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	Commenti a: Kit di autodifesa nell’era Trump 2 #1	</title>
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		Di: Barbara di Leo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2025/01/20/kit-di-autodifesa-nellera-trump-2-1/#comment-367013</link>

		<dc:creator><![CDATA[Barbara di Leo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Mar 2025 12:47:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In quanto intellettuali antifascisti possiamo gia&#039; agire sul web contrastando il revisionismo storico dei gruppi neofascisti sugli anni settanta in Italia e non solo. Per quanto riguarda l&#039;algoritmo di Google anch&#039;esso e&#039; ideologico, ma forse solo degli hakers possono correggerlo. Gia&#039; Umberto Eco invitava a utilizzare Wikipedia con le pinze poiche&#039; le notizie in essa contenute vanno tutte verificate. A proposito di Wikipedia infatti, sono incappata personalmente in alcune voci che mi hanno fatto pensare a una scrittura tendenziosa e fallace di alcune voci che ho consultate. La prima: Paolo Berizzi. Vi spiego prima chi e&#039; per chi non lo sappia. E&#039; un giornalista di Repubblica, l&#039;unico giornalista al mondo che gira dal 2019 sotto scorta per le minacce di morte e le aggressioni subite dopo aver scritto libri e articoli e fatto inchieste sui gruppi neonazisti a Verona e le curve degli ultras. In Italia i giornalisti sotto scorta sono tutti per ragioni di Mafia. Veniamo al punto, a me pare che il testo di Wikipedia sia stato scritto da qualcuno che abbia l&#039;intento di screditare il giornalista, poiche&#039; temo che Paolo Berizzi non si interessi di Wikipedia ma abbia altre gatte da pelare. La seconda voce: La Repubblica. E&#039; il giornale per cui scrive Paolo Berizzi dal 2000. Nel testo sono elencati tutti i giornalisti presenti e passati, ma il suo nome non compare, sara&#039; un caso? Su Getty Images invece sono incappata in una foto di Sergio Spazzali che era un avvocato di Soccorso Rosso, una rete di solidarieta&#039; di cui erano attivisti Franca Rame e Dario Fo , perche&#039; stavo cercando notizie sullo stupro di Franca Rame da parte di un branco di neofascisti, su cui non mi dilungo ma ci sarebbe da scrivere parecchio sulle coperture delle Forze dell&#039;Ordine di questi criminali. Per tornare a Spazzali, la descrizione della foto in vendita su Getty Images e&#039; la seguente: &quot;The activist of the Italian terrorist organization Prima Linea Sergio Spazzali ...&quot; Ebbene, Sergio Spazzali era un semplice avvocato e non un terrorista ne&#039; tantomeno un attivista di Prima Linea. Chi difende la memoria storica? Come possiamo organizzarci per contrastare i neonazisti o i vari spin doctor della destra che mirano a falsificare il passato e il presente in maniera dilagante. Possiamo anche scioperare dal web il 1 maggio, e&#039; una buona idea, ma siccome Michele Serra ha indetto una manifestazione per un&#039;Europa dei popoli Unita perche&#039; non dichiariamo la nostra adesione come Nazione Indiana e scioperiamo dal web il 15 marzo?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In quanto intellettuali antifascisti possiamo gia&#8217; agire sul web contrastando il revisionismo storico dei gruppi neofascisti sugli anni settanta in Italia e non solo. Per quanto riguarda l&#8217;algoritmo di Google anch&#8217;esso e&#8217; ideologico, ma forse solo degli hakers possono correggerlo. Gia&#8217; Umberto Eco invitava a utilizzare Wikipedia con le pinze poiche&#8217; le notizie in essa contenute vanno tutte verificate. A proposito di Wikipedia infatti, sono incappata personalmente in alcune voci che mi hanno fatto pensare a una scrittura tendenziosa e fallace di alcune voci che ho consultate. La prima: Paolo Berizzi. Vi spiego prima chi e&#8217; per chi non lo sappia. E&#8217; un giornalista di Repubblica, l&#8217;unico giornalista al mondo che gira dal 2019 sotto scorta per le minacce di morte e le aggressioni subite dopo aver scritto libri e articoli e fatto inchieste sui gruppi neonazisti a Verona e le curve degli ultras. In Italia i giornalisti sotto scorta sono tutti per ragioni di Mafia. Veniamo al punto, a me pare che il testo di Wikipedia sia stato scritto da qualcuno che abbia l&#8217;intento di screditare il giornalista, poiche&#8217; temo che Paolo Berizzi non si interessi di Wikipedia ma abbia altre gatte da pelare. La seconda voce: La Repubblica. E&#8217; il giornale per cui scrive Paolo Berizzi dal 2000. Nel testo sono elencati tutti i giornalisti presenti e passati, ma il suo nome non compare, sara&#8217; un caso? Su Getty Images invece sono incappata in una foto di Sergio Spazzali che era un avvocato di Soccorso Rosso, una rete di solidarieta&#8217; di cui erano attivisti Franca Rame e Dario Fo , perche&#8217; stavo cercando notizie sullo stupro di Franca Rame da parte di un branco di neofascisti, su cui non mi dilungo ma ci sarebbe da scrivere parecchio sulle coperture delle Forze dell&#8217;Ordine di questi criminali. Per tornare a Spazzali, la descrizione della foto in vendita su Getty Images e&#8217; la seguente: &#8220;The activist of the Italian terrorist organization Prima Linea Sergio Spazzali &#8230;&#8221; Ebbene, Sergio Spazzali era un semplice avvocato e non un terrorista ne&#8217; tantomeno un attivista di Prima Linea. Chi difende la memoria storica? Come possiamo organizzarci per contrastare i neonazisti o i vari spin doctor della destra che mirano a falsificare il passato e il presente in maniera dilagante. Possiamo anche scioperare dal web il 1 maggio, e&#8217; una buona idea, ma siccome Michele Serra ha indetto una manifestazione per un&#8217;Europa dei popoli Unita perche&#8217; non dichiariamo la nostra adesione come Nazione Indiana e scioperiamo dal web il 15 marzo?</p>
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		Di: Mariasole Ariot		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2025/01/20/kit-di-autodifesa-nellera-trump-2-1/#comment-365022</link>

		<dc:creator><![CDATA[Mariasole Ariot]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Feb 2025 19:47:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2025/01/20/kit-di-autodifesa-nellera-trump-2-1/#comment-364958&quot;&gt;Roberto&lt;/a&gt;.

Caro Roberto (bello che tu sia approdato a Nazione Indiana), personalmente mi trovi d&#039;accordo, almeno in parte, rispetto al &lt;i&gt;un giorno&lt;/i&gt; vs &lt;i&gt;per sempre&lt;/i&gt;.  Ci sono però molti ma, che non possono essere tralasciati. Conosco certo persone che non hanno alcun account social e, appunto, vivono lo stesso. Certamente le cose non sono così semplici per chi però ce l&#039;ha da tempo: uscire non è come non esserci mai entrato. Io stessa li ho usati per molti anni, attualmente li ho lasciati morire, ma abbiamo a che fare con mondi dentro mondi, non semplici piattaforme da cui siamo usati, abbiamo - ahimè - anche storie di vita là dentro, ricordi come nelle case. Quindi uscirne completamente non comporta solo un clic, comporta una decisione, una serie di decisioni riflettute, pesate. 
Dico ahimè perché pian piano ci si rende sempre più conto di quanto questo (l&#039;avere vite là dentro) abbia avuto e abbia un retroscena perturbante - e a tratti pericoloso. 
Ci sono molte variabili in gioco anche se, io credo - e forse ne scriverò presto - che sia necessario concedersi/imporsi una perdita per poter compiere una scelta. Scegliere significa necessariamente perdere qualcosa, senza perdita non c&#039;è atto possibile. E uscire dai social prevede che si perda qualcosa. (poi, certo, c&#039;è anche chi nei social deve starci per lavoro, e qui si pone un problema che attualmente vedo insormontabile). Sicuramente, poi, ritengo sia cosa buona e giusta cominciare a dare più valore e sostegno alla stampa, a quella buona. Perché in barba a ciò che circola tra le bocche collettive &quot;il giornalismo non esiste più, tutti i giornali fanno schifo&quot;, ci sono invece testate serie, interessanti, approfondite, che fanno davvero informazione. E queste, sì, andrebbero sostenute, anche con abbonamenti. (guarda caso sono proprio, tra le varie, testate che hanno deciso, ad esempio, di uscire da X, l&#039;ex twitter, come presa di posizione).
Per quel che riguarda l&#039;idea di un 1 maggio di protesta, io credo possa essere un buon inizio, un segnale, anche senza l&#039;ipotesi di una disconnessione completa e totale, per sempre. Perché in fondo è questo che va dato, tanto più oggi: un segnale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2025/01/20/kit-di-autodifesa-nellera-trump-2-1/#comment-364958">Roberto</a>.</p>
<p>Caro Roberto (bello che tu sia approdato a Nazione Indiana), personalmente mi trovi d&#8217;accordo, almeno in parte, rispetto al <i>un giorno</i> vs <i>per sempre</i>.  Ci sono però molti ma, che non possono essere tralasciati. Conosco certo persone che non hanno alcun account social e, appunto, vivono lo stesso. Certamente le cose non sono così semplici per chi però ce l&#8217;ha da tempo: uscire non è come non esserci mai entrato. Io stessa li ho usati per molti anni, attualmente li ho lasciati morire, ma abbiamo a che fare con mondi dentro mondi, non semplici piattaforme da cui siamo usati, abbiamo &#8211; ahimè &#8211; anche storie di vita là dentro, ricordi come nelle case. Quindi uscirne completamente non comporta solo un clic, comporta una decisione, una serie di decisioni riflettute, pesate.<br />
Dico ahimè perché pian piano ci si rende sempre più conto di quanto questo (l&#8217;avere vite là dentro) abbia avuto e abbia un retroscena perturbante &#8211; e a tratti pericoloso.<br />
Ci sono molte variabili in gioco anche se, io credo &#8211; e forse ne scriverò presto &#8211; che sia necessario concedersi/imporsi una perdita per poter compiere una scelta. Scegliere significa necessariamente perdere qualcosa, senza perdita non c&#8217;è atto possibile. E uscire dai social prevede che si perda qualcosa. (poi, certo, c&#8217;è anche chi nei social deve starci per lavoro, e qui si pone un problema che attualmente vedo insormontabile). Sicuramente, poi, ritengo sia cosa buona e giusta cominciare a dare più valore e sostegno alla stampa, a quella buona. Perché in barba a ciò che circola tra le bocche collettive &#8220;il giornalismo non esiste più, tutti i giornali fanno schifo&#8221;, ci sono invece testate serie, interessanti, approfondite, che fanno davvero informazione. E queste, sì, andrebbero sostenute, anche con abbonamenti. (guarda caso sono proprio, tra le varie, testate che hanno deciso, ad esempio, di uscire da X, l&#8217;ex twitter, come presa di posizione).<br />
Per quel che riguarda l&#8217;idea di un 1 maggio di protesta, io credo possa essere un buon inizio, un segnale, anche senza l&#8217;ipotesi di una disconnessione completa e totale, per sempre. Perché in fondo è questo che va dato, tanto più oggi: un segnale.</p>
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		<title>
		Di: Roberto		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2025/01/20/kit-di-autodifesa-nellera-trump-2-1/#comment-364958</link>

		<dc:creator><![CDATA[Roberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Feb 2025 22:19:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Scusate, ho trovato questo sito e l’ho trovato interessante per gli argomenti trattati, volevo dire la mia perché ho letto dei ragionamenti intelligenti, io sono un uomo del novecento e non ho account social eppure me la cavo lo stesso.
Parlate di disconnessione per un giorno… apprezzo lo sforzo, ma scollegarsi per sempre non potrebbe essere un alternativa migliore?
Ormai abbiamo capito che i social arricchiscono chi usa questi denari contro di noi, uscire da questa logica dovrebbe essere un opzione.
Vogliamo mantenere un libera stampa indipendente? Abboniamoci a una o più testate.
Manteniamo vivi luoghi di discussione come questo ma troviamoci anche nelle piazze.
Parliamo con le persone, sosteniamo le nostre idee.
Meno social più socializzazione o… socialismo
o mio dio cosa ho detto.
Un saluto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scusate, ho trovato questo sito e l’ho trovato interessante per gli argomenti trattati, volevo dire la mia perché ho letto dei ragionamenti intelligenti, io sono un uomo del novecento e non ho account social eppure me la cavo lo stesso.<br />
Parlate di disconnessione per un giorno… apprezzo lo sforzo, ma scollegarsi per sempre non potrebbe essere un alternativa migliore?<br />
Ormai abbiamo capito che i social arricchiscono chi usa questi denari contro di noi, uscire da questa logica dovrebbe essere un opzione.<br />
Vogliamo mantenere un libera stampa indipendente? Abboniamoci a una o più testate.<br />
Manteniamo vivi luoghi di discussione come questo ma troviamoci anche nelle piazze.<br />
Parliamo con le persone, sosteniamo le nostre idee.<br />
Meno social più socializzazione o… socialismo<br />
o mio dio cosa ho detto.<br />
Un saluto.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2025/01/20/kit-di-autodifesa-nellera-trump-2-1/#comment-364929</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Feb 2025 14:11:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Eccomi Mariasole (sopravvissuto a una bastonante influenza). Sull&#039;informazione, questione che tu tocchi bene. La prima novità di cui redersi conto è che l&#039;obiettivo di Musk è distruggere il giornalismo, quello delle testate televisive, radio e a stampa, prima di tutto pubbliche e poi private. Avere chiaro questo significa non confondere la sana critica democratica alle pressioni politiche ed economiche da sempre esercitate sui media, con questa fascista distruzione dei media. Il che significa rendersi conto dell&#039;importanza del lavoro giornalistico, anche quando è sottoposto a condizionamenti. Proprio in periodi di grande propagande filogovernative (covid, invasione dell&#039;Ucraina, distruzione di Gaza), mi son ben reso conto che la maggior parte delle notizie importanti vengono dai media mainstream, e che facebook è sempre il commento di una notizia letta su una testata o vista in TV. Ma il secondo punto che tu tocchi non riguarda tanto la &quot;fonte&quot; delle informazioni, ma colui che se ne serve, ossia noi, i non-giornalisti. E sull&#039;atteggiamento disinvolto di &quot;piluccamento&quot; qua e là di dati, che non vengono poi davvero pensati e approfonditi, sono altrettanto d&#039;accordo, anche perché la verifica è spessa noiosa e laboriosa. Ma quei c&#039;è poi l&#039;incitazione della vitrina &quot;social&quot; a dire la propria su tutto, e in tempi rapidissimi. Nel quadro di un medio dibattito FB approfondimenti lunghi non sono richiesti né possono essere presi sul serio. Quindi ci si abitua a non farli.
Infine. Il cinismo italiano è risaputo: nulla serve a nulla, e nulla di nuovo sotto il sole. Da questo punto di vista l&#039;Italia è davvero malmessa, sopratutto se prevale la tentazione di sdrammatizzare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Eccomi Mariasole (sopravvissuto a una bastonante influenza). Sull&#8217;informazione, questione che tu tocchi bene. La prima novità di cui redersi conto è che l&#8217;obiettivo di Musk è distruggere il giornalismo, quello delle testate televisive, radio e a stampa, prima di tutto pubbliche e poi private. Avere chiaro questo significa non confondere la sana critica democratica alle pressioni politiche ed economiche da sempre esercitate sui media, con questa fascista distruzione dei media. Il che significa rendersi conto dell&#8217;importanza del lavoro giornalistico, anche quando è sottoposto a condizionamenti. Proprio in periodi di grande propagande filogovernative (covid, invasione dell&#8217;Ucraina, distruzione di Gaza), mi son ben reso conto che la maggior parte delle notizie importanti vengono dai media mainstream, e che facebook è sempre il commento di una notizia letta su una testata o vista in TV. Ma il secondo punto che tu tocchi non riguarda tanto la &#8220;fonte&#8221; delle informazioni, ma colui che se ne serve, ossia noi, i non-giornalisti. E sull&#8217;atteggiamento disinvolto di &#8220;piluccamento&#8221; qua e là di dati, che non vengono poi davvero pensati e approfonditi, sono altrettanto d&#8217;accordo, anche perché la verifica è spessa noiosa e laboriosa. Ma quei c&#8217;è poi l&#8217;incitazione della vitrina &#8220;social&#8221; a dire la propria su tutto, e in tempi rapidissimi. Nel quadro di un medio dibattito FB approfondimenti lunghi non sono richiesti né possono essere presi sul serio. Quindi ci si abitua a non farli.<br />
Infine. Il cinismo italiano è risaputo: nulla serve a nulla, e nulla di nuovo sotto il sole. Da questo punto di vista l&#8217;Italia è davvero malmessa, sopratutto se prevale la tentazione di sdrammatizzare.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: piero		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2025/01/20/kit-di-autodifesa-nellera-trump-2-1/#comment-364703</link>

		<dc:creator><![CDATA[piero]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jan 2025 20:35:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2025/01/20/kit-di-autodifesa-nellera-trump-2-1/#comment-364438&quot;&gt;francesco forlani&lt;/a&gt;.

Condivido, facciamo girare la proposta]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2025/01/20/kit-di-autodifesa-nellera-trump-2-1/#comment-364438">francesco forlani</a>.</p>
<p>Condivido, facciamo girare la proposta</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2025/01/20/kit-di-autodifesa-nellera-trump-2-1/#comment-364617</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jan 2025 22:44:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cara Mariasole rispondo presto al tuo importante intervento.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Mariasole rispondo presto al tuo importante intervento.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Mariasole Ariot		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2025/01/20/kit-di-autodifesa-nellera-trump-2-1/#comment-364523</link>

		<dc:creator><![CDATA[Mariasole Ariot]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jan 2025 11:04:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Andrea, grazie per quest&#039;analisi (attendo quindi i prossimi capitoli), e per il consiglio di lettura. L&#039;epoca è fosca, i giorni sono neri. 
Scrivi: 
&lt;i&gt;Diciamo che in un contesto del genere, uno vorrebbe sentire crescere innanzitutto intorno a sé un certo spavento.&lt;/i&gt;
Ed è proprio questo spavento che a volte mi sembra mancare. Spalle girate con un &quot;tanto sono tutti uguali&quot;, &quot;tanto non cambierà niente&quot;, &quot;sono solo dei buffoni&quot;, &quot;anche prima del resto&quot;. No, non sono dei banali buffoni di corte, non sono tutti uguali. E queste frasi sono spesso correlate magari da qualche dato, qualche notizia, qualche &quot;ho letto che comunque&quot;. 
E qui si apre la questione parallela e che gravita a margine del tuo discorso, rispetto all&#039;informazione. Oggi, in molti casi, a quel &quot;ho letto che comunque&quot;, la risposta dovrebbe essere: hai letto &lt;i&gt;dove&lt;/i&gt;, precisamente? Perché, è inutile negarlo, la maggior parte delle persone oggi si informa attraverso i social. Il ché significa informarsi non solo attraverso la propria bolla, ma con la malsana illusione che la conoscenza possa passare per due righe scritte (il colpo di un tweet o  il titolo di un articolo di giornale apparso nella propria home, senza aprire poi l&#039;articolo intero - confrontandolo magari con altri articoli interi). C&#039;è una generale stanchezza, una &quot;svogliatezza all&#039;approfondimento&quot; che ripara dallo spavento di cui parli. Ripara dallo spavento ma anche dal confronto.
Informarsi all&#039;interno della propria bolla, algoritmo dopo algoritmo, sappiamo bene cosa significa: sentirsi dire e leggere solo ciò che vogliamo sentirci dire e leggere - o che, in realtà, l&#039;algoritmo ha deciso per noi, ci ha cucito addosso. Nella migliore delle ipotesi ci si limita ad avere una visione del mondo parziale, nella peggiore si cade preda di fake news dove falsa notizia richiama falsa notizia, per arrivare alle derive complottistiche che ormai hanno preso piede un po&#039; ovunque, e che negli ultimi anni hanno fatto presa su una buona fetta di popolazione. Qui e altrove. 
Un banchetto perfetto in cui i vari Trump, Zuckerberg, Musk e gli altri possono mangiare e mangiarci, e hanno già cominciato a farlo da un bel pezzo. Ora le cose peggioreranno (e non credo di essere pessimista nel pensarlo).
In questi giorni, nel fuori, mi è capitato, in molti contesti, di sentire appunto quel &quot;massì, tanto non cambierà nulla&quot;, e in quei momenti ho provato un profondo senso di solitudine, pur sapendo di non essere la sola a vedere quel che sta già accadendo - questo tuo pezzo lo dimostra. Ordine esecutivo dopo ordine esecutivo, alla velocità della luce si sta già mostrando la piega nera di quel che può generarsi, e che avrà ripercussioni non certo solo negli USA ma a livello globale: com&#039;è possibile non abitare lo spavento?  È possibile. In fondo basta restare un po&#039; ciechi e protetti dal sonno dei social, dalla componente ludica dello scroll, ad esempio.
La cecità protegge, la paura scardina, fa traballare, sposta dal luogo sicuro. Chiaro, come tu dici, non ci si può fermare alla paura, se ci si ferma alla paura la tentazione è esattamente quella di riaccecarsi.  

Un momento generale di sospensione attiva, di fuoriuscita da questo sistema l&#039;ho pensato spesso anch&#039;io, e come dite tu e Francesco uno &quot;sciopero&quot; il primo maggio sarebbe bella cosa. Anche in forma di esperimento, in fondo - sia per come può arrivare che per il come lo vive chi lo attua. Forse sono un po&#039; dubbiosa rispetto al numero di persone potenzialmente intenzionate a parteciparvi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Andrea, grazie per quest&#8217;analisi (attendo quindi i prossimi capitoli), e per il consiglio di lettura. L&#8217;epoca è fosca, i giorni sono neri.<br />
Scrivi:<br />
<i>Diciamo che in un contesto del genere, uno vorrebbe sentire crescere innanzitutto intorno a sé un certo spavento.</i><br />
Ed è proprio questo spavento che a volte mi sembra mancare. Spalle girate con un &#8220;tanto sono tutti uguali&#8221;, &#8220;tanto non cambierà niente&#8221;, &#8220;sono solo dei buffoni&#8221;, &#8220;anche prima del resto&#8221;. No, non sono dei banali buffoni di corte, non sono tutti uguali. E queste frasi sono spesso correlate magari da qualche dato, qualche notizia, qualche &#8220;ho letto che comunque&#8221;.<br />
E qui si apre la questione parallela e che gravita a margine del tuo discorso, rispetto all&#8217;informazione. Oggi, in molti casi, a quel &#8220;ho letto che comunque&#8221;, la risposta dovrebbe essere: hai letto <i>dove</i>, precisamente? Perché, è inutile negarlo, la maggior parte delle persone oggi si informa attraverso i social. Il ché significa informarsi non solo attraverso la propria bolla, ma con la malsana illusione che la conoscenza possa passare per due righe scritte (il colpo di un tweet o  il titolo di un articolo di giornale apparso nella propria home, senza aprire poi l&#8217;articolo intero &#8211; confrontandolo magari con altri articoli interi). C&#8217;è una generale stanchezza, una &#8220;svogliatezza all&#8217;approfondimento&#8221; che ripara dallo spavento di cui parli. Ripara dallo spavento ma anche dal confronto.<br />
Informarsi all&#8217;interno della propria bolla, algoritmo dopo algoritmo, sappiamo bene cosa significa: sentirsi dire e leggere solo ciò che vogliamo sentirci dire e leggere &#8211; o che, in realtà, l&#8217;algoritmo ha deciso per noi, ci ha cucito addosso. Nella migliore delle ipotesi ci si limita ad avere una visione del mondo parziale, nella peggiore si cade preda di fake news dove falsa notizia richiama falsa notizia, per arrivare alle derive complottistiche che ormai hanno preso piede un po&#8217; ovunque, e che negli ultimi anni hanno fatto presa su una buona fetta di popolazione. Qui e altrove.<br />
Un banchetto perfetto in cui i vari Trump, Zuckerberg, Musk e gli altri possono mangiare e mangiarci, e hanno già cominciato a farlo da un bel pezzo. Ora le cose peggioreranno (e non credo di essere pessimista nel pensarlo).<br />
In questi giorni, nel fuori, mi è capitato, in molti contesti, di sentire appunto quel &#8220;massì, tanto non cambierà nulla&#8221;, e in quei momenti ho provato un profondo senso di solitudine, pur sapendo di non essere la sola a vedere quel che sta già accadendo &#8211; questo tuo pezzo lo dimostra. Ordine esecutivo dopo ordine esecutivo, alla velocità della luce si sta già mostrando la piega nera di quel che può generarsi, e che avrà ripercussioni non certo solo negli USA ma a livello globale: com&#8217;è possibile non abitare lo spavento?  È possibile. In fondo basta restare un po&#8217; ciechi e protetti dal sonno dei social, dalla componente ludica dello scroll, ad esempio.<br />
La cecità protegge, la paura scardina, fa traballare, sposta dal luogo sicuro. Chiaro, come tu dici, non ci si può fermare alla paura, se ci si ferma alla paura la tentazione è esattamente quella di riaccecarsi.  </p>
<p>Un momento generale di sospensione attiva, di fuoriuscita da questo sistema l&#8217;ho pensato spesso anch&#8217;io, e come dite tu e Francesco uno &#8220;sciopero&#8221; il primo maggio sarebbe bella cosa. Anche in forma di esperimento, in fondo &#8211; sia per come può arrivare che per il come lo vive chi lo attua. Forse sono un po&#8217; dubbiosa rispetto al numero di persone potenzialmente intenzionate a parteciparvi.</p>
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		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2025/01/20/kit-di-autodifesa-nellera-trump-2-1/#comment-364505</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Jan 2025 21:10:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Franzisko, dici benissimo. Era una mia vecchia idea di una decina d&#039;anni fa. Oggi avrebbe particolarmente senso. Non ho purtroppo la stoffa del trascinatore, ma l&#039;idea di una sconnessione generalizzata dai social in occasione del 1 maggio sarebbe assolutamente pertinente: manifesteremmo cosi, in quanto utilizzatori, la consapevolezza che il nostro quotidiano uso delle piattaforme, permette un&#039;estrazione di valore monetario, quanto un lavoro che non è pagato. Il 1 maggio avrebbe quindi pienamente senso come data.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Franzisko, dici benissimo. Era una mia vecchia idea di una decina d&#8217;anni fa. Oggi avrebbe particolarmente senso. Non ho purtroppo la stoffa del trascinatore, ma l&#8217;idea di una sconnessione generalizzata dai social in occasione del 1 maggio sarebbe assolutamente pertinente: manifesteremmo cosi, in quanto utilizzatori, la consapevolezza che il nostro quotidiano uso delle piattaforme, permette un&#8217;estrazione di valore monetario, quanto un lavoro che non è pagato. Il 1 maggio avrebbe quindi pienamente senso come data.</p>
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		<title>
		Di: francesco forlani		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2025/01/20/kit-di-autodifesa-nellera-trump-2-1/#comment-364438</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jan 2025 17:09:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Andrea, mi sembra un&#039;eccellente analisi, chiara negli argomenti e illuminata abbastanza da vederci un po&#039; meglio nei chiaroscuri dell&#039;epoca che viviamo. Qualche giorno fa pensavo a un&#039;ipotesi d&#039;azione collettiva. Invece di uscire alla chetichella dalle varie piattaforme digitali perché non organizzare a livello internazionale uno sciopero della durata di un giorno il prossimo primo maggio con un&#039;autosospensione di tutti da tutti gli account. Far saltare per un giorno i conti (i numeri) su cui si basa la forza dei social. E vedere ( ma esistono strumenti per certificarlo) in quante case, appartamenti, tendopoli, caserme è stata spenta la luce. Sarebbe come un segnale di esistenza, rendersi invisibili per un giorno per sfuggire ai radar del cybercapitalismo. Un&#039;azione zero su cui costruire una vera &quot;rivoluzione&quot;. Del resto come proprio maurizio mi raccontava già negli anni duemila, nel mondo dei newmedia, i lavoratori sono i consumatori, di merce e piubblicità, i fornitori di contenuti oggi sui social. effeffe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Andrea, mi sembra un&#8217;eccellente analisi, chiara negli argomenti e illuminata abbastanza da vederci un po&#8217; meglio nei chiaroscuri dell&#8217;epoca che viviamo. Qualche giorno fa pensavo a un&#8217;ipotesi d&#8217;azione collettiva. Invece di uscire alla chetichella dalle varie piattaforme digitali perché non organizzare a livello internazionale uno sciopero della durata di un giorno il prossimo primo maggio con un&#8217;autosospensione di tutti da tutti gli account. Far saltare per un giorno i conti (i numeri) su cui si basa la forza dei social. E vedere ( ma esistono strumenti per certificarlo) in quante case, appartamenti, tendopoli, caserme è stata spenta la luce. Sarebbe come un segnale di esistenza, rendersi invisibili per un giorno per sfuggire ai radar del cybercapitalismo. Un&#8217;azione zero su cui costruire una vera &#8220;rivoluzione&#8221;. Del resto come proprio maurizio mi raccontava già negli anni duemila, nel mondo dei newmedia, i lavoratori sono i consumatori, di merce e piubblicità, i fornitori di contenuti oggi sui social. effeffe</p>
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		Di: Marco Di Pasquale		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2025/01/20/kit-di-autodifesa-nellera-trump-2-1/#comment-364368</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco Di Pasquale]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jan 2025 21:34:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#039;affidarsi allo scarto di certo frantuma la struttura rigida che il capitalismo vuole imporre alla fluidità delle masse umane in continua mutazione ed ibridazione, poiché imbrigliare vuol dire agire indisturbati nell&#039;accumulo che il profitto provoca con ogni sua implicazione idolatrica.
Grazie per questo spunto di lettura e di riflessioni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;affidarsi allo scarto di certo frantuma la struttura rigida che il capitalismo vuole imporre alla fluidità delle masse umane in continua mutazione ed ibridazione, poiché imbrigliare vuol dire agire indisturbati nell&#8217;accumulo che il profitto provoca con ogni sua implicazione idolatrica.<br />
Grazie per questo spunto di lettura e di riflessioni.</p>
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