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	Commenti a: La tentazione di decontestualizzare e il dovere della narrazione. Sul conflitto tra Israele e Hamas	</title>
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		Di: andrea inglese		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Oct 2023 23:43:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non ho usato che una volta, e come una possibilità, il termine &quot;crimine contro l&#039;umanità&quot; non perché credo con certezza che sia inappropriato in questo contesto (attacco di Hamas, effetti della colonizzazione israeliana, assedio e bombardamento di Gaza, ecc.), ma perché sono termini, come ben dici, ancora più &quot;pesanti&#039;, e non mi va di usarli con disinvoltura, cioè senza prima fare un lavoro di documentazione minimamente approfondita. Anche in questo caso, pero&#039;, è importante rinfrescarsi le idee, e sempre da Treccani:

&quot;I crimini contro l’umanità sono atti inumani compiuti nell’ambito di una prassi estesa o sistematica di violenze nei confronti di una popolazione civile. La Carta del Tribunale di Norimberga, che per prima ha fornito un elenco di tali crimini, richiedeva che gli atti elencati fossero commessi in esecuzione di o in connessione con crimini di guerra o crimini contro la pace. Un siffatto nesso, richiesto anche dalla Carta del Tribunale di Tokyo, non è tuttavia necessario secondo il diritto internazionale contemporaneo (v. però l’art. 7, par. 1, lett. h) dello Statuto della CPI, che per la sola persecuzione richiede un nesso con altri crimini contro l’umanità o con altre categorie di crimini rientranti nella giurisdizione della CPI).

Diversamente dai crimini di guerra, i crimini contro l’umanità possono essere compiuti sia durante un conflitto armato che al di fuori di esso, in tempo di pace. Inoltre, mentre i crimini di guerra sono diretti contro combattenti o civili di nazionalità nemica o comunque legati da un vincolo di fedeltà all’avversario, per i crimini contro l’umanità è irrilevante la nazionalità della vittima e, nel caso sia in corso un conflitto armato, la sua fedeltà all’una o all’altra parte del conflitto. Occorre pure rilevare che mentre i crimini di guerra possono essere atti isolati, i crimini contro l’umanità richiedono l’esistenza di una molteplicità di condotte lesive.

Lo Statuto della CPI qualifica come crimini contro l’umanità gli atti di seguito elencati, «quando commessi come parte di un attacco esteso o sistematico diretto contro qualsiasi popolazione civile, con la consapevolezza dell’attacco»: l’omicidio volontario; lo sterminio; la riduzione in schiavitù; la deportazione e il trasferimento forzato di popolazione; la detenzione e ogni altra grave privazione della libertà personale in violazione del diritto internazionale; la tortura; lo stupro, la schiavitù sessuale, la prostituzione forzata, la sterilizzazione forzata e altre forme di violenza sessuale di analoga gravità; la persecuzione per motivi politici, razziali, nazionali, etnici, culturali, religiosi, di genere o altri motivi non ammessi dal diritto internazionale; la sparizione forzata di persone; l’apartheid; e altri atti inumani di carattere analogo comportanti grandi sofferenze o gravi lesioni fisiche o psichiche (art. 7, par. 1).

Lo Statuto della CPI dà anche una definizione di «attacco diretto contro qualsiasi popolazione civile», richiedendo la reiterata commissione degli atti sopra elencati in attuazione di o in base a una politica dello Stato o di un’organizzazione (art. 7, par. 2, lett. a). Quanto a quest’ultima, è da ritenere che possa trattarsi non solo di un’organizzazione che abbia il controllo del territorio, ma di qualsiasi gruppo di individui strutturato dotato della capacità di condurre un attacco siffatto, inclusa un’organizzazione terroristica (Werle, G.-Jessberger, F., op. cit., 342 ss.).&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non ho usato che una volta, e come una possibilità, il termine &#8220;crimine contro l&#8217;umanità&#8221; non perché credo con certezza che sia inappropriato in questo contesto (attacco di Hamas, effetti della colonizzazione israeliana, assedio e bombardamento di Gaza, ecc.), ma perché sono termini, come ben dici, ancora più &#8220;pesanti&#8217;, e non mi va di usarli con disinvoltura, cioè senza prima fare un lavoro di documentazione minimamente approfondita. Anche in questo caso, pero&#8217;, è importante rinfrescarsi le idee, e sempre da Treccani:</p>
<p>&#8220;I crimini contro l’umanità sono atti inumani compiuti nell’ambito di una prassi estesa o sistematica di violenze nei confronti di una popolazione civile. La Carta del Tribunale di Norimberga, che per prima ha fornito un elenco di tali crimini, richiedeva che gli atti elencati fossero commessi in esecuzione di o in connessione con crimini di guerra o crimini contro la pace. Un siffatto nesso, richiesto anche dalla Carta del Tribunale di Tokyo, non è tuttavia necessario secondo il diritto internazionale contemporaneo (v. però l’art. 7, par. 1, lett. h) dello Statuto della CPI, che per la sola persecuzione richiede un nesso con altri crimini contro l’umanità o con altre categorie di crimini rientranti nella giurisdizione della CPI).</p>
<p>Diversamente dai crimini di guerra, i crimini contro l’umanità possono essere compiuti sia durante un conflitto armato che al di fuori di esso, in tempo di pace. Inoltre, mentre i crimini di guerra sono diretti contro combattenti o civili di nazionalità nemica o comunque legati da un vincolo di fedeltà all’avversario, per i crimini contro l’umanità è irrilevante la nazionalità della vittima e, nel caso sia in corso un conflitto armato, la sua fedeltà all’una o all’altra parte del conflitto. Occorre pure rilevare che mentre i crimini di guerra possono essere atti isolati, i crimini contro l’umanità richiedono l’esistenza di una molteplicità di condotte lesive.</p>
<p>Lo Statuto della CPI qualifica come crimini contro l’umanità gli atti di seguito elencati, «quando commessi come parte di un attacco esteso o sistematico diretto contro qualsiasi popolazione civile, con la consapevolezza dell’attacco»: l’omicidio volontario; lo sterminio; la riduzione in schiavitù; la deportazione e il trasferimento forzato di popolazione; la detenzione e ogni altra grave privazione della libertà personale in violazione del diritto internazionale; la tortura; lo stupro, la schiavitù sessuale, la prostituzione forzata, la sterilizzazione forzata e altre forme di violenza sessuale di analoga gravità; la persecuzione per motivi politici, razziali, nazionali, etnici, culturali, religiosi, di genere o altri motivi non ammessi dal diritto internazionale; la sparizione forzata di persone; l’apartheid; e altri atti inumani di carattere analogo comportanti grandi sofferenze o gravi lesioni fisiche o psichiche (art. 7, par. 1).</p>
<p>Lo Statuto della CPI dà anche una definizione di «attacco diretto contro qualsiasi popolazione civile», richiedendo la reiterata commissione degli atti sopra elencati in attuazione di o in base a una politica dello Stato o di un’organizzazione (art. 7, par. 2, lett. a). Quanto a quest’ultima, è da ritenere che possa trattarsi non solo di un’organizzazione che abbia il controllo del territorio, ma di qualsiasi gruppo di individui strutturato dotato della capacità di condurre un attacco siffatto, inclusa un’organizzazione terroristica (Werle, G.-Jessberger, F., op. cit., 342 ss.).&#8221;</p>
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		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2023/10/17/la-tentazione-di-decontestualizzare-e-il-dovere-della-narrazione-sul-conflitto-tra-israele-e-hamas/#comment-339148</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Oct 2023 23:26:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Giuseppe, possiamo anche in questo caso fare un passo in più verso la chiarezza e l&#039;esplicitazione. E&#039; in effetti importante avere un riferimento non vago o generico a formule come &quot;crimini di guerra&quot;, che nel caso del mio ragionamento, ad esempio, hanno un ruolo fondamentale. Sarà utile anche ad altri che eventualmente ci leggono avere questa definizione sotto gli occhi. Mi sono rivolto alla voce dell&#039;enciclopedia Treccani:

https://www.treccani.it/enciclopedia/crimini-internazionali_%28Diritto-on-line%29/#:~:text=S

&quot;In linea di principio, crimini di guerra possono essere commessi sia da combattenti che da civili. È in ogni caso indispensabile una connessione tra l’atto da questi compiuto e il conflitto armato, affinché possa configurarsi un crimine di guerra. Tale connessione deve essere accertata volta per volta.

I crimini di guerra possono essere distinti in quattro gruppi: crimini contro persone protette; crimini contro beni protetti; crimini connessi all’impiego di metodi di combattimento vietati; crimini relativi all’uso di mezzi di combattimento proibiti. I crimini contro persone protette, sia nei conflitti internazionali che nei conflitti interni, comprendono tra l’altro: l’attacco deliberato contro la popolazione civile o singoli civili che non partecipino direttamente alle ostilità; l’uccisione e la tortura di prigionieri di guerra; il reclutamento di bambini soldato; l’attacco deliberato contro il personale di una missione di assistenza umanitaria o di peacekeeping, a cui sia riconosciuta la protezione spettante ai civili.

Come esempi di crimini contro beni protetti, quale che sia la natura del conflitto, possono citarsi: l’attacco deliberato contro beni civili, ovvero beni che non costituiscano obiettivo militare (...); la distruzione e il sequestro di beni dell’avversario che non siano imperativamente richiesti dalla necessità militare; l’attacco deliberato contro edifici religiosi, monumenti storici, musei e ospedali, che non costituiscano obiettivo militare; il saccheggio di paesi e luoghi; l’attacco deliberato nei confronti di edifici, materiali e mezzi di trasporto che espongano gli emblemi distintivi delle Convenzioni di Ginevra.

Quanto ai crimini connessi all’impiego di metodi di combattimento vietati, sia nei conflitti internazionali che nei conflitti interni, possono citarsi ad esempio: l’uccisione e il ferimento di combattenti avversari mediante il ricorso alla perfidia; la dichiarazione che non sarà dato quartiere; la deliberata riduzione alla fame dei civili, privandoli dei beni indispensabili per la sopravvivenza; l’impiego di civili come scudi umani (...).

Infine, come esempi di crimini relativi al ricorso a mezzi di combattimento proibiti, in qualsiasi conflitto armato, possono menzionarsi: l’uso di armi chimiche; l’impiego di armi batteriologiche; l’utilizzo di armi che abbiano come principale effetto quello di produrre il ferimento mediante schegge nel corpo non individuabili con i raggi X; l’uso di armi laser specificamente concepite per provocare una cecità permanente.&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Giuseppe, possiamo anche in questo caso fare un passo in più verso la chiarezza e l&#8217;esplicitazione. E&#8217; in effetti importante avere un riferimento non vago o generico a formule come &#8220;crimini di guerra&#8221;, che nel caso del mio ragionamento, ad esempio, hanno un ruolo fondamentale. Sarà utile anche ad altri che eventualmente ci leggono avere questa definizione sotto gli occhi. Mi sono rivolto alla voce dell&#8217;enciclopedia Treccani:</p>
<p><a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/crimini-internazionali_%28Diritto-on-line%29/#:~:text=S" rel="nofollow ugc">https://www.treccani.it/enciclopedia/crimini-internazionali_%28Diritto-on-line%29/#:~:text=S</a></p>
<p>&#8220;In linea di principio, crimini di guerra possono essere commessi sia da combattenti che da civili. È in ogni caso indispensabile una connessione tra l’atto da questi compiuto e il conflitto armato, affinché possa configurarsi un crimine di guerra. Tale connessione deve essere accertata volta per volta.</p>
<p>I crimini di guerra possono essere distinti in quattro gruppi: crimini contro persone protette; crimini contro beni protetti; crimini connessi all’impiego di metodi di combattimento vietati; crimini relativi all’uso di mezzi di combattimento proibiti. I crimini contro persone protette, sia nei conflitti internazionali che nei conflitti interni, comprendono tra l’altro: l’attacco deliberato contro la popolazione civile o singoli civili che non partecipino direttamente alle ostilità; l’uccisione e la tortura di prigionieri di guerra; il reclutamento di bambini soldato; l’attacco deliberato contro il personale di una missione di assistenza umanitaria o di peacekeeping, a cui sia riconosciuta la protezione spettante ai civili.</p>
<p>Come esempi di crimini contro beni protetti, quale che sia la natura del conflitto, possono citarsi: l’attacco deliberato contro beni civili, ovvero beni che non costituiscano obiettivo militare (&#8230;); la distruzione e il sequestro di beni dell’avversario che non siano imperativamente richiesti dalla necessità militare; l’attacco deliberato contro edifici religiosi, monumenti storici, musei e ospedali, che non costituiscano obiettivo militare; il saccheggio di paesi e luoghi; l’attacco deliberato nei confronti di edifici, materiali e mezzi di trasporto che espongano gli emblemi distintivi delle Convenzioni di Ginevra.</p>
<p>Quanto ai crimini connessi all’impiego di metodi di combattimento vietati, sia nei conflitti internazionali che nei conflitti interni, possono citarsi ad esempio: l’uccisione e il ferimento di combattenti avversari mediante il ricorso alla perfidia; la dichiarazione che non sarà dato quartiere; la deliberata riduzione alla fame dei civili, privandoli dei beni indispensabili per la sopravvivenza; l’impiego di civili come scudi umani (&#8230;).</p>
<p>Infine, come esempi di crimini relativi al ricorso a mezzi di combattimento proibiti, in qualsiasi conflitto armato, possono menzionarsi: l’uso di armi chimiche; l’impiego di armi batteriologiche; l’utilizzo di armi che abbiano come principale effetto quello di produrre il ferimento mediante schegge nel corpo non individuabili con i raggi X; l’uso di armi laser specificamente concepite per provocare una cecità permanente.&#8221;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Giuseppe A. Samonà		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2023/10/17/la-tentazione-di-decontestualizzare-e-il-dovere-della-narrazione-sul-conflitto-tra-israele-e-hamas/#comment-339143</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe A. Samonà]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Oct 2023 19:50:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2023/10/17/la-tentazione-di-decontestualizzare-e-il-dovere-della-narrazione-sul-conflitto-tra-israele-e-hamas/#comment-339125&quot;&gt;andrea inglese&lt;/a&gt;.

[anch&#039;io aggiungo anche qui, per le stesse ragioni]

Caro Andrea,
Grazie, sai sempre avvicinare con garbata originalità le cose più difficili: sì, certo, nulla  giustifica nulla, in questa tragedia. E se devo dirtelo con una parola sono, semplicemente, disperato. Disperato umanamente, innanzitutto, per i civili, la maggior parte giovanissimi, e bambini, che cadono sotto le bombe e le armi a Gaza. Disperato politicamente, perché questa guerra mi sembra se possibile rendere ancora più accesa, irreversibile, la spirale dell’odio e della vendetta. E poi disperato per la nostra impotenza, per la nostra incapacità collettiva non solo a fermare questa guerra, com’è purtroppo ovvio, ma anche semplicemente a incontrarci, a parlarci veramente, al di là di quei pochi amici intimi di cui abbiamo già misurato il pensiero e l’azione, disperato in altri termini per l’impossibilità, adesso, di trovare, di costruire un nostro luogo collettivo, di azione e di pensiero, che permetta di esprimere insieme la propria pena e la propria totale  opposizione a questa guerra, alla guerra, insieme immaginando, elaborando, costruendo proposte per l’unica pace possibile, anche se oggi sembra impossibile: che non può che partire dalla fine reale dell’occupazione. Perché quel nostro luogo collettivo dovrebbe purgarsi di qualunque odio e pregiudizio, dovrebbe poter sentire ed esprimere – proprio come dici tu – che l’orrore di fronte a questa guerra, insieme alla volontà di metterci fine, non scacciano, non devono scacciare l’orrore di fronte al massacro di Hamas, insieme alla volontà di sconfiggerne la cultura di morte che lo sottende, e anche dovrebbe riflettere, ci dovremmo in particolare riflettere noi scrittori, “esperti” di parole, sulla scelta e l’uso dei termini, nella fattispecie interrogandosi per esempio (ma la lista dei termini da analizzare è lunga) sul se, come e quando impiegare “crimini di guerra” e se come e quando “crimini contro l’umanità”: non perché i primi siano in qualche modo più giustificabili, più scusabili degli altri – è osceno anche solo il pensarlo – ma perché anche il linguaggio è un’arma, e la precisione nella scelta delle parole è fondamentale per potersi parlare, capire, agire. Soprattutto, quel nostro luogo collettivo dovrebbe essere animato dal desiderio che tutti, tutti!, quelli che vivono su quella terra – che oltre ad essere “medio-orientale” è anche innanzitutto mediterranea il che ce l’avvicina ancor di più – ci possano vivere in pace e giustizia, qualunque siano le soluzioni  considerate (due popoli due Stati, una Confederazione, un solo Stato per due popoli... o altre ancora che si potranno immaginare: anche se oggi tutte sembrano impossibili, e dal mio punto di vista alcune ancora più impossibili di altre). In tale direzione, questo nostro luogo collettivo dovrebbe prendere atto che questa tragedia viene da lontano, e la sua storia – che si dovrebbe conoscere, studiare – è terribilmente complessa e non può essere ridotta a slogan; o se vuoi, se proprio vogliamo “semplificare”, partiamo dalla constatazione che in quella stessa terra si confrontano due memorie contrapposte, e nessuna può, deve essere mortificata, negata, entrambe devono essere considerate; ed è solo se gli attori di una parte, come è stato detto, cercheranno di mettersi nella pelle degli attori dell’altra, che si potrà cominciare a costruire quella strada di pace, a rendere possibile quel che oggi è impossibile. Laggiù, sia pur nel naufragio presente, alcuni – sono fili oggi rari, esilissimi – continuano a provare a farlo. E qui, noi, dovremmo fare di tutto perché quella strada riprenda, quei fili si rinforzino, si moltiplichino : non per idealismo, ma perché anche se impervia, pressocché impercorribile, altra strada non c’è. Questo nostro dialogo a due, immerso nel silenzio e pieno di cautela (come anche alcune risposte disarmanti per la loro feroce e sorda chiusura ricevute in privato, insieme ad altre, sempre private, per fortuna assai confortanti) testimonia l’enorme difficoltà di intraprendere questo cammino collettivo, perché la polemica infiammata è sempre in agguato; ma ne è anche il timido, preziosissimo inizio, e te ne ringrazio di cuore.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2023/10/17/la-tentazione-di-decontestualizzare-e-il-dovere-della-narrazione-sul-conflitto-tra-israele-e-hamas/#comment-339125">andrea inglese</a>.</p>
<p>[anch&#8217;io aggiungo anche qui, per le stesse ragioni]</p>
<p>Caro Andrea,<br />
Grazie, sai sempre avvicinare con garbata originalità le cose più difficili: sì, certo, nulla  giustifica nulla, in questa tragedia. E se devo dirtelo con una parola sono, semplicemente, disperato. Disperato umanamente, innanzitutto, per i civili, la maggior parte giovanissimi, e bambini, che cadono sotto le bombe e le armi a Gaza. Disperato politicamente, perché questa guerra mi sembra se possibile rendere ancora più accesa, irreversibile, la spirale dell’odio e della vendetta. E poi disperato per la nostra impotenza, per la nostra incapacità collettiva non solo a fermare questa guerra, com’è purtroppo ovvio, ma anche semplicemente a incontrarci, a parlarci veramente, al di là di quei pochi amici intimi di cui abbiamo già misurato il pensiero e l’azione, disperato in altri termini per l’impossibilità, adesso, di trovare, di costruire un nostro luogo collettivo, di azione e di pensiero, che permetta di esprimere insieme la propria pena e la propria totale  opposizione a questa guerra, alla guerra, insieme immaginando, elaborando, costruendo proposte per l’unica pace possibile, anche se oggi sembra impossibile: che non può che partire dalla fine reale dell’occupazione. Perché quel nostro luogo collettivo dovrebbe purgarsi di qualunque odio e pregiudizio, dovrebbe poter sentire ed esprimere – proprio come dici tu – che l’orrore di fronte a questa guerra, insieme alla volontà di metterci fine, non scacciano, non devono scacciare l’orrore di fronte al massacro di Hamas, insieme alla volontà di sconfiggerne la cultura di morte che lo sottende, e anche dovrebbe riflettere, ci dovremmo in particolare riflettere noi scrittori, “esperti” di parole, sulla scelta e l’uso dei termini, nella fattispecie interrogandosi per esempio (ma la lista dei termini da analizzare è lunga) sul se, come e quando impiegare “crimini di guerra” e se come e quando “crimini contro l’umanità”: non perché i primi siano in qualche modo più giustificabili, più scusabili degli altri – è osceno anche solo il pensarlo – ma perché anche il linguaggio è un’arma, e la precisione nella scelta delle parole è fondamentale per potersi parlare, capire, agire. Soprattutto, quel nostro luogo collettivo dovrebbe essere animato dal desiderio che tutti, tutti!, quelli che vivono su quella terra – che oltre ad essere “medio-orientale” è anche innanzitutto mediterranea il che ce l’avvicina ancor di più – ci possano vivere in pace e giustizia, qualunque siano le soluzioni  considerate (due popoli due Stati, una Confederazione, un solo Stato per due popoli&#8230; o altre ancora che si potranno immaginare: anche se oggi tutte sembrano impossibili, e dal mio punto di vista alcune ancora più impossibili di altre). In tale direzione, questo nostro luogo collettivo dovrebbe prendere atto che questa tragedia viene da lontano, e la sua storia – che si dovrebbe conoscere, studiare – è terribilmente complessa e non può essere ridotta a slogan; o se vuoi, se proprio vogliamo “semplificare”, partiamo dalla constatazione che in quella stessa terra si confrontano due memorie contrapposte, e nessuna può, deve essere mortificata, negata, entrambe devono essere considerate; ed è solo se gli attori di una parte, come è stato detto, cercheranno di mettersi nella pelle degli attori dell’altra, che si potrà cominciare a costruire quella strada di pace, a rendere possibile quel che oggi è impossibile. Laggiù, sia pur nel naufragio presente, alcuni – sono fili oggi rari, esilissimi – continuano a provare a farlo. E qui, noi, dovremmo fare di tutto perché quella strada riprenda, quei fili si rinforzino, si moltiplichino : non per idealismo, ma perché anche se impervia, pressocché impercorribile, altra strada non c’è. Questo nostro dialogo a due, immerso nel silenzio e pieno di cautela (come anche alcune risposte disarmanti per la loro feroce e sorda chiusura ricevute in privato, insieme ad altre, sempre private, per fortuna assai confortanti) testimonia l’enorme difficoltà di intraprendere questo cammino collettivo, perché la polemica infiammata è sempre in agguato; ma ne è anche il timido, preziosissimo inizio, e te ne ringrazio di cuore.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2023/10/17/la-tentazione-di-decontestualizzare-e-il-dovere-della-narrazione-sul-conflitto-tra-israele-e-hamas/#comment-339125</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Oct 2023 07:42:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Aggiungo anche qui (per ulteriore chiarezza) questo commento di risposta alla lettera di Giuseppe A. Samonà, postata il 26 ottobre: https://www.nazioneindiana.com/2023/10/26/le-diverse-ragioni-del-silenzio-lettera-ad-andrea-inglese/

Caro Giuseppe,
ho capito che cosa ha senso risponderti qui, oggi, nonostante Israele abbia già scelto l’abisso della rappresaglia indiscriminata, al di fuori di ogni frontiera posta dal diritto internazionale a un’azione di guerra.

Se anche spostassimo le date, se anche non ci fosse stato un sette ottobre prima dell’assedio e del bombardamento di Gaza, se anche il massacro di civili israeliani inermi venisse dopo questo attacco di Gaza, nulla lo renderebbe più legittimo ai miei occhi. Resterebbe un crimine di guerra in risposta a dei crimini di guerra, resterebbe un’azione basata sulla celebrazione della morte e del terrore. Certo, si puo’ capire come nasce Hamas, certo si puo’ capire perché l’estrema destra israeliana ha favorito Hamas, certo si puo’ capire la natura politica di Hamas, ma essa rappresenta per i Palestinesi da tutti i punti di vista una regressione e un allontanamento dalle prospettive di pace per le ragioni che tu stesso ricordi.
Questo naturalmente non giustifica in nessun modo il massacro della popolazione palestinese che Israele sta oggi perpetrando. (29/10/23)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Aggiungo anche qui (per ulteriore chiarezza) questo commento di risposta alla lettera di Giuseppe A. Samonà, postata il 26 ottobre: <a href="https://www.nazioneindiana.com/2023/10/26/le-diverse-ragioni-del-silenzio-lettera-ad-andrea-inglese/" rel="nofollow ugc">https://www.nazioneindiana.com/2023/10/26/le-diverse-ragioni-del-silenzio-lettera-ad-andrea-inglese/</a></p>
<p>Caro Giuseppe,<br />
ho capito che cosa ha senso risponderti qui, oggi, nonostante Israele abbia già scelto l’abisso della rappresaglia indiscriminata, al di fuori di ogni frontiera posta dal diritto internazionale a un’azione di guerra.</p>
<p>Se anche spostassimo le date, se anche non ci fosse stato un sette ottobre prima dell’assedio e del bombardamento di Gaza, se anche il massacro di civili israeliani inermi venisse dopo questo attacco di Gaza, nulla lo renderebbe più legittimo ai miei occhi. Resterebbe un crimine di guerra in risposta a dei crimini di guerra, resterebbe un’azione basata sulla celebrazione della morte e del terrore. Certo, si puo’ capire come nasce Hamas, certo si puo’ capire perché l’estrema destra israeliana ha favorito Hamas, certo si puo’ capire la natura politica di Hamas, ma essa rappresenta per i Palestinesi da tutti i punti di vista una regressione e un allontanamento dalle prospettive di pace per le ragioni che tu stesso ricordi.<br />
Questo naturalmente non giustifica in nessun modo il massacro della popolazione palestinese che Israele sta oggi perpetrando. (29/10/23)</p>
]]></content:encoded>
		
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		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2023/10/17/la-tentazione-di-decontestualizzare-e-il-dovere-della-narrazione-sul-conflitto-tra-israele-e-hamas/#comment-339062</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Oct 2023 17:54:11 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=105278#comment-339062</guid>

					<description><![CDATA[Grazie Ornella. 
E grazie Jamila, che presenti materiale ovviamente assente dai nostri organi d&#039;informazione più diffusi e dunque tanto più preziosi, in quanto esprimono punti di vista &quot;approfonditi&quot;, come l&#039;articolo di Raz Segal, docente israeliano, che insegna negli Stati Uniti in Holocaust and Genocide Studies. Spero che altri lettori/lettrici usufruiranno dell&#039;occasione che fornisci loro di leggere tali interventi.
Io sono doppiamente stordito oggi, dopo il primo stordimento del 7 ottobre. Se non altro, con tutta la difficoltà del caso, si è potuto dire quello che si è visto quel giorno, si è potuto definire l&#039;azione di Hamas (nonostante, come scrivevo, il suo carattere inverosimili). Ma oggi di fronte alla situazione di Gaza, di fronte alle immagini di Gaza, cio&#039; che è ancora più insopportabile, è il lavoro di una quantità di commentatori filogovernativi per rendere impronunciabili certe parole e certe formule linguistiche.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie Ornella.<br />
E grazie Jamila, che presenti materiale ovviamente assente dai nostri organi d&#8217;informazione più diffusi e dunque tanto più preziosi, in quanto esprimono punti di vista &#8220;approfonditi&#8221;, come l&#8217;articolo di Raz Segal, docente israeliano, che insegna negli Stati Uniti in Holocaust and Genocide Studies. Spero che altri lettori/lettrici usufruiranno dell&#8217;occasione che fornisci loro di leggere tali interventi.<br />
Io sono doppiamente stordito oggi, dopo il primo stordimento del 7 ottobre. Se non altro, con tutta la difficoltà del caso, si è potuto dire quello che si è visto quel giorno, si è potuto definire l&#8217;azione di Hamas (nonostante, come scrivevo, il suo carattere inverosimili). Ma oggi di fronte alla situazione di Gaza, di fronte alle immagini di Gaza, cio&#8217; che è ancora più insopportabile, è il lavoro di una quantità di commentatori filogovernativi per rendere impronunciabili certe parole e certe formule linguistiche.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: jamila mascat		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2023/10/17/la-tentazione-di-decontestualizzare-e-il-dovere-della-narrazione-sul-conflitto-tra-israele-e-hamas/#comment-339039</link>

		<dc:creator><![CDATA[jamila mascat]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Oct 2023 00:04:23 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=105278#comment-339039</guid>

					<description><![CDATA[Grazie Andrea per aver ricordato il contesto (dell&#039;occupazione e del blocco di Gaza, ma anche delle perpetue e sistematiche violazioni dei diritti umani - segnalate entre autres da Amnesty, HRW e B&#039;Tselem  che concordano sulla diagnosi di &quot;apartheid state&quot; anche in Cisgiordania, dove il problema ovviamente non è Hamas). 
Segnalo anche io alcuni contributi che a me sono parsi molto interessanti: 
Raz Segal, https://jewishcurrents.org/a-textbook-case-of-genocide 
Sarah Schulman: https://nymag.com/intelligencer/2023/10/israel-gaza-war-manufactured-consent.html
Noura Erakat: https://www.jadaliyya.com/Details/45383
e poi il dibattito su Dissent tra Joshua Leifer e Gabriel Winant, entrambi voci della anti-zionist jewish left:
https://www.dissentmagazine.org/online_articles/toward-a-humane-left/
https://www.dissentmagazine.org/online_articles/a-response-to-joshua-leifer/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie Andrea per aver ricordato il contesto (dell&#8217;occupazione e del blocco di Gaza, ma anche delle perpetue e sistematiche violazioni dei diritti umani &#8211; segnalate entre autres da Amnesty, HRW e B&#8217;Tselem  che concordano sulla diagnosi di &#8220;apartheid state&#8221; anche in Cisgiordania, dove il problema ovviamente non è Hamas).<br />
Segnalo anche io alcuni contributi che a me sono parsi molto interessanti:<br />
Raz Segal, <a href="https://jewishcurrents.org/a-textbook-case-of-genocide" rel="nofollow ugc">https://jewishcurrents.org/a-textbook-case-of-genocide</a><br />
Sarah Schulman: <a href="https://nymag.com/intelligencer/2023/10/israel-gaza-war-manufactured-consent.html" rel="nofollow ugc">https://nymag.com/intelligencer/2023/10/israel-gaza-war-manufactured-consent.html</a><br />
Noura Erakat: <a href="https://www.jadaliyya.com/Details/45383" rel="nofollow ugc">https://www.jadaliyya.com/Details/45383</a><br />
e poi il dibattito su Dissent tra Joshua Leifer e Gabriel Winant, entrambi voci della anti-zionist jewish left:<br />
<a href="https://www.dissentmagazine.org/online_articles/toward-a-humane-left/" rel="nofollow ugc">https://www.dissentmagazine.org/online_articles/toward-a-humane-left/</a><br />
<a href="https://www.dissentmagazine.org/online_articles/a-response-to-joshua-leifer/" rel="nofollow ugc">https://www.dissentmagazine.org/online_articles/a-response-to-joshua-leifer/</a></p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: ornella tajani		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2023/10/17/la-tentazione-di-decontestualizzare-e-il-dovere-della-narrazione-sul-conflitto-tra-israele-e-hamas/#comment-338869</link>

		<dc:creator><![CDATA[ornella tajani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Oct 2023 11:02:58 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=105278#comment-338869</guid>

					<description><![CDATA[Grazie, Andrea. Per chi volesse, l&#039;articolo di Judith Butler è stato tradotto in italiano qui:
https://www.acro-polis.it/2023/10/12/condannare-la-violenza/?fbclid=IwAR2dJIZRn25RJpWYCIaz-TSs00CV4MiRZQjgYOU5vyO-w5R-9lns51lK7GI]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie, Andrea. Per chi volesse, l&#8217;articolo di Judith Butler è stato tradotto in italiano qui:<br />
<a href="https://www.acro-polis.it/2023/10/12/condannare-la-violenza/?fbclid=IwAR2dJIZRn25RJpWYCIaz-TSs00CV4MiRZQjgYOU5vyO-w5R-9lns51lK7GI" rel="nofollow ugc">https://www.acro-polis.it/2023/10/12/condannare-la-violenza/?fbclid=IwAR2dJIZRn25RJpWYCIaz-TSs00CV4MiRZQjgYOU5vyO-w5R-9lns51lK7GI</a></p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: GioGio		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2023/10/17/la-tentazione-di-decontestualizzare-e-il-dovere-della-narrazione-sul-conflitto-tra-israele-e-hamas/#comment-338863</link>

		<dc:creator><![CDATA[GioGio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Oct 2023 10:29:05 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=105278#comment-338863</guid>

					<description><![CDATA[in vita ammetteremo malesseri lievi, brevi latenze del meccanismo perfetto,
sapremo anche ragionare sul ruolo fondamentale del peggiore tra i casi
e ne moriremo senza soluzioni alternative, per una forma di incoraggiamento del creato.
eppure ameremo il genere umano, le due gambe i due occhi, i due emisferi cerebrali,
ameremo il rituale, la sequenza semprequesta del chiaroscuro dei giorni. 
badate, è di questo che si tratta, ma voi ditelo come vi pare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>in vita ammetteremo malesseri lievi, brevi latenze del meccanismo perfetto,<br />
sapremo anche ragionare sul ruolo fondamentale del peggiore tra i casi<br />
e ne moriremo senza soluzioni alternative, per una forma di incoraggiamento del creato.<br />
eppure ameremo il genere umano, le due gambe i due occhi, i due emisferi cerebrali,<br />
ameremo il rituale, la sequenza semprequesta del chiaroscuro dei giorni.<br />
badate, è di questo che si tratta, ma voi ditelo come vi pare.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2023/10/17/la-tentazione-di-decontestualizzare-e-il-dovere-della-narrazione-sul-conflitto-tra-israele-e-hamas/#comment-338781</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Oct 2023 19:48:49 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=105278#comment-338781</guid>

					<description><![CDATA[Altre consonanze. Ringrazio Davide Gallo Lassere che me lo ha segnalato. Un pezzo importante di Frédéric Lordon, apparso il 15 ottobre, sul blog del Monde diplomatique: 
https://blog.mondediplo.net/catalyse-totalitaire

Un passggio che condivido fino alla virgola:
&quot;Sans avoir besoin de « terrorisme », « guerre » et « crimes de guerre » sont hélas très suffisants à dire les combles de l’horreur. Très suffisants aussi à dire les massacres abominables de civils. Si dans la guerre, qui est par principe tuerie, on a forgé sans pléonasme la catégorie de « crimes de guerre », c’est bien pour désigner des actes qui font passer à une chose atroce en soi d’autres paliers d’atrocité.&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Altre consonanze. Ringrazio Davide Gallo Lassere che me lo ha segnalato. Un pezzo importante di Frédéric Lordon, apparso il 15 ottobre, sul blog del Monde diplomatique:<br />
<a href="https://blog.mondediplo.net/catalyse-totalitaire" rel="nofollow ugc">https://blog.mondediplo.net/catalyse-totalitaire</a></p>
<p>Un passggio che condivido fino alla virgola:<br />
&#8220;Sans avoir besoin de « terrorisme », « guerre » et « crimes de guerre » sont hélas très suffisants à dire les combles de l’horreur. Très suffisants aussi à dire les massacres abominables de civils. Si dans la guerre, qui est par principe tuerie, on a forgé sans pléonasme la catégorie de « crimes de guerre », c’est bien pour désigner des actes qui font passer à une chose atroce en soi d’autres paliers d’atrocité.&#8221;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2023/10/17/la-tentazione-di-decontestualizzare-e-il-dovere-della-narrazione-sul-conflitto-tra-israele-e-hamas/#comment-338703</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Oct 2023 22:43:40 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=105278#comment-338703</guid>

					<description><![CDATA[Vero Francesco, e bisognerebbe pero&#039; che un minimo di ragione &quot;umanitaria&quot; sia utilizzata là, dal momento che la situazione di Gaza è ora dopo ora più disastrosa.

Intanto ringrazioe Giuseppe Acconcia, che mi ha segnalato questo pezzo di Judith Batler, di cui incollo solo l&#039;inizio, e che risuona in modo forte con quanto ho scritto qui sopra: 

The matters most in need of public discussion, the ones that most urgently need to be discussed, are those that are difficult to discuss within the frameworks now available to us. Although one wishes to go directly to the matter at hand, one bumps up against the limits of a framework that makes it nearly impossible to say what one has to say. I want to speak about the violence, the present violence, the history of violence and its many forms. But if one wishes to document violence, which means understanding the massive bombardment and killings in Israel by Hamas as part of that history, one can be accused of ‘relativising’ or ‘contextualisation’. We are to condemn or approve, and that makes sense, but is that all that is ethically required of us? In fact, I do condemn without qualification the violence committed by Hamas. This was a terrifying and revolting massacre. That was my primary reaction, and it endures. But there are other reactions as well.

https://www.lrb.co.uk/the-paper/v45/n20/judith-butler/the-compass-of-mourning]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vero Francesco, e bisognerebbe pero&#8217; che un minimo di ragione &#8220;umanitaria&#8221; sia utilizzata là, dal momento che la situazione di Gaza è ora dopo ora più disastrosa.</p>
<p>Intanto ringrazioe Giuseppe Acconcia, che mi ha segnalato questo pezzo di Judith Batler, di cui incollo solo l&#8217;inizio, e che risuona in modo forte con quanto ho scritto qui sopra: </p>
<p>The matters most in need of public discussion, the ones that most urgently need to be discussed, are those that are difficult to discuss within the frameworks now available to us. Although one wishes to go directly to the matter at hand, one bumps up against the limits of a framework that makes it nearly impossible to say what one has to say. I want to speak about the violence, the present violence, the history of violence and its many forms. But if one wishes to document violence, which means understanding the massive bombardment and killings in Israel by Hamas as part of that history, one can be accused of ‘relativising’ or ‘contextualisation’. We are to condemn or approve, and that makes sense, but is that all that is ethically required of us? In fact, I do condemn without qualification the violence committed by Hamas. This was a terrifying and revolting massacre. That was my primary reaction, and it endures. But there are other reactions as well.</p>
<p><a href="https://www.lrb.co.uk/the-paper/v45/n20/judith-butler/the-compass-of-mourning" rel="nofollow ugc">https://www.lrb.co.uk/the-paper/v45/n20/judith-butler/the-compass-of-mourning</a></p>
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