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	Commenti a: Bookcity	</title>
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		<title>
		Di: roberta salardi		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[roberta salardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Dec 2023 14:23:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L’argomento da cui è derivato il discorso (anche nel film cui mi riferivo a proposto di Bookcity) era il libro classicamente inteso, il libro cartaceo e il suo contenitore per eccellenza, la biblioteca. Il docufilm aveva a tema la biblioteca di uno scrittore famoso. E’ curioso da che sia nata questa breve discussione. Il libro era al centro del discorso ma noi ne stiamo parlando qui su internet, su un sito web, e lo spunto è scaturito perché qualcuno ha costruito un film mettendo insieme stralci di interviste con l’autore che possedeva tutti quei volumi, dialoghi coi familiari di lui, immagini di grandi biblioteche del mondo, con un quesito di fondo che non può non trapelare: nell’era digitale che fine faranno tutti quei volumi conservati, difficili pure da stipare in luoghi adatti, storie magari addirittura di mondi impossibili, di invenzioni fantastiche, strampalate, assurde eccetera eccetera (di quella e di tante biblioteche)? E’ curioso che noi chiacchieriamo in un angolo della blogsfera dopo aver visto un film con interviste registrate a uno scrittore di fama mondiale di cui però forse soprattutto un libro era noto (dall’autore stesso considerato il peggiore dei suoi), gli altri pochissimo citati e ricordati. E’ singolare tutto questo, sebbene la disputa sia nata su un tema non nuovo anzi antichissimo, come ricorda Mascitelli: quello di chi legge e chi no. Persino alcuni dei primi grandi pensatori si domandavano se fosse corretto scrivere o soltanto parlare di filosofia e di cose importanti. Sappiamo che Platone era critico nei confronti della scrittura. Il punto è che prima ancora del cambiamento epocale che stiamo vivendo legato alla digitalizzazione e all’uso planetario di internet, accanto all’uso dei supporti cartacei come strumento per comunicare è sempre esistito il divario fra lingua scritta e lingua parlata. Poiché il nostro linguaggio di animali umani è la lingua parlata. In ogni caso quella parlata viene prima e appartiene indistintamente a tutti i Sapiens. Dobbiamo rassegnarci noi cultori dei libri al fatto che la scrittura e la lettura non sono mai state un patrimonio proprio di tutti, mentre la lingua parlata sì. Anche fra stranieri nella vita quotidiana ci si può intendere a gesti o per frasette standard, mentre è difficile entrare in un discorso scritto in un’altra lingua. Oltre a ciò abbiamo la percezione che la musica, l’immagine, l’immagine in movimento sono arti più immediate, più rapidamente condivisibili rispetto alla scrittura. Mentre la lingua parlata è usatissima, quella scritta non necessariamente e talvolta è stata pure guardata con diffidenza. Forse alcuni si domandano se sia meglio scrivere un libro, visto il punto a cui siamo arrivati, o piuttosto girare un film o postare messaggi  sui social come gli influencer, laddove i lettori/seguaci possono subito rispondere e sentirsi coinvolti Tuttavia, dopo millenni dalla sua invenzione, la scrittura continua a interrogarci e ad affascinarci. Nonostante tutto lasciamo dei segni su schermi, usiamo spesso e volentieri lettere dell’alfabeto per comunicare da una parte all’altra del globo: la voce non basterebbe.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’argomento da cui è derivato il discorso (anche nel film cui mi riferivo a proposto di Bookcity) era il libro classicamente inteso, il libro cartaceo e il suo contenitore per eccellenza, la biblioteca. Il docufilm aveva a tema la biblioteca di uno scrittore famoso. E’ curioso da che sia nata questa breve discussione. Il libro era al centro del discorso ma noi ne stiamo parlando qui su internet, su un sito web, e lo spunto è scaturito perché qualcuno ha costruito un film mettendo insieme stralci di interviste con l’autore che possedeva tutti quei volumi, dialoghi coi familiari di lui, immagini di grandi biblioteche del mondo, con un quesito di fondo che non può non trapelare: nell’era digitale che fine faranno tutti quei volumi conservati, difficili pure da stipare in luoghi adatti, storie magari addirittura di mondi impossibili, di invenzioni fantastiche, strampalate, assurde eccetera eccetera (di quella e di tante biblioteche)? E’ curioso che noi chiacchieriamo in un angolo della blogsfera dopo aver visto un film con interviste registrate a uno scrittore di fama mondiale di cui però forse soprattutto un libro era noto (dall’autore stesso considerato il peggiore dei suoi), gli altri pochissimo citati e ricordati. E’ singolare tutto questo, sebbene la disputa sia nata su un tema non nuovo anzi antichissimo, come ricorda Mascitelli: quello di chi legge e chi no. Persino alcuni dei primi grandi pensatori si domandavano se fosse corretto scrivere o soltanto parlare di filosofia e di cose importanti. Sappiamo che Platone era critico nei confronti della scrittura. Il punto è che prima ancora del cambiamento epocale che stiamo vivendo legato alla digitalizzazione e all’uso planetario di internet, accanto all’uso dei supporti cartacei come strumento per comunicare è sempre esistito il divario fra lingua scritta e lingua parlata. Poiché il nostro linguaggio di animali umani è la lingua parlata. In ogni caso quella parlata viene prima e appartiene indistintamente a tutti i Sapiens. Dobbiamo rassegnarci noi cultori dei libri al fatto che la scrittura e la lettura non sono mai state un patrimonio proprio di tutti, mentre la lingua parlata sì. Anche fra stranieri nella vita quotidiana ci si può intendere a gesti o per frasette standard, mentre è difficile entrare in un discorso scritto in un’altra lingua. Oltre a ciò abbiamo la percezione che la musica, l’immagine, l’immagine in movimento sono arti più immediate, più rapidamente condivisibili rispetto alla scrittura. Mentre la lingua parlata è usatissima, quella scritta non necessariamente e talvolta è stata pure guardata con diffidenza. Forse alcuni si domandano se sia meglio scrivere un libro, visto il punto a cui siamo arrivati, o piuttosto girare un film o postare messaggi  sui social come gli influencer, laddove i lettori/seguaci possono subito rispondere e sentirsi coinvolti Tuttavia, dopo millenni dalla sua invenzione, la scrittura continua a interrogarci e ad affascinarci. Nonostante tutto lasciamo dei segni su schermi, usiamo spesso e volentieri lettere dell’alfabeto per comunicare da una parte all’altra del globo: la voce non basterebbe.</p>
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		Di: Daniela Andreis		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2023/12/03/bookcity/#comment-340486</link>

		<dc:creator><![CDATA[Daniela Andreis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Dec 2023 19:04:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2023/12/03/bookcity/#comment-340482&quot;&gt;Giorgio Mascitelli&lt;/a&gt;.

Mai chiesto censure, solo stupita, ma molto]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2023/12/03/bookcity/#comment-340482">Giorgio Mascitelli</a>.</p>
<p>Mai chiesto censure, solo stupita, ma molto</p>
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		Di: Giorgio Mascitelli		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2023/12/03/bookcity/#comment-340482</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Mascitelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Dec 2023 17:41:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il motivo della lettura che rende vivi è un topos umanistico risalente almeno al racconto cavalcantiano di Boccaccio, tradizione a cui Eco si riallacciava consapevolmente nel fare questo tipo di dichiarazioni. Allo stesso modo un certo tipo di polemica vitalista antiletteraria che Roberta riprende qui, è nella linea delle avanguardie novecentesche. Forse sarebbe più interessante collocare qui il dibattito. Quello che devo respingere è la richiesta di censurare un post.  E&#039; una richiesta contraria allo spirito e alla lettera dell&#039;opera dello scrittore, tanto più per un accenno critico, che figure di quel rilievo culturale ricevono non di rado, in un post che si occupa di altro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il motivo della lettura che rende vivi è un topos umanistico risalente almeno al racconto cavalcantiano di Boccaccio, tradizione a cui Eco si riallacciava consapevolmente nel fare questo tipo di dichiarazioni. Allo stesso modo un certo tipo di polemica vitalista antiletteraria che Roberta riprende qui, è nella linea delle avanguardie novecentesche. Forse sarebbe più interessante collocare qui il dibattito. Quello che devo respingere è la richiesta di censurare un post.  E&#8217; una richiesta contraria allo spirito e alla lettera dell&#8217;opera dello scrittore, tanto più per un accenno critico, che figure di quel rilievo culturale ricevono non di rado, in un post che si occupa di altro.</p>
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		<title>
		Di: roberta salardi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2023/12/03/bookcity/#comment-340469</link>

		<dc:creator><![CDATA[roberta salardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Dec 2023 10:56:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ma che brava maestrina! E&#039; questo che in fondo in fondo il suo Maestro le ha insegnate: la censura! Comunque quell&#039;opinione di Eco sui non-lettori, quella voce dal sen fuggita, è rimasta in un&#039;intervista e adesso in un film. E&#039; agli atti. Chissà perché Lei la vuole negare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma che brava maestrina! E&#8217; questo che in fondo in fondo il suo Maestro le ha insegnate: la censura! Comunque quell&#8217;opinione di Eco sui non-lettori, quella voce dal sen fuggita, è rimasta in un&#8217;intervista e adesso in un film. E&#8217; agli atti. Chissà perché Lei la vuole negare.</p>
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		<title>
		Di: Daniela Andreis		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2023/12/03/bookcity/#comment-340462</link>

		<dc:creator><![CDATA[Daniela Andreis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Dec 2023 06:47:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Vede, Eco non ha detto affatto che chi non legge non è una persona viva ma 
Chi non legge, a settanta anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto cinquemila anni: c&#039;era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l&#039;Infinito. Perché la lettura è un&#039;immortalità all&#039;indietro.
Eco era spiritoso, divertente, pieno di vita, niente affatto snob, parlava sempre volentieri e giocondo e profondo con noi studenti, quindi immagino con tutti perché noi eravamo perfetti sconosciuti e certamente pedanti per fare un poco di figura con lui, le sue lezioni erano puro godimento e qui mi fermo anche se potrei raccontare molto molto di più.
Consiglio a Nazione Indiana, che amo, di fare più attenzione quando pubblica pezzi come il suo, francamente vuoto e presuntuoso]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vede, Eco non ha detto affatto che chi non legge non è una persona viva ma<br />
Chi non legge, a settanta anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto cinquemila anni: c&#8217;era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l&#8217;Infinito. Perché la lettura è un&#8217;immortalità all&#8217;indietro.<br />
Eco era spiritoso, divertente, pieno di vita, niente affatto snob, parlava sempre volentieri e giocondo e profondo con noi studenti, quindi immagino con tutti perché noi eravamo perfetti sconosciuti e certamente pedanti per fare un poco di figura con lui, le sue lezioni erano puro godimento e qui mi fermo anche se potrei raccontare molto molto di più.<br />
Consiglio a Nazione Indiana, che amo, di fare più attenzione quando pubblica pezzi come il suo, francamente vuoto e presuntuoso</p>
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		<title>
		Di: roberta salardi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2023/12/03/bookcity/#comment-340436</link>

		<dc:creator><![CDATA[roberta salardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Dec 2023 16:16:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il docu-film &quot;Umberto Eco: la biblioteca del mondo&quot; è un film riuscito, interessante, non facile come argomento ma ben sdipanato dal regista, applaudito da molte persone, anche da me al momento della proiezione durante Bookcity. In una delle numerose interviste e registrazioni di incontri pubblici Eco sostiene che chi non legge (e si tratta di parecchie persone, com&#039;è noto) non è una persona viva. Paradossale, no? E dire che a lui lettore forte-fortissimo sarà capitato certamente almeno una volta fra le mani &quot;Il disagio della civiltà&quot; di Freud quindi doveva conoscere per forza la teoria, molto condivisa, secondo la quale la sublimazione, l&#039;educazione, sopprimono/trasformano gran parte della naturale esuberanza adattandola alle esigenze della vita sociale. L&#039;affermazione di E., oltre che indimostrata e inverosimile (anche in base all&#039;esperienza comune la vitalità umana si esprime in molte forme che non siano la lettura o lo studio), può risultare irritante, enunciata con una supponenza un po&#039; snob. Sappiamo che spesso le persone colte ed educate sono anche le più fortunate come estrazione sociale, non sempre le più vitali e piene di gioia di vivere peraltro. Se la sua affermazione è falsa e superficiale, quella risposta è un modo per liquidare troppo brevemente un vasto problema. Se dobbiamo prendere per vero quanto candidamente e sfrontatamente affermato dal nostro, è ancora peggio. Se fosse vero che le persone meno istruite o non istruite affatto sono prive di vitalità, spente, forse troppo affaticate dal lavoro per coltivare interessi, per assecondare la loro curiosità di sapere eccetera, la cosa non andrebbe detta col sorriso sulle labbra ma semmai con rammarico, con dispiacere per una delle tante ingiustizie che affliggono l’attuale mondo umano. Il sorrisetto soddisfatto di E. al pensiero che chi non legge libri sia in fondo una persona già defunta (il suo ridere sotto i baffi e il suo burlarsi vendicativo nei confronti di chi ignorava e continuerà a ignorare bellamente anche i suoi libri) dimostra, fosse provata (come non è) tale affermazione, il suo ridere delle disgrazie umane e il suo sentirsene superiore.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il docu-film &#8220;Umberto Eco: la biblioteca del mondo&#8221; è un film riuscito, interessante, non facile come argomento ma ben sdipanato dal regista, applaudito da molte persone, anche da me al momento della proiezione durante Bookcity. In una delle numerose interviste e registrazioni di incontri pubblici Eco sostiene che chi non legge (e si tratta di parecchie persone, com&#8217;è noto) non è una persona viva. Paradossale, no? E dire che a lui lettore forte-fortissimo sarà capitato certamente almeno una volta fra le mani &#8220;Il disagio della civiltà&#8221; di Freud quindi doveva conoscere per forza la teoria, molto condivisa, secondo la quale la sublimazione, l&#8217;educazione, sopprimono/trasformano gran parte della naturale esuberanza adattandola alle esigenze della vita sociale. L&#8217;affermazione di E., oltre che indimostrata e inverosimile (anche in base all&#8217;esperienza comune la vitalità umana si esprime in molte forme che non siano la lettura o lo studio), può risultare irritante, enunciata con una supponenza un po&#8217; snob. Sappiamo che spesso le persone colte ed educate sono anche le più fortunate come estrazione sociale, non sempre le più vitali e piene di gioia di vivere peraltro. Se la sua affermazione è falsa e superficiale, quella risposta è un modo per liquidare troppo brevemente un vasto problema. Se dobbiamo prendere per vero quanto candidamente e sfrontatamente affermato dal nostro, è ancora peggio. Se fosse vero che le persone meno istruite o non istruite affatto sono prive di vitalità, spente, forse troppo affaticate dal lavoro per coltivare interessi, per assecondare la loro curiosità di sapere eccetera, la cosa non andrebbe detta col sorriso sulle labbra ma semmai con rammarico, con dispiacere per una delle tante ingiustizie che affliggono l’attuale mondo umano. Il sorrisetto soddisfatto di E. al pensiero che chi non legge libri sia in fondo una persona già defunta (il suo ridere sotto i baffi e il suo burlarsi vendicativo nei confronti di chi ignorava e continuerà a ignorare bellamente anche i suoi libri) dimostra, fosse provata (come non è) tale affermazione, il suo ridere delle disgrazie umane e il suo sentirsene superiore.</p>
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		<title>
		Di: Daniela Andreis		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2023/12/03/bookcity/#comment-340410</link>

		<dc:creator><![CDATA[Daniela Andreis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Dec 2023 06:53:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Confermo: non lo conosce, nemmeno come percorso tra i suoi scritti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Confermo: non lo conosce, nemmeno come percorso tra i suoi scritti</p>
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		<title>
		Di: Luca		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2023/12/03/bookcity/#comment-340380</link>

		<dc:creator><![CDATA[Luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Dec 2023 11:09:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bello quest&#039;articolo! Divertente e interessante, riesce a fare una affettuosa critica di questo tipo di eventi. Mi ha anche fatto pensare ai libri di poesia che ogni tanto compro e... raramente leggo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bello quest&#8217;articolo! Divertente e interessante, riesce a fare una affettuosa critica di questo tipo di eventi. Mi ha anche fatto pensare ai libri di poesia che ogni tanto compro e&#8230; raramente leggo.</p>
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		Di: roberta salardi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2023/12/03/bookcity/#comment-340376</link>

		<dc:creator><![CDATA[roberta salardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Dec 2023 07:46:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Né mi avrebbe interessato conoscerlo di persona. Non condivido il suo percorso intellettuale: da teorico della neoavanguardia a estensore di un romanzo giallo-bestseller. Pur scegliendo, legittimamente, di scrivere un romanzo (benché avesse dichiarato in gioventù che non lo avrebbe mai fatto), avrebbe potuto cimentarsi in temi meno legati all&#039;intrigo, al complotto, tipici dei bestsellers. Un altro erudito più o meno di quei tempi, Manganelli, ha raggiunto risultati notevoli in opere più profonde, per esempio La palude definitiva&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Né mi avrebbe interessato conoscerlo di persona. Non condivido il suo percorso intellettuale: da teorico della neoavanguardia a estensore di un romanzo giallo-bestseller. Pur scegliendo, legittimamente, di scrivere un romanzo (benché avesse dichiarato in gioventù che non lo avrebbe mai fatto), avrebbe potuto cimentarsi in temi meno legati all&#8217;intrigo, al complotto, tipici dei bestsellers. Un altro erudito più o meno di quei tempi, Manganelli, ha raggiunto risultati notevoli in opere più profonde, per esempio La palude definitiva&#8221;.</p>
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		<title>
		Di: Daniela Andreis		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2023/12/03/bookcity/#comment-340374</link>

		<dc:creator><![CDATA[Daniela Andreis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Dec 2023 07:06:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[forse lei, anzi senza dubbio, non ha mai conosciuto Eco

saluti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>forse lei, anzi senza dubbio, non ha mai conosciuto Eco</p>
<p>saluti</p>
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