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	Commenti a: L’inferno che non si sente	</title>
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		<title>
		Di: Marco Viscardi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2026/03/29/linferno-che-non-si-sente/#comment-391356</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco Viscardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 21:51:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie Mille Maria Sole per la lettura e per i commenti. Non so se Adolescence è indulgente, da quello che ricordo, mi pare che narrativamente ruoti attorno ad un mistero insondabile. Perché un ragazzino grazioso e apparentemente innocuo ha ucciso una coetanea. Forse la risposta suggerita nella seria è la galassia Incel, il rancore verso chi si nega, chi non acconsente a ogni profferta. Anche se la grande domanda a cui è impossibile rispondere è quella che riguarda l&#039;origine del male. Ti ringrazio particolarmente per non aver letto il mio articolo come un tentativo di diagnosi dell&#039;azione, ma come la lettura di testi. Testi che sembrano entrambi pacati nella sintassi e nelle argomentazioni, ma che entrambi sembrano scritti nell&#039;urgenza di giustificare l&#039;aver compiuto e l&#039;aver subito un&#039;azione tremenda. E in entrambi i casi mi pare che i due attori si siano comportati come il pubblico si sarebbe aspettato da loro. Un pubblico standardizzato e immaginario, che forse tanto lo studente che la sua insegnante, avevano in testa, ma che poi si è rivelato esistere nella realtà dove la lettera dell&#039;insegnante è stata presa a modello di comportamento e di virtù. Io non ho paura delle IA, credo però che anche in questo caso le crisi e gli estremi ci aiutino a capire meglio l&#039;ordinario. La standardizzazione del linguaggio non è stata creata dalle IA, ma da loro replicata sulla base delle interazioni che hanno con noi &#039;umani&#039; e su quanto trovano in rete. Forse è vero che stanno cambiando il mondo, ma non lo stanno rivoluzionando]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie Mille Maria Sole per la lettura e per i commenti. Non so se Adolescence è indulgente, da quello che ricordo, mi pare che narrativamente ruoti attorno ad un mistero insondabile. Perché un ragazzino grazioso e apparentemente innocuo ha ucciso una coetanea. Forse la risposta suggerita nella seria è la galassia Incel, il rancore verso chi si nega, chi non acconsente a ogni profferta. Anche se la grande domanda a cui è impossibile rispondere è quella che riguarda l&#8217;origine del male. Ti ringrazio particolarmente per non aver letto il mio articolo come un tentativo di diagnosi dell&#8217;azione, ma come la lettura di testi. Testi che sembrano entrambi pacati nella sintassi e nelle argomentazioni, ma che entrambi sembrano scritti nell&#8217;urgenza di giustificare l&#8217;aver compiuto e l&#8217;aver subito un&#8217;azione tremenda. E in entrambi i casi mi pare che i due attori si siano comportati come il pubblico si sarebbe aspettato da loro. Un pubblico standardizzato e immaginario, che forse tanto lo studente che la sua insegnante, avevano in testa, ma che poi si è rivelato esistere nella realtà dove la lettera dell&#8217;insegnante è stata presa a modello di comportamento e di virtù. Io non ho paura delle IA, credo però che anche in questo caso le crisi e gli estremi ci aiutino a capire meglio l&#8217;ordinario. La standardizzazione del linguaggio non è stata creata dalle IA, ma da loro replicata sulla base delle interazioni che hanno con noi &#8216;umani&#8217; e su quanto trovano in rete. Forse è vero che stanno cambiando il mondo, ma non lo stanno rivoluzionando</p>
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		<title>
		Di: ornella tajani		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2026/03/29/linferno-che-non-si-sente/#comment-391343</link>

		<dc:creator><![CDATA[ornella tajani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 13:26:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2026/03/29/linferno-che-non-si-sente/#comment-391327&quot;&gt;Mariasole Ariot&lt;/a&gt;.

Le IA DEgenerative... grazie, Mariasole, per avermici fatto pensare. E anche per identificare così chiaramente, così semplicemente, ciò che mi preoccupa di più della loro diffusione ad uso del singolo: il rischio della progressiva eliminazione dell&#039;altro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2026/03/29/linferno-che-non-si-sente/#comment-391327">Mariasole Ariot</a>.</p>
<p>Le IA DEgenerative&#8230; grazie, Mariasole, per avermici fatto pensare. E anche per identificare così chiaramente, così semplicemente, ciò che mi preoccupa di più della loro diffusione ad uso del singolo: il rischio della progressiva eliminazione dell&#8217;altro.</p>
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		Di: Mariasole Ariot		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2026/03/29/linferno-che-non-si-sente/#comment-391327</link>

		<dc:creator><![CDATA[Mariasole Ariot]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 11:41:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Marco, pezzo che coglie un punto fondamentale e di cui non si sta parlando. Come peraltro si tende immediatamente a parlare in ogni dove, di fronte a questi casi, della psiche dell&#039;autore di un reato e quasi mai - ce ne sarebbe bisogno tanto più oggi visti i crescenti casi di cronaca di questo tipo - delle implicazioni sociologiche, delle tendenze (non tanto quantitative ma qualitative). Cose che invece andrebbero indagate a fondo. Questo tuo testo mette in evidenza una componente importante che oltrepassa la tendenza alla psicologia a caldo per entrare di più, per l&#039;appunto, sugli aspetti sociali, sociologici e di narrazione collettiva di questi accadimenti. L&#039;emotività cancellata, annullata da IA generative (o degenerative) che abbelliscono addirittura una lettera di premeditazione di omicidio è, come tu stesso scrivi, anche pericolosa: normalizza al punto quasi di legittimare l&#039;atto - ma parlare di legittimazione forse è esagerato. Sicuramente c&#039;è qualcosa di straniante, di inquietante. Citi &lt;i&gt;Adolescence&lt;/i&gt;. Serie assolutamente riuscita ma che a mio avviso risulta mancante nel finale, che in qualche modo &quot;salva&quot; dalla responsabilità di chi non vede - in questo caso i genitori: cito a memoria &quot;non fare così, la terapeuta ha detto di non colpevolizzarci, noi non c&#039;entriamo, pensa anche a questo: da noi è nata anche X (la sorella &quot;brava, empatica, affettuosa, gentile&quot;) Quindi: totale assoluzione. Un finale protettivo, che (ci) salva. Non si tratta certo di colpevolizzare genitori e figure educative, per carità. Ma c&#039;è pure bisogno di mettere in discussione la nostra parte di adulti. In Adolescence i genitori dicono &quot;stava in camera al computer con la porta chiusa, certo non potevamo capire/sapere&quot;. Ma: è davvero automatico che di un figlio non si possano cogliere segnali di disagio solo perché tiene la porta chiusa? Sto forse divagando, ma sono questioni da affrontare, su cui interrogarsi. Tornando al tuo pezzo, la foga di pubblicare testimonianze così delicate, la foga del voler dire e del voler sapere tutto subito come fosse una serie true crime ci sta scivolando dalle mani. Come ci sta scivolando dalle mani l&#039;uso compulsivo dell&#039;IA. Di giovani e meno giovani, peraltro, che non la usano certo solo come aiuto per la stesura di un testo o in ambito lavorativo (c&#039;è comunque da porre attenzione anche a questo, al cedere al totale delegare) ma anche per la confidenza, la &quot;confessione&quot;. IA che di fatto ci rimanda esattamente ciò che vogliamo sentirci dire/fare. Eliminando l&#039;Altro con cui il confronto non è egosintonico ma apre varchi, relativizza, mette in discussione, muove la critica e le criticità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Marco, pezzo che coglie un punto fondamentale e di cui non si sta parlando. Come peraltro si tende immediatamente a parlare in ogni dove, di fronte a questi casi, della psiche dell&#8217;autore di un reato e quasi mai &#8211; ce ne sarebbe bisogno tanto più oggi visti i crescenti casi di cronaca di questo tipo &#8211; delle implicazioni sociologiche, delle tendenze (non tanto quantitative ma qualitative). Cose che invece andrebbero indagate a fondo. Questo tuo testo mette in evidenza una componente importante che oltrepassa la tendenza alla psicologia a caldo per entrare di più, per l&#8217;appunto, sugli aspetti sociali, sociologici e di narrazione collettiva di questi accadimenti. L&#8217;emotività cancellata, annullata da IA generative (o degenerative) che abbelliscono addirittura una lettera di premeditazione di omicidio è, come tu stesso scrivi, anche pericolosa: normalizza al punto quasi di legittimare l&#8217;atto &#8211; ma parlare di legittimazione forse è esagerato. Sicuramente c&#8217;è qualcosa di straniante, di inquietante. Citi <i>Adolescence</i>. Serie assolutamente riuscita ma che a mio avviso risulta mancante nel finale, che in qualche modo &#8220;salva&#8221; dalla responsabilità di chi non vede &#8211; in questo caso i genitori: cito a memoria &#8220;non fare così, la terapeuta ha detto di non colpevolizzarci, noi non c&#8217;entriamo, pensa anche a questo: da noi è nata anche X (la sorella &#8220;brava, empatica, affettuosa, gentile&#8221;) Quindi: totale assoluzione. Un finale protettivo, che (ci) salva. Non si tratta certo di colpevolizzare genitori e figure educative, per carità. Ma c&#8217;è pure bisogno di mettere in discussione la nostra parte di adulti. In Adolescence i genitori dicono &#8220;stava in camera al computer con la porta chiusa, certo non potevamo capire/sapere&#8221;. Ma: è davvero automatico che di un figlio non si possano cogliere segnali di disagio solo perché tiene la porta chiusa? Sto forse divagando, ma sono questioni da affrontare, su cui interrogarsi. Tornando al tuo pezzo, la foga di pubblicare testimonianze così delicate, la foga del voler dire e del voler sapere tutto subito come fosse una serie true crime ci sta scivolando dalle mani. Come ci sta scivolando dalle mani l&#8217;uso compulsivo dell&#8217;IA. Di giovani e meno giovani, peraltro, che non la usano certo solo come aiuto per la stesura di un testo o in ambito lavorativo (c&#8217;è comunque da porre attenzione anche a questo, al cedere al totale delegare) ma anche per la confidenza, la &#8220;confessione&#8221;. IA che di fatto ci rimanda esattamente ciò che vogliamo sentirci dire/fare. Eliminando l&#8217;Altro con cui il confronto non è egosintonico ma apre varchi, relativizza, mette in discussione, muove la critica e le criticità.</p>
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		<title>
		Di: Marco Viscardi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2026/03/29/linferno-che-non-si-sente/#comment-391323</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco Viscardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 11:01:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[grazie mille davvero per queste parole di apprezzamento e per quel bellissimo cane indocile che è la lingua]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>grazie mille davvero per queste parole di apprezzamento e per quel bellissimo cane indocile che è la lingua</p>
]]></content:encoded>
		
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		Di: Daniele Ruini		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2026/03/29/linferno-che-non-si-sente/#comment-391294</link>

		<dc:creator><![CDATA[Daniele Ruini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 14:27:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Queste parole colgono davvero nel segno: grazie per aver ribadito con tanta lucidità che affacciarsi sull’inferno è l’unica possibilità per capirci qualcosa…E che tra i tanti pretesti che adduciamo per eludere questa necessità gli automatismi del linguaggio sono forse tra i più subdoli. Come disse Elfriede Jelinek nel discorso per l’accettazione del Nobel per la Letteratura, la lingua è come un cane che si comporta da padrone e che «vorrebbe più volentieri la gente carina sulla via, accanto alla quale corre, da cane qual è, che finge obbedienza» (traduzione di Rita Svandrlik).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Queste parole colgono davvero nel segno: grazie per aver ribadito con tanta lucidità che affacciarsi sull’inferno è l’unica possibilità per capirci qualcosa…E che tra i tanti pretesti che adduciamo per eludere questa necessità gli automatismi del linguaggio sono forse tra i più subdoli. Come disse Elfriede Jelinek nel discorso per l’accettazione del Nobel per la Letteratura, la lingua è come un cane che si comporta da padrone e che «vorrebbe più volentieri la gente carina sulla via, accanto alla quale corre, da cane qual è, che finge obbedienza» (traduzione di Rita Svandrlik).</p>
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