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	Commenti a: Tommaso Ariemma: &#8220;per capire il mondo devi abbassare lo sguardo&#8221;	</title>
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		Di: T. Bonino		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[T. Bonino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Nov 2024 12:13:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Considerazione attentissima, che mi trova più che sensibile, non perché io mi diletti di filosofia, ma piuttosto di Nike. Ho visto me stesso soccombere alla forza del marchio -- ho comprato le prime Wimbledon negli anni &#039;80 -- mentre il marchio prendeva piede (espressione azzeccatissima!) e io mi rendevo conto di quanto prendesse piede. Vado a comprare il libro ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Considerazione attentissima, che mi trova più che sensibile, non perché io mi diletti di filosofia, ma piuttosto di Nike. Ho visto me stesso soccombere alla forza del marchio &#8212; ho comprato le prime Wimbledon negli anni &#8217;80 &#8212; mentre il marchio prendeva piede (espressione azzeccatissima!) e io mi rendevo conto di quanto prendesse piede. Vado a comprare il libro &#8230;</p>
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		Di: Tommaso Ariemma		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Ariemma]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Oct 2024 15:40:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2024/10/23/tommaso-ariemma-per-capire-il-mondo-devi-abbassare-lo-sguardo/#comment-358450&quot;&gt;ornella tajani&lt;/a&gt;.

Com&#039;è chiaro, si tratta appunto di una parte dell&#039;introduzione del libro. Nel testo si cerca di adottare una prospettiva &quot;orientata all&#039;oggetto&quot;, che cioè  vede nelle scarpe non un semplice prodotto, progettato con astuzia e consumato ingenuamente, ma  una vera e propria opera collettiva, capace di stupire sia i produttori sia i consumatori. Il libro vorrebbe, insomma, fare riflettere su ciò che chiamiamo produzione, in un senso più ampio. Ma, appunto, cerco di farlo nell&#039;intero testo e all&#039;inizio l&#039;intenzione di destare perplessità è più che voluta, come in ogni libro di filosofia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2024/10/23/tommaso-ariemma-per-capire-il-mondo-devi-abbassare-lo-sguardo/#comment-358450">ornella tajani</a>.</p>
<p>Com&#8217;è chiaro, si tratta appunto di una parte dell&#8217;introduzione del libro. Nel testo si cerca di adottare una prospettiva &#8220;orientata all&#8217;oggetto&#8221;, che cioè  vede nelle scarpe non un semplice prodotto, progettato con astuzia e consumato ingenuamente, ma  una vera e propria opera collettiva, capace di stupire sia i produttori sia i consumatori. Il libro vorrebbe, insomma, fare riflettere su ciò che chiamiamo produzione, in un senso più ampio. Ma, appunto, cerco di farlo nell&#8217;intero testo e all&#8217;inizio l&#8217;intenzione di destare perplessità è più che voluta, come in ogni libro di filosofia.</p>
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		Di: ornella tajani		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ornella tajani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Oct 2024 09:42:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L’estratto proposto, forse tratto dall’introduzione, desta qualche perplessità, a partire dalle domande che pone:
“Non sarebbe, invece, l’integrazione con una filosofia di vita, con un elemento concettuale, un arricchimento del prodotto e non solo una furba strategia di marketing? Non abbiamo forse bisogno di “cose elevate” anche per il consumo di massa?”
L’obiettivo primo di un prodotto è di essere venduto; l’“elemento concettuale” a esso associato è indubbiamente legato al meccanismo che è alla base del consumismo, cioè creare desideri: non si vogliono semplicemente delle scarpe da ginnastica, ma l’immaginario legato a quelle scarpe. Questo meccanismo è alla base di qualsiasi pubblicità e di qualsiasi mercato delle grandi multinazionali.
Fatico quindi a contemplare in che modo le merci non siano il prodotto delle multinazionali, bensì “l’inverso”, come scrive Ariemma: il successo di un prodotto determina investimenti via via crescenti e un’azienda si amplia a seconda di questa crescita. Mi chiedo se l’idea che le multinazionali siano “il risultato di una vera e propria esplosione culturale e sociale intorno a oggetti” sia documentata nel libro con dati specifici.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’estratto proposto, forse tratto dall’introduzione, desta qualche perplessità, a partire dalle domande che pone:<br />
“Non sarebbe, invece, l’integrazione con una filosofia di vita, con un elemento concettuale, un arricchimento del prodotto e non solo una furba strategia di marketing? Non abbiamo forse bisogno di “cose elevate” anche per il consumo di massa?”<br />
L’obiettivo primo di un prodotto è di essere venduto; l’“elemento concettuale” a esso associato è indubbiamente legato al meccanismo che è alla base del consumismo, cioè creare desideri: non si vogliono semplicemente delle scarpe da ginnastica, ma l’immaginario legato a quelle scarpe. Questo meccanismo è alla base di qualsiasi pubblicità e di qualsiasi mercato delle grandi multinazionali.<br />
Fatico quindi a contemplare in che modo le merci non siano il prodotto delle multinazionali, bensì “l’inverso”, come scrive Ariemma: il successo di un prodotto determina investimenti via via crescenti e un’azienda si amplia a seconda di questa crescita. Mi chiedo se l’idea che le multinazionali siano “il risultato di una vera e propria esplosione culturale e sociale intorno a oggetti” sia documentata nel libro con dati specifici.</p>
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