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	Commenti a: &#8220;Viva voce&#8221; — un racconto	</title>
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		Di: Alvaro Barbieri		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2023/06/25/viva-voce-un-racconto/#comment-335267</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alvaro Barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Jul 2023 06:11:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In questa liturgia della vocalità, che sembra affidarsi meno alle evidenze della superficie dialogata che alle larve del non detto e del sottaciuto, i meccanismi dello spaesamento si fondano solo apparentemente sui modelli del poliziesco d’atmosfera e sul piccolo esotismo dell’ambientazione sivigliana: la posta in gioco sta tutta nell’equivocità di personaggi e situazioni che si tengono ambiguamente sospesi tra mistero e pitoccheria grottesca, tra un sottofondo abietto di sordidezza provinciale e un sospetto di magia. Nel bizzarro teatrino di rivelazioni che si affacciano per cenni e come di sbieco, tutto passa per i prestigi della voce: quella dei vivi e quella dei morti, quella effusa nella brezza serotina della conversazione e quella sacra – ma di una sacertà adulterata e in odore di impostura – prodotta durante la seduta di necromanzia, quella postuma depositata sul nastro magnetico di una segreteria telefonica e quella mnestica delle citazioni musicali (disseminate come momenti di innesco evocativo e, in pari tempo, come risorsa di decostruzione ironica per il tramite di un controcanto canzonettistico, tra pop e mélo). La stramberia degli attanti, la loro meschinità, la loro trivialità fissata in un dettaglio ritrattistico di vistosità esibita lasciano però intravedere, nello squarcio di lampeggianti svelamenti, un senso ulteriore di natura perturbante. La poetica di Coronato lavora di sguincio, entra nelle tortuosità ambivalenti delle esistenze e dei ricordi portandoci a poco a poco – come per salti inattesi – nel territorio delle ombre.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questa liturgia della vocalità, che sembra affidarsi meno alle evidenze della superficie dialogata che alle larve del non detto e del sottaciuto, i meccanismi dello spaesamento si fondano solo apparentemente sui modelli del poliziesco d’atmosfera e sul piccolo esotismo dell’ambientazione sivigliana: la posta in gioco sta tutta nell’equivocità di personaggi e situazioni che si tengono ambiguamente sospesi tra mistero e pitoccheria grottesca, tra un sottofondo abietto di sordidezza provinciale e un sospetto di magia. Nel bizzarro teatrino di rivelazioni che si affacciano per cenni e come di sbieco, tutto passa per i prestigi della voce: quella dei vivi e quella dei morti, quella effusa nella brezza serotina della conversazione e quella sacra – ma di una sacertà adulterata e in odore di impostura – prodotta durante la seduta di necromanzia, quella postuma depositata sul nastro magnetico di una segreteria telefonica e quella mnestica delle citazioni musicali (disseminate come momenti di innesco evocativo e, in pari tempo, come risorsa di decostruzione ironica per il tramite di un controcanto canzonettistico, tra pop e mélo). La stramberia degli attanti, la loro meschinità, la loro trivialità fissata in un dettaglio ritrattistico di vistosità esibita lasciano però intravedere, nello squarcio di lampeggianti svelamenti, un senso ulteriore di natura perturbante. La poetica di Coronato lavora di sguincio, entra nelle tortuosità ambivalenti delle esistenze e dei ricordi portandoci a poco a poco – come per salti inattesi – nel territorio delle ombre.</p>
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		Di: francesco Fiorentino		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco Fiorentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Jun 2023 11:02:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[un racconto che sembra tradotto dall&#039;inglese. Con la leggerezza di un&#039;ironia alla Graham Greene  affonda nei traumi di famiglia,  anima personaggi curiosi e misteriosi, ricostruisce un&#039;atmosfera spagnola letteraria e però sorprendente, scherza familiarmente coi santi. Proprio un bel racconto]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>un racconto che sembra tradotto dall&#8217;inglese. Con la leggerezza di un&#8217;ironia alla Graham Greene  affonda nei traumi di famiglia,  anima personaggi curiosi e misteriosi, ricostruisce un&#8217;atmosfera spagnola letteraria e però sorprendente, scherza familiarmente coi santi. Proprio un bel racconto</p>
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