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	Commenti a: Contro l&#8217;eccesso di lavoro	</title>
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		<title>
		Di: Claudio		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2025/02/11/contro-leccesso-di-lavoro/#comment-367183</link>

		<dc:creator><![CDATA[Claudio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Mar 2025 13:35:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[I residui teologici a mio parere non sono affatto residuali, ma reggono il gioco come dei navigati croupiers e fanno in modo che il banco vinca sempre. Possono essere gentili e suadenti, ma lo fanno per professione e per provvigione. Possono anche offrire una parvenza di amicizia, ma se la si accoglie in pariteticità chiamano la sicurezza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I residui teologici a mio parere non sono affatto residuali, ma reggono il gioco come dei navigati croupiers e fanno in modo che il banco vinca sempre. Possono essere gentili e suadenti, ma lo fanno per professione e per provvigione. Possono anche offrire una parvenza di amicizia, ma se la si accoglie in pariteticità chiamano la sicurezza.</p>
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		<title>
		Di: Daniele Muriano		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2025/02/11/contro-leccesso-di-lavoro/#comment-365413</link>

		<dc:creator><![CDATA[Daniele Muriano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Feb 2025 14:43:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2025/02/11/contro-leccesso-di-lavoro/#comment-365406&quot;&gt;Paola Ivaldi&lt;/a&gt;.

Non so se suoni addirittura un po’ stucchevole, ma mi trovo in sostanziale accordo con tutte le persone che sono intervenute, e – a proposito del nodo virtualità/presenza – posso dire che non succede quasi mai, quando porto gli stessi argomenti in luoghi fisici e non digitali. Non significa molto, ovviamente, perché in rete si è mediamente più in disaccordo che offline. Mi viene poi in mente che incontrarsi in carne e ossa chiede non solo coinvolgimento (a cui non si è più molto abituati, ed è una cosa anche generazionale) ma soprattutto tempo. Le persone che non hanno tempo non hanno granché libertà di movimento: per economizzare il tempo di corsi, attività didattiche o culturali, riunioni, assemblee, e così il tempo della politica, il virtuale diventa lo strumento largamente più ‘produttivo’. Non c’è solo questo, sì, perché dall’ultima fase della rivoluzione digitale non si torna indietro: però una società il cui tempo è stato liberato perde molti dei suoi alibi, e non è così ingenuo attendersi il cambiamento di alcune abitudini che c’entrano con lo stare insieme.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2025/02/11/contro-leccesso-di-lavoro/#comment-365406">Paola Ivaldi</a>.</p>
<p>Non so se suoni addirittura un po’ stucchevole, ma mi trovo in sostanziale accordo con tutte le persone che sono intervenute, e – a proposito del nodo virtualità/presenza – posso dire che non succede quasi mai, quando porto gli stessi argomenti in luoghi fisici e non digitali. Non significa molto, ovviamente, perché in rete si è mediamente più in disaccordo che offline. Mi viene poi in mente che incontrarsi in carne e ossa chiede non solo coinvolgimento (a cui non si è più molto abituati, ed è una cosa anche generazionale) ma soprattutto tempo. Le persone che non hanno tempo non hanno granché libertà di movimento: per economizzare il tempo di corsi, attività didattiche o culturali, riunioni, assemblee, e così il tempo della politica, il virtuale diventa lo strumento largamente più ‘produttivo’. Non c’è solo questo, sì, perché dall’ultima fase della rivoluzione digitale non si torna indietro: però una società il cui tempo è stato liberato perde molti dei suoi alibi, e non è così ingenuo attendersi il cambiamento di alcune abitudini che c’entrano con lo stare insieme.</p>
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		<title>
		Di: Paola Ivaldi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2025/02/11/contro-leccesso-di-lavoro/#comment-365406</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paola Ivaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Feb 2025 10:25:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono molto d&#039;accordo con Davide Orecchio quando scrive che è sui processi deliberativi e non rappresentativi che dovremmo puntare, e che dovremmo imparare a delegare di meno e a decidere di più. Dunque, come, e dove? Forse ripartire dal territorio, tornare a presidiare dal basso, la vita e gli inevitabili problemi dei luoghi in cui viviamo, soprattutto in ambito urbano, tornare a confrontarci e dibattere in forma assembleare della gestione di un quartiere, per esempio, della circoscrizione. Lo stesso sui luoghi di lavoro, idem nella scuola. Quando terminò lo stato di emergenza rimasi molto colpita dal fatto che la scuola di mio figlio (un noto liceo classico torinese) seguitasse a proporre le assemblee di classe online. Lo dissi, in occasione dell&#039;ultima alla quale presi parte in collegamento, mi venne risposto (tranne da parte dell&#039;insegnante di storia che espresse il proprio accordo) che era molto più comodo (e veloce) così.
Ecco, uno dei problemi - o almeno io lo vedo ormai come un enorme problema - consiste proprio nella progressiva disabitudine a confrontarsi nella presenza fisica, ritenere che tutto possa e debba essere affrontato da remoto minaccia l&#039;incontro e l&#039;aggregazione (assolutamente indispensabili, oggi, per tentare di non farci travolgere dall&#039;ormai evidente tecnocrazia plutocratica che avanza incontrastata), isola le persone e frantuma sempre più il tessuto sociale che, invece, si nutre proprio di fisicità, di mani che si stringono calorosamente, che si alzano per prendere parola, che scrivono appunti, anziché di mani tristi che scrollano e digitano come sa ad altro non fossero più deputate.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono molto d&#8217;accordo con Davide Orecchio quando scrive che è sui processi deliberativi e non rappresentativi che dovremmo puntare, e che dovremmo imparare a delegare di meno e a decidere di più. Dunque, come, e dove? Forse ripartire dal territorio, tornare a presidiare dal basso, la vita e gli inevitabili problemi dei luoghi in cui viviamo, soprattutto in ambito urbano, tornare a confrontarci e dibattere in forma assembleare della gestione di un quartiere, per esempio, della circoscrizione. Lo stesso sui luoghi di lavoro, idem nella scuola. Quando terminò lo stato di emergenza rimasi molto colpita dal fatto che la scuola di mio figlio (un noto liceo classico torinese) seguitasse a proporre le assemblee di classe online. Lo dissi, in occasione dell&#8217;ultima alla quale presi parte in collegamento, mi venne risposto (tranne da parte dell&#8217;insegnante di storia che espresse il proprio accordo) che era molto più comodo (e veloce) così.<br />
Ecco, uno dei problemi &#8211; o almeno io lo vedo ormai come un enorme problema &#8211; consiste proprio nella progressiva disabitudine a confrontarsi nella presenza fisica, ritenere che tutto possa e debba essere affrontato da remoto minaccia l&#8217;incontro e l&#8217;aggregazione (assolutamente indispensabili, oggi, per tentare di non farci travolgere dall&#8217;ormai evidente tecnocrazia plutocratica che avanza incontrastata), isola le persone e frantuma sempre più il tessuto sociale che, invece, si nutre proprio di fisicità, di mani che si stringono calorosamente, che si alzano per prendere parola, che scrivono appunti, anziché di mani tristi che scrollano e digitano come sa ad altro non fossero più deputate.</p>
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		<title>
		Di: Daniele Muriano		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2025/02/11/contro-leccesso-di-lavoro/#comment-365378</link>

		<dc:creator><![CDATA[Daniele Muriano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Feb 2025 01:11:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2025/02/11/contro-leccesso-di-lavoro/#comment-365371&quot;&gt;davide orecchio&lt;/a&gt;.

Grazie per la lettura attenta, e per questo intervento che mi permette forse di chiarire meglio un punto. Sì, è vero, parlare di eccesso di lavoro in termini assoluti non ha senso, in Italia; e in effetti non ho inteso farlo, avrei dovuto distinguere meglio nella mia premessa (ma c’è così tanta materia nel mio breve intervento, che la densità mi ha imposto alcune omissioni). Condivido anch’io il senso di realtà dei suoi rilievi, certo: ovviamente è così. Tuttavia, come scrivevo in risposta al commento di Paola Ivaldi qui sopra, mi sembra molto importante distinguere la difesa del lavoro dalla sua idolatria (e mi riferivo al brago in cui si trova a rimestare la cosiddetta sinistra, quella che aspira al parlamento, naturalmente). Distinguere la difesa del lavoro dall’idolatria vuol dire per me considerare criticamente la situazione di chi si trova nella norma, o meglio nella condizione per cui ci si batte, ovvero l’impiego a tempo pieno, la gabbia salariale. I problemi che lei rileva sono appunto reali, ma sono patologie in un corpo che si ritiene sano. O meglio in un corpo che aspira a guarire secondo quelle ricette. Mi sembra utile non mescolare l’eccesso di lavoro che prescrive la norma, con la mancata realizzazione della stessa (con il conseguente impegno politico a realizzarla, dalle parti politiche in campo). Ecco, forse ci ho messo troppe parole per argomentare, e una buona metà non erano necessarie; ma ci tengo davvero a che il mio pezzetto scansi questo equivoco. È un ragionamento sul sistema patologico, non sulla deviazione dal sistema patologico (anche se questa deviazione appare adesso, per condizioni politiche ed economiche durature, una norma a sé stante). Solo in questo modo, secondo me, è possibile distinguere la difesa del lavoro dalla sua idolatria, ecco.
Sono d’accordo anche su Marx e Lafargue, dove il secondo – anche se provocatoriamente – ci aiuta oggi a chiarire meglio il primo. E sono felice anche della consonanza quanto alla necessità dell’informazione ai fini del deliberare, cosa oggi non affatto scontata, soprattutto dopo il passaggio meteorico (e per certi versi distruttivo, per altri no) del Movimento 5 Stelle e dell’idea di democrazia che ha portato avanti in un modo sbagliato, colludendo di fatto con la nozione sonnolenta di democrazia che ci vorrebbe sonnambuli dove soltanto pochi hanno diritto di rimanere svegli (anche perché, fuor di metafora, hanno sia il tempo di dormire sia il tempo per informarsi; mentre a volte i più volenterosi di noi devono scegliere per l’uno o per l’altro).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2025/02/11/contro-leccesso-di-lavoro/#comment-365371">davide orecchio</a>.</p>
<p>Grazie per la lettura attenta, e per questo intervento che mi permette forse di chiarire meglio un punto. Sì, è vero, parlare di eccesso di lavoro in termini assoluti non ha senso, in Italia; e in effetti non ho inteso farlo, avrei dovuto distinguere meglio nella mia premessa (ma c’è così tanta materia nel mio breve intervento, che la densità mi ha imposto alcune omissioni). Condivido anch’io il senso di realtà dei suoi rilievi, certo: ovviamente è così. Tuttavia, come scrivevo in risposta al commento di Paola Ivaldi qui sopra, mi sembra molto importante distinguere la difesa del lavoro dalla sua idolatria (e mi riferivo al brago in cui si trova a rimestare la cosiddetta sinistra, quella che aspira al parlamento, naturalmente). Distinguere la difesa del lavoro dall’idolatria vuol dire per me considerare criticamente la situazione di chi si trova nella norma, o meglio nella condizione per cui ci si batte, ovvero l’impiego a tempo pieno, la gabbia salariale. I problemi che lei rileva sono appunto reali, ma sono patologie in un corpo che si ritiene sano. O meglio in un corpo che aspira a guarire secondo quelle ricette. Mi sembra utile non mescolare l’eccesso di lavoro che prescrive la norma, con la mancata realizzazione della stessa (con il conseguente impegno politico a realizzarla, dalle parti politiche in campo). Ecco, forse ci ho messo troppe parole per argomentare, e una buona metà non erano necessarie; ma ci tengo davvero a che il mio pezzetto scansi questo equivoco. È un ragionamento sul sistema patologico, non sulla deviazione dal sistema patologico (anche se questa deviazione appare adesso, per condizioni politiche ed economiche durature, una norma a sé stante). Solo in questo modo, secondo me, è possibile distinguere la difesa del lavoro dalla sua idolatria, ecco.<br />
Sono d’accordo anche su Marx e Lafargue, dove il secondo – anche se provocatoriamente – ci aiuta oggi a chiarire meglio il primo. E sono felice anche della consonanza quanto alla necessità dell’informazione ai fini del deliberare, cosa oggi non affatto scontata, soprattutto dopo il passaggio meteorico (e per certi versi distruttivo, per altri no) del Movimento 5 Stelle e dell’idea di democrazia che ha portato avanti in un modo sbagliato, colludendo di fatto con la nozione sonnolenta di democrazia che ci vorrebbe sonnambuli dove soltanto pochi hanno diritto di rimanere svegli (anche perché, fuor di metafora, hanno sia il tempo di dormire sia il tempo per informarsi; mentre a volte i più volenterosi di noi devono scegliere per l’uno o per l’altro).</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: davide orecchio		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2025/02/11/contro-leccesso-di-lavoro/#comment-365371</link>

		<dc:creator><![CDATA[davide orecchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Feb 2025 23:30:23 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=111423#comment-365371</guid>

					<description><![CDATA[Ho molto apprezzato questo testo, grazie. Anche se sulla premessa adotterei argomentazioni leggermente più sfumate, perché è molto difficile avere certezza di un prevalente &quot;eccesso di lavoro&quot; in un paese come l&#039;Italia, ad esempio, dove il part-time imposto, specie alle donne, non è un fenomeno di poco peso, e dove nel Meridione il tasso complessivo di occupazione è bassissimo. Certo ci sono intere fasce di genere e generazionali (giovani, donne) che, quando e se lavorano, lavorano tendenzialmente sfruttate, sottopagate e senza tutele. È complesso ed eterogeneo, l&#039;universo del lavoro, ancora di più se allarghiamo lo sguardo al prossimo futuro (sostituzione di milioni di posti di lavoro umani con AI) e a un orizzonte internazionale (penso alle interessanti campagne per la settimana di 4 giorni che hanno raggiunto molti paesi).
Apprezzo molto il riferimento a Lafargue, al valore dell&#039;ozio e del tempo libero. Uno degli aspetti più inattuali del marxismo classico mi sembra proprio quell&#039;ossessione industrialista che capovolge la prospettiva borghese ma forse oggi ci aiuta poco. Anche se Marx conosceva perfettamente il valore del tempo, del tempo operaio e del tempo asservito e liberato, ed è stato lui a insegnarci il concetto di alienazione.
Ma ancora di più ho apprezzato l&#039;articolo nel suo ragionamento sulla democrazia e il suo esercizio. La democrazia se la passa malissimo, ma se ci interessa &quot;democratizzare la democrazia&quot; è proprio su processi deliberativi e non rappresentativi che dovremmo puntare, dovremmo imparare a delegare di meno e a decidere di più. Ma per decidere occorre essere informati, e per essere informati e deliberare occorre tempo. Tempo libero, o &quot;tempo liberato&quot; al servizio della democrazia e della felicità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho molto apprezzato questo testo, grazie. Anche se sulla premessa adotterei argomentazioni leggermente più sfumate, perché è molto difficile avere certezza di un prevalente &#8220;eccesso di lavoro&#8221; in un paese come l&#8217;Italia, ad esempio, dove il part-time imposto, specie alle donne, non è un fenomeno di poco peso, e dove nel Meridione il tasso complessivo di occupazione è bassissimo. Certo ci sono intere fasce di genere e generazionali (giovani, donne) che, quando e se lavorano, lavorano tendenzialmente sfruttate, sottopagate e senza tutele. È complesso ed eterogeneo, l&#8217;universo del lavoro, ancora di più se allarghiamo lo sguardo al prossimo futuro (sostituzione di milioni di posti di lavoro umani con AI) e a un orizzonte internazionale (penso alle interessanti campagne per la settimana di 4 giorni che hanno raggiunto molti paesi).<br />
Apprezzo molto il riferimento a Lafargue, al valore dell&#8217;ozio e del tempo libero. Uno degli aspetti più inattuali del marxismo classico mi sembra proprio quell&#8217;ossessione industrialista che capovolge la prospettiva borghese ma forse oggi ci aiuta poco. Anche se Marx conosceva perfettamente il valore del tempo, del tempo operaio e del tempo asservito e liberato, ed è stato lui a insegnarci il concetto di alienazione.<br />
Ma ancora di più ho apprezzato l&#8217;articolo nel suo ragionamento sulla democrazia e il suo esercizio. La democrazia se la passa malissimo, ma se ci interessa &#8220;democratizzare la democrazia&#8221; è proprio su processi deliberativi e non rappresentativi che dovremmo puntare, dovremmo imparare a delegare di meno e a decidere di più. Ma per decidere occorre essere informati, e per essere informati e deliberare occorre tempo. Tempo libero, o &#8220;tempo liberato&#8221; al servizio della democrazia e della felicità.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Daniele Muriano		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2025/02/11/contro-leccesso-di-lavoro/#comment-365325</link>

		<dc:creator><![CDATA[Daniele Muriano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Feb 2025 13:51:33 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=111423#comment-365325</guid>

					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2025/02/11/contro-leccesso-di-lavoro/#comment-365314&quot;&gt;ornella tajani&lt;/a&gt;.

@Ornella Tajani 
Grazie per la bella citazione!, tra l’altro da un libro e da un autore che incontrai con entusiasmo prima ancora del botto editoriale, e a cui resto sinceramente affezionato (anche se c&#039;è chi ne pensa abbastanza male, forse per il successo pop e perché Han vuole parlare evidentemente a parecchi: però le cose fanno sperare che ci sia un interessante spazio di dicibilità intorno a questi argomenti, nonostante l’indicibilità in politica).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2025/02/11/contro-leccesso-di-lavoro/#comment-365314">ornella tajani</a>.</p>
<p>@Ornella Tajani<br />
Grazie per la bella citazione!, tra l’altro da un libro e da un autore che incontrai con entusiasmo prima ancora del botto editoriale, e a cui resto sinceramente affezionato (anche se c&#8217;è chi ne pensa abbastanza male, forse per il successo pop e perché Han vuole parlare evidentemente a parecchi: però le cose fanno sperare che ci sia un interessante spazio di dicibilità intorno a questi argomenti, nonostante l’indicibilità in politica).</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Daniele Muriano		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2025/02/11/contro-leccesso-di-lavoro/#comment-365324</link>

		<dc:creator><![CDATA[Daniele Muriano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Feb 2025 13:38:32 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=111423#comment-365324</guid>

					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2025/02/11/contro-leccesso-di-lavoro/#comment-365308&quot;&gt;Paola Ivaldi&lt;/a&gt;.

@Paola Ivaldi 
Sono contento di queste consonanze, che per esperienza non mi aspetto. Di solito, quando ragiono di questi argomenti in pubblico, sono preparato a rispondere alle critiche, sempre legittime ovviamente, anche se spesso di impronta moralistica. Ecco, sì, penso che il passaggio dalla dimensione &quot;intima&quot; a quella politica debba avvenire, anche per queste istanze, con l&#039;energia di un minimo entusiasmo collettivo, altrimenti si rimane collettivamente nel &quot;dogma del lavoro&quot; che, appunto, ha retaggi non solo ideologici ma pure religiosi, dottrinali, veterotestamentari (e allora benissimo &quot;in alto i cuori&quot;, per quanto mi riguarda! Per me senza nessuna sfumatura antireligiosa, ovviamente).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2025/02/11/contro-leccesso-di-lavoro/#comment-365308">Paola Ivaldi</a>.</p>
<p>@Paola Ivaldi<br />
Sono contento di queste consonanze, che per esperienza non mi aspetto. Di solito, quando ragiono di questi argomenti in pubblico, sono preparato a rispondere alle critiche, sempre legittime ovviamente, anche se spesso di impronta moralistica. Ecco, sì, penso che il passaggio dalla dimensione &#8220;intima&#8221; a quella politica debba avvenire, anche per queste istanze, con l&#8217;energia di un minimo entusiasmo collettivo, altrimenti si rimane collettivamente nel &#8220;dogma del lavoro&#8221; che, appunto, ha retaggi non solo ideologici ma pure religiosi, dottrinali, veterotestamentari (e allora benissimo &#8220;in alto i cuori&#8221;, per quanto mi riguarda! Per me senza nessuna sfumatura antireligiosa, ovviamente).</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: ornella tajani		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2025/02/11/contro-leccesso-di-lavoro/#comment-365314</link>

		<dc:creator><![CDATA[ornella tajani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Feb 2025 09:26:53 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=111423#comment-365314</guid>

					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2025/02/11/contro-leccesso-di-lavoro/#comment-365292&quot;&gt;Daniele Muriano&lt;/a&gt;.

&quot;Si confonde la sacrosanta difesa del lavoro con l&#039;idolatria&quot;: proprio così.
Leggendo altre cose trovo on line una citazione da &quot;Nello sciame&quot; di Byung-chul Han, che non ho letto, ma che è vicina a questo discorso:
&quot;L’ozio comincia là dove il lavoro cessa completamente. Il tempo dell’ozio è un altro tempo. L’imperativo neoliberista della prestazione trasforma il tempo in tempo di lavoro, totalizza il tempo di lavoro. La pausa ne è solo una fase. Oggi non abbiamo tempo all’infuori di quello lavorativo. Ce lo portiamo dietro, così, non solo in vacanza, ma anche nel sonno. Per questo dormiamo agitati: i soggetti di prestazione spossati si addormentano come si addormenta una gamba. Poiché serve alla rigenerazione della forza lavoro, anche il riposo non è nient’altro che una modalità del lavoro: il rilassarsi non è altro dal lavoro, ma il suo prodotto&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2025/02/11/contro-leccesso-di-lavoro/#comment-365292">Daniele Muriano</a>.</p>
<p>&#8220;Si confonde la sacrosanta difesa del lavoro con l&#8217;idolatria&#8221;: proprio così.<br />
Leggendo altre cose trovo on line una citazione da &#8220;Nello sciame&#8221; di Byung-chul Han, che non ho letto, ma che è vicina a questo discorso:<br />
&#8220;L’ozio comincia là dove il lavoro cessa completamente. Il tempo dell’ozio è un altro tempo. L’imperativo neoliberista della prestazione trasforma il tempo in tempo di lavoro, totalizza il tempo di lavoro. La pausa ne è solo una fase. Oggi non abbiamo tempo all’infuori di quello lavorativo. Ce lo portiamo dietro, così, non solo in vacanza, ma anche nel sonno. Per questo dormiamo agitati: i soggetti di prestazione spossati si addormentano come si addormenta una gamba. Poiché serve alla rigenerazione della forza lavoro, anche il riposo non è nient’altro che una modalità del lavoro: il rilassarsi non è altro dal lavoro, ma il suo prodotto&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Paola Ivaldi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2025/02/11/contro-leccesso-di-lavoro/#comment-365308</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paola Ivaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Feb 2025 08:04:20 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=111423#comment-365308</guid>

					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2025/02/11/contro-leccesso-di-lavoro/#comment-365292&quot;&gt;Daniele Muriano&lt;/a&gt;.

Grazie per il tempo di questa bella risposta. Dipende moltissimo da noi, credo, è una questione molto intima (etica? forse) quella che ha a che fare con noi stessi calati nel tempo, e da questa postura, a sua volta, dipende la nostra attitudine a liberare il tempo dal consumo, la messa a fuoco della vacuità che si è impadronita del nostro modo di esistere, di stare nel mondo, di relazionarci tra umani. Interessantissimo e prezioso dibattito, questo innescato dal tuo articolo, sul lavoro, sul tempo, sull&#039;immaginario politico e il possibile. In alto i cuori?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2025/02/11/contro-leccesso-di-lavoro/#comment-365292">Daniele Muriano</a>.</p>
<p>Grazie per il tempo di questa bella risposta. Dipende moltissimo da noi, credo, è una questione molto intima (etica? forse) quella che ha a che fare con noi stessi calati nel tempo, e da questa postura, a sua volta, dipende la nostra attitudine a liberare il tempo dal consumo, la messa a fuoco della vacuità che si è impadronita del nostro modo di esistere, di stare nel mondo, di relazionarci tra umani. Interessantissimo e prezioso dibattito, questo innescato dal tuo articolo, sul lavoro, sul tempo, sull&#8217;immaginario politico e il possibile. In alto i cuori?</p>
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		<title>
		Di: Daniele Muriano		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2025/02/11/contro-leccesso-di-lavoro/#comment-365298</link>

		<dc:creator><![CDATA[Daniele Muriano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Feb 2025 02:57:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2025/02/11/contro-leccesso-di-lavoro/#comment-365282&quot;&gt;ornella tajani&lt;/a&gt;.

(Rileggendo mi rendo conto che potrebbe non capirsi la stranezza dell’uso di “delivery” in quel contesto, se non ci si è immersi nella neolingua anglofona di quell’ambiente, dove “delivery” ha un unico significato e un uso anche piuttosto minaccioso e ossessivo. L’accostamento al parto, anche se legittimo quanto al significato, produceva in noi qualcosa di orrido. Perché la neolingua anglofona di certi ambienti lavorativi livella i significati in modo insopportabile).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2025/02/11/contro-leccesso-di-lavoro/#comment-365282">ornella tajani</a>.</p>
<p>(Rileggendo mi rendo conto che potrebbe non capirsi la stranezza dell’uso di “delivery” in quel contesto, se non ci si è immersi nella neolingua anglofona di quell’ambiente, dove “delivery” ha un unico significato e un uso anche piuttosto minaccioso e ossessivo. L’accostamento al parto, anche se legittimo quanto al significato, produceva in noi qualcosa di orrido. Perché la neolingua anglofona di certi ambienti lavorativi livella i significati in modo insopportabile).</p>
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