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	Commenti a: Democrazia e riscaldamento climatico: oltre la politica dei piccoli gesti	</title>
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		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Dec 2022 18:48:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2022/12/22/democrazia-e-riscaldamento-climatico-oltre-la-politica-dei-piccoli-gesti/#comment-329058&quot;&gt;Giuseppe A. Samonà&lt;/a&gt;.

Giuseppe, scrivi: &quot;ricordandoti che quello di un tempo passato ideale in cui la natura e l’uomo erano “amici” in opposizione all’oscuro tempo presente che ci conduce all’apocalisse è comunque un mito vasto e antico&quot;. Per carità, il comune riferimento a Leopardi ci libera da qualsiasi equivoco. Nessuna armoniosa coabitazione tra uomo e natura, ma coabitazione sofferta, in vrtù di una rapporto di forza molto chiaro e tutto a favore della cosidetta &quot;natura&quot;. A lei si imputavano le catastrofi, all&#039;uomo - come in tutte le tragedie greche - di non aver sufficientemente onorato gli dei (e quanto tutto cio&#039; puo&#039; significare). Il salto epocale, è quello riassunto dal termine antropocene, e da tutti i significati che si tira dietro. Alle catastrofi &quot;puramente&quot; naturali, si aggiungono oggi quelle di cui l&#039;uomo è attivo collaboratore, e vittima comunque finale.
Poi hai ben ragione a distinguere umiltà da misura, concetti ben distinti. Ma perché ci sia misura, anche una certa umiltà non guasta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2022/12/22/democrazia-e-riscaldamento-climatico-oltre-la-politica-dei-piccoli-gesti/#comment-329058">Giuseppe A. Samonà</a>.</p>
<p>Giuseppe, scrivi: &#8220;ricordandoti che quello di un tempo passato ideale in cui la natura e l’uomo erano “amici” in opposizione all’oscuro tempo presente che ci conduce all’apocalisse è comunque un mito vasto e antico&#8221;. Per carità, il comune riferimento a Leopardi ci libera da qualsiasi equivoco. Nessuna armoniosa coabitazione tra uomo e natura, ma coabitazione sofferta, in vrtù di una rapporto di forza molto chiaro e tutto a favore della cosidetta &#8220;natura&#8221;. A lei si imputavano le catastrofi, all&#8217;uomo &#8211; come in tutte le tragedie greche &#8211; di non aver sufficientemente onorato gli dei (e quanto tutto cio&#8217; puo&#8217; significare). Il salto epocale, è quello riassunto dal termine antropocene, e da tutti i significati che si tira dietro. Alle catastrofi &#8220;puramente&#8221; naturali, si aggiungono oggi quelle di cui l&#8217;uomo è attivo collaboratore, e vittima comunque finale.<br />
Poi hai ben ragione a distinguere umiltà da misura, concetti ben distinti. Ma perché ci sia misura, anche una certa umiltà non guasta.</p>
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		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2022/12/22/democrazia-e-riscaldamento-climatico-oltre-la-politica-dei-piccoli-gesti/#comment-329069</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Dec 2022 18:35:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cari Giorgio e Davide: Greta, Stop Oil, Extinction Rebellion sono tutte forme d&#039;impegno, a diversi livelli, che vanno, come dite, in direzione di un mutamento di cultura, che è fondamentale. In tutta questa faccenda è pero&#039; inquietante che, a queste voci critiche (nuove) e quelle più novecentesche (greenpace), si affianchino quelle dei grandi produttori di energia (alcuni più o meno impegnati nella riduzione delle fonti fossili). Quest&#039;ultimi tentatono di monopolizzare il discorso sulla grande svolta energetica &quot;verde&quot;. Ma manca ancora, mi sembra, un lavoro di divulgazione sulle alternative alle energie fossili. Mi sembra che siamo ancora in una fase di alfabetizzazione primaria su queste questioni. E&#039; anche vero che lavori più specialistici come quello di Mitchell mostrano l&#039;esistenza di un nuovo paradigma critico rispetto a quello che è stato dominante nel pensiero marxista ancora fino alla seconda metà del secolo scorso. Insomma, c&#039;è ancora tanto sapere da far circolare e da elaborare.
La citazione di Yourcenar (due anni prima della prima conferenza mondiale sul clima) testimonia poi del tasso d&#039;inerzia insita nelle nostre civiltà dell&#039;efficacia e della risposta tecnologica.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari Giorgio e Davide: Greta, Stop Oil, Extinction Rebellion sono tutte forme d&#8217;impegno, a diversi livelli, che vanno, come dite, in direzione di un mutamento di cultura, che è fondamentale. In tutta questa faccenda è pero&#8217; inquietante che, a queste voci critiche (nuove) e quelle più novecentesche (greenpace), si affianchino quelle dei grandi produttori di energia (alcuni più o meno impegnati nella riduzione delle fonti fossili). Quest&#8217;ultimi tentatono di monopolizzare il discorso sulla grande svolta energetica &#8220;verde&#8221;. Ma manca ancora, mi sembra, un lavoro di divulgazione sulle alternative alle energie fossili. Mi sembra che siamo ancora in una fase di alfabetizzazione primaria su queste questioni. E&#8217; anche vero che lavori più specialistici come quello di Mitchell mostrano l&#8217;esistenza di un nuovo paradigma critico rispetto a quello che è stato dominante nel pensiero marxista ancora fino alla seconda metà del secolo scorso. Insomma, c&#8217;è ancora tanto sapere da far circolare e da elaborare.<br />
La citazione di Yourcenar (due anni prima della prima conferenza mondiale sul clima) testimonia poi del tasso d&#8217;inerzia insita nelle nostre civiltà dell&#8217;efficacia e della risposta tecnologica.</p>
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		Di: davide orecchio		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2022/12/22/democrazia-e-riscaldamento-climatico-oltre-la-politica-dei-piccoli-gesti/#comment-329062</link>

		<dc:creator><![CDATA[davide orecchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Dec 2022 14:44:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bel pezzo, Andrea. Fai il punto su molti aspetti, non ultima la questione sociale, di classe. Sono d&#039;accordo con Giorgio: Greta per me è un personaggio estremamente positivo, e le persone della sua generazione lo sanno benissimo. C&#039;è quindi anche una forte questione generazionale. Non riesco a togliermi dalla mente l&#039;immagine del boss della Fifa Infantino che vola tra uno stadio climatizzato e l&#039;altro di Doha in elicottero, per non perdere nessuna partita dei Mondiali.
È comunque una lunga storia. Guardate cosa scriveva Marguerite Yourcenar in &quot;Archivi del Nord&quot; (1977): &quot;Centinaia di specie animali riuscite a sopravvivere fin dal tempo della giovinezza del mondo, in pochi anni saranno annientate per motivi di lucro o per semplice brutalità; l&#039;uomo sradicherà suoi propri polmoni, le grandi foreste verdi. (...) Si afferma che in certe epoche Siva danzi sul mondo, abolendo le forme. Ciò che oggi danza sul mondo è la stupidità, la violenza e l&#039;avidità dell&#039;uomo&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bel pezzo, Andrea. Fai il punto su molti aspetti, non ultima la questione sociale, di classe. Sono d&#8217;accordo con Giorgio: Greta per me è un personaggio estremamente positivo, e le persone della sua generazione lo sanno benissimo. C&#8217;è quindi anche una forte questione generazionale. Non riesco a togliermi dalla mente l&#8217;immagine del boss della Fifa Infantino che vola tra uno stadio climatizzato e l&#8217;altro di Doha in elicottero, per non perdere nessuna partita dei Mondiali.<br />
È comunque una lunga storia. Guardate cosa scriveva Marguerite Yourcenar in &#8220;Archivi del Nord&#8221; (1977): &#8220;Centinaia di specie animali riuscite a sopravvivere fin dal tempo della giovinezza del mondo, in pochi anni saranno annientate per motivi di lucro o per semplice brutalità; l&#8217;uomo sradicherà suoi propri polmoni, le grandi foreste verdi. (&#8230;) Si afferma che in certe epoche Siva danzi sul mondo, abolendo le forme. Ciò che oggi danza sul mondo è la stupidità, la violenza e l&#8217;avidità dell&#8217;uomo&#8221;.</p>
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		<title>
		Di: Giuseppe A. Samonà		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2022/12/22/democrazia-e-riscaldamento-climatico-oltre-la-politica-dei-piccoli-gesti/#comment-329058</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe A. Samonà]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Dec 2022 11:43:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2022/12/22/democrazia-e-riscaldamento-climatico-oltre-la-politica-dei-piccoli-gesti/#comment-329037&quot;&gt;andrea inglese&lt;/a&gt;.

Minime puntualizzazioni (necessarie quando si scrive di corsa).  Non parlo di “sovrappopolazione” (&#039;sovra&#039; rispetto a cosa?), ma di esplosione demografica da mettere in parallelo con altri fattori, in particolare l’economia ma non solo, per capire il mondo in cui viviamo (il che, è vero, è questione complessa, che anche, semplificandosi, si trascina dietro un bel grappolo di luoghi comuni, fra cui quello del pur vero ma troppo facile “siamo troppi”...). Leopardi era più che altro una boutade, anche se è un mio punto di riferimento, e mi piace che tu lo prenda sul serio. Ti prendo sul serio anch’io, allora, e continuo, ricordandoti che quello di un tempo passato ideale in cui la natura e l’uomo erano “amici” in opposizione all’oscuro tempo presente che ci conduce all’apocalisse è comunque un mito vasto e antico quanto la hybris umana, la démesure appunto (Opere e giorni, Genesi..., per non restare che dalle nostre parti...): il che non vuol dire ovviamente sottovalutare il salto di qualità determinatosi a partire dal XIX secolo (potremmo anche parlare di inizio dell’epoca di Homo catastroficus, appunto...), ma solo restare criticamente all’erta, per non trasformare la necessaria azione politica e culturale in involontaria produzione mitologica. Infine, più che all’ “umiltà” (concetto che mi sembra più manzoniano che leopardiano) mi appellerei  alla “misura” e alla “consapevolezza” – le antitesti dell’hybris, insomma... In questa prospettiva, oggi, proprio l’azione ad ampio raggio, immediata,  gli “impegni per domani mattina” che invoca un altro commento, o la “rivoluzione”, in senso stretto, che evocavo io, appare come la cosa più &#039;misurata&#039;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2022/12/22/democrazia-e-riscaldamento-climatico-oltre-la-politica-dei-piccoli-gesti/#comment-329037">andrea inglese</a>.</p>
<p>Minime puntualizzazioni (necessarie quando si scrive di corsa).  Non parlo di “sovrappopolazione” (&#8216;sovra&#8217; rispetto a cosa?), ma di esplosione demografica da mettere in parallelo con altri fattori, in particolare l’economia ma non solo, per capire il mondo in cui viviamo (il che, è vero, è questione complessa, che anche, semplificandosi, si trascina dietro un bel grappolo di luoghi comuni, fra cui quello del pur vero ma troppo facile “siamo troppi”&#8230;). Leopardi era più che altro una boutade, anche se è un mio punto di riferimento, e mi piace che tu lo prenda sul serio. Ti prendo sul serio anch’io, allora, e continuo, ricordandoti che quello di un tempo passato ideale in cui la natura e l’uomo erano “amici” in opposizione all’oscuro tempo presente che ci conduce all’apocalisse è comunque un mito vasto e antico quanto la hybris umana, la démesure appunto (Opere e giorni, Genesi&#8230;, per non restare che dalle nostre parti&#8230;): il che non vuol dire ovviamente sottovalutare il salto di qualità determinatosi a partire dal XIX secolo (potremmo anche parlare di inizio dell’epoca di Homo catastroficus, appunto&#8230;), ma solo restare criticamente all’erta, per non trasformare la necessaria azione politica e culturale in involontaria produzione mitologica. Infine, più che all’ “umiltà” (concetto che mi sembra più manzoniano che leopardiano) mi appellerei  alla “misura” e alla “consapevolezza” – le antitesti dell’hybris, insomma&#8230; In questa prospettiva, oggi, proprio l’azione ad ampio raggio, immediata,  gli “impegni per domani mattina” che invoca un altro commento, o la “rivoluzione”, in senso stretto, che evocavo io, appare come la cosa più &#8216;misurata&#8217;.</p>
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		<title>
		Di: giorgio mascitelli		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2022/12/22/democrazia-e-riscaldamento-climatico-oltre-la-politica-dei-piccoli-gesti/#comment-329057</link>

		<dc:creator><![CDATA[giorgio mascitelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Dec 2022 11:14:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Temi molto interessanti e per quanto mi concerne largamente condivisibili, ti faccio un paio di osservazioni collaterali: in primo luogo è vero che l&#039;ambientalismo non è preso sul serio, ciò accade, tra l&#039;altro, in quanto i suoi temi si rivolgono a tutti e pertanto non si innestano nella normale dinamica politica della società, cioè non sono legati a interessi sociali. Per esempio un ambientalismo politico che ponesse la questione fiscale contro le multinazionali facendo una politica delle alleanze, avrebbe forse oggi non consenso, ma acquisterebbe senso politico. Aggiungiamoci poi quello che io chiamo l&#039;effetto brioche: proprio per la loro generalità e urgenza le tematiche ambientaliste sono state recepite spesso in ambienti elevati e dominanti e hanno avuto dei vip mediatici come testimonial, che però  spesso nell&#039;affrontare il tema delle ricadute sociali delle politiche ambientali hanno assunto un atteggiamento che ricorda il celebre adagio se il popolo non ha pane, mangi le brioche ( pensa a Carlo III e a qualche attorone americano). Proprio in questo senso la critica che Greta fa allo stile di vita globalista ha  una sua valenza progressiva, come si diceva una volta, è vero che non prendere aerei o cose del genere serve a poco, ma criticare lo stile di vita delle classi dominanti e quindi  non farle risultare degne di ammirazione, è a mio avviso una rivoluzione culturale che può preparare altre rivoluzioni. Io penso che Greta, anche se adesso con la guerra hanno trovato modo di farla tacere ( e comunque lo avrebbero trovato lo stesso), abbia svolto una funzione importante.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Temi molto interessanti e per quanto mi concerne largamente condivisibili, ti faccio un paio di osservazioni collaterali: in primo luogo è vero che l&#8217;ambientalismo non è preso sul serio, ciò accade, tra l&#8217;altro, in quanto i suoi temi si rivolgono a tutti e pertanto non si innestano nella normale dinamica politica della società, cioè non sono legati a interessi sociali. Per esempio un ambientalismo politico che ponesse la questione fiscale contro le multinazionali facendo una politica delle alleanze, avrebbe forse oggi non consenso, ma acquisterebbe senso politico. Aggiungiamoci poi quello che io chiamo l&#8217;effetto brioche: proprio per la loro generalità e urgenza le tematiche ambientaliste sono state recepite spesso in ambienti elevati e dominanti e hanno avuto dei vip mediatici come testimonial, che però  spesso nell&#8217;affrontare il tema delle ricadute sociali delle politiche ambientali hanno assunto un atteggiamento che ricorda il celebre adagio se il popolo non ha pane, mangi le brioche ( pensa a Carlo III e a qualche attorone americano). Proprio in questo senso la critica che Greta fa allo stile di vita globalista ha  una sua valenza progressiva, come si diceva una volta, è vero che non prendere aerei o cose del genere serve a poco, ma criticare lo stile di vita delle classi dominanti e quindi  non farle risultare degne di ammirazione, è a mio avviso una rivoluzione culturale che può preparare altre rivoluzioni. Io penso che Greta, anche se adesso con la guerra hanno trovato modo di farla tacere ( e comunque lo avrebbero trovato lo stesso), abbia svolto una funzione importante.</p>
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		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2022/12/22/democrazia-e-riscaldamento-climatico-oltre-la-politica-dei-piccoli-gesti/#comment-329055</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Dec 2022 08:56:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Vero caro Spraz. I pirati dell&#039;economia fossile (e i suoi vari complici politici e culturali) se ne strabattono perché i soldi li intascano oggi, e perché ai tropici hanno al massimo le ville, ma non ci vivono, e adesso che la crisi è già qui hanno i mezzi per esserne al riparo. C&#039;è da sperare che la questione politica del secolo trovi un soggetto che la faccia sua, al seguito di quei sparuti e ancora gentili gruppi che tirano salsa di pomodori su capolavori della pittura ben protetti dai vetri (e che solo per questo vengono additati come fanatici estremisti). La controrivoluzione liberista degli anni Ottanta produsse l&#039;altermondialismo degli anni Novanta; all&#039;orizzonte, adesso, non si vede ancora qualcosa di cosi massiccio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vero caro Spraz. I pirati dell&#8217;economia fossile (e i suoi vari complici politici e culturali) se ne strabattono perché i soldi li intascano oggi, e perché ai tropici hanno al massimo le ville, ma non ci vivono, e adesso che la crisi è già qui hanno i mezzi per esserne al riparo. C&#8217;è da sperare che la questione politica del secolo trovi un soggetto che la faccia sua, al seguito di quei sparuti e ancora gentili gruppi che tirano salsa di pomodori su capolavori della pittura ben protetti dai vetri (e che solo per questo vengono additati come fanatici estremisti). La controrivoluzione liberista degli anni Ottanta produsse l&#8217;altermondialismo degli anni Novanta; all&#8217;orizzonte, adesso, non si vede ancora qualcosa di cosi massiccio.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Sparz		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2022/12/22/democrazia-e-riscaldamento-climatico-oltre-la-politica-dei-piccoli-gesti/#comment-329038</link>

		<dc:creator><![CDATA[Sparz]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Dec 2022 21:29:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie davvero, caro Andrea, di questo lungo ma bell&#039;esame di una situazione mondiale altamente deplorevole. Credo proprio di condividere tutto quanto dici e credo anche che il vecchio Paul K. condividerebbe. Uno dei problemi è che questi grandi pirati dell&#039;economia mondiale se ne strabattano delle varie analisi catastrofiche perché sanno di avere una vita limitata: pensano che nel tempo che loro resta da vivere non ci sarà nulla di così brutto da cui non possano difendersi, ma sbagliano anche in questo: la crisi è già qui e i vari impegni per il 2050 e simili fanno ridere; occorre prndere impegni per domani mattina.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie davvero, caro Andrea, di questo lungo ma bell&#8217;esame di una situazione mondiale altamente deplorevole. Credo proprio di condividere tutto quanto dici e credo anche che il vecchio Paul K. condividerebbe. Uno dei problemi è che questi grandi pirati dell&#8217;economia mondiale se ne strabattano delle varie analisi catastrofiche perché sanno di avere una vita limitata: pensano che nel tempo che loro resta da vivere non ci sarà nulla di così brutto da cui non possano difendersi, ma sbagliano anche in questo: la crisi è già qui e i vari impegni per il 2050 e simili fanno ridere; occorre prndere impegni per domani mattina.</p>
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		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2022/12/22/democrazia-e-riscaldamento-climatico-oltre-la-politica-dei-piccoli-gesti/#comment-329037</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Dec 2022 20:59:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Giuseppe non ti rispondo sulla questione demografica, perché di tutte mi sembra la meno intuitiva, e ho bisogno di approfondire almeno un poco la questione prima di dire qualcosa. Un capitolo di un libro di uno strano personaggio, ossia Hans Rosling (Factfulness, Rizzoli, 2018) mi ha fatto capire che le nostre idee legate alla sovrappopolazione mondiale vanno anlizzate criticamente. Ma vengo all&#039;altro punto importante del tuo commento: &quot;due forme opposte di megalomania (che in realtà sono le due facce di una stessa medaglia…): pensare che si possa distruggere la Terra senza limiti; pensare che, con i nostri semplici mezzi, con i nostri soli soli gesti “virtuosi” (...) si possa salvare&quot;. 
Tutta la faccenda del riscaldamento climatico impone un ripensamento del pessismismo leopardiano; Leopardi muore ben prima che la linea del consumo di carbone cominci a crescere lentamente verso l&#039;alto dopo il 1850. Leopardi appartiene a un&#039;umanità che è ancora disarmata, in quanto non ha messo in campo le energie fossili e le macchine che le permetteranno di modificare in maniera unica nella storia i rapporti di forza con la natura. Qui non sono le catastrofi naturali e l&#039;eterna vulnerabilità dell&#039;uomo in gioco, ma l&#039;uomo catastrofico, l&#039;uomo che collabora allo scantenamento delle catastrofi e che sogna soluzioni tecnologiche estreme per sfuggire ad esse. La proposta radicale e controversa della geoingegneria per proteggerci dai cambiamenti climatici - Linkiesta.it Hai sentito parlare della geoingegneria? Sono scenari da far paura. Ma naturalmente siamo d&#039;accordo su di una cosa, una constatazione questa si leopardiana: che l&#039;uomo dovrebbe essere più umile, ragionare sulla nozione di limite, e sopratutto sulla virtù aristotelica della phronesis.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Giuseppe non ti rispondo sulla questione demografica, perché di tutte mi sembra la meno intuitiva, e ho bisogno di approfondire almeno un poco la questione prima di dire qualcosa. Un capitolo di un libro di uno strano personaggio, ossia Hans Rosling (Factfulness, Rizzoli, 2018) mi ha fatto capire che le nostre idee legate alla sovrappopolazione mondiale vanno anlizzate criticamente. Ma vengo all&#8217;altro punto importante del tuo commento: &#8220;due forme opposte di megalomania (che in realtà sono le due facce di una stessa medaglia…): pensare che si possa distruggere la Terra senza limiti; pensare che, con i nostri semplici mezzi, con i nostri soli soli gesti “virtuosi” (&#8230;) si possa salvare&#8221;.<br />
Tutta la faccenda del riscaldamento climatico impone un ripensamento del pessismismo leopardiano; Leopardi muore ben prima che la linea del consumo di carbone cominci a crescere lentamente verso l&#8217;alto dopo il 1850. Leopardi appartiene a un&#8217;umanità che è ancora disarmata, in quanto non ha messo in campo le energie fossili e le macchine che le permetteranno di modificare in maniera unica nella storia i rapporti di forza con la natura. Qui non sono le catastrofi naturali e l&#8217;eterna vulnerabilità dell&#8217;uomo in gioco, ma l&#8217;uomo catastrofico, l&#8217;uomo che collabora allo scantenamento delle catastrofi e che sogna soluzioni tecnologiche estreme per sfuggire ad esse. La proposta radicale e controversa della geoingegneria per proteggerci dai cambiamenti climatici &#8211; Linkiesta.it Hai sentito parlare della geoingegneria? Sono scenari da far paura. Ma naturalmente siamo d&#8217;accordo su di una cosa, una constatazione questa si leopardiana: che l&#8217;uomo dovrebbe essere più umile, ragionare sulla nozione di limite, e sopratutto sulla virtù aristotelica della phronesis.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2022/12/22/democrazia-e-riscaldamento-climatico-oltre-la-politica-dei-piccoli-gesti/#comment-329035</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Dec 2022 20:25:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=100241#comment-329035</guid>

					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2022/12/22/democrazia-e-riscaldamento-climatico-oltre-la-politica-dei-piccoli-gesti/#comment-329025&quot;&gt;Ornella Tajani&lt;/a&gt;.

Cara Ornella: &quot;L&#039;io impera anche sulla crisi climatica&quot;. Formula quanto mai appropriata. E&#039; davvero cosi e alla lettera. Sentivo oggi dei miliardari negli Stati Uniti che si fanno costruire bunker di lusso (altro che il kit di sopravvivenza da catastrofi) del tutto convinti che ci sarà la fine del mondo e che è quindi importante prepararsi ad essa, utilizzando tutte le proprie risorse. Si parla di una sorta di &quot;auto-sovranismo&quot;, di sovranismo ma a livello di singolo io, che vuole estrarsi dal destino di specie, come quello imposto da rivolgimenti climatici.
Un&#039;altra cosa. Un urbanista analizzava la recente &quot;ondata verde&quot; alle elezioni municipali francesi. Molte città medie e grandi passate ai verdi. E la sua lettura era assai critica. Là dove i cittadini hanno ormai tutto: le grandi città concentrano tutti i servizi, tutta la cultura, tutte le tipologie di merci, e ovviamente &quot;il lavoro&quot;, il cittadino, come ultima e suprema esigenza, chiede la città verde: ossia la rimozione degli svantaggi (traffico, rumore, inquinamento, poco verde, ecc.) che erano correlati ai suoi privilegi rispetto a chi abita fuori città o anche lavora nei piccoli centri di campagna. La città verde è la cigliegina sulla torta del benessere di una classe-medio alta che vuole tutti i vantaggi della città, senza subirne tutti gli svantaggi. Certo che si puo&#039; capire un tale atteggiamento, ma la dimensione &quot;progressista&quot; di tali scelte politiche dev&#039;essere allora ridimensionata.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2022/12/22/democrazia-e-riscaldamento-climatico-oltre-la-politica-dei-piccoli-gesti/#comment-329025">Ornella Tajani</a>.</p>
<p>Cara Ornella: &#8220;L&#8217;io impera anche sulla crisi climatica&#8221;. Formula quanto mai appropriata. E&#8217; davvero cosi e alla lettera. Sentivo oggi dei miliardari negli Stati Uniti che si fanno costruire bunker di lusso (altro che il kit di sopravvivenza da catastrofi) del tutto convinti che ci sarà la fine del mondo e che è quindi importante prepararsi ad essa, utilizzando tutte le proprie risorse. Si parla di una sorta di &#8220;auto-sovranismo&#8221;, di sovranismo ma a livello di singolo io, che vuole estrarsi dal destino di specie, come quello imposto da rivolgimenti climatici.<br />
Un&#8217;altra cosa. Un urbanista analizzava la recente &#8220;ondata verde&#8221; alle elezioni municipali francesi. Molte città medie e grandi passate ai verdi. E la sua lettura era assai critica. Là dove i cittadini hanno ormai tutto: le grandi città concentrano tutti i servizi, tutta la cultura, tutte le tipologie di merci, e ovviamente &#8220;il lavoro&#8221;, il cittadino, come ultima e suprema esigenza, chiede la città verde: ossia la rimozione degli svantaggi (traffico, rumore, inquinamento, poco verde, ecc.) che erano correlati ai suoi privilegi rispetto a chi abita fuori città o anche lavora nei piccoli centri di campagna. La città verde è la cigliegina sulla torta del benessere di una classe-medio alta che vuole tutti i vantaggi della città, senza subirne tutti gli svantaggi. Certo che si puo&#8217; capire un tale atteggiamento, ma la dimensione &#8220;progressista&#8221; di tali scelte politiche dev&#8217;essere allora ridimensionata.</p>
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		Di: Giuseppe A. Samonà		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2022/12/22/democrazia-e-riscaldamento-climatico-oltre-la-politica-dei-piccoli-gesti/#comment-329033</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe A. Samonà]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Dec 2022 19:34:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Giusta (moralmente!) e interessante questa tua riflessione. Il grafico all’inizio (Global fossil fuel consumption) andrebbe incrociato con un grafico demografico (è una delle mie ossessioni): nel 1800 (grado 0 del primo) non si arriva al miliardo di esseri umani, oggi – con una crescita direttamente proporzionale simile a quella del primo grafico – si è arrivati agli otto. È da circa dieci dodicimila anni, cioè dall’inizio della rivoluzione neolitica, con qualche centinaia di migliaia di individui, che il numero degli umani è cresciuto esponenzialmente; ma è con il capitalismo moderno, la rivoluzione industriale, appunto, che questa esponenzialità si è avvitata in un vortice inimmaginabile persino per noi che ci stiamo dentro. Potremmo fare un discorso analogo con la distruzione che l’uomo opera sulla natura, anche questa in crescita sin dal neolitico. Questa divagazione la faccio per sottolineare come, leggendo una riflessione come la tua (che sostanzialmente condivido), mi vengono in mente due  contropiste di riflessione. La prima: gli esseri umani mi sembrano oggi, dal punto di vista dell’ecologia, in preda a due forme opposte di megalomania (che in realtà sono le due facce di una stessa medaglia...): pensare che si possa distruggere la Terra senza limiti; pensare che, con i nostri semplici mezzi, con i nostri soli soli gesti &quot;virtuosi&quot; (non prendere l’aereo, non prendere la macchina, non stare sotto la doccia più di quindici secondi, andare in bicicletta, moltiplicare i negozi biologici – c’era nella tua lista? etc.) la si possa salvare. Ma appunto: possiamo noi umani, da soli, salvarla, la Terra, e salvare noi stessi? (Spesso – divago di nuovo, a rischio d’essere preso per un “clima-scettico”, che ovviamente non sono, magari un po’ leopardiano... – penso che la Terra e la Natura abbiano i loro cicli e le loro attività di cui noi siamo solo un’infima impotente briciola: terremoti, eruzioni vulcaniche, catasclimi, glaciazioni etc. che, indipendentemente dalla nostra, di attività, possono in qualche anno, o persino un solo attimo, spazzare vie intere città, o persino civiltà...) La seconda: Socialismo (o qualcosa del genere) o barbarie. Se un tempo il sistema capitalista in cui vivevamo sembrava la realtà e la rivoluzione (o qualcosa del genere) una coraggiosa utopia, oggi mi verrebbe da dire che le cose si sono invertite: è utopia pensare che questo sistema impazzito che combina  distruzione ecologica e distruzione sociale, generando diseguaglianze sempre più gigantesche, possa produrre altro che una spirale di catastrofi, sino allo schianto; buon senso adoperarsi per rovesciarlo, questo sistema, nel tentativo di salvare noi e la Terra. (Questo non vuol dire, ovviamente, rinunciare ai gesti virtuosi, anzi andrebbero moltiplicati, ma inserendoli in un movimento di reale cambiamento, che solo può dar loro senso.) Anche se questo tentativo non fosse sufficiente, il costruirlo, il fare come se lo fosse, lo starci dentro, sarà già un modo migliore per vivere insieme e dentro la natura.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giusta (moralmente!) e interessante questa tua riflessione. Il grafico all’inizio (Global fossil fuel consumption) andrebbe incrociato con un grafico demografico (è una delle mie ossessioni): nel 1800 (grado 0 del primo) non si arriva al miliardo di esseri umani, oggi – con una crescita direttamente proporzionale simile a quella del primo grafico – si è arrivati agli otto. È da circa dieci dodicimila anni, cioè dall’inizio della rivoluzione neolitica, con qualche centinaia di migliaia di individui, che il numero degli umani è cresciuto esponenzialmente; ma è con il capitalismo moderno, la rivoluzione industriale, appunto, che questa esponenzialità si è avvitata in un vortice inimmaginabile persino per noi che ci stiamo dentro. Potremmo fare un discorso analogo con la distruzione che l’uomo opera sulla natura, anche questa in crescita sin dal neolitico. Questa divagazione la faccio per sottolineare come, leggendo una riflessione come la tua (che sostanzialmente condivido), mi vengono in mente due  contropiste di riflessione. La prima: gli esseri umani mi sembrano oggi, dal punto di vista dell’ecologia, in preda a due forme opposte di megalomania (che in realtà sono le due facce di una stessa medaglia&#8230;): pensare che si possa distruggere la Terra senza limiti; pensare che, con i nostri semplici mezzi, con i nostri soli soli gesti &#8220;virtuosi&#8221; (non prendere l’aereo, non prendere la macchina, non stare sotto la doccia più di quindici secondi, andare in bicicletta, moltiplicare i negozi biologici – c’era nella tua lista? etc.) la si possa salvare. Ma appunto: possiamo noi umani, da soli, salvarla, la Terra, e salvare noi stessi? (Spesso – divago di nuovo, a rischio d’essere preso per un “clima-scettico”, che ovviamente non sono, magari un po’ leopardiano&#8230; – penso che la Terra e la Natura abbiano i loro cicli e le loro attività di cui noi siamo solo un’infima impotente briciola: terremoti, eruzioni vulcaniche, catasclimi, glaciazioni etc. che, indipendentemente dalla nostra, di attività, possono in qualche anno, o persino un solo attimo, spazzare vie intere città, o persino civiltà&#8230;) La seconda: Socialismo (o qualcosa del genere) o barbarie. Se un tempo il sistema capitalista in cui vivevamo sembrava la realtà e la rivoluzione (o qualcosa del genere) una coraggiosa utopia, oggi mi verrebbe da dire che le cose si sono invertite: è utopia pensare che questo sistema impazzito che combina  distruzione ecologica e distruzione sociale, generando diseguaglianze sempre più gigantesche, possa produrre altro che una spirale di catastrofi, sino allo schianto; buon senso adoperarsi per rovesciarlo, questo sistema, nel tentativo di salvare noi e la Terra. (Questo non vuol dire, ovviamente, rinunciare ai gesti virtuosi, anzi andrebbero moltiplicati, ma inserendoli in un movimento di reale cambiamento, che solo può dar loro senso.) Anche se questo tentativo non fosse sufficiente, il costruirlo, il fare come se lo fosse, lo starci dentro, sarà già un modo migliore per vivere insieme e dentro la natura.</p>
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