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	<title>franco buffoni &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Piccolo Karma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 May 2012 06:00:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[carlo coccioli. marco coccioli]]></category>
		<category><![CDATA[editoria digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Buffoni]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa italiana del 900]]></category>
		<category><![CDATA[Piccolo Karma edizioni]]></category>
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					<description><![CDATA[di Marco Coccioli Negli ultimi anni si è assistito a un graduale ritorno nelle librerie di una potente e tormentata voce della nostra letteratura del dopoguerra. Carlo Coccioli, nato nel 1920 a Livorno e vissuto in Messico dal 1954 al 2003, anno della sua scomparsa, ha scritto una quarantina di opere, quasi tutte pubblicate nelle [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Marco Coccioli</strong></p>
<p>Negli ultimi anni si è assistito a un graduale ritorno nelle librerie di una potente e tormentata voce della nostra letteratura del dopoguerra. Carlo Coccioli, nato nel 1920 a Livorno e vissuto in Messico dal 1954 al 2003, anno della sua scomparsa, ha scritto una quarantina di opere, quasi tutte pubblicate nelle principali lingue del mondo. <span id="more-42199"></span>Unico scrittore italiano perfettamente trilingue (scriveva direttamente in francese e spagnolo), inorganico alla comunità letteraria neorealista italiana del primo dopoguerra, vagabondo per vocazione genetica, emigrò presto verso la Francia dove riscosse successi clamorosi (il suo romanzo francese d&#8217;esordio, Le ciel et la terre, pubblicato nel 1952, fu tradotto in dodici lingue e vendette, all&#8217;epoca, un milione e duecentomila copie).<br />
Non allineato, spiritualista, libertario, omosessuale, insofferente delle gerarchie, Coccioli fu spinto da una furiosa ricerca esistenziale che lo portò a rompere con un cattolicesimo percepito come oppressivo e inautentico per passare all&#8217;ebraismo ma anche all&#8217;animismo, all&#8217;induismo, per approdare infine al buddhismo, sempre in una prospettiva molto personale e spesso anticipando tendenze successive.</p>
<p>Piccolo Karma Edizioni prende nome dal titolo di un luminoso testo di Carlo Coccioli ed è una piccola casa editrice di nuova generazione, creata da Marco Coccioli, nipote ed erede letterario, in primo luogo per pubblicare l&#8217;intera opera di Carlo in formato ebook, oltre che in stampa digitale. Altri editori tradizionali hanno già intrapreso, in Italia, la via di questa riscoperta: Sironi con il Davide e Marsilio con Requiem per un cane e ora con l&#8217;atteso, mitico Fabrizio Lupo, in libreria proprio in questi giorni. Tuttavia, senza l’impegno dedicato di una piccola fucina editoriale, e senza i nuovi strumenti offerti dalle nuove tecnologie e dalla rete, la pubblicazione di un corpo così vasto di opere, e in più versioni linguistiche originali, sarebbe impossibile: molti testi sarebbero perduti per sempre e la diffusione di questa fascinosa e ironica letteratura resterebbe lacunosa e intermittente.</p>
<p>Tornano dunque alla luce le scritture quasi cinematografiche di <a href="http://www.amazon.it/gp/product/B007O0K2F2/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=B007O0K2F2&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21" target="_blank">Le corde dell&#8217;arpa</a> e del thriller metafisico <a href="http://www.amazon.it/gp/product/B007O0K1LW/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=B007O0K1LW&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21" target="_blank">Le case del lago</a>, i viaggi di scoperta messicana di <a href="http://www.amazon.it/gp/product/B007O0K2SE/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=B007O0K2SE&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21" target="_blank">Omeyotl</a>, i bizzarri racconti di <a href="http://www.amazon.it/gp/product/B007O0K5Z4/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=B007O0K5Z4&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21" target="_blank">Uno e altri amori</a>, la colorata, scintillante <a href="http://www.amazon.it/gp/product/B007O0JYRE/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=B007O0JYRE&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21" target="_blank">biografia del Budda</a>, insieme ad altri titoli mai scomparsi ma poco conosciuti come <a href="http://www.amazon.it/gp/product/B007O0K6T4/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=B007O0K6T4&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21" target="_blank">Uomini in fuga</a>, testo chiave sulle dipendenze, e lo stesso <a href="http://www.amazon.it/gp/product/B007O0K3FG/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=B007O0K3FG&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21" target="_blank">Piccolo Karma</a>, il libro-cardine che, attraverso la riscoperta di Tondelli, ha liberato l&#8217;autore dai condizionamenti della sua generazione per consegnarlo a quelle successive. Vengono pubblicati inediti, come <a href="http://www.amazon.it/gp/product/B007O0K4PK/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=B007O0K4PK&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21" target="_blank">Requiem pour un chien</a> nella versione originale francese (piuttosto diversa da quella italiana) ritrovata negli archivi di Città del Messico. Entro l&#8217;anno tutti potranno accedere a testi rarissimi come il grandioso affresco azteco di <a href="http://www.amazon.it/gp/product/B00DJ8I7A0/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=B00DJ8I7A0&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21" target="_blank">L&#8217;erede di Montezuma</a>, la narrazione febbrile di Manuel il messicano, fino a opere mai pubblicate in Italia come Soleil, Un suicide, Ambroise, alcune delle quali saranno proposte in versione italiana: tutto in un’originale collana che sfoggia sulle copertine le tele dipinte dall&#8217;autore stesso.<br />
E&#8217; un&#8217;editoria, questa, che permette di modulare le scelte rispondendo rapidamente alle richieste dei lettori. La pagina Facebook della casa editrice si offre infatti come contenitore di immagini, articoli, discussioni e testimonianze da due continenti.</p>
<p>Atto dovuto, dunque, verso un classico della letteratura, ma non solo. Molti dei temi, infatti, che Coccioli persegue – la dignità dell’amore omosessuale, la sorte degli animali, il dovere della compassione, il dramma della dipendenza, la vitalità soffocata di culture e sub-culture “altre” – sono più che mai attuali e scottanti, così come congeniale alla sensibilità contemporanea è la sua tensione di uomo verso uno sfuggente ubi consistam spirituale in un orizzonte senza più confini .</p>
<p><a href="http://www.piccolokarma.com" target="_blank">www.piccolokarma.com</a><br />
<a href="http:// www.carlococcioli.com" target="_blank"> www.carlococcioli.com</a><br />
rassegna stampa sull&#8217;autore</p>
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		<title>La pipa di Flaiano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 May 2012 06:00:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[aforismi]]></category>
		<category><![CDATA[ennio flaiano]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Buffoni]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Nadiani]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa italiana contemporanea]]></category>
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					<description><![CDATA[di Giovanni Nadiani Silente, dolce far niente Sabato. Mattino. Seduto a un tavolino di un caffè a fissare il vuoto dell’ancora deserta pseudo piazza dell’outlet più vicino, in fuga da: tosaerba, potasiepi, trapani, seghe, martelli pneumatici di attivi pensionati, finestre aperte coi televisori accesi su repliche di Grandi e piccoli Fratelli, cani cagatori, cicaleccio assordante [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giovanni Nadiani</strong></p>
<p>Silente, dolce far niente<br />
Sabato. Mattino.<br />
Seduto a un tavolino di un caffè a fissare il vuoto dell’ancora deserta pseudo piazza dell’outlet più vicino, in fuga da: tosaerba, potasiepi, trapani, seghe, martelli pneumatici di attivi pensionati, finestre aperte coi televisori accesi su repliche di Grandi e piccoli Fratelli, cani cagatori, cicaleccio assordante di padroni e padrone (di cani) senza museruola…<span id="more-42299"></span></p>
<p>Gloria<br />
Sei stato fortunato, ti sei salvato per il rotto della cuffia della tua stilografica: il tuo nome giace in corpo otto – per la bontà del critico sopravvalutato – in una striminzita nota spregiativa a piè di pagina di una pingue storia letteraria imperitura…<br />
Ce n’è per non morire di fame né di fama, finché dura…</p>
<p>Armi a doppio taglio<br />
A – Il coltello scende sulla carne di distratto, che divora.<br />
B – Il capitale cresce sulla pelle di coglione, che consuma.</p>
<p>Acronimo I<br />
Vale nel 90% dei casi: SMS = Senza Motivo Serio.</p>
<p>Coerenza<br />
A – Ah, essere un girasole: sbocciare lentamente, starsene ritti fedeli alla posizione assunta, col capo appena girato di lato, e poi, esaurite le forze, soltanto reclinarlo in attesa di appassire per sempre e diventare un seme per un altro girasole…<br />
B – Invece: da voltagabbana consumato, sei un carpe diem, ti pieghi subito a 90° e rivolti anche le braghe, mentre te le abbassi.</p>
<p>Joint-venture<br />
A – Sono un uomo di satira scomodo. La fatwa del Capo pende sul mio: bandito dalla televisione, censurato, sono un perseguitato mediatico.<br />
B – Sei proprio un comico, fai ridere: i tuoi bestseller li pubblica la multinazionale editoriale del Capo. La censura paga: fate i soldi insieme.</p>
<p>Numero perfetto<br />
A – Ingozzati, ingurgita, trangugia pure la sozzura, il junk-food, la spazzatura che ti fai servire sul vassoio globale: un tris di hamburger, patatine e coca!<br />
B – Tutta invidia perché non te la puoi più permettere alla tua età: un tris perenne di colesterolo, trigliceridi e diabete!<br />
A – Li combatto, li abbatto, li batto col movimento: un tris di nuoto, bici e corsa.<br />
B – Sì, il triathlon della mutua!</p>
<p>Scelte di vita<br />
A – Attenti a come parlate: sarò io a scegliere la vostra casa di riposo!<br />
B – Questo è il risultato di aver scelto di mandarlo all’asilo delle suore.<br />
C – Prima che ci scelga il legno della bara, scegliamo per lui un tirocinio come si deve:<br />
in miniera!</p>
<p>Offline I<br />
Posta elettronica. Risposta automatica: “Sono assente fino a prova contraria”.</p>
<p>Sviluppo<br />
A – Cosa differenzia i cuccioli d’uomo da quelli di bestia, tutti così dolci e simpatici?<br />
B – Il fatto che, pur cercando di educare sia gli uni che gli altri, i primi nel giro di pochissimo tempo si trasformano in insopportabili bestie rompicoglioni.</p>
<p>Fare l’economia<br />
A – Il primo di ottobre, “Giornata del risparmio”, a scuola ci consegnavano un salvadanaio, in cui avremmo infilato anche le medaglie al valore scolastico (rosse per un “otto”; giallo-oro per un “sette”) da scambiare allo sportello della locale Cassa di Risparmio: ti insegnavano a “fare economia”. Ci si sentiva dei risparmiatori.<br />
B – Dal primo di settembre ai tuoi figli in età scolare l’anonima multinazionale del credito offrirà di aprire gratuitamente una carta di credito prepagata (da genitori, nonni o zie varie) affinché tutta l’economia tragga profitto dalle loro spese. In omaggio come gadget uno zainetto col logo dove infilare la merce. Orgogliosi, si sentiranno dei consumatori.</p>
<p>Multiservizio<br />
Cittadino – L’acqua è un bene di tutti!<br />
Holding Multiutility – Bene, anche la mia. Nell’interesse di tutti me la bevo tutta io, la piscio in borsa e poi te la rivendo.</p>
<p>E-book I<br />
A – La lettura sotto vetro.<br />
B – La letteratura sotto vuoto.</p>
<p>Sport nazionale I<br />
Palloni gonfiati si rivoltano nel fango mediatico.</p>
<p>Prime Olimpiadi giovanili<br />
Gli astuti vegliardi del CIO hanno trovato il modo di allevare per tempo i futuri tedofori per alimentare il sacro fuoco del loro business planetario.</p>
<p>Community<br />
A – Facebook ha superato il miliardo di iscritti: quanti amici!<br />
B – Che bello: nessuno è più solo!<br />
C – Su un cesso della stazione di Bologna sta scritto: “Ciao, sono Mario Rossi. Contattami su Facebook: sono quello con la chitarra e la barba rossa”.</p>
<p>Disoccupazione<br />
A – Mi fai da mangiare? Mi lavi i panni? Mi paghi una ricarica?<br />
B – Come?<br />
A – Insomma, vecchio, sei un genitore, no?! È il tuo lavoro!<br />
B – C’è la crisi, figliolo: da oggi sono in esubero. Arrangiati!</p>
<p>Oggetto inutile<br />
A – A cosa ti serve un orologio?<br />
B – Be’, a misurare il mio tempo, no?!<br />
A – Illuso. Il tuo tempo è da sempre predefinito, e né tu né lui lo conoscete. Buttalo!</p>
<p>L’oroscopo al tempo della crisi<br />
Salute: da cani.<br />
Lavoro: da schiavi.<br />
Denaro: da strozzini.<br />
Amore: da becchi.</p>
<p>Forza lavoro<br />
A – Nell’ultimo anno solo in Italia mille morti bianche: mille morti in incidenti sul lavoro!<br />
B – Non ti preoccupare. Troveremo presto i sostituti: al mondo vi sono più di sei miliardi di esseri in esubero!</p>
<p>La condanna dell’uomo<br />
Te la devi sempre e solo sudare la pagnocca, e spesso della sua fragranza non lecchi che poche briciole.</p>
<p>Ossimoro<br />
Debito sovrano = il creditore che spadroneggia in casa tua.</p>
<p>Civetta all’edicola<br />
Morta la donna travolta sulle strisce.<br />
Ieri falciati due fratelli.<br />
_________________<br />
Qualità della vita: Forlì migliora</p>
<p>Telecomunicazioni<br />
A – È uno scandalo! Non si può neppure più parlare: la voce trasformata in business.<br />
B – Te lo comunico: ti fai spennare da anonime multinazionali comandate da manager voraci per regalar loro l’unica tua vera cosa che hai gratuitamente: il tempo.</p>
<p>Fiat (voluntas sua)<br />
A – Il costo del lavoro incide di ben il 7% sul processo di produzione delle vetture, un tempo, torinesi.<br />
B – Uno scandalo!<br />
A – Spremiamolo ancora un po’ ’sto costo del lavoro, oppure delocalizziamo!<br />
B – Magari ci cascano ancora 2 o 3 punti in percentuale per i manager.</p>
<p>Macchinette<br />
A – “Il distributore non dà resto”<br />
B – In cambio eroga schifezze.<br />
C – “Il dispensatore di bonifici esige silenzio”.<br />
D – In cambio le erogatrici di servigi rilasciano interviste.<br />
A – In cambio di altri bonifici.</p>
<p>Green economy<br />
A – Ma cos’è ’sta green economy?<br />
B – Trasformare il verde di fertilissimi campi in specchi per le allodole: pannelli fotovoltaici a perdita d’occhio per la brama di speculatori senza scrupoli incentivati.<br />
C – Bene, così un giorno mangeremo energia elettrica D.O.C. e D.O.P.</p>
<p>Date<br />
13 febbraio 2011: Santa Fosca e Marta<br />
Un milione di donne in piazza per la loro dignità<br />
14 febbraio: San Valentino<br />
Milioni di donne gratificate dai loro maschi<br />
15 febbraio: San Faustino e Santa Giovita<br />
Sentore di primavera: lui tira calci al pallone con gli amici all’aperto; lei stira con la finestra aperta.</p>
<p>Neo(liberal)colonialismo<br />
A – Nel Corno d’Africa la gente muore di fame.<br />
B – I governi africani affittano per 99 anni le ultime terre fertili a multinazionali asiatiche, americane ed europee per le loro monoculture.<br />
C – Come garantire al mondo biodisel programmando la fame e la selezione della specie.</p>
<p>Privatizzazione<br />
Forma, ideologicamente furbissima, di spietata pirateria impostasi nell’interesse di anonimi possidenti a scapito delle masse di utenti in epoca neoliberista.</p>
<p>Progresso<br />
A – Il lavoro è un diritto.<br />
B – La crescita oggi si ha razionalizzando, tagliando posti di lavoro.<br />
C – Se l’uomo per sentirsi tale deve per forza lavorare, troviamogli delle occasioni a costo zero.<br />
D – Per esempio, costruendo piramidi di nuovo tipo.</p>
<p>Idiomi<br />
A – Gli inglesi parlano l’inglese; gli americani parlano l’inglese americano.<br />
B – I tedeschi parlano il tedesco; gli austriaci il tedesco austriaco e gli svizzeri tedeschi lo svizzero tedesco.<br />
A – Gli spagnoli parlano spagnolo; i catalani parlano catalano e lo spagnolo catalano.<br />
B – E gli italiani? Cosa parlano gli italiani?<br />
C – Gli italiani, quando non si cimentano in una lingua inventata come il padano, vergognandosi delle lingue che parlavano i loro vecchi – i dialetti – si sono dedicati a imparare l’itelese: un minestrone riscaldato di approssimativo italiano televisivo, burocratese e falso inglese inventato da presunti opinionisti mediatici, il tutto su base fonetica dialettale.</p>
<p>Aste letterarie I<br />
A – Su eBay èstato messo in vendita a un milione di dollari il water dell’ultima casa in cui ha vissuto il geniale scrittore J.D. Salinger.<br />
B – Quando si dice il genio degli eredi: trasformano in oro colato qualsiasi stronzata.</p>
<p>Letterati<br />
Esseri classificabili sotto la categoria «vecchi compagni di strada», che la fame di fama ha portato a fagocitare e a defecare qualsiasi amicizia.</p>
<p>Gesta<br />
A – Beato il Paese che non ha bisogno d’eroi, diceva il vecchio b.b.<br />
B – Sciagurato il Paese in cui chi fa semplicemente il proprio dovere e paga pure le tasse è considerato un eroe!<br />
C – Proprio un’impresa! Si vede che è cambiato il clima politico-sociale: prima era considerato soltanto un coglione, dal premier all’uomo del bar.</p>
<p>Dialogo sull’indole III<br />
A – Vecchio, perché nell’uomo, che nasce completamente nudo e per crescere si affida alla gratuità, si annida e – in esseri come te – pacchianamente si manifesta l’avidità tanto da coprirsi, fin quasi a soffocarne, di cose inutili?<br />
B – Beh, figliola, ciò sta iscritto nei suoi geni: uomo, umoarraffa quanto e più che puoi, dal colostro della mammella alla rendita del derivato tossico! È una legge di natura: mors tua, vita mea!<br />
A – Ma, allora, l’esistenza di persone che compiono gesti d’amore, così semplicemente gratuiti, senza secondi fini e senza aspettarsi nulla in cambio, come la spieghi, vecchio?<br />
B – Uffa, figliola, come ben sai al mondo esistono gli «scherzi di natura», che se fossero lasciati alla natura stessa, verrebbero soppressi «naturalmente»…</p>
<p>Parcelle<br />
A – Gli ex leader Bill Clinton e Tony Blair girano il mondo tenendo conferenze. Il loro cachet tradotto in euro: € 150.000,-<br />
B – Io giro la provincia italica a tenere conferenze e recital. Il mio cachet senza traduzione: € 150,- lordi.<br />
A – Quando sei in giro, allora, lavati bene i denti. Con cifre del genere non potrai più permetterti il dentista. Al massimo una scatola di cachet.<br />
B – Che non è neppure più deducibile.<br />
A – In compenso, si spera che – a differenza dei primi due – almeno tu abbia qualcosa da dire…</p>
<p>Finanza creativa<br />
A – Quando si dice la creatività… L’ex superministro dell’economia Trecarte appena un mese dopo il crollo del governo, di cui lui si credeva l’unico pilastro insostituibile, ha pubblicato un saggio di 300 pagine in cui consiglia di mettere l’ordine al posto del caos, regole politiche al posto dell’anarchia dei mercati finanziari, incassando un superanticipo dal nuovo supereditore: un genio della finanza e della scrittura.<br />
B – Be’, senz’altro avrà scritto anche di notte con l’aiuto di cosiddetti «negri» sulla base degli appunti presi per mesi e anni non prendendo decisioni politiche e lasciando sprofondare il Paese nel caos economico e finanziario.</p>
<p>Investimenti<br />
Il noto artista della parola, illuminato e ufficialmente «di sinistra», che a teatro e alla radio colta sferza i benpensanti, confessa al giudice che il milione di euro trafugato in un paradiso fiscale con l’aiuto di una fantomatica finanziaria-bolla di sapone che gli garantiva il 20% di interessi era frutto di duro lavoro.<br />
Artista: «Io canto, recito, faccio produzioni. Quei soldi perduti erano una sorte di pensione».<br />
Giudice: «Bene, continui a cantare, recitare e fare produzioni. All’inferno fiscale c’è tanta gente che ha bisogno di divertirsi e Lucifero le darà un vitalizio in nero!»</p>
<p>In confidenza<br />
Sono un italiano medio, non amo gli sport invernali.<br />
In particolare: 1) spalare la neve; 2) montare le catene della macchina nella bufera.</p>
<p>Emergenza<br />
Iperonimo adottato dai bipedi parlanti della penisola italica per definire la condizione stabile in cui per egoismo, imprevidenza, incuria, incapacità ecc. si erano condannati a vivere.<br />
Alla bisogna, il termine veniva declinato nelle varianti sintagmatiche del tipo «emergenza neve», «emergenza alluvione», emergenza idrica», «emergenza terremoto», emergenza energia», «emergenza ospedali», «emergenza scuole» ecc. ad libitum.</p>
<p>Monotonie<br />
A – Il posto di lavoro fisso è monotono.<br />
B – Anche le bollette fisse lo sono.<br />
C – E pure quelle estemporanee, che non sai come pagare senza accredito fisso sul conto corrente.</p>
<p>Future II<br />
10 febbraio 2012, nevone storico: m. 1, 20.<br />
Bacheca annunci Bar del Borgo Vecchio: «Affare di stagione: Vendo gomme estive Opel Meriva praticamente nuove a soli € 150,-. Approfittane ora!»</p>
<p>Dialogo sull’indole V<br />
A – Vecchio, tu che sei un ex atleta brocco che ha fatto carriera e soldi come dirigente sportivo federale, mi sai dire cosa spinge ancora e sempre la gente a pagare televisioni e biglietti d’ingresso per seguire eventi di un sistema in tutto e per tutto corrotto e dopato di trucchi, sotterfugi, potere, nandrolone e ormone della crescita del conto in banca o in nero di «praticanti» e di praticoni?<br />
B – Sai, figliola, in molti casi è l’amore per la semplice e pura bellezza del gesto atletico, in altri l’invidia del bipede sedentario per i suoi consimili semidei.<br />
A – Sì, l’invidiato gesto atletico di scimmie drogate e ammaestrate a saltare in grembo a chi paga meglio le loro inenarrabili prestazioni divine negli stadi postribolari!<br />
Ma se noi, «gente» terrestre, non ci stanchiamo mai delle vostre circensi arti di distrazione di massa, come fate voi, decrepiti furbastri bacucchi pseudo sportivi del Cio, Coni, Fifa, Uefa, Fidal ecc. con l’agile piede equino e il gomito del tennista già nella fossa, a non smagarvi mai e poi mai del potere?<br />
B – Beh, per parafrasare un grande sportivo amante del gesto politico puro e disinteressato: il potere smaga chi non ce l’ha.<br />
A – E la dignità non si logora in chi non ce l’ha!</p>
<p>Politica aziendale in epoca pseudo liberale e pseudo concorrenziale<br />
Piano strategico di Trenitalia in caso di emergenza per maltempo<br />
1) Sopprimere tutti i treni possibili, in particolare quelli «sovvenzionati» del traffico regionale pendolare.<br />
2) Nell’impossibilità di applicare la misura al punto 1), mandare in riparazione lo scarso materiale rotabile ancora disponibile e agire di conseguenza: a) non sostituirlo con altro e, contemporaneamente, non avvertire né preventivamente né in assoluto i passeggeri in attesa al gelo sui marciapiedi delle stazioni della tratta interessata; b) eventualmente sostituirlo con altro materiabile appena rotabile della capacità passeggeri inferiore di ¾ rispetto all’effettiva necessità; in tal caso applicare le seguenti ulteriori misure: b1) mandare il macchinista-capotreno-bigliettaio-assistente sociale ad affrontare la folla inferocita per spiegare ad essa la straordinarietà dell’evento atmosferico; b2) respingere con l’aiuto della Polfer l’assalto alle portiere dei pendolari stremati e sull’orlo della follia impossibilitati a salire a bordo – intendendo il tetto delle carrozze – per mancanza di spazio.<br />
3) L’AD supermanager convocherà una prima conferenza stampa per sottolineare l’encomiabile impegno profuso dall’Azienda con uomini e mezzi razionalizzati (cioè ridotti all’osso) per far fronte all’eccezionale ondata di maltempo che in ben altri paesi all’avanguardia avrebbero causato ben maggiori disagi all’utenza.<br />
4) L’AD supermanager convocherà una seconda conferenza stampa per comunicare agli azionisti dell’Azienda l’ottimo andamento delle azioni e i grandi guadagni realizzati da tutti gli azionisti sotto la sua dirigenza.<br />
5) L’Azienda parastatale riconoscerà all’AD supermanager e ai suoi stretti collaboratori dirigenziali un extra bonus milionario per i risultati tangibili e d’immagine conseguiti.</p>
<p>Paesaggio umano<br />
A – La corruzione sta dilagando.<br />
B – Ancora?<br />
A – Ma guardati attorno: ovunque mani tese in attesa di qualcosa, di qualcuno…<br />
B – …mazzette, bustarelle, borsette, valigette, gioielli, corpi da stringere.<br />
A – E anime da spremere.</p>
<p>Integrazione I<br />
La mafia ha in mano la Lombardia.</p>
<p>Integrazione II<br />
La ’ndrangheta gestisce l’Emilia-Romagna.</p>
<p>Integrazione III<br />
Rimpatriato Fabio Capello, ex c.t. della nazionale inglese, esonerato con un bonus ultramilionario per razzismo.</p>
<p>New Gender<br />
La piaggeria, il paraculismo, la leccaculaggine del bipede italico, maschio o femmina che sia, è un dato incontrovertibile.<br />
Verterlo, significherebbe spopolare la Penisola.<br />
Lo potrà salvare soltanto un’umile dignità trans gender.</p>
<p>Lotta di classe I<br />
A – Secoli di lotte per abolire le classi…<br />
B – Poi è arrivato il Freccia Rossa!</p>
<p>Lotta di classe II<br />
A – Una classe ad Alta Velocità…<br />
B &#8211; …e le classi pendolari subalterne a piedi sui binari a protestare.</p>
<p>Al Quaeda<br />
Antisemitismo in aumento ovunque.<br />
Il 61% degli italici pensa che si parli ancora troppo dell’Olocausto (“Che palle!”).<br />
Il 45% crede al «complotto ebraico» come causa della crisi economico-finanziari (“Hanno succhiato tutto loro”).<br />
Il risultato di un decennio di lotta al terrorismo islamico nei paesi democratici.</p>
<p>Spread I<br />
I banchieri, detti altrimenti «signori del credito», hanno usato i fondi messi a disposizione dalla Banca Centrale Europea per mettere in sicurezza il sistema bancario nei prossimii tre anni non tanto per dare ossigeno all’economia, ma per arricchire il proprio portafoglio. Prendendo soldi dall’Eurotower all’1% reinvestondoli in BTP al 5%: un affarone. Le imprese nel frattempo possono aspettare e gli imprenditori indebitati a cui le loro banche di fiducia negano il credito possono suicidarsi: in media uno a settimana nel periodo gennaio-aprile 2012.<br />
Dalle morti bianche sul lavoro a quelle in cravatta sul credito.</p>
<p>Ambizione<br />
A – È morto il grande Tonino Guerra, padre della poesia dialettale.<br />
B – Ora tocca a noi, finalmente, «giovani poeti dialettali»!<br />
C – Di morire.</p>
<p>Esodo biblico<br />
I cosiddetti esodati sono lavoratori che dopo aver perso o lasciato il posto di lavoro in vista della pensione si sono ritrovati regole cambiate e ora dovranno aspettare 4 o 5 anni per poter incassare l’assegno, ma nel frattempo essi non possono ricevere il vecchio posto di lavoro e – vista la crisi economica e la loro età relativamente elevata – sono impossibilitati a trovarne uno nuovo.<br />
Gli esodati sono decine e decine di migliaia: un fiume in piena di esseri-numeri abbagliati dalla Terra Promessa di una lauta pensione retributiva vista attraverso una «finestra» Inps, esondati su un infido e inutile terreno paludoso alienato dal governo di salute pubblica agli arroganti e avidi pseudomercati neoliberali.</p>
<p>Spread II<br />
Gli imprenditori italici dichiarano in media € 18.170 di reddito.<br />
I loro dipendenti ben € 19.810.<br />
Anche questo un curioso mistero peninsulare.<br />
Chissà perché mai i primi con l’imprenditorialità che li caratterizza non abbiano ancora provato a scambiare i ruoli rinunciando a ben € 1.640, un medio stipendio mensile.</p>
<p>1 su 4!<br />
A – Il 25% (e oltre) dei bipedi italici tenuti a dichiarare i rdditi non dichiara nulla di IRPEF perché guadagnano appena € 10.700 annui e godendo di tutte le esenzioni del caso a carico della comunità.<br />
B – Poveretti, sono così impegnati a combattere la fame che fanno evadendo che non si accorgono neppure di essere ridicoli.<br />
C – Più ridicoli ancora sono gli altri tre quarti che continuano a pagare anche per loro stando zitti.</p>
<p>Integrazione IV<br />
A – Da cosa si vede se un extracomunitario si è integrato nelle abitudini italiche e può dirsi uno di noi?<br />
B – Lasciando dove capitta i propri rifiuti, trasformando una panchina, un giardinetto, un fosso in un immodezzaio.</p>
<p>Integrazione V<br />
A – Da cosa si vede se un extracomunitario si è integrato perfettamente nelle nostre abitudini diventando un neoitalico modello?<br />
B – Prelevando i propri pargoli da scuola – lasciati ormai nel dimenticatoio i chilometri fatti a piedi (tutta salute!) nelle steppe dell’Est europeo o nelle savane centro- o nordafricane per andare a scuola – parcheggiando in terza fila: che non abbiano a faticare spingendo una bicicletta per un chilometro, poveri bambini italici!</p>
<p>On the road I<br />
A – Da che cosa si riconosce un automobilista italico all’estero?<br />
B – Dal rispetto pignolo del limite di velocità e dal fermarsi alle zebre per far passare i pedoni.</p>
<p>On the road II<br />
A – Da che cosa si riconosce un turista italico all’estero?<br />
B – Dal ringraziare con la manina sorridendo gli automobilisti fermi alle zebre per farlo passare, come gli spetta di diritto.</p>
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		<title>Byron – Il tabù</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 May 2012 06:00:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Franco Buffoni Per oltre un secolo dopo la morte di Byron, anche solo toccare l’argomento omosessualità in Inghilterra fu tabù. Si dovette attendere il 1861 perché finalmente le due camere votassero l’abolizione della pena di morte per il reato di sodomia tra adulti consenzienti, sostituendola con il carcere a vita. Nei decenni successivi la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Franco Buffoni</strong></p>
<p>Per oltre un secolo dopo la morte di Byron, anche solo toccare l’argomento omosessualità in Inghilterra fu tabù. Si dovette attendere il 1861 perché finalmente le due camere votassero l’abolizione della pena di morte per il reato di sodomia tra adulti consenzienti, sostituendola con il carcere a vita. Nei decenni successivi la pena venne ridotta a un numero ristretto di anni, fino a giungere ai due anni di carcere duro comminati a Oscar Wilde nel 1895. <span id="more-42198"></span>Ormai, se non altro, il lessico concedeva definizioni post bibliche: uranismo era in uso in Germania dal 1862, omosessualità dal 1869; e “inversione sessuale” divenne un’espressione ricorrente nei trattati scientifici continentali a partire dal decennio successivo. A fine secolo, con enorme fatica, Havelock Ellis riuscì a farla entrare in circolo anche nel mondo anglosassone.<br />
Solo in questo quadro è possibile comprendere una delle maggiori mistificazioni bio-letterarie dell’Otto-Novecento. Voluta da Byron stesso per legittima difesa negli anni delle gogne e delle impiccagioni, la mistificazione è stata poi certosinamente reiterata da ricercatori fasulli e agiografi imbecilli, totalmente privi di motivazioni etiche e civili, ma ben provvisti dei propri pregiudizi omofobici.<br />
Gli amici di Byron &#8211; in primis il suo esecutore testamentario Hobhouse e il suo editore Murray &#8211; fecero di tutto perché non restasse traccia &#8211; o comunque non si parlasse &#8211; dell’omosessualità del poeta. Che invece riuscì a costruirsi una duratura immagine di tombeur de femmes, divenendo una sorta di sex symbol per le signore dei due mondi, come in seguito furono Rodolfo Valentino e Elvis Presley. Fu l’homme fatal quando non si parlava ancora di femme fatale, nata nel secondo Ottocento con Madame Bovary.<br />
La realtà era ben diversa: Byron era sentimentalmente e ossessivamente omosessuale, capace di innamorarsi solo di ragazzi e di giovani uomini; però, grazie alla sua esuberanza sessuale, era anche in grado di soddisfare le numerose donne che gli si offrivano. Da qui l’equivoco, duro a morire, circa il grande amatore. Ma un conto è innamorarsi e amare (i ragazzi); un altro conto è esercitare una attività sessuale senza coinvolgimento emotivo (anche con persone dell’altro sesso). Oggi, al riguardo, si distingue tra “orientamento” e “comportamento” sessuale.<br />
Meglio di ogni mia parola, può chiarire il punto questa pagina di Tolstoj: “Per me il segno principale dell&#8217;amore è la paura. La paura di offendere o di non piacere all&#8217;oggetto amato, semplicemente la paura. Sentivo una vampa di calore quando lui entrava nella stanza. Sebbene inconsciamente, io di null&#8217;altro mi preoccupavo che di piacergli. Non sono mai stato innamorato di donne. Ho sempre amato uomini che erano freddi verso di me o al massimo mi apprezzavano. Non dimenticherò mai, ad esempio, le notti quando io e Djakov uscivamo da Pirogovo e avevo voglia di abbracciarlo e di piangere”. (Lev Tolstoj, Diari, 29 novembre 1859).<br />
E mentre per noi oggi il discorso cause-malattia è ovviamente superato (se l’omosessualità è una malattia occorre cercarne le cause; se non è una malattia, non ha senso cercarne le cause: omosessuali non si nasce né si diventa: omosessuali si è), all’inizio dell’Ottocento solo un uomo della sensibilità e dell’intelligenza di Byron poteva precorrere i tempi ed essere “freudiano” ante litteram, chiedendosi se la sua “ossessione” (il desiderio per i ragazzi) dipendesse dall’essere senza padre e senza fratelli.</p>
<p>La verità su Byron non poterono certo rivelarla Thomas Medwin, nel suo Journal of the Conversations of Lord Byron at Pisa, apparso a Londra nel 1824 (ed. cons. E. J. Lovell, Jr, a cura di, Princeton U.P. 1966), né gli altri contemporanei del poeta: Leigh Hunt in Lord Byron and Some of his Contemporaries (Londra 1828) e Thomas Moore in Letters and Journals of Lord Byron with Notices of his Life, Londra 1830.<br />
Le rivelazioni sincere e personali stavano soprattutto nelle Memoirs del poeta stesso, distrutte in gran parte da Hobhouse e Murray. Restavano delle tracce nell’epistolario, nelle testimonianze dirette e soprattutto nelle opere, a saperle leggere. Tracce che tuttavia nessuno volle (o potè) mettere in luce praticamente fino alla metà del Novecento. Va dunque riconosciuto che la tattica della distruzione messa in atto da Hobhouse ebbe successo; fino alla sua morte, mentre si moltiplicavano le edizioni delle opere di Byron e le biografie, nessuno mai pubblicò una sola riga sull’omosessualità del poeta. E quindi dei suoi “amici”: Hobhouse aveva così “salvato” se stesso. Paradossalmente la parola venne coniata proprio nel 1869. Si dovette giungere al 1873 perché in un articolo &#8211; apparso sul St. Paul’s Magazine a firma di Lord Roden Noel &#8211; si iniziasse ad accennare, sulla scorta della famosa lettera di Shelley a Peacock, ai rapporti veneziani di Byron con i travestiti.<br />
E solo nel 1884, sulla prestigiosa rivista “Athenaeum”, un anonimo critico &#8211; che si firmò A.B. &#8211; insinua il dubbio che “Thyrza” non fosse Margaret Parker, cugina di Byron (morta quando il poeta aveva dodici anni), come all’epoca ancora ufficialmente si sosteneva. A.B. sfiora la verità, accennando alla “cornelian” e quindi spostando l’attenzione sulle amicizie di collegio, ma poi in qualche modo ritratta, concludendo l’articolo con l’opinione di Thomas Moore: una vera e propria Thyrza forse non era mai esistita.<br />
Browning, circa i Sonetti di Shakespeare, aveva appena dichiarato “If so, Shakespeare the less!”. Se è così, se il fair youth fu amato dal poeta, allora Shakespeare vale meno. Anche Byron non poteva valere meno: non poteva avere amato gli uomini.<br />
Si giunge così alla fine dell’Ottocento con l’immagine del poeta “intatta”. Saranno articoli e saggi di scrittori francesi, tedeschi e italiani a rimettere l’argomento in circolazione. E il Novecento, grazie alla filologia, sui documenti sopravvissuti, avrebbe cominciato a sollevare il velo per dire quella verità che, in qualche momento, Byron aveva persino tentato di gridare al mondo. Va infatti ricordato che The Memoirs furono bruciate malgrado Byron stesso, come ricorda nei Detached Thoughts, le avesse già emendate.</p>
<p>Sarà soltanto nel 1957, con la divulgazione del Wolfenden Report, ben nove anni dopo lo shock statunitense del rapporto Kinsey, che l’Inghilterra cominciò a riflettere in modo laico sull’omosessualità. In precedenza, persino gli studi accademici venivano censurati se scivolavano verso tale ambito! Ancora una volta la scienza stava per sconfiggere le superstizioni, persino le peggiori: quelle con matrice dogmatico-religiosa, perché tinte di sacralità. Dando ragione a Jeremy Bentham scienziato sociale, economista morale.<br />
Mi paiono molto significativi questi altri dati: mediamente, fino al 1955, in Inghilterra le condanne a pene detentive variabili da sei mesi a cinque anni per omosessualità furono circa 800 ogni anno. Il picco venne raggiunto nel 1952 (l’anno dell’ascesa al trono dell’attuale regina) con ben 3000 condanne. Ciascuno di questi casi (sempre tra adulti consenzienti) significava arresto, ricerca delle prove, perquisizioni domiciliari e della corrispondenza: in pratica la rovina sociale della persona inquisita.<br />
La commissione governativa presieduta da Lord Wolfenden mise in luce tali persecuzioni e concluse i lavori raccomandando la depenalizzazione del reato. Risultato che si riuscì a ottenere definitivamente solo dieci anni dopo. In Inghilterra. Mentre in Scozia, patria di Byron, la legge &#8211; rispetto alla pur severissima legge inglese &#8211; fu sempre più dura e conservatrice. Se nel 1967 l’Inghilterra finalmente entrò nella modernità, la Scozia mantenne in vigore il reato di omosessualità tra adulti consenzienti fino al 1980. (Avendo studiato all’Università di Edimburgo nei primi anni settanta, posso parlare con cognizione di causa). Sarà soltanto nel 1990, per esempio, che il più grande poeta scozzese del Novecento, Edwin George Morgan (1920-2010), avrà il coraggio di fare coming out, dopo decenni di allusioni poetiche all’io narrante e al “suo tesoro” che si rincorrono tra i boschi attorno a Glasgow.</p>
<p>L’accesso alle carte restanti di Byron negli archivi dell’editore Murray fu consentito solo negli anni cinquanta del Novecento al maggiore studioso del poeta, Leslie A. Marchand, ma a una condizione: che non si accennasse all’omosessualità dell’autore di Don Juan. Fu dunque forzatamente monca l’amplissima biografia in tre volumi che lo studioso pubblicò nel 1957.<br />
Solo dieci anni dopo, con la depenalizzazione, Marchand poté pensare a un ulteriore volume dal titolo Byron: A Portrait, uscito nel 1970. Grazie a puntuali riscontri sugli epistolari del poeta e dei suoi amici, lo studioso giunse alla conclusione che, negli anni universitari, Byron aveva fatto parte di una ristretta cerchia di “iniziati”, usi a descrivere i propri amori omosessuali servendosi di un particolare codice basato principalmente su citazioni e termini greci e latini.<br />
Quest’ultima opera di Marchand venne accolta dalla comunità accademica e dalle vestali della Byron Society come un’eccentricità senile (del critico).<br />
Il primo autore che tentò apertamente di fare luce sulla consistenza omoerotica delle inclinazioni sessuali di Lord Byron fu G. Wilson Knight, in Lord Byron’s Marriage: The Evidence of Asterisks, apparso da Macmillan a New York nel 1957. Knight particolarmente focalizzò l’attenzione sugli undici mesi di matrimonio del poeta con Annabella Milbanke, sull’abbandono del tetto coniugale da parte della donna, e sulla successiva separazione legale. E ristabilì un’importante verità: la vera ragione del fallimento del matrimonio fu l’omosessualità del poeta, non il legame “incestuoso” con la sorellastra Augusta Leigh. Quella fu la ragione che Byron stesso contribuì a divulgare perché non si parlasse del nameless crime.<br />
Anche il lavoro di Knight (apparso, e va sottolineato, negli Stati Uniti) fu aspramente criticato, giudicato lesivo della memoria del poeta e sovente espunto da successive bibliografie.<br />
Grande successo ebbe invece nel 1974 la biografia del poeta scritta dall’agiografa Doris Langley Moore: Lord Byron: Accounts Rendered. Omofoba e mitomane (basti dire che Langley Moore volle che il suo proprio matrimonio venisse celebrato sulla tomba di Byron nella chiesa di Hucknall), la biografa innamorata non poteva nemmeno concepire l’idea che Byron avesse amato gli uomini, e giunse a falsificare &#8211; volutamente fraintendendoli &#8211; molti passaggi significativi della vita e dell’opera.<br />
E pensare che l’anno precedente, nel 1973 (quando avvenne la prima parziale cancellazione dell’omosessualità dell’elenco delle malattie da parte dell’associazione americana di psichiatria), in Romantic Poetry and Prose, un critico della fama e del prestigio di Harold Bloom aveva già definito Byron “basically homosexual”.<br />
Ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Ricordo bene, per esempio, con quanta stima e simpatia venni accolto a Londra nel 1984 dai membri della Byron Society, dopo l’uscita della mia edizione italiana del <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8804547529/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8804547529&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21" target="_blank">Manfred</a>. Un’accoglienza che si mutò in glaciale abbandono quando dissi che intendevo continuare la mia ricerca su Byron studiandone l’omosessualità.<br />
Nel 1985 The Gay Men’s Press Bibliotek pubblicò la prima edizione di Byron and the Greek Love. Homophobia in 19th Century England di Louis Crompton, un lavoro scrupoloso e ben documentato, più volte ristampato negli anni successivi, praticamente ignorato dall’establishment accademico.<br />
Tra i contributi più recenti segnalo: Myth of the Modern Homosexual di Rictor Norton, apparso nel 1997; “’One half what I should say’. Byron’s gay narrator in Don Juan” di Jonathan David Gross, pubblicato dalla European Romantic Review, vol 9, Summer 98; e soprattutto Byron: Life and Legend di Fiona MacCarthy, pubblicato nel 2002.<br />
MacCarthy ha potuto finalmente avere libero accesso agli archivi Murray e pubblicare senza vincoli di sorta. Ha scritto che Byron era sicuramente più attratto dagli uomini che dalle donne. Per questa ragione il suo lavoro equilibrato e serio è stato accolto da gran parte dei critici con estrema freddezza.<br />
Segnalo infine un utile articolo di John Lauritsen: Lord Byron’s Taste in Men. How the author of Don Juan embedded his forbidden desires, apparso nella “Gay and Lesbian Review” (January &#8211; February 2011, Volume 18, Issue 1).<br />
Chiudo con la notizia della pubblicazione da parte di Doris Langley Moore per Melville, New York, di The Late Lord Byron, dove posso constatare che l’ormai attempata biografa innamorata non si è affatto ricreduta sui propri pregiudizi omofobici. Anzi&#8230;</p>
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		<title>Byron – Proiezioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 May 2012 06:00:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Franco Buffoni Grazie alle sue impareggiabili doti di versificatore e di creatore di trame teatrali, Byron spesso si rivela solo agli “iniziati”. La tipologia ricorrente è quella dell’eroe byroniano, palese proiezione sulla scena del poeta stesso. Costui è sempre molto attraente e affascina la protagonista femminile; ma è scontroso, tanto da apparire misogino; tuttavia [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Franco Buffoni</strong></p>
<p>Grazie alle sue impareggiabili doti di versificatore e di creatore di trame teatrali, Byron spesso si rivela solo agli “iniziati”. La tipologia ricorrente è quella dell’eroe byroniano, palese proiezione sulla scena del poeta stesso. Costui è sempre molto attraente e affascina la protagonista femminile; ma è scontroso, tanto da apparire misogino; tuttavia è anche capace di slanci di generosità e talvolta persino di gesti affettuosi. <span id="more-42197"></span>Questi comportamenti servono a confondere le acque, a increspare la possibilità di leggere la verità: che consiste nell’innamoramento dell’eroe per il coprotagonista maschile. Letti in questa ottica tanti capolavori byroniani svelano il loro segreto, da The Siege of Corinth a The Corsair e The Giaour. Nel Corsaro, per esempio, la triangolazione è quasi didattica. Medora è innamorata di Conrad, l’eroe byroniano, che però traccheggia e continua a non dichiararsi, facendo soffrire la povera fanciulla. Nel frattempo chi sa leggere si accorge immediatamente che Conrad è innamorato dell’aitante coprotagonista, il giovane marinaio Consalvo.<br />
Byron, nella vita reale, metteva costantemente in atto questi comportamenti. Come a Malta, con Lady Constance Spencer, mentre il delizioso Nicolò Giraud, nel ruolo del coprotagonista, lo attendeva con il fedele servo Fletcher nell’ombra della “loro” casa. E nell’ultimo viaggio, quando abbandona la nave ammiraglia, lasciandola sotto il comando di Pietro Gamba, per dileguarsi con il giovane patriota greco Lukas Chalandritsanos verso Argostoli sul veloce e guizzante naviglio, Byron è Conrad e Lukas e è Consalvo. Qualcuno potrebbe persino spingersi a rilevare che Fletcher è ormai Medora…<br />
Un espediente “teatrale” simile, consigliato a Byron da William Beckford, l’autore di Vathek, il poeta escogitò per risolvere la trama di Lara, un’intrigante storia d’amore gay ambientata in oriente, resa accettabile al pubblico inglese grazie alla “scoperta” finale che il paggio amato dal protagonista è in realtà una fanciulla. Un meccanismo già shakespeariano, che aprì poi la via al finale del Lupo della Steppa di Herman Hesse (con la creatura in smoking, che si rivela essere donna) e all’amabile gondoliere Zildo (che infine appare essere Zilda) nella narrazione di Frederick Rolfe-Baron Corvo. In sostanza un meccanicistico e disperato espediente cui molti autori omosessuali, da Gide a Mishima, ricorreranno fino alla metà del Novecento. Travestimenti, cammuffamenti, ipocrisie…</p>
<p>Sotto il segno dell’ipocrisia credo vada rubricata anche la vera storia di John William Polidori. Scriverà di lui il nipote Dante Gabriel Rossetti, figlio della sorella. La famiglia, come quella dei Rossetti, proveniva dall’Abruzzo: rifugiati politici in fuga dal regime borbonico. Incuriosito da questo zio suicida sette anni prima della sua nascita, in una lettera all’amico e poeta irlandese William Allingham del 21 marzo 1855, Rossetti annota: “Sul fatto che si trattasse di suicidio non vi sono dubbi, sebbene il verdetto dell’inchiesta sia stato di morte naturale; ma è una falsità in parte perdonabile, dovuta a compassione nei confronti del grande dolore di mio nonno (Gaetano Polidori) e al fatto che faceva parte dell’équipe medica incaricata di redigere il certificato di morte, anche un compagno di studi di mio zio”.<br />
Gaetano Polidori dunque si sarebbe vergognato di avere un figlio morto suicida. Di che altro si vergognava Gaetano Polidori? In Inghilterra, nel 1821, un omosessuale sprovvisto delle doti di Byron, incapace come Polly Dolly di affrontare il matrimonio di facciata, poteva vedere nel suicidio l’unica liberazione possibile, quando ormai il suo nome era nella lista nera dei pettegolezzi e nei verbali della polizia municipale.<br />
Continua Rossetti: “Indubbiamente la vanità era uno dei suoi lati deboli, e sarei propenso a credere che la sua mente fosse un poco instabile. Era il fratello preferito di mia madre…”. Anche qui siamo nel cliché più consolidato: il fratellino preferito, tenero e appassionato, che ogni tanto improvvisamente si incupisce, come se ombre oscure ne offuscassero la mente. C’è bisogno di ricorrere a Foucault per affermare che il povero Polly Dolly semplicemente non poteva svelare alla sorella la reale causa delle sue angosce? Perché dell’unspeakable vice, letteralmente, non si poteva parlare. A una sorella. E tanto meno a un amoroso padre.<br />
Conclude Rossetti: “In Medwin, Moore, Leigh Hunt e altrove, ho letto allusioni a lui, che si soffermano soltanto sui suoi difetti”. Anche se nessuno dei tre autori citati si azzarda a dire semplicemente la verità. Per quella “verità” mancavano ancora le parole.</p>
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		<title>Byron – Un ritratto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Apr 2012 06:00:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Franco Buffoni Il poeta bel tenebroso, caricaturato da Thomas Love Peacock in Nightmare Abbey come Mr Cypress, nascondeva dunque un segreto “infamante” che, come la sua fama cresceva, il gossip londinese non poteva e non voleva perdonare. Le vicende della sua vita paiono ai nostri occhi quelle di un uomo braccato e sfinito, di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Franco Buffoni</strong></p>
<p>Il poeta bel tenebroso, caricaturato da Thomas Love Peacock in <em>Nightmare Abbey</em> come Mr Cypress, nascondeva dunque un segreto “infamante” che, come la sua fama cresceva, il gossip londinese non poteva e non voleva perdonare. Le vicende della sua vita paiono ai nostri occhi quelle di un uomo braccato e sfinito, di un’icona rovesciata, invertita nei suoi sensi più profondi. <span id="more-42196"></span>Quando infine &#8211; ricattato, snervato, indebolito dalle febbri e dalle polmoniti, nell’umidità insopportabile dell’inverno greco, senza un’alimentazione adeguata e le necessarie cure – Byron trentaseienne nel 1824 sigilla nel dolore la sua esistenza, inizia un’opera di “normalizzazione”, volta persino a negare il senso delle parole dette e scritte dal poeta nel linguaggio degli “iniziati” di Cambridge: “I am horatian”. Un’espressione che, tradotta in termini moderni, significa “sono bisessuale”.<br />
Byron stesso, d’altronde, si sentì indotto a lasciare anche degli accenni ostili all’omosessualità. Ricordiamo quella sua famosa nota al Childe Harold in cui afferma: “La morte di Antinoo fu eroica tanto quanto la sua vita fu infame”. Byron riteneva, come molti alla sua epoca, che Antinoo si fosse “sacrificato” per Adriano: e questo sarebbe l’aspetto eroico. Ma egli definisce anche “infamous” la vita del giovane poi deificato. E lo faceva al fine di poterne parlare. Il parlarne esecrando era l’unica maniera che il contesto omofobo concedesse.<br />
Questo procedimento della ritrattazione, contenuta nel testo stesso oggetto di possibile condanna, ha per altro una storia plurisecolare. Nelle lettere inglesi si può risalire fino Geoffrey Chaucer, costretto a difendersi dalla chiesa del suo tempo, con le famose retracciouns. In pratica, nel testo a rischio, occorreva infilare sempre una frase che ne contraddicesse la sostanza, da poter esibire in tribunale a propria discolpa, in caso di guai con la giustizia ecclesiastica. O con quella civile, che spesso coincideva, o comunque condivideva i valori di fondo di quella ecclesiastica. Va ricordato che in Inghilterra, fino all’inizio del Novecento, quando si trattava di sodomia, il Levitico era il testo di riferimento per i tribunali.</p>
<p>E la condanna, o comunque la tacita messa al bando, di Platone dai programmi accademici britannici nel secolo XIX, la dice lunga sull’ossessione dell’establishment (accademico, militare, religioso, politico) circa la corruzione dei costumi giovanili. Come scrisse l’arguto Peacock: “Nelle nostre università Platone è ritenuto poco meglio di un corruttore dei giovani”. Non dimentichiamo che quando nel 1840 Mary Shelley riuscì finalmente a fare pubblicare la splendida traduzione del Simposio vergata dal compagno, dovette accettare le pesanti censure lessicali del pur aperto e radicale Leigh Hunt, che temeva per sé una condanna per oscenità. Così “lover” diventa “friend”, “men” diventa “human beings”, “youths” diventa “young people”. E il Discourse di commento di Shelley fu stampato per la prima volta insieme alla traduzione &#8211; finalmente ripristinata in conformità al manoscritto originale &#8211; solo nel 1931. Ma in un’edizione privata e a tiratura limitata. L’opera integrale entrò nel canone shelleyano solo nel 1949, l’anno successivo alla pubblicazione del Rapporto Kinsey!<br />
Malgrado gli sforzi degli studiosi e degli insegnanti per tenere ben custoditi e non tradotti i passaggi più esplicitamente gay delle opere greche e latine, a Cambridge quei passaggi erano i più letti, citati e tradotti da Byron stesso e dagli altri “iniziati”. In seguito, per tutta la vita, nelle opere e nell’epistolario, Byron continuò a menzionare Ganimede e Giacinto, Aristogitone e Armodio, e a invocare Antinoo. E da Catullo e Orazio, Virgilio e Petronio avrebbe trascritto e citato, anche in età adulta, i passaggi più sapidi. Per Byron, in sostanza, la classicità conosciuta a Harrow e approfondita a Cambridge, divenne il luogo mitico della giustificazione e dell’esempio: Xenofonte, Anacreonte, Saffo; e Tibullo, Properzio, Petronio, Marziale saranno costantemente citati per quella ragione. Quante volte il suo pensiero e la sua penna corsero al Formosum Pastor Corydon e all’incontro tra Eurialo e Niso, al quale aveva dedicato una splendida parafrasi già nella prima raccolta, Hours of Idleness: “These burn with one pure flame of generous love / In peace, in war, united still they move…”. Non stupisce che il suo primo pensiero, una volta maggiorenne, sia stato di raggiungere fisicamente quei luoghi, affinché quei pastori gli si materializzassero dinanzi. D’altro canto, a fine secolo, nel clima terroristico seguito al processo a Wilde, E.M. Forster nel Maurice ancora definisce l’omosessualità “the unspeakable vice” degli antichi greci.</p>
<p>Nell’opera Byron dovette accontentarsi di dare sfogo alla propria omosessualità ricorrendo all’elemento esotico. Nel Don Juan, per esempio, riesce a infilare l’esperienza vissuta con le visite all’harem maschile di Alì Pashà collocando il suo splendido protagonista, travestito da concubina, nel serraglio del sultano. A farsi subito notare dallo stesso, per nulla spazientito:</p>
<p>His Highness cast around his great black eyes,<br />
And looking, as he always looked, perceived<br />
Juan amongst his damsels in disguise;<br />
At which he seemed no whit surprized nor grieved,<br />
But just remarked, with air sedate and wise,<br />
While still a fluttering sigh Gulbeyaz heaved,<br />
&#8220;I see you&#8217;ve bought another Girl, &#8216;tis pity<br />
&#8220;That a mere Christian should be half so pretty.&#8221;</p>
<p>Ma leggiamo anche questa strofa da Beppo, a Venetian Story:</p>
<p>The moment Night with dusky mantle covers<br />
The skies (and the more duskily the better)<br />
The Time&#8211;less liked by husbands than by lovers—<br />
Begins, and Prudery flings aside her fetter,<br />
And Gaiety on restless tiptoe hovers.<br />
Giggling with all the Gallants who beset her;<br />
And there are Songs, and quavers, roaring, humming,<br />
Guitars, and every other sort of strumming.</p>
<p>Nel verso “And Gaiety on restless tiptoe hovers” notiamo come il sostantivo “gaiety” venga usato in un contesto omoerotico. Le occorrenze sono numerose anche per l’aggettivo gay e per l’avverbio gaily. Contrariamente a quanto si ritiene, infatti, già all’inizio dell’Ottocento, tra gli iniziati, tali termini possedevano la valenza moderna. Quindi, se nel Settecento, Alexander Pope poteva esclamare, unisemanticamente “Belinda smiled and all the world was gay”, all’epoca di Byron il termine gay già viene usato in senso moderno (pur se all’interno di ristretti circoli). Lo dimostra molto bene Rictor Norton in un rigoroso studio, Myth of the Modern Homosexual, apparso nel 1997.</p>
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		<title>Byron – Le ultime poesie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 06:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Byron]]></category>
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					<description><![CDATA[di Franco Buffoni Ancora oggi si ritiene che “On This Day I Complete my 36th Year” sia l’ultima composizione di Byron. Invece è la prima di un breve ciclo &#8211; che potremmo idealmente intitolare “To Lukas” o “To Luke”, come avrebbe preferito Lord Byron &#8211; in un pendant col giovanile ciclo “To Thyrza”, dedicato al [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Franco Buffoni</strong></p>
<p>Ancora oggi si ritiene che “On This Day I Complete my 36th Year” sia l’ultima composizione di Byron. Invece è la prima di un breve ciclo &#8211; che potremmo idealmente intitolare “To Lukas” o “To Luke”, come avrebbe preferito Lord Byron &#8211; in un pendant col giovanile ciclo “To Thyrza”, dedicato al primo amore John Edleston.<span id="more-42195"></span> Altre due poesie vennero infatti scritte nei giorni successivi in quella fatale primavera greca del 1824, ma l’esecutore testamentario John Cam Hobhouse le tenne con sè fino alla morte, avvenuta nel 1869, impedendo a chiunque di leggerle. La prima si compone di soli dieci versi e richiama l’andamento di un sonetto shakespeariano, sia nell’intonazione sia nel tema. Più il giovane amato (il patriota greco sedicenne Lukas Chalandritsanos) rifiuta col suo cipiglio le profferte amorose del poeta, più il poeta ne è irretito e soffre e gli offre doni. Se confrontati con la “maddening fascination” per Lukas che lo fa impazzire, sia il destino politico della Grecia, sia la stessa gloria poetica, non significano più nulla. L’atmosfera costrittiva dovuta alla malattia, al tempo orrendo, all’innamoramento ossessivo si percepiscono in particolare nel verso centrale</p>
<p>I am the fool of passion – and a frown of thine…</p>
<p>Sono lo scemo dell’amore e il tuo rifiuto…</p>
<p>e nel verso conclusivo</p>
<p>So strong thy Magic—or so weak am I&#8230;</p>
<p>Tanto potente è la tua magia, e tanto debole sono ormai io…</p>
<p>che descrive perfettamente la disparità delle forze in campo. Il giovane dio stupendo, narciso, cinico e calcolatore; il poeta sfatto, indebolito, vittima dei fantasmi di sempre che stanno per sopraffarlo definitivamente.<br />
Mentre la terza composizione del ciclo era una sorta di lancinante diario delle disavventure vissute con Lukas nei disgraziati mesi greci, in cui il doppio registro di sofferenza &#8211; fisica e morale &#8211; si trascinava per sei quartine con un’intonazione poetica molto vicina a quella di “On This Day…”. Esplicito il finale:</p>
<p>Thus much and more—and yet thou lov’st me not,<br />
And never wilt—Love dwells not in our will,<br />
Nor can I blame thee—though it be my lot<br />
To strongly—wrongly—vainly—love thee still.</p>
<p>Sempre di più, sempre di più… eppure non mi ami,<br />
E mai lo farai, perché alla volontà non obbedisce Amore.<br />
Ma non ti biasimo, anche se so bene ormai<br />
Che il mio destino è amarti, e sempre più sbagliando, e invano.</p>
<p>Hobhouse custodì gelosamente queste due ultime poesie, che apparvero a stampa solo nel 1887, con gli arbitrari titoli di “Last Words on Greece” e “Love and Death”, apposti dall’editore Murray, il figlio del Murray di Don Juan e distruttore con lo stesso Hobhouse dei Diari del poeta. Accompagnate da una pietosa chiosa dell’amico: “In una nota allegata da Lord Byron a queste composizioni si legge che questi versi non sono dedicati a una persona in particolare, e che vanno letti come un poetico Scherzo”.<br />
Ulteriore beffa grandiosa alla memoria del poeta, l’invenzione dell’inesistente nota, spiegabile solo nei termini di un totale pessimismo di Hobhouse nei confronti del possibile cambiamento delle condizioni di vita degli omosessuali in Gran Bretagna. Ricordiamo che nel 1887 quando gli inediti vennero pubblicati, Oscar Wilde era già un poeta famoso e si aggirava per Londra con un garofano verde all’occhiello. Era il suo momento anche di sposarsi e di diventare padre. Ma l’Inghilterra non era cambiata: aveva solo sostituito la gogna con i lavori forzati. Difatti, nel 1895, mentre veniva condotto in prigione, Wilde fu oggetto di improvvisata gogna da parte di una folla inferocita.</p>
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		<title>Byron – I diari distrutti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Apr 2012 06:00:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[augusta leigh]]></category>
		<category><![CDATA[Byron]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Buffoni]]></category>
		<category><![CDATA[hobhouse]]></category>
		<category><![CDATA[murray editore]]></category>
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					<description><![CDATA[di Franco Buffoni La notizia della morte di Lord Byron a Missolonghi il 19 aprile 1824 giunse a Londra solo il 14 maggio. Superato lo shock iniziale, l’amico John Cam Hobhouse, nominato esecutore testamentario, ebbe un solo pensiero: distruggere la carte compromettenti. Non importava che si trattasse di opere letterarie. Che cosa accadde delle privatissime [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Franco Buffoni</strong></p>
<p>La notizia della morte di Lord Byron a Missolonghi il 19 aprile 1824 giunse a Londra solo il 14 maggio. Superato lo shock iniziale, l’amico John Cam Hobhouse, nominato esecutore testamentario, ebbe un solo pensiero: distruggere la carte compromettenti. Non importava che si trattasse di opere letterarie. Che cosa accadde delle privatissime e brillantissime <em>Memoirs</em>, scritte a Venezia nel 1818, con sostanziali aggiunte apportate nel 1820 e nel 1821? <span id="more-42181"></span>Byron le aveva dapprima affidate al poeta Thomas Moore. In seguito, bisognoso come sempre di quattrini, aveva incaricato Moore di venderle all’editore Murray. Fu così che Hobhouse, forte della sua qualifica, in quei fatidici giorni di fine maggio del 1824, in una Londra ancora più uggiosa e deprimente del solito, riuscì a convincere la sorellastra Augusta Leigh a recarsi con lui da Murray. Il parente più stretto e l’esecutore testamentario convinsero l’editore della necessità &#8211; per il buon nome del poeta e della sua famiglia &#8211; di porre in essere la criminale distruzione. L’editore chiese soltanto di essere ripagato delle duemila sterline sborsate per acquisire il manoscritto. A nulla valsero le proteste di Thomas Moore, che fino all’ultimo si oppose in nome della volontà del poeta stesso e delle ragioni dell’arte. Il terrore prevalse e i preziosi diari vennero tutti bruciati nel caminetto della direzione della casa editrice.<br />
Nessuno mi toglierà mai dalla testa la convinzione che Hobhouse avesse in mente se stesso, esclusivamente se stesso e la sua personale “reputazione”. Essendo intenzionato a vivere ancora a lungo e “velato” e a Londra, Hobhouse &#8211; svanite le pulsioni della giovinezza &#8211; aveva ormai una sola preoccupazione: che il suo nome scomparisse da qualsiasi riferimento ai gay, agli “iniziati” di cambridge, alla sodomia. E poiché The Memoirs, sincere e dettagliate, attorno a quei temi ruotavano, e il suo nome continuava a comparire (troppo stretto era stato il sodalizio, col primo viaggio in Grecia assieme Byron), non c’era che una via percorribile ai suoi occhi: convincere l’ingenua Augusta che la distruzione fosse l’unica soluzione possibile.<br />
Comunque prevalsero i singoli egoismi: lo stesso Thomas Moore, che non smetteva di protestare, fu tacitato da Augusta e Hobhouse concedendogli obtorto collo il permesso di scrivere la prima biografia autorizzata di Lord Byron. Che naturalmente non doveva toccare l’argomento proibito, il “crimine senza nome”, l’omosessualità del poeta. Così nel 1830, Thomas Moore &#8211; a originali ormai distrutti &#8211; pubblicò nella sua biografia alcuni estratti dalle Memoirs: pochi passaggi, nei quali i termini compromettenti erano sostituiti da asterischi. Stessa sorte toccò a buona parte dell’epistolario. Una censura che cadde sull’espressione del sentimento e delle emozioni, oltre che sul sesso agito in senso stretto. Ma proprio del sentimento e delle emozioni si aveva maggiore terrore.<br />
Se vi domandate come l’editore Murray poté sottostare a una simile richiesta è perché sottovalutate il clima ossessivo che a Londra si respirava in quegli anni, sul tema dell’amore “greco”. Le condanne alla gogna e a morte per sodomia erano estremamente frequenti. Questo deve indurci a provare comunque comprensione per tutti gli Hobhouse &#8211; intesi come categoria &#8211; coinvolti in questa vicenda tanto umiliante quanto significativa.<br />
Se fece scalpore, per l’autorevolezza e il grado del condannato, la sentenza contro il capitano Henry Nicholas Nicholls, eseguita nel 1833, occorre tenere presente che quella non fu che la punta dell’iceberg: gli altri erano artigiani, commercianti, operai sprovvisti dei mezzi per pagare la cauzione e fuggire all’estero. Di ben diciotto impiccagioni eseguite tra il 1826 e il 1835 sono tuttora consultabili i fascicoli. Poi andrebbero messi nel conto anche i numerosi casi di suicidio, archiviati prima di giungere in giudizio e quindi derubricati. Tra questi, nello stesso periodo, anche quattro parlamentari. Un ossessivo clima di terrore in cui ricatti, vendette e denunce anonime erano all’ordine del giorno.<br />
Una proposta di legge per l’abolizione della pena di morte per sodomia tra adulti consenzienti venne approvata alla House of Commons nel 1841, ma non fu ratificata dalla House of Lords. Il relatore Conte di Wicklow dichiarò che “se la Camera dei Lord avesse abolito la pena di morte per il reato di sodomia, sarebbe scaduta nella pubblica opinione britannica, che continuava a ritenere convintamente giusta e sacrosanta la pena di morte per tale innominabile e orrendo reato al cospetto degli uomini e di Dio”.</p>
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		<title>Poesie # 4</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/04/15/poesie-8/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Apr 2012 06:00:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[annotazioni]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Buffoni]]></category>
		<category><![CDATA[Gay Pride a Roma]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Quando era lontano dalle serea]]></category>
		<category><![CDATA[Vita agra]]></category>
		<category><![CDATA[Vorrei parlare a questa mia foto]]></category>
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					<description><![CDATA[di Franco Buffoni Vita agra         E li pensavo invece che ai ponteggi Aggrappati al condominio di fronte, Sui prati verdi a prendere il sole Giocare a tamburello bere birra Scherzare fino a tardi ritornare Per svegliarsi alle sette Essere alle otto in punto qui di fronte Risalire il ponteggio, accompagnarmi Per tutta settimana, cento pagine [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Franco Buffoni</strong></p>
<p><em>Vita agra        </em></p>
<p><strong><em> </em></strong>E li pensavo invece che ai ponteggi</p>
<p>Aggrappati al condominio di fronte,</p>
<p>Sui prati verdi a prendere il sole</p>
<p>Giocare a tamburello bere birra</p>
<p>Scherzare fino a tardi ritornare</p>
<p>Per svegliarsi alle sette</p>
<p>Essere alle otto in punto qui di fronte</p>
<p>Risalire il ponteggio, accompagnarmi</p>
<p>Per tutta settimana, cento pagine nuove</p>
<p>Da tradurre.<span id="more-41876"></span></p>
<p>E sabato e domenica per me</p>
<p>Pagine sole nel computer verde</p>
<p>Senza imbarcadero di carrelli</p>
<p>Richiami all&#8217;alto, virtù di gru</p>
<p>E braccia rimboccate alle putrelle.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Vorrei parlare a questa mia foto</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Vorrei parlare a questa mia foto accanto al pianoforte,</p>
<p>Al bambino di undici anni dagli zigomi rubizzi</p>
<p>Dire non è il caso di scaldarsi tanto</p>
<p>Nei giochi coi cugini,</p>
<p>Di seguirli nel bersagliare coi mattoni</p>
<p>Le dalie dei vicini</p>
<p>Non per divertimento</p>
<p>Ma per sentirti davvero parte della banda.</p>
<p>Davvero parte?</p>
<p>Vorrei dirgli, lasciali perdere</p>
<p>Con i loro bersagli da colpire,</p>
<p>Tornatene tranquillo ai tuoi disegni</p>
<p>Alle cartine da finire,</p>
<p>Vincerai tu. Dovrai patire.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Lontano dalle sere</em></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>Quando era lontano dalle sere</p>
<p>Gli sembrava tutto naturale,</p>
<p>Dimenticare il travestimento</p>
<p>Le gomme a posto, il senso</p>
<p>Della città d&#8217;essere solo.</p>
<p>Ma quando era già buio, e poi più buio</p>
<p>(E c&#8217;è soltanto il fare,</p>
<p>Dire stasera non mi sento</p>
<p>O per stasera lascio stare,</p>
<p>Basta per un&#8217;ora, ma poi l&#8217;altra).</p>
<p>Allora tornava senza sole</p>
<p>Il desiderio, vuoto il bisogno di salire</p>
<p>Sul palco aperto al cuore della strada.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Gay Pride a Roma</em></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>“E il caffè dove lo prendiamo?”</p>
<p>Chiede quella più debole, più anziana</p>
<p>Stanca di camminare. Alla casa del cinema,</p>
<p>Là dietro piazza di Siena.</p>
<p>Non si erano accorte della mia presenza</p>
<p>Nel giardinetto del museo Canonica,</p>
<p>Si erano scambiate un’effusione</p>
<p>Un abbraccio stretto, un bacio sulle labbra.</p>
<p>Parlavano in francese, una da italiana</p>
<p>“Mon amour” le diceva, che felicità</p>
<p>Di nuovo insieme qui.</p>
<p>Come mi videro si ricomposero</p>
<p>Distanziando sulla panchina i corpi.</p>
<p>Le scarpe da ginnastica,</p>
<p>Le caviglie gonfie dell’anziana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quella sera, come smollò il caldo,</p>
<p>Passeggiai fino a Campo de’ Fiori,</p>
<p>Pizzeria all’angolo, due al tavolo seduti di fronte,</p>
<p>Giovani puliti timidi e raggianti</p>
<p>Dritti sulle sedie, con il menù, sfogliavano</p>
<p>E si scambiavano opinioni</p>
<p>Discretamente.</p>
<p>Lessi una dignità in quel gesto educato</p>
<p>Al cameriere, una felicità</p>
<p>Di esserci</p>
<p>Intensa, stabilita. Decisi li avrei pensati sempre</p>
<p>Così dritti sulle sedie col menù.</p>
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		<title>Judith vs Joseph</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Apr 2012 07:01:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[annotazioni]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Buffoni]]></category>
		<category><![CDATA[Gender Theory]]></category>
		<category><![CDATA[Judith Butler]]></category>
		<category><![CDATA[robert sarah]]></category>
		<category><![CDATA[vaticano]]></category>
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					<description><![CDATA[di Franco Buffoni Judith Butler (Cleveland, 1956), professore di filosofia a Berkeley, è la studiosa che maggiormente ha contribuito alla codificazione della Gender Theory. In base alla quale, nel mondo moderno, l&#8217;omossessualità diviene un destino culturalmente accettabile, e la differenza tra uomo e donna finisce inevitabilmente con l’essere più un fatto di rilevanza sociale che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Franco Buffoni</strong></p>
<p>Judith Butler (Cleveland, 1956), professore di filosofia a Berkeley, è la studiosa che maggiormente ha contribuito alla codificazione della Gender Theory. In base alla quale, nel mondo moderno, l&#8217;omossessualità diviene un destino culturalmente accettabile, e la differenza tra uomo e donna finisce inevitabilmente con l’essere più un fatto di rilevanza sociale che di rilevanza biologica. Fondamentale il saggio Gender Trouble, pubblicato nel 1990, in cui la studiosa discute e attualizza in ottica queer l’opera di Freud e Lacan, Derrida e Foucault, nonché il pensiero di due antesignane delle battaglie femministe e gay quali Simone de Beauvoir e Julia Kristeva.</p>
<p><span id="more-42128"></span><br />
Da qui il conflitto con gli abramitici e in particolare da noi con il Vaticano. Esplicito il proclama lanciato l’8 ottobre 2009 dal segretario della Congregazione per l&#8217;Evangelizzazione dei Popoli, monsignor Robert Sarah. Che ha definito la Gender Theory “una ideologia omicida”.   Per Sarah, la Gender Theory “destabilizza il senso della vita coniugale e familiare, si oppone all&#8217;identità sponsale della persona umana, alla complementarietà antropologica tra l&#8217;uomo e la donna, al matrimonio, alla maternità e alla paternità, alla famiglia e alla procreazione”. Si tratta, per Sarah, di una “ideologia irrealistica e disincarnata”, “che nega il disegno di Dio”, e che spinge la società a “forgiare il genere maschile e femminile sulla base delle scelte mutevoli dell&#8217;individuo”.   “Essendo il diritto di scelta il valore supremo di questa nuova etica, l&#8217;omosessualità diventa una scelta culturalmente accettabile, e la possibilità di questa scelta viene in tal modo promossa”.<br />
Il conflitto in corso tra Vaticano e Gender Theory (parallelo a quello che sul piano dei diritti civili oppone il Vaticano alla Comunità Europea) è di tipo antropologico. Non può concludersi che con un vincitore e con un vinto. Culturalmente parlando, ovviamente. Come è stato per la visione cosmogonica copernicana vs quella tolemaica, o per lo studio dell’anatomia, o per la vaccinazione antivaiolosa, o per l’istruzione femminile, eccetera eccetera. Ma gli abramitici ci riprovano sempre. E quelli di casa nostra sono tra i più potenti e cocciuti nell’imporre la propria visione antropologica come l’unica possibile.</p>
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		<title>Poesie # 3</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Apr 2012 07:00:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[annotazioni]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[Comportati bene]]></category>
		<category><![CDATA[Era solo una voce]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Buffoni]]></category>
		<category><![CDATA[Lugano]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Viale dei tigli]]></category>
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					<description><![CDATA[di Franco Buffoni Viale dei tigli Sono ottantenni gli alberi e le cime Ergono su la presenza di liceo &#8211; Il bar con i panini. Per durezza potata Ne indovini la forma-foglia: L’ablativo del ramo Se veramente interrogato Risponde i giorni delle mamme giovani A ripassare cartoline. Compòrtati bene Compòrtati bene, come il sole stamattina [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Franco Buffoni</strong></p>
<p><em>Viale dei tigli</em></p>
<p>Sono ottantenni gli alberi e le cime<br />
Ergono su la presenza di liceo<br />
&#8211; Il bar con i panini.<br />
Per durezza potata<br />
Ne indovini la forma-foglia:<br />
L’ablativo del ramo<br />
Se veramente interrogato<br />
Risponde i giorni delle mamme giovani<br />
A ripassare cartoline.<span id="more-41913"></span></p>
<p><em>Compòrtati bene</em></p>
<p>Compòrtati bene, come il sole stamattina<br />
Che quasi tra i tigli si nasconde<br />
Per lasciarti studiare,<br />
Sii come lui discreto, non esibire,<br />
Lega solo alla sostanza del calore<br />
La presenza tua tanto più intensa<br />
Quanto più simile a un&#8217;assenza,<br />
Una ventata di fiato tiepido tra i tigli<br />
Da assaporare a occhi chiusi.</p>
<p><em>Lugano</em></p>
<p>Vasi celesti e rosa di oleandri<br />
Seguono le strisce attenti<br />
Al quieto transitare delle dieci<br />
Di banca in banca.</p>
<p>Il lago incanta cigne sparse<br />
A deporre in certe darsene.</p>
<p>Anche il duomo riprende il suo rosone<br />
Se occorre.</p>
<p><em>Era solo una voce di mamma</em></p>
<p>Era solo una voce di mamma per le scale<br />
&#8220;Piano&#8221;, diceva, e si sentiva un frigno<br />
Non forte di tre quattro anni<br />
E passi scolpiti al gradino<br />
Diversi, grandi fruscianti<br />
E piccoli pesanti.<br />
Forse c&#8217;era ancora un po&#8217; di neve<br />
Addossata al muretto davanti<br />
O comunque del bianco tra le ortensie,<br />
&#8220;Piano&#8221;, ripeteva la voce</p>
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