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	Commenti a: Merda (sillabario della terra # 8)	</title>
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		<title>
		Di: giacomo sartori		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2023/08/09/odore-sillabario-della-terra-7/#comment-336847</link>

		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Aug 2023 18:11:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2023/08/09/odore-sillabario-della-terra-7/#comment-336841&quot;&gt;Giorgio Mascitelli&lt;/a&gt;.

mah, anche proprio per gli esempi concreti di transizione, l&#039;agricoltura, o per meglio dire l&#039;agroecologia, la sua branca appunto più attenta alle questioni ecologiche e sociali, ha molto da insegnarci; tutti gli esempi &quot;vincenti&quot;, in particolare in America Latina, ma non solo - si veda a questo proposito il bellissimo libro di Altieri e Rosset tradotto da Aboca (https://abocashop.com/products/sulla-via-della-madre-terra?variant=35600841474202) - sono partiti in realtà dal basso, con approcci orizzontali, non da interventi centrali, e sono riusciti poi a tirarsi dietro il mondo della ricerca e appunto le politiche pubbliche; di per sé queste ultime hanno sempre approcci verticali, che non funzionano mai, in agricoltura; e lo stesso si può dire per le &quot;soluzioni scientifiche&quot;, sulle quali si fa tanto affidamento - almeno nei discorsi - attualmente (ingenieria genetica, &quot;agricoltura di precisione&quot;...); 

perchè appunto in agroecologia le cose funzionano quando chi decide sono i contadini, in  concertazione con le altre parti, ponendo al centro le loro esigenze e le loro conoscenze, e costruendo strategie che funzionano anche economicamente; e io ho appunto l&#039;impressione, senza conoscere gli altri settori, che siano esempi che andrebbero forse presi molto sul serio, e imitati;

certo, le politiche pubbliche sono fondamentali (e la bellissima simulazione di transizione agroecologica per l&#039;Europa elaborata da Iddri-SciencesPo (file:///E:/Documenti/PEDOLOGIA_07.23/BIBLIO/agroecologia/europa/IDDRI_an%20agroecologica%20europe.pdf ) da a queste un ruolo centrale), ma davvero pensiamo che la spinta propulsiva e le soluzioni possano venire (solo) da lì?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2023/08/09/odore-sillabario-della-terra-7/#comment-336841">Giorgio Mascitelli</a>.</p>
<p>mah, anche proprio per gli esempi concreti di transizione, l&#8217;agricoltura, o per meglio dire l&#8217;agroecologia, la sua branca appunto più attenta alle questioni ecologiche e sociali, ha molto da insegnarci; tutti gli esempi &#8220;vincenti&#8221;, in particolare in America Latina, ma non solo &#8211; si veda a questo proposito il bellissimo libro di Altieri e Rosset tradotto da Aboca (<a href="https://abocashop.com/products/sulla-via-della-madre-terra?variant=35600841474202" rel="nofollow ugc">https://abocashop.com/products/sulla-via-della-madre-terra?variant=35600841474202</a>) &#8211; sono partiti in realtà dal basso, con approcci orizzontali, non da interventi centrali, e sono riusciti poi a tirarsi dietro il mondo della ricerca e appunto le politiche pubbliche; di per sé queste ultime hanno sempre approcci verticali, che non funzionano mai, in agricoltura; e lo stesso si può dire per le &#8220;soluzioni scientifiche&#8221;, sulle quali si fa tanto affidamento &#8211; almeno nei discorsi &#8211; attualmente (ingenieria genetica, &#8220;agricoltura di precisione&#8221;&#8230;); </p>
<p>perchè appunto in agroecologia le cose funzionano quando chi decide sono i contadini, in  concertazione con le altre parti, ponendo al centro le loro esigenze e le loro conoscenze, e costruendo strategie che funzionano anche economicamente; e io ho appunto l&#8217;impressione, senza conoscere gli altri settori, che siano esempi che andrebbero forse presi molto sul serio, e imitati;</p>
<p>certo, le politiche pubbliche sono fondamentali (e la bellissima simulazione di transizione agroecologica per l&#8217;Europa elaborata da Iddri-SciencesPo (file:///E:/Documenti/PEDOLOGIA_07.23/BIBLIO/agroecologia/europa/IDDRI_an%20agroecologica%20europe.pdf ) da a queste un ruolo centrale), ma davvero pensiamo che la spinta propulsiva e le soluzioni possano venire (solo) da lì?</p>
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		Di: Giorgio Mascitelli		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2023/08/09/odore-sillabario-della-terra-7/#comment-336841</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Mascitelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Aug 2023 09:40:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Innanzi tutto ti ringrazio per la risposta articolata. In secondo luogo è anche il mio sospetto, che tu confermi, che il compost sia una questione non di costi in assoluto, ma di circuiti economici e di organizzazione che determinano il peso economico di una tecnica. IL che ci pone di fronte all&#039;evidenza che qualsiasi transizione presuppone una politica economica con intervento centrale pubblico]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Innanzi tutto ti ringrazio per la risposta articolata. In secondo luogo è anche il mio sospetto, che tu confermi, che il compost sia una questione non di costi in assoluto, ma di circuiti economici e di organizzazione che determinano il peso economico di una tecnica. IL che ci pone di fronte all&#8217;evidenza che qualsiasi transizione presuppone una politica economica con intervento centrale pubblico</p>
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		Di: giacomo sartori		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2023/08/09/odore-sillabario-della-terra-7/#comment-336838</link>

		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Aug 2023 07:23:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2023/08/09/odore-sillabario-della-terra-7/#comment-336736&quot;&gt;Marco Di Pasquale&lt;/a&gt;.

speriamo! (e cerchiamo di fare quello che possiamo anche noi)
(ma non è un ritorno al passato, è piuttosto un tener conto degli insegnamenti del passato)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2023/08/09/odore-sillabario-della-terra-7/#comment-336736">Marco Di Pasquale</a>.</p>
<p>speriamo! (e cerchiamo di fare quello che possiamo anche noi)<br />
(ma non è un ritorno al passato, è piuttosto un tener conto degli insegnamenti del passato)</p>
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		<title>
		Di: giacomo sartori		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2023/08/09/odore-sillabario-della-terra-7/#comment-336822</link>

		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Aug 2023 17:50:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[non sono un economista, e i miei ragionamenti ruotano attorno a quello con cui ho invece più dimestichezza, i processi naturali in atto nelle coltivazioni agrarie e le tecniche agricole che meno sono in conflitto con essi, e che quindi sono più idonee a produrre il cibo senza combinare troppi disastri; ma naturalmente ci sono poi tutti i fondamentali aspetti economici, che devono essere analizzati da chi ne sa: è così difficile parlare di agricoltura, e così pochi sanno farlo con una visione ampia, proprio perchè le discipline coinvolte sono moltissime, e molto disparate;

quello che è certo è che gli economisti fanno in genere dei ragionamenti considerando solo i costi di mercato del momento, o insomma di un dato periodo, e senza considerare i costi ambientali nascosti, calcoli con i quali andiamo poco lontano; il problema dei concimi chimici, e in particolare di quelli azotati, è che richiedono quantià stratosferiche di energia fossile per essere prodotti, e portano all&#039;emissione di grandi quantità di gas a effetto serra (per la produzione e anche per le perdite inerenti al loro uso), e contaminano acque superficiali e profonde; tutti questi costi non rientrano in genere nei calcoli economici (questa &quot;dimenticanza&quot; è quella tipica delle valutazioni delle tecniche agrarie - che vanno ancora per la maggiore - esclusivamente sulla base delle rese a ettaro, ignorando appunto i costi indiretti e i costi dei danni); 
detto questo le concimazioni organiche, compresi i compost, non sono necessariamente più costose, il problema è piuttosto la disponibilità e l&#039;organizzazione capillare che il loro uso presuppone; le concimazioni chimiche avevano il vantaggio di poter essere applicate dappertutto e con gli stessi metodi, senza stare lì a rompersi la testa per vedere quali materie organiche erano disponibili in quel territorio, quali filiere si potevano favorire per incrementarne la disponibilità, come le persone potevano viverci...; l&#039;agricoltura industriale è come un rullo compressore, che annienta le differenze, e non cerca soluzioni locali adatte ai vari ambienti e alle varie situazioni; molti &quot;esperti&quot; ti risponderebbero insomma, ragionando con i paraocchi, che i compost sono più costosi dei concimi chimici; qualsiasi vero approccio agroecologico parte invece dal locale, perchè ogni territorio (o anche microterritorio) ha potenzialità e problematiche ambientali diversissime, come sono diverse le situazioni economiche e sociali..; è quindi questione di un paradigma completamente diverso, che porta a risposte diverse; 

per la conoscenza dell&#039;agricoltura che ho io, il vero problema di trovare forme di coltivazione non impattanti e non energivore dipende più da questo diverso approccio, che da veri problemi tecnici (o dalle soluzioni tecnologiche miracolo che vengono decantate a destra e a sinistra, che hanno sempre dietro una sete di guadagni); in altre parole le tecniche ci sono - e si può benissimo utilizzare i concimi organici al posto di quelli chimici - e i costi non sono necessamente maggiori, è solo più complicato, perchè ci vogliono soluzioni diversificate e anche molto disparate; confesso che è questa la ragione per la quale  questi problemi mi interessano così tanto: mi sembra che se c&#039;è una palestra dove possiamo sbizzarirci a trovare soluzioni sostenibili, e che anzi riparino i danni del passato, questa è proprio l&#039;agricoltura;

non so se sono riuscito a risponderti, caro Giorgio...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>non sono un economista, e i miei ragionamenti ruotano attorno a quello con cui ho invece più dimestichezza, i processi naturali in atto nelle coltivazioni agrarie e le tecniche agricole che meno sono in conflitto con essi, e che quindi sono più idonee a produrre il cibo senza combinare troppi disastri; ma naturalmente ci sono poi tutti i fondamentali aspetti economici, che devono essere analizzati da chi ne sa: è così difficile parlare di agricoltura, e così pochi sanno farlo con una visione ampia, proprio perchè le discipline coinvolte sono moltissime, e molto disparate;</p>
<p>quello che è certo è che gli economisti fanno in genere dei ragionamenti considerando solo i costi di mercato del momento, o insomma di un dato periodo, e senza considerare i costi ambientali nascosti, calcoli con i quali andiamo poco lontano; il problema dei concimi chimici, e in particolare di quelli azotati, è che richiedono quantià stratosferiche di energia fossile per essere prodotti, e portano all&#8217;emissione di grandi quantità di gas a effetto serra (per la produzione e anche per le perdite inerenti al loro uso), e contaminano acque superficiali e profonde; tutti questi costi non rientrano in genere nei calcoli economici (questa &#8220;dimenticanza&#8221; è quella tipica delle valutazioni delle tecniche agrarie &#8211; che vanno ancora per la maggiore &#8211; esclusivamente sulla base delle rese a ettaro, ignorando appunto i costi indiretti e i costi dei danni);<br />
detto questo le concimazioni organiche, compresi i compost, non sono necessariamente più costose, il problema è piuttosto la disponibilità e l&#8217;organizzazione capillare che il loro uso presuppone; le concimazioni chimiche avevano il vantaggio di poter essere applicate dappertutto e con gli stessi metodi, senza stare lì a rompersi la testa per vedere quali materie organiche erano disponibili in quel territorio, quali filiere si potevano favorire per incrementarne la disponibilità, come le persone potevano viverci&#8230;; l&#8217;agricoltura industriale è come un rullo compressore, che annienta le differenze, e non cerca soluzioni locali adatte ai vari ambienti e alle varie situazioni; molti &#8220;esperti&#8221; ti risponderebbero insomma, ragionando con i paraocchi, che i compost sono più costosi dei concimi chimici; qualsiasi vero approccio agroecologico parte invece dal locale, perchè ogni territorio (o anche microterritorio) ha potenzialità e problematiche ambientali diversissime, come sono diverse le situazioni economiche e sociali..; è quindi questione di un paradigma completamente diverso, che porta a risposte diverse; </p>
<p>per la conoscenza dell&#8217;agricoltura che ho io, il vero problema di trovare forme di coltivazione non impattanti e non energivore dipende più da questo diverso approccio, che da veri problemi tecnici (o dalle soluzioni tecnologiche miracolo che vengono decantate a destra e a sinistra, che hanno sempre dietro una sete di guadagni); in altre parole le tecniche ci sono &#8211; e si può benissimo utilizzare i concimi organici al posto di quelli chimici &#8211; e i costi non sono necessamente maggiori, è solo più complicato, perchè ci vogliono soluzioni diversificate e anche molto disparate; confesso che è questa la ragione per la quale  questi problemi mi interessano così tanto: mi sembra che se c&#8217;è una palestra dove possiamo sbizzarirci a trovare soluzioni sostenibili, e che anzi riparino i danni del passato, questa è proprio l&#8217;agricoltura;</p>
<p>non so se sono riuscito a risponderti, caro Giorgio&#8230;</p>
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		<item>
		<title>
		Di: Giorgio Mascitelli		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2023/08/09/odore-sillabario-della-terra-7/#comment-336807</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Mascitelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Aug 2023 06:59:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quanto scrivi è veramente interessante. Avrei una domanda da profano: oggi la fertilizzazione tramite compost è molto più costosa di quella chimica?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quanto scrivi è veramente interessante. Avrei una domanda da profano: oggi la fertilizzazione tramite compost è molto più costosa di quella chimica?</p>
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		<title>
		Di: Marco Di Pasquale		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2023/08/09/odore-sillabario-della-terra-7/#comment-336736</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco Di Pasquale]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Aug 2023 10:27:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La speranza, che pare banale e retorica, è che questo ritorno al passato, non semplice ma auspicabile poiché davvero efficace, venga sostenuto dai nuovi agronomi ed agricoltori: non avevo mai sentito nominare la parola &quot;sovescio&quot; prima di un mese e mezzo fa, durante gli esami di maturità all&#039;agraria, e in quel caso ero tornato con la memoria a ciò che facevano nel loro piccolo i miei nonni, contadini di piccolo taglio, sui loro campi che, ancora ricordo, non erano certo chiari e magri come giustamente li definisce Sartori. Noi siamo solo un Paese, ed insignificante nelle dinamiche politiche mondiali, e dovrebbero essere anche altre Nazioni a riflettere e cambiare direzione sull&#039;agricoltura, ma auspico che i ragazzi che ho ascoltato a giugno, così convinti che quella di un metodo sostenibile e rispettoso dei cicli naturali sia l&#039;unica strada da percorrere nel loro lavoro di domani, faranno le scelte vincenti e non cedano ai miraggi capitalisti che hanno distrutto il nostro pianeta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La speranza, che pare banale e retorica, è che questo ritorno al passato, non semplice ma auspicabile poiché davvero efficace, venga sostenuto dai nuovi agronomi ed agricoltori: non avevo mai sentito nominare la parola &#8220;sovescio&#8221; prima di un mese e mezzo fa, durante gli esami di maturità all&#8217;agraria, e in quel caso ero tornato con la memoria a ciò che facevano nel loro piccolo i miei nonni, contadini di piccolo taglio, sui loro campi che, ancora ricordo, non erano certo chiari e magri come giustamente li definisce Sartori. Noi siamo solo un Paese, ed insignificante nelle dinamiche politiche mondiali, e dovrebbero essere anche altre Nazioni a riflettere e cambiare direzione sull&#8217;agricoltura, ma auspico che i ragazzi che ho ascoltato a giugno, così convinti che quella di un metodo sostenibile e rispettoso dei cicli naturali sia l&#8217;unica strada da percorrere nel loro lavoro di domani, faranno le scelte vincenti e non cedano ai miraggi capitalisti che hanno distrutto il nostro pianeta.</p>
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