrebbe rinvigorito la mia vena creativa. Ciò che non sapevo è che la Sardegna è ospitale con i turisti, non con chi decide di diventare sardo, per giunta povero: la Sardegna è un fico d&#039;india.

Due anni fa promisero a me e a mia moglie un lavoro da distributore di volantini, mille euro a testa (un gruzzolo sufficiente a vivere bene sull&#039;isola) e una discreta casa in affitto: appena arrivati si rimangiarono la parola sia il titolare dell&#039;azienda che il proprietario della casa; mentre noi ormai avevamo investito quasi tutto nel trasloco da Reggio Emilia e non potevamo più tornare indietro: fu la prima dimostrazione feroce di come non ci si possa fidare della parola dei Sardi, specie se &quot;di paese&quot;.

Stiamo vivendo in condizioni di povertà, aiutati da pochi parenti, tentando di ricominciare daccapo, tra lavoretti di qualche giorno o poco oltre, senza alcun futuro all&#039;orizzonte: ciò che ci tiene saldi è la condivisione di un progetto condiviso. Però, di fronte alle asperità che stiamo incontrando nella sua concretizzazione, l&#039;unica cosa che mi permette di non impazzire è che, nonostante i giorni dedicati alla sopravvivenza, alla ricerca di lavoro per riuscire a far la spesa, pagare affitto e bollette, trovo la forza e il tempo di scrivere (come questo lungo commento, per esempio, e il racconto di stamattina).

Per ricavare all&#039;interno della giornata la mia bolla di &quot;otium litterarum&quot;, ho scelto di alzarmi alle 4 tutti i giorni tranne la domenica, e di coricarmi alle 22-23 al massimo. È difficile sostenere un ritmo simile ma l&#039;amore per la lettura e la scrittura, insieme al prodotto dei miei sforzi letterari, mi soddisfano al punto che finalmente, almeno in questo, ho trovato un senso nella mia esistenza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Paola,</p>
<p>ci separano centinaia di chilometri, esperienze diverse e una decina d&#8217;anni su per giù, tuttavia ho visto illustrata la mia condizione esistenziale, nelle righe del tuo pregevole brano. Per spiegarmi, forse dovrei impiegare una carrellata di caratteri pari a quelli da te impiegati, e di certo non basterebbe un commento; ma provo lo stesso a seminare indizi riguardo ciò che ho provato nella messa in pratica del mio &#8220;piano di fuga&#8221;, come lo chiami tu, da due anni a questa parte – o forse sono venticinque?</p>
<p>A ventuno decisi di diventare scrittore, di racconti e romanzi di quella narrativa che oggi non si sa bene come chiamare, per distinguerla dalla massa omologata dei libri mercificati, eppure è l&#8217;unica degna di appartenere alla Storia della letteratura. Per realizzare il sogno di arrivare un giorno a vivere (perdona la catacresi) &#8220;grazie alle mie parole&#8221;, mi dedicai agli studi di ingegneria meccanica (sempre meno amata e, man mano che divenivo conscio di cosa significasse progettare negli anni Duemila, sempre più deluso) per ottenere un giorno un impiego ben remunerato e scrivere nel tempo libero le mie opere. Sulla carta un&#8217;idea semplice e banale: in pratica, un fallimento in partenza.</p>
<p>Il lavoro che ho fatto per anni giusto perché speravo almeno di ricevere una formazione professionale che facesse la differenza e una buona indipendenza economica, iniziò a perdere sempre più senso di fronte alla credenza secondo cui &#8220;la formazione è solo un costo&#8221;, alla pretesa che &#8220;l&#8217;importante è vendere, non innovare&#8221;, alla concorrenza di ingegneri anziani pensionandi i quali, intuendo il pericolo futuro di una misera pensione, preferivano tener per sé quei segreti che li avrebbero resi indispensabili consulenti esterni. E quella creatività per me così necessaria per vivere, non trovava posto tra le tavole e i modelli 3D da realizzare copiando e ricopiando all&#8217;infinito progetti di altre aziende, a loro volta imitazione di brevetti altrui.</p>
<p>Scrivere divenne dunque tutto, per me; però la frustrazione fisica e psicologica, a causa di turni e colleghi massacranti, organizzazione carente, imprenditori ciecamente avidi, mi svuotava così tanto che a casa non trovavo le forze per scrivere. Se tuttavia la giovane età mi permetteva di vincere la fatica e di combattere per il mio sogno d&#8217;artista, dopo i quaranta non ho più avuto quella forza: rimaneva il sogno, più tenace che mai, con il terrore di non riuscire per motivi anagrafici a realizzarlo pubblicando almeno un romanzo; e il vigore è stato soppiantato dalla dura e amara consapevolezza di aver gettato la mia giovinezza in un mestiere sbagliato, incapace di assicurarmi almeno il benessere economico, dunque mi ha doppiamente fregato.</p>
<p>Così, con mia moglie, ho approntato un &#8220;piano di fuga&#8221;: trovare un lavoro anche umile per entrambi, in Sardegna, la terra che amo; umile ma vero e sensato, come operaio agricolo o altro, che non occupasse la mia mente, lasciandola libera di viaggiare nei campi dell&#8217;ispirazione alimentando il mio sogno; che mi affaticasse fisicamente quanto volesse ma che al contrario avrebbe rinvigorito la mia vena creativa. Ciò che non sapevo è che la Sardegna è ospitale con i turisti, non con chi decide di diventare sardo, per giunta povero: la Sardegna è un fico d&#8217;india.</p>
<p>Due anni fa promisero a me e a mia moglie un lavoro da distributore di volantini, mille euro a testa (un gruzzolo sufficiente a vivere bene sull&#8217;isola) e una discreta casa in affitto: appena arrivati si rimangiarono la parola sia il titolare dell&#8217;azienda che il proprietario della casa; mentre noi ormai avevamo investito quasi tutto nel trasloco da Reggio Emilia e non potevamo più tornare indietro: fu la prima dimostrazione feroce di come non ci si possa fidare della parola dei Sardi, specie se &#8220;di paese&#8221;.</p>
<p>Stiamo vivendo in condizioni di povertà, aiutati da pochi parenti, tentando di ricominciare daccapo, tra lavoretti di qualche giorno o poco oltre, senza alcun futuro all&#8217;orizzonte: ciò che ci tiene saldi è la condivisione di un progetto condiviso. Però, di fronte alle asperità che stiamo incontrando nella sua concretizzazione, l&#8217;unica cosa che mi permette di non impazzire è che, nonostante i giorni dedicati alla sopravvivenza, alla ricerca di lavoro per riuscire a far la spesa, pagare affitto e bollette, trovo la forza e il tempo di scrivere (come questo lungo commento, per esempio, e il racconto di stamattina).</p>
<p>Per ricavare all&#8217;interno della giornata la mia bolla di &#8220;otium litterarum&#8221;, ho scelto di alzarmi alle 4 tutti i giorni tranne la domenica, e di coricarmi alle 22-23 al massimo. È difficile sostenere un ritmo simile ma l&#8217;amore per la lettura e la scrittura, insieme al prodotto dei miei sforzi letterari, mi soddisfano al punto che finalmente, almeno in questo, ho trovato un senso nella mia esistenza.</p>
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		<item>
		<title>
		Di: sparz		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2022/11/22/mai-in-pensione-ageismo/#comment-328102</link>

		<dc:creator><![CDATA[sparz]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Nov 2022 10:19:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[bello e coinvolgente, anche per chi ha esperienze differenti. Malgrado la lunghezza, si lascia leggere fino alla fine, magari in attesa di un qualche riscatto finale. E invece no. Non siamo in un&#039;epoca di grandi ottimismi. Grazie comunque assai di questo molto vitale &quot;resoconto&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>bello e coinvolgente, anche per chi ha esperienze differenti. Malgrado la lunghezza, si lascia leggere fino alla fine, magari in attesa di un qualche riscatto finale. E invece no. Non siamo in un&#8217;epoca di grandi ottimismi. Grazie comunque assai di questo molto vitale &#8220;resoconto&#8221;.</p>
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